Colors: Purple Color

Ulteriore delucidazione quella che giunge dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in merito ad una delle “novità” introdotte dai Direttoriali di fine Marzo 2021.
L’ulteriore chiarimento, dopo quelli che avevano riguardato, tra gli altri, il punto dei depositi e delle cauzioni, è riguardante le tabelle.
E, nello specifico, quello della loro compatibilità con realtà territoriali dove sono in essere specifici vincoli di tipo paesaggistico.
Come si rammenta, con Determina direttoriale 92923/RU del 29 Marzo 2021, è stato previsto, all’articolo 4, comma 8, l’obbligo, in capo ai soggetti legittimati alla vendita al dettaglio di prodotti liquidi da inalazione, di esposizione di specifica insegna recante le caratteristiche contemplate nel citato provvedimento.
Una novità significativa per gli addetti del settore: per quanto possa rappresentare la tabella un ulteriore adempimento, la medesima fornisce un riconoscimento agli addetti ai lavori dello svapo che, per la prima volta, potranno vedere il logo dello Stato affiancato alla loro attività.
Come da osservazioni che erano già state poste in essere dalla nostra testata, tuttavia, si pongono degli accorgimenti particolari per quelle attività che si ritrovano in contesti locali aventi specifiche caratteristiche.
Si precisa – sottolineano da Adm a mezzo di una nota pubblicata nella giornata odierna sul sito istituzionale – che tale insegna dovrà essere del tipo “a bandiera” bifacciale, salvo disposizioni normative o regolamenti locali che impongono vincoli di interesse storico, urbanistico, archeologico e architettonico.
In tali casi è consentita l’installazione aderente alla facciata dell’esercizio, in posizione ben visibile”.
Ovvero: la tabella-base è e resta quella a due facce, quella base che vediamo collocata, per comprenderci, anche all’esterno delle attività dei Tabacchi: in luoghi sottoposti a limitazioni di tipo paesaggistico, però, si dovrà utilizzare quella aderente alle facciate dei palazzi, vale a dirsi a più basso impatto.
Il suggerimento che la testata vuole dare agli esercenti è quello di interpellare, prima di commissionare la realizzazione della tabella medesima, l’Ufficio tecnico comunale di competenza per capire quale soluzione intraprendere.

“Un ruolo chiave nell’aumento dei fumatori lo hanno avuto i nuovi prodotti del tabacco (sigarette a tabacco riscaldato, Htp) e le e-cig.
Infatti, il loro uso in Italia contribuisce alla iniziazione e alla ricaduta del consumo di sigarette tradizionali e ne ostacola la cessazione, alimentando l’epidemia tabagica”.
Così Roberta Pacifici, Direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto superiore di Sanità, come rilanciata da “Quotidiano Sanità”.
Secondo l’altissima funzionaria, quindi, le sigarette elettroniche giocherebbero, in concorso con gli altri nuovi prodotti, un ruolo diretto e determinante nell'aumento dei tassi di fumatori, cosa del resto emersa, con riferimento ai dati nazionali, dagli ultimi rilievi del Maggio 2021: una posizione, quella della Pacifici, cui, tuttavia, si contrappongono altre che vanno in direzione diametralmente opposta.
E che ritengono come, in realtà, non vi sia alcun effetto “gateway” nella pratica dello svavo non rappresentando le sigarette elettroniche una corsia preferenziale verso il fumo bensì, al contrario, una potenziale soluzione del problema.
In ogni caso, se un profilo di primo piano nel panorama della Sanità nazionale, quale la Pacifici, matura determinate conclusioni sulla sigaretta elettronica, appare lampante come quella dell’Italia non possa che essere una posizione fermamente distante dalle teorie del minor danno.
E come una istituzionalizzazione delle sigarette elettroniche, in ottica di smoking cessation, sia cosa assolutamente non praticabile e fattibile nel medio termine.
Le parole della funzionaria derivano dalla lettura, come detto, dei dati Maggio 2021 come da analisi congiunta Istituto Superiore di Sanità-Istituto Mario Negri: analisi che avrebbero acclarato una incidenza dei fumatori, in Italia, pari al 26,2% (circa 11,3 milioni) in aumento rispetto al mese di Novembre 2020, quando la percentuale era del 24%.

