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Tre persone su quattro che si rivolgono al nostro store per smettere di fumare riescono nell’intento”.
Sono cifre importanti, concrete quelle che ci snocciola Alessandro Casonato, uno dei due titolari dello Svapoweb Store di Oderzo, ventimila anime in provincia di Treviso.
Ennesima conferma, quella che vive nelle parole dell’imprenditore trevigiano, rispetto al valore della sigaretta elettronica quale strumento di smoking cessation.
Numeri veri che rappresentano la migliore delle risposte alle teorie di chi – assolutamente lontano dal quotidiano del problema – sostiene, al contrario, l’inefficacia dello svapo quale metodo per dire addio al fumo.
Da circa quattro mesi affiliato alla rete del franchising Svapoweb, Casonato era già imprenditore del vaping essendo lo stesso negozio – vecchia denominazione Phoenix Vape – attivo sul territorio già dal 2017.

LA TESTIMONIANZA DI ALESSANDRO CASONATO

“Nello store – spiega Alessandro – entra, ogni giorno, oltre alla clientela fidelizzata, un consistente numero di persone che, fumatrici, chiede una soluzione per smettere di fumare. Questo è indice della fiducia forte che in tanti nutrono verso questo metodo quale soluzione al problema della dipendenza dal tabagismo.
Ciò non toglie che, comunque, al momento dei primi approcci, si debba smontare delle false credenze che ancora albergano nel pensiero delle persone e che sono frutto delle campagne di disinformazione”.
Una volta superata questa fase, quindi, si passa ad analizzare la tipologia di fumatore.
Una fase in cui l’empatia diviene determinante, oltre alla competenza propria di chi deve dare le soluzioni “tecniche” più calzanti al caso.
Sono stato un fumatore accanito, riesco ad entrare bene nella mente del fumatore.
Ho fumato tre pacchetti al giorno di Marlboro rosse per venti anni, sin da quando ne avevo undici-dodici.
Quando ho di fronte una persona nuova che mi chiede di smettere di fumare, tento di capire, in primo luogo, quanto fuma e che marca e se, ancora, la sigaretta la fumi intera, prima di gettarla via.
Solitamente mi oriento a proporre un liquido che abbia gusto di tabacco per andare in continuità”.

Un’esperienza consolidata nel dare supporto a quanti ambiscono a lasciarsi alle spalle il passato con le bionde.
Un’esperienza costruita dapprima su se medesimo
Non tocco una sigaretta da Ottobre 2016 – ci racconta l’imprenditore – a Giugno dello stesso anno avevo cominciato a fare uso della sigaretta elettronica, neppure veramente intenzionato a smettere.
Per tre mesi, da quando ho smesso, mi sono svegliato sempre in condizioni migliori. Quando fumavo, credevo di stare bene ma, in realtà, mi sbagliavo.

Dopo tre giorni avevo recuperato l’olfatto in modo pieno.
E da quando ho detto addio alle sigarette, ho calato drasticamente anche i caffè.
Prima ne bevevo una decina, ora uno, massimo due.
Ogni tanto ho desiderio di svapare, ma è un “bisogno” gestibilissimo.

Non si ha mai la vera e propria crisi d’astinenza che si ha con la sigaretta il cui bisogno ha sempre i caratteri dell’impellenza”.
Meglio e più chiaro di così…

Sigarette? No, grazie. A Porto Torres non si fuma.
Sul filo di lana dell’avvio della stagione estiva, arriva il provvedimento anche degli amministratori portotorresi.
Come rende noto l’Agenzia di stampa Ansa, infatti, su tutte le spiagge della località balneari della provincia di Sassari non sarà possibile fare uso di sigarette.
E le multe sono alquanto salate.