Stando all’approfondimento, portato su una coorte di 3.000 persone appartenenti a varie fasce di età, rispetto ad un 2,1% di persone - che non aveva mai utilizzato e-cig - che si è iniziato al fumo di sigarette, si contrappone un 19,6%, tra gli utilizzatori di e-cig, che è divenuto anche fumatore.
Dati simili emergerebbero anche per quanto riguarda le ricadute e andamenti simili si registrerebbero anche per quel che riguarda il riscaldato.
Quanto alle cifre di e-cig e riscaldato, ancora, i numeri Iss dicono come a Maggio 2021 il 9,0% della popolazione faccia uso della sigaretta elettronica (il 65% la versione ricaricabile, il 22% quella con serbatoio grande ed un altro 13% la tipologia usa e getta).
Il 67% percentuale svaperebbe, ancora, liquidi a base di nicotina.
Prima del lockdown, invece, gli utilizzatori di e-cig erano equivalenti all’8,1%.
A Maggio 2021, invece, il 7% delle persone parrebbe fare uso di tabacco riscaldato rispetto al 4,1% del mese di Gennaio 2020
In aumento le vendite di e-cig (+616%) e di tabacco riscaldato (+1089%) rispetto al 2017.
Uno spazio viene riservato, nel rapporto Iss, anche a Centri antifumo (oggi sono 268) ed al numero verde anti-fumo.
Che, dal 2000 ad oggi, ha avuto 89.300 telefonate, vale a dirsi una media di dodici al giorno.

E’ stato una intervista a distanza estremamente ricca di significati quella sviluppatosi nella mattinata odierna nel più ampio contesto del convegno promosso dal Coehar per la “Giornata mondiale senza tabacco”: protagonisti il professore Riccardo Polosa e la “Iena” Matteo Viviani, quest'ultimo collegato a distanza
Un momento incentrato specificamente sul tema della comunicazione e della relativa disinformazione cui si assiste (anche) in fatto di sigarette elettroniche.
A dare incipit alla questione proprio Viviani che, nelle vesti di comunicatore – è stato anche autore di un libro, “La crisalide nel fango” – ha colto quello che è uno dei principali aspetti del “black out” in essere nella informazione attuale.
Ovvero, appare più che chiaro come tra social media, propensione alla tuttologia, sia dilagare di un proliferare di teorie e posizioni reciprocamente opposte.
Il tutto a discapito totale del terminale ultimo di questa catena, ovvero il cittadino, quanto mai sballottato in tale mare di voci che si smentiscono a vicenda.
Il Covid, ad esempio, è stato emblematico di quanto detto.
Ed anche in tema di svapo le cose non vanno meglio. Assolutamente.
E proprio a tale ultimo riguardo l’inviato Mediaset ha annotato
Una questione tanto interessante quanto confusa – cosìViviani – Ho sentito in merito messaggi di ogni natura anche da parte di chi dovrebbe avere nozione di causa:
il punto è che la comunicazione è sempre confusionaria, lascia spazio a cattive interpretazioni.
Commento da cittadino bombardato da tutta una serie di notizie”.
Polosa, quindi, ha osservato
Noi, in tema di sigaretta elettronica, puntiamo il dito contro la cattiva informazione: ma il primo cattivo informatore è l’Organizzazione mondiale della Sanità”
Se in tema di svapo, infatti, è la più alta Autorità sanitaria su scala mondiale a divulgare notizie palesemente parziali (per non dire false), l’effetto a cascata, tra agenzie di stampa e rimbalzo sulle piattaforme varie, è squassante.
“L’Organizzazione mondiale Sanità non riconosce il valore di ricerche di alto valore scientifico, mente su temi importanti”

“SONO VERAMENTE SCARSI IN AMBITO DI TOBACCO CONTROL”
Ma non è tutto “Ho avuto confronti con questi esperti dell’Oms presso il Palazzo delle Nazioni Unite – ha proseguito lo scienziato siciliano – Sono veramente scarsi in ambito di tobacco control.
L’Oms deve creare una narrativa totale, non deve scegliere lavori di parte, quelli che più sono vicini alla sua posizione.
Stanno prendendo grandissime cantonate, l’Oms è responsabile del problema tabagismo”
Per il resto, sempre incalzato da Viviani, Polosa ha rappresentato come sarebbe più opportuno optare per sigarette elettroniche e modalità di svapo che determinino un volume di inalazione minore per quanto si sia innanzi – ha rappresentato il medesimo – comunque ad un “rischio risibile”.
Il problema disinformazione, poi, è stato analizzato anche dalla angolazione del moltiplicarsi – decisamente eccessivo – di “relatori”.
Quando in ballo vi è una discussione di rilevanza in termini di salute pubblica è stato concordemente osservato, bisognerebbe fare una razionalizzazione degli “opinionisti”.
Diversamente – e torniamo all’esempio della questione Covid – si finirà per fare affermare tutto ed il contrario di tutto, con la conseguenza didare vita, prima lo abbiamo affermato, ad una confusione madornale.
“Sul Covid, in Inghilterra, parlava una persona sola e lo faceva con tanto di periodica conferenza stampa.
Da noi, invece, mille talk show, mille chiacchiere con l’unico risultato di confondere la gente finendo, da parte di quest’ultima, per fare propria l’idea che più gli piace.
Farei riforma su comunicazione, oscurerei tutti scienziati, iniziando da me.
Che siano meno in tv e più sui tavoli, e non puntare diti accusatori”.
E qui la conclusione “drammatica” nella sua verità “Gli scienziati hanno perso credibilità di fronte al pubblico”

Come smaltire e distruggere i liquidi da inalazione come ai sensi dell’articolo 62-quater del decreto legislativo 26 ottobre 1995, numero 504: è questa la sostanza di ultima nota informativa emanata dal Direttore della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna, e pubblicata nella giornata odierna sul sito web istituzionale dell'Agenzia fiscale.
Tanto giunge in risposta ad “alcuni quesiti pervenuti in merito alla procedura da seguire”  rispetto agli specifici adempimenti.
“Al riguardo – così il vertice Adm – si comunica che l’esigenza di effettuare la distruzione dei prodotti liquidi da inalazione deve essere comunicata dal rappresentante legale del soggetto giuridico titolare del deposito all’Ufficio dei monopoli, territorialmente competente in relazione all’ubicazione di ciascun deposito, che sovraintenderà alle operazioni.
In tale comunicazione – prosegue il medesimo – il depositario è tenuto ad indicare i quantitativi dei prodotti da avviare a distruzione (il numero delle confezioni e la quantità complessiva di prodotto liquido da inalazione espressa in millilitri), la denominazione della marca e la tipologia di prodotti (con o senza nicotina), il relativo codice univoco, la ditta specializzata in possesso delle autorizzazioni per lo svolgimento di attività della specie ai sensi della vigente normativa in materia, nonché la sede dell’impianto di smaltimento presso il quale i prodotti stessi saranno distrutti.

“PRODOTTI DISTRUTTI DA SCARICARE DAI REGISTRI CONTABILI”
Il depositario – incalza ancora Minenna, da poco riconfermato al timone dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – è, altresì, tenuto a consegnare apposita certificazione rilasciata dalla ditta presso la quale sono effettuate le operazioni di smaltimento.
I prodotti distrutti saranno scaricati dai registri contabili: all’atto dell’estrazione dal deposito dei prodotti da avviare a distruzione dovrà essere emessa apposita bolletta di scarico che, nella descrizione della movimentazione, dovrà recare la dicitura “Prodotti liquidi da inalazione destinati alla distruzione”.
Nuovo messaggio chiarificatore, quindi, quello che giunge dal massimo esponente dell’Agenzia fiscale nell'ottica di meglio spiegare in merito ai Direttoriali posti in essere alla fine del mese di Marzo e che, in determinati passaggi, non erano risultati del tutto chiari agli operatori del settore.