PROVVEDIMENTO FINO AL 31 OTTOBRE

Nella giornata di ieri, Venerdi 1 Luglio, l’ordinanza del sindaco Massimo Mulas con la quale sono state introdotte le specifiche limitazioni che resteranno valide fino a tutta la giornata del 31 Ottobre.
“Con questo provvedimento applichiamo anche a Porto Torres regole adottate in tantissimi Comuni – spiega il massimo esponente comunale in una nota pubblicata sul sito web istituzionale dell’Ente cittadino – è un peccato che sia necessaria un’ordinanza per ottenere comportamenti rispettosi del prossimo dell’ambiente ma siamo certo che in questo modo sarà possibile rendere ancora più decorose e accoglienti le nostre belle spiagge”.
Niente “bionde” in riva al mare, quindi, per la consueta doppia motivazione: in primo luogo ve ne è una di tutela della salute pubblica, volendosi proteggere coloro i quali non sono tabagisti dal fumo passivo.

E, poi, vi è l’altra motivazione da ricondurre ad un discorso squisitamente ambientale volendosi prevenire il fenomeno dell’abbandono dei mozziconi.
Meta rinomata del turismo, Porto Torres ricade nel Golfo dell’Asinara ed i suoi confini comprendono anche l’isola Piana.
Sanzioni, come dette, alquanto pepate che possono arrivare fino a quota 500 euro.
L’iniziativa si inquadra in un contesto di misure più ampio.
Viene annotato come “il Comune di Porto Torres intende perseguire con diverse attività di carattere istituzionale e di sensibilizzazione la diffusione di buone pratiche a tutela della salute pubblica anche con riferimento alla lotta contro il tabagismo e la prevenzione delle malattie che da tale fenomeno conseguono”.
Anche l’ordinanza del Comune sardo non pone limitazione alcuna all’utilizzo delle e-cig.

Un brand di liquidi per sigarette elettroniche italiano “correrà” alla Parigi-Dakar.
Ebbene si, l’azienda 001 Vape, gruppo capitanato da Alessandro Rovetta, sarà uno degli sponsor di “Viajando con Mabre”.
Si tratta, quest’ultimo, di un team di centauri, particolarmente votati all’avventura, che prenderà parte alla edizione 2023 della prestigiosa gara, oggi nota come Rally di Dakar o semplicemente Dakar.
Una competizione storica, aperta alla partecipazione di autovetture, motociclette, autocarri, quad e Side by Side che prevedeva, fino al 2007, la tappa finale nella capitale del Senegal ed un prologo in Europa.
Poi l’attraversamento del deserto del Sahara, sfidando dune di sabbia alte fino a cinquanta metri.
Una corsa che, in definitiva, non necessita di presentazioni, rappresentando uno degli appuntamenti motoristici più rinomati al mondo.
E che, l’anno prossimo, vedrà sfilare anche la livrea di 001 Vape.

L’AZIENDA E’ GUIDATA DA ALESSANDRO ROVETTA

L’azienda di Sesto San Giovanni, come prima detto, guidata dal Ceo Alessandro Rovetta e dedita, sin dal 2018, alla produzione di liquidi per sigarette elettroniche, andrà ad apporre il proprio logo sulla Ktm 450 Rally Factory a bordo della quale “Viajando con Mabre”, al secolo Mario e Maria, sfiderà i pericoli e le insidie del lunghissimo viaggio.
Mario e Maria, come prima detto, sono due youtuber che hanno dato vita ad un canale dedicato attraverso il quale raccontano l’amore per la vita all’aperto, per la scoperta di nuovi luoghi.
Il tutto dalla prospettiva delle due ruote.
Un “blog” seguitissimo dagli aficionados dell’avventura, da coloro i quali sono amanti dei viaggi fai-da-te, della sfida ai pericoli.
Ed ora il grande passo di tuffarsi nell’esperienza dell’avvincente super race nel deserto.
Dopo contatti intercorsi tra le parti, Rovetta ha accettato di essere uno degli sponsor del team e già ora il logo aziendale sta comparendo nel contesto di tutta una serie di eventi che fanno da prodromo all’appuntamento.
Gli svapatori nazionali, in particolare quelli griffati 001 Vape, non avranno senz’altro dubbio su chi concentrare il proprio tifo.