Disporre rincari nelle accise tali da elevare il prezzo di un singolo pacchetto di sigarette a 10 euro: è questa una delle istanze presentate dalla Fondazione Veronesi al Parlamento italiano.
Nella giornata di Venerdi, in particolare, la Fondazione richiamante il nome del grande oncologo milanese ha presentato una petizione, sia alla Camera sia al Senato, di cui già avevamo già raccontato, con una serie di richieste in materia anti-fumo.
Richieste che, sostanzialmente, gravitano attorno ad un principio ben chiaro: secondo i ricercatori, infatti, vi sarebbe un chiaro e diretto legame tra l'aumento dei prezzi delle classiche e la diminuzione nei consumi delle stesse.
Una strategia che recherebbe, secondo le valutazioni condotte, entrate maggiori nella misura di 5,4 miliardi di euro nonostante la contemporanea, minore vendita di 800 milioni di pacchetti.
Dalla “Fondazione Veronesi”, altresì, ricordano anche come questi "aumenti" andrebbero applicati anche a tabacco sfuso e tabacco riscaldato facendosi voti, altresì, affinchè il maggiore gettito per le casse statali si possa tramutare in investimenti per la ricerca scientifica, un capitolo che, a detta dei sottoscrittori, non sarebbe adeguato nella portata degli attuali stanziamenti.

“CONSAPEVOLI DELLA NECESSITA’ DI INVESTIRE IN PREVENZIONE”
Il maggior gettito, ancora, si auspica venga anche destinato alla finanza di programmi di disassuefazione per i fumatori, attività di ricerca indipendente e programmi di screening delle malattie fumo-correlate.
È il momento di una riflessione adeguata all’urgenza e alla complessità del problema – sottolinea Paolo Veronesi, firmatario della petizione unitamente a tutti i componenti del Comitato scientifico – Proprio ora abbiamo l’esatta percezione di quanto sia necessario difendere il nostro sistema sanitario, universale e solidale.
Ora abbiamo la consapevolezza della necessità di investire in prevenzione per tutelare la capacità di cura.
Ad alcuni – rappresenta ulteriormente lo stesso – aumentare le tasse può sembrare una misura che penalizza i più deboli, ma occorre essere realistici: sono loro che stanno pagando il prezzo più alto in termini di malattia, disabilità e impoverimento dovuti al fumo.
È il fumo che aumenta le disuguaglianze, non l’accisa.
Alzare il prezzo del tabacco significa proteggere le persone, incrementare
le risorse per curare, aiutare a smettere di fumare, condurre ricerche indipendenti.
L’alternativa – la conclusione – è un immobilismo poco giustificabile”.

L’ultima ricerca italiana ribadisce quanto che parte della scienza va già dicendo con certezza da qualche anno.
Ovvero, la sigaretta elettronica è assolutamente più sicura e meno nociva delle sigarette classiche.
E, in una importante misura, anche di Iqos.
A confermare tale conclusione un approfondimento affidato da Liaf al laboratorio Abich, le cui conclusioni sono divenute oggetto di un servizio avvalsosi della regia della “Iena” Matteo Viviani e divenuto a tempo zero virale nei mari del web.
Ebbene, le risultanze venute dai laboratori Abich, si diceva, sono state poste all'attenzione di sei specialisti, ovvero Umberto Tirelli, Direttori Centro tumori Clinica Tmg; Lamberto Manzoli, membro Comitato scientifico Lilt; Fabio Beatrice, Direttore Centro antifumo San Giovanni Bosco di Torino; Giacomo Mangiaracina, esperto in Medicina preventiva e Salute pubblica; Giovanni Tazzioli, Chirurgia generale Unimore; Carlo Cipolla, Direttore Cardiologia Ieo – Istituto europeo di Oncologia.
Risultati schiaccianti ed univoci, frutto di mesi di attività di laboratorio, il "responso" dei medici chiamati in causa è stato omogeneo.
Sulla sigaretta classica, poco da dire.
Quello che hanno evidenziato i professionisti non è stato tanto il già consolidato dato che la medesima sia gravida di sostanze cancerogene, quanto la quantità di esse: circa 4000 molto tossiche e 70 francamente cancerogene.
Il male assoluto, per dirla breve.
E non è un caso, del resto, che alla “classica” siano connesse tra i 7 e gli 8 milioni di morti all’anno.
In tema di tabacco riscaldato, i ricercatori hanno ricordato come tali strumenti comunque si basino sul tabacco “che crea dipendenza ed aumenta la fatica circolatoria del cuore” ammettendo, però, come in un’ottica di minor danno, siano senz’altro meno nocive delle sigarette.