Le restrizioni adottate durante i periodi più difficili della pandemia stanno piano piano scomparendo, ma la paura del contagio a causa dell’infezione da Covid-19 alimenta ancora molti dubbi tra i cittadini di tutte le nazioni.
Sarà sicuro mangiare nei ristoranti o frequentare luoghi chiusi?
Qual è il livello di rischio associato a qualsiasi attività sociale che si svolge in spazi al coperto?
Sorprendentemente, non abbiamo molti dati statistici sulla trasmissione del Covid-19 attraverso l’aerosol prodotto dalle sigarette elettroniche ed esalato dai vapers.
Un dato importante da dedurre: la crescente popolarità del fumo elettronico come valido sostituto del fumo tradizionale e la possibilità di poter utilizzare tali dispositivi in luoghi chiusi solleva delle domande sul possibile rischio di trasmissione aerea del SARS-CoV-2 attraverso l’aerosol delle ecig.
Un pool di ricercatori internazionale ha sviluppato un modello di rischio teorico per spiegare come la visibilità dell’aerosol esalato abbia conseguenze in termini di sicurezza, diversamente da quanto accade per altre attività respiratorie.
Lo studio ““Analytic modeling and risk assessment of aerial transmission of SARS-CoV-2 virus through vaping expirations in shared micro-environments”, ha analizzato il rischio di contagio in due distinti scenari al chiuso, un ristorante e una abitazione, sottoposti a ventilazione meccanica o naturale, al cui interno si trovano persone con e senza mascherina.
Incredibilmente, le persone di fianco a un vaper infetto che svapa, sia in casa che al ristorante, incorrono in un rischio di contrarre il Covid di solo l’1% maggiore rispetto a quello valutato per la normale attività respiratoria al chiuso (senza dunque l’aggiunta dell’abitudine allo svapo). Un rischio che si alza al 5-17% per lo svapo ad alta intensità e oltre il 260% se prendiamo in considerazione un’attività come il parlare per lungo periodo o il tossire.
Dati che devono essere valutati e adattati considerando fattori come le mutazioni del virus, lo stato di vaccinazione dei soggetti e i fattori ambientali (variazioni di temperatura ed umidità, inquinamento dell’aria e dinamica atmosferica). I ricercatori, data la mancanza di dati empirci in materia, hanno assunto come ipotesi di lavoro che tutte le attività respiratorie fossero ugualmente influenzate da tali fattori.
“È ormai noto come il Covid-19 sia una patologia che si trasmette prevalentemente attraverso piccolo particelle nell’aria” ha spiegato Robert Sussman, professore di fisica presso l’Università nazionale del Messico “studiare quali attività respiratorie comportino un rischio ulteriore di contagio è fondamentale. Il modello di rischio adottato nello studio, anche con specifiche limitazioni, dimostra come il vaping aggiunga solo l’1% di rischio di contagio, se valutato all’interno di luoghi al chiuso come case o ristoranti. Inoltre, coloro che si trovano nelle immediate vicinanze di un vaper infetto possono visualizzare concretamente l’aerosol emesso e ciò rappresenta un’ulteriore precauzione intuitiva che può aiutarli ad evitare le particelle infette”.

IL COMMENTO DI POLOSA

“Smettiamola di stigmatizzare gli svapatori” ha aggiunto il professore Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR “Questo è il primo studio a valutare in via teorica il rischio connesso allo svapare in luoghi chiusi.
Ovviamente, è bene considerare la pandemia da Covid-19 come un fenomeno complesso.
Il modello che abbiamo sviluppato necessita di essere aggiustato sulla base di possibili varianti, di misure di precauzione come le mascherine e dello stato vaccinale.
Tuttavia, è chiaro che il vaping aggiunge solo una esigua percentuale di rischio di contagio, molto meno di normali attività respiratorie quali il tossire.
In un momento così cruciale, durante il quale tutti stanno cercando di tornare alla normalità, è importante ricordarsi che dobbiamo avere fiducia nella scienza e nello sviluppo di soluzioni mediche che mettano la parola fine alla pandemia, invece di preoccuparsi di abitudini, come il vaping, che possono salvare la vita di migliaia di fumatori in tutto il mondo”.

Lo studio ha considerato i dati dedotti dai volumi respiratori esalati, i tassi di emissione, il tipo di goccioline respiratorie emesse e la distanza di diffusione delle esalazioni, nonché la relativa visibilità. I ricercatori si sono concentrati sul valutare l’esposizione al virus trasportato potenzialmente da una massa di goccioline, le cosiddette droplet, in spazi al coperto, senza considerare se l’eventuale esposizione sia diretta o indiretta.
È lecito, infatti, ritenere che le persone che si trovano a contatto in luoghi al chiuso riescano ad evitare l’esposizione diretta ai flussi respiratori e dunque possano essere soggette perlopiù ad esposizione indiretta a causa di goccioline essiccate note nella letteratura medica con il nome di “aerosol”.
Un altro aspetto da valutare è la significativa diminuzione del tempo di esposizione dovuta alla natura intermittente ed episodica dello svapo.
Diversi gli scenari considerati: uno scenario domestico (un vaper infetto e tre possibili famigliari esposti) e un ristorante con almeno 30 avventori, valutato sia in condizioni di ventilazione naturale (porta aperta) sia in condizioni di ventilazione meccanica.
Nella valutazione del rischio, l’uso della mascherina non è stato considerato.
Anche se si valutano scenari quali bar e ristoranti, è probabile che gli avventori rimangano senza mascherina per periodi di tempo prolungati, per mangiare o bere (così come avviene se devono usare le ecig). Una volta lontano dalla zona di esposizione diretta (visibile e delineata per lo svapo), chi si trova nell’area e indossa una mascherina, sarebbe sottoposto allo stesso rischio di esposzione indiretta come negli spazi in cui non si svapa.
Le esalazioni di aerosol conseguenti al vaping rappresentano un aumento minimo del rischio rispetto alla respirazione continua a casa o al ristorante (rispettivamente 1% di rischio aggiunto e 5-17% per lo svapo a bassa e alta intensità).
La possibilità di visualizzare l’aerosol agisce come una sorta di fattore protettivo, evitando o diminuendo il rischio di esposizione diretta.
da Coehar

 BAT Italia annuncia oggi il nuovo accordo integrativo 2022-2025 sottoscritto insieme ai sindacati Fai, Flai e Uila. Risultato della relazione costruita negli anni con le organizzazioni sindacali e di un proficuo confronto, l’accordo concretizza l’impegno di BAT per le sue persone e per l’evoluzione del welfare aziendale verso un nuovo standard di “worklife balance”, con un impatto positivo e concreto nella vita quotidiana di tutti i dipendenti e delle loro famiglie.

L’accordo presenta numerosi aspetti innovativi, con particolare focus sul sostegno alla genitorialità e alle famiglie. In dettaglio, sono previsti:
•       10 giorni in più per il congedo di paternità, rispetto alla normativa vigente
•       L’estensione del congedo parentale fino al tredicesimo anno di età dei figli
•       La possibilità di smart working al 100% per i genitori con figli fino ad 1 anno di età
•       Più giorni di permesso (fino a 10) in caso di malattia dei figli dai 3 ai 12 anni) di cui tre retribuiti (quattro nei casi di maggiore gravità)
•       Corsi di formazione e aggiornamento per i genitori al rientro dalla maternità/paternità
•       Più giornate per l’assistenza a genitori anziani
•       In tema di assistenza sanitaria integrativa, un contributo totale di 130 € a parziale copertura dell’iscrizione dei componenti del nucleo familiare e/o delle franchigie

Si prevede ancora:
•       L’istituzione di una banca ore solidale, che consenta di far fronte a periodi di particolare difficoltà grazie al supporto dell’azienda e dei colleghi
•       Formazione professionale continua garantita a tutti i dipendenti a supporto del percorso di crescita delle carriere
•       Momenti di sensibilizzazione e confronto sulla violenza di genere ed inclusività

L’accordo, inoltre, prevede l’introduzione di una piattaforma di welfare aziendale che permetterà a tutti i dipendenti di usufruire di diverse misure di aiuto diretto alle famiglie, come riconoscimenti economici per i neogenitori (300 €), incremento di contributi per gli asili nido e per l’istruzione dei figli (rispettivamente 200 e 250 € mensili), oltre a numerose facilitazioni per l’accesso a servizi, come babysitting, visite mediche, organizzazione di viaggi e acquisto dei libri scolastici, che in questa fase intendono supportare le persone e i nuclei familiari nel contrasto attivo agli effetti dell’inflazione.