E sulle elettroniche?
L’ “assoluzione” è totale.
In primo luogo viene ricordato come con la assunzione di e-cig il monossido carbonio torni a valori normali determinando una “forte riduzione del danno” ed incarnando un “profilo sicurezza molto alto, quasi assoluto”.
Se tutti vi passassero – spiegano ancora i professionisti nel video-servizio – si assisterebbe “ad un crollo dei tumori al polmone e dei danni in generale”.
Ed i metalli pesanti? “Nella sigaretta elettronica sarebbero irrilevanti in termini clinici”.
La raccomandazione, tuttavia, è quella di utilizzare liquidi nostrani, che seguono parametri di sicurezza ben precisi.
In definitiva, in una ideale scaletta di rischio da zero a cento, la sigaretta classica si piazza sui 100 spaccati; Iqos oscilla in una forbice tra 30 e 40 mentre la sigaretta elettronica tra 5 e 10.
Perchè, quindi, interroga la voce-guida delle “Iene”, la e-cig viene guardata con diffidenza dal Ministero della Salute?
Le risposte, tra “no comment” e spallucce, sono molto (ma molto) più eloquenti delle parole.

Di seguito le cinque analisi condotte con i risultati nel dettaglio.
Citotossicità su fibroblasti di origine polmonare. Raffronto tra sigaretta tradizionale, IQOS e sigaretta elettronica.
Citotossicità su fibroblasti di origine polmonare. Due sigarette tradizionali a confronto.
Contenuto di elementi/metalli. Raffronto tra sigarette tradizionali, IQOS e liquidi per fumo elettronico.
Determinazione del particolato totale (incluso catrame). Raffronto tra sigarette tradizionali, IQOS e liquidi per fumo elettronico.
Citotossicità su fibroblasti di origine polmonare. Raffronto tra sigaretta elettronica e IQOS.
Per visualizzare il “servizio” cliccare qui

I divieti perentori, forti non pagano in chiave di lotta al fumo.
È una presa di posizione rilevante quella che giunge da Claudio Cricelli, Presidente della Società italiana Medici di Medicina generale e delle Cure primarie.
Essere talebani, puntando sui divieti assoluti, non serve se si vuole raggiungere l’obiettivo”.
La Sigla, che riunisce i medici di base, parla attraverso il suo Presidente con allusione al Piano anti-cancro in itinere a Bruxelles: un Piano che ipotizza, come già più volte rappresentato dalla nostra testata, di fare la guerra al fumo...facendo la guerra, allo stesso tempo, alla sigaretta elettronica.
Quella che, cioè, potrebbe e dovrebbe essere il principale antidoto in ottica di smoking cessation.
Le indicazioni che vengono da Cricelli sono importanti
“Quando una persona non vuole smettere o ha cercato di farlo senza riuscire – ha fatto presente il medesimo ad Adnkronos – continuerà con la sigaretta classica”.
Quindi il prezioso riferimento alle nuove soluzioni
“Sulle alternative in grado di diminuire il rischio derivante dal tabacco non servono ambiguità, ma informazioni, anche ai medici”.
Aggiornare i medici, rendere edotti quest'ultimi sulle novità della scienza, sulle news della ricerca.
Fornire gli elementi, in primis agli operatori della Medicina di prossimità, per poter guidare i propri pazienti in merito ad una scelta che sia consapevole rispetto ad una eventuale alternativa
Per il Presidente della Società italiana Medici di Medicina generale e delle Cure primarie, sempre come evidenziato dallo stesso Cricelli all’Agenzia di stampa nazionale, si pone come fondamentale “dare strumenti pratici agli operatori sanitari, in particolare ai medici di famiglia che affrontano questi problemi quotidianamente con i loro pazienti fumatori”.
Ed ancora
Non basta dire no. Ogni giorno ci chiedono se possono fumare sigarette elettroniche o tabacco senza combustione.
Servono risposte pratiche.
Chiediamo che tutte le azioni europee e il loro recepimento in Italia, siano improntate ad obiettivi pratici”.

“PER SMETTERE DI FUMARE NON BASTA SOLO DIRE NO”
E’ un vero e proprio appello quello che viene dalla Sigla.
Una appello verso un miglior gioco di squadra, un più costante dialogo tra le Istituzioni verticistiche e quanti si relazionano, quotidianamente, con il territorio
Con riguardo al Piano europeo, sottolinea in merito Cricelli, “non sono stati coinvolti medici e cittadini fattivamente.
E’ il classico comportamento delle Istituzioni europee: si fa un documento, si fa un’azione e poi la diffusione degli obiettivi non si sa bene chi la debba fare.
Dovrebbero farlo gli Organismi nazionali. Questo però non accade.
E se non c’è l’intervento attivo delle società scientifiche dei medici, tutto questo rimane totalmente lettera morta”.
“Dal nostro punto di vista, poiché siamo coinvolti in tutte e quattro le azioni del Piano come medici di famiglia, siamo interessati a prendere iniziative ma, purtroppo, non esistono possibilità che qualcuno ci dia una mano.
E’ il solito problema dell’Europa e dell’Italia – la chiusura del passaggio affidato ad Adnkronos – Sono organismi apparentemente efficaci, sulla carta ma quando si tratta di trasferire il tutto sulla pratica quotidiana non hanno la minima idea e non gli importa nulla”.

Il minor danno quale argomento “buono” per ogni ambito della materia medica.
Qualsiasi organo ed apparato, in modo particolare se interessato da un particolare acciacco, godrebbe di sicuro ed immediato giovamento nel passaggio dalla sigaretta classica a quella elettronica.
Per tale ragione, al cospetto di un soggetto che non sia in grado di smettere senza supporti, andrebbe presentata l'opzione data dalla e-cig: perchè ad un danno certo e potenzialmente mortale, quale quello legato alle bionde, si andrebbe a sostituire, come da attuali nozioni, un “danno” valutabile come inferiore nella misura del 95 percentuale.
Un concetto che fa suo Emmanuele Jannini, docente di Endocrinologia e Sessuologia medica all’Università Tor Vergata di Roma.
In una dichiarazione resa ad Adnkronos, il professionista – esprimendosi sul nefasto Europe’s Beating Cancer Plan – ha importato nel proprio ambito, appunto, il concetto di minor danno.
Ho recentemente pubblicato un articolo scientifico sul tema della riduzione del rischio, in particolare del fumo – così Jannini – Si dice che questo sia il peggior nemico della salute sessuale e riproduttiva, quindi da specialista dico che si deve assolutamente smettere.
Ma dobbiamo anche fare i conti con gli irriducibili che non smetterebbero mai di fumare e a loro dobbiamo proporre delle soluzioni come, ad esempio, una strategia di riduzione del rischio.
E’ un tema gigantesco dove si contrappongono due fronti opposti della medicina: da un parte i ‘talebani’ che vogliono mettere la testa sotto la sabbia e scotomizzare il fatto che ci sono persone che non cambiano lo stile di vite, dall’altra ci sono scienziati che con dati alla mano dicono la riduzione del rischio è una strategia che può aiutare.
Ovvero, è indubitabile che c’è la necessità di abolire la dipendenza dal tabacco, ma se non è possibile riduciamo il rischio”.

“COMMISSIONE EUROPEA DEVE CONFRONTARSI CON CHI HA PRODOTTO RISULTATI SCIENTIFICI”
I talebani, pertanto, come acutamente li definisce Jannelli.
Quelli che, nel caso in questione, ritengono che il fumatore debba smettere e basta.
Da 40 sigarette al giorno, secondo le loro scellerate ipotesi, a zero.
Non considerandosi la necessità di una “via di mezzo”, di supporti.
“Questo modello è stato già applicato agli alimenti – insiste Jannini ancora ai taccuini di Adnkronos – In molti prodotti è stato limitato l’impiego di zuccheri e grassi ma non è che sono stati eliminati dal giorno alla notte perché si è visto che era impossibile.
Così si può fare anche con i prodotti del tabacco”.

“Faccio un esempio legato con l’attualità pandemica contenuto in un articolo pubblicato da poco.
Sappiamo tutti che le mascherina oggi serve per la prevenzione dell’infezione da Covid, ma questo è un errore semantico.
L’unica strategia di prevenzione è stare a casa.
La strategia di prevenzione del Covid è l’immobilismo assoluto, ma questo non possiamo farlo perché la nostra vita è fatta di relazioni, ed ecco che usiamo la mascherina come un dispositivo che riduce il rischio.
Questo accade anche con l’uso di prodotti a base di tabacco riscaldato o con le bevande a più bassa quantità di alcol o, come ho detto prima, con cibi che contengono pochi grassi”.
“Sono d’accordo con quanto vuole fare la Commissione europea con il Piano per battere il cancro – si accinge a chiudere il sessuologo – ma occorre che ci si confronti con chi ha prodotto dei risultati scientifici che dimostrano come usando la sigaretta elettronica o i dispositivi a tabacco riscaldato si riduce del 95% l’assunzione di sostanze tossiche.
Come sessuologo credo che questa sia la strategia da seguire”

Centosettantadue stores inaugurati in appena 24 mesi.
Il progetto franchising targato Svapoweb spegne la seconda candelina: appena due anni or sono, infatti, veniva presentato il progetto di espansione sul territorio nazionale nella cornice del Vapitaly di Verona.
Dal negozio “virtuale” ai punti vendita “fisici”, tradizionali.
Ed oggi, a distanza di due anni, il processo di capillarizzazione ha già raggiunto dimensione significative: ben 172 i punti Svapoweb equamente sparsi nel Centro-Nord-Sud con due sconfinamenti nell’isola di Malta.
Casoria, Cava de’ Tirreni, Cassano Magnago, Cuveglio, Ostia, Lanciano, Maddaloni, Monterotondo e Trezzano sul Naviglio tra le ultime realtà oggetto di “taglio del nastro”.
Ma siamo solo all’inizio del percorso.
Sono stati due anni intensi, pieni – commenta Arcangelo Bove, Ceo di Svapoweb – Quando partimmo con il percorso franchising eravamo pieni di fiducia e di speranze e oggi lo siamo ancora di più.
Appena sette mesi dopo l’avvio del progetto, non lo dimentichiamo, il mondo nella sua globalità è piombato in quella che è stata la più grande crisi socio-economico-sanitaria dal secondo conflitto mondiale.
Una profonda crisi che solo ora ci inizia a far intravedere una via di uscita.
Ebbene, nonostante la maggior parte di questi due anni si siano sovrapposti alla emergenza pandemica, il percorso del franchising ha proceduto in modo incalzante, tambureggiante.
Siamo giunti a 172 stores ed il percorso di espansione continuerà in modo imperterrito, senza tregua.
La qualità dei prodotti Svapoweb associata alla logica dei costi contenuti rappresentano l’abbinamento vincente che ci sta consentendo di entrare in ogni angolo d’Italia con estrema facilità”.

IMPORTANTE ANCHE IL VOLUME DI AFFARI DEL CANALE WEB
Un successo che è figlio di professionalità e spirito di team
La convenienza dell’offerta è un discorso centrale ma a tutto questo – prosegue Bove – va affiancato un ulteriore corollario.
Svapoweb lavora con attenzione e massima peculiarità in tutte le sue componenti ed articolazioni: un ringraziamento particolare, tuttavia, va rivolto ai tutor.
Antonio Esposito e Salvatore Caroleo, nonché a chi cura il rapporto con la clientela dalla sede centrale di Benevento, Roberta Siciliano.
Il resto, come detto, lo fa la qualità del prodotto proposto al cliente, curato, ricercato, attento alle nuove esigenze”.
Il processo di ampliamento degli affiliati veleggia di pari passo con il canale madre del web.
La piattaforma di vendita internet, infatti, sta facendo registrare volumi crescenti, addirittura raddoppiati tra il 2019 ed il 2020.
Un balzo da 2,6 milioni di euro a 5,3.
In tale contesto si lavora incessantemente alla programmazione futura
“Continueremo ad investire in qualità, rendendo questa qualità accessibile ad ogni tasca. Non dobbiamo dimenticare come la sigaretta elettronica, in un’ottica di minor danno, è un bene in termini di salute pubblica dal momento che la stessa sta aiutando sempre più persone a smettere di fumare e, quindi, ad abbandonare un vizio grave e mortale quale quello della sigaretta classica.
Per questo Svapoweb propone i suoi prodotti in una logica di contenimento dei prezzi, dal momento che quella del vaping debba essere il più possibile una opportunità cui possano accedere tutti.
E per tutti, ovviamente, intendo coloro i quali – fumatori – vogliano cestinare le bionde.
Apriremo sempre più store, certamente chiuderemo il 2021 abbattendo significativamente il muro delle due centinaia.
I nostri Svapoweb store – conclude l’imprenditore sannita – sono un’occasione di lavoro importante, un investimento per quanti possano fare della sigaretta elettronica anche un’opportunità di vita”

Se – ipotesi – le sigarette elettroniche riuscissero a soppiantare totalmente il fumo, sarebbe eliminata quella che, ad oggi, è tra le più importanti cause di inquinamento del mare e dei litorali.
Le cicche di sigarette, infatti, continuano a costituire, nonostante le tante attività di sensibilizzazione e, nonostante le svariate iniziative “smoking free” poste in essere su più spiagge nazionali, uno dei più significativi motivi di inquinamento dell’ambiente marino.
A ribadirlo, numeri alla mano, sono i risultati di “Beach Litter 2021”, approfondimento posto in essere da Legambiente.
Un approfondimento che ha potuto accertare come, lungo la fascia costiere nazionale, si rilevi la presenza media di 783 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia.
Quarantasette le spiagge oggetto del campionamento, distribuite su tredici regioni (Abruzzo, Basilicata, Toscana, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Veneto) per complessivi 176 chilometri di battigia presi in esame.
Ed i risultati sono stati, come detto, tutt’altro che felici.
Le spiagge sono sempre più ricettacolo di rifiuti di varia tipologia con una predominante incidenza dei materiali in plastica, che rappresentano l’84 percentuale dei prodotti rinvenuti.
Per quel che concerne, invece, la sottocategoria dei materiali spiaggiati – ovvero quelli gettati in mare e, quindi, portati sulla terraferma – il secondo gradino (dopo il gruppo plastiche-polisterolo) è rappresentato dalle cicche di sigarette che rappresentano l’8,6% del totale.

IN ITALIA OGNI ANNO PRODOTTI 68 MILIARDI DI CICCHE
Si tratta di residui di sigarette che vengono buttati improvvidamente in mare da imbarcazioni varie per essere poi condotti dalla corrente fin sulle spiagge.
A questi, poi, si aggiungono anche le cicche depositate direttamente sulla sabbia dai bagnanti: una condotta che, ovviamente, è fortemente più riscontrabile nelle spiagge libere prendendosi atto di come nei lidi si rinvengano precise regole per quel che riguarda lo smaltimento – principalmente da effettuarsi in appositi contenitori collocati in corrispondenza di ogni ombrellone – senza trascurare come, in molti Comuni, vengano emanate ordinanze di totale divieto di fumo.
La e-cig, quindi, anche da questo profilo, presenta vantaggi schiaccianti: il suo uso esclusivo in luogo della pratica del tabacco eliminerebbe – rimanendo ad un discorso strettamente "eco" – nella sola Italia, in un solo anno, la produzione di 68 miliardi di cicche.
Tante quante sono le sigarette fumate in Italia nell’arco di dodici mesi.
E si badi come per lo smaltimento di una cicca, in mare, (si prenda in considerazione, in particolare, il filtro) possano volerci fino a dodici anni.
E, tra benzene, ammoniaca e acido cianidrico, elementi cancerogeni, la cicca tutto è tranne che una botta di salute.