“Siamo orgogliosi di annunciare questo importante traguardo: oggi variamo un pacchetto di misure che vuole rappresentare uno strumento concreto di sostegno e flessibilità per le persone di BAT e le loro famiglie, in particolare nel delicato periodo storico che stiamo vivendo”, ha dichiarato Vera Cubranic Bocak, HR & Inclusion Director per l'Italia e l'Area Sud Europa (SEA). “Il nostro impegno non guarda solo alla nostra comunità e all’immediato, ma vuole contribuire a creare nei prossimi anni uno standard diffuso di welfare aziendale che abbia un impatto positivo sulla collettività e che aiuti tutti noi a realizzare A Better Tomorrow: un futuro migliore, più equo, sostenibile e inclusivo, che è al centro della visione di BAT”.

Dalla vicina Spagna la notizia shock: il Governo iberico, infatti, sta seriamente pensando di chiudere i negozi di sigarette elettroniche.
La competenza sulla vendita dei prodotti dello svapo verrebbe, in base al progetto normativo in esame da parte dell’Esecutivo capitanato dal Premier Padro Sanchez, integralmente trasferita ai Tabacchi con il contestuale passaggio, quindi, delle e-cig nella sfera dei Monopoli e, quindi, dello Stato.
In pratica, qualora passasse tale riforma, la sigaretta elettronica potrà essere acquistata esclusivamente presso i Tabacchi.
Ed i rivenditori di sigarette elettroniche?
Non avranno più motivo di essere e, pertanto, dovranno necessariamente calare giù le serrande.
Fine della corsa.

UN VERO E PROPRIO TERREMOTO

Un vero e proprio terremoto che, ovviamente, sta già trovando comprensibile critica da parte dei consumatori.
Critica come quella che sta venendo dalla Ieva, associazione operante su scala europea che non ha tardato a divulgare e rendere pubblica la sua posizione rispetto alle vicende spagnole.
Queste misure – hanno evidenziato dalla Independent European Vape Alliance – non solo contravvengono alle norme dell’Unione europea in fatto di libera concorrenza e sulla libera circolazione delle merci, ma genereranno anche disoccupazione in un momento di crisi economica. 
Inoltre, la proposta priverà i vapers dell’accesso personalizzato ai prodotti di svapo, costringendoli ad acquistarli nelle tabaccherie, il che potrebbe indurli a tornare a prodotti combustibili più rischiosi”.

In buona sostanza, si consegna la pecora (ovvero il vaper che ambisce a dire addio alla sigaretta o che lo ha appena fatto) in bocca al lupo; Un pò come se barricassimo una persona in ferreo regime dietetico nella cucina di un ristorante, con uno chef che gli sventola sotto al naso le prelibatezze del caso.
Il principio ed il controsenso sono fondamentalmente quelli.
Senza pensare al grave contraccolpo che si avrebbe, alla luce di tale situazione, in termini occupazionali.
Il che, dopo due anni e mezzo di dura pandemia, fase neppure esaurita, non suona certo come uno dei migliori spot a favore della ripartenza.

Lo svapo da parte di adolescenti e giovani adulti è una preoccupazione legittima, ma la paura per i rischi collegati all’uso di questi strumenti è stata notevolmente esasperata. Sappiamo che l’utilizzo di prodotti senza combustione è aumentato nella popolazione studentesca nell’ultimo decennio ma dal 2019 negli Stati Uniti è stato riscontrato un drastico calo del numero di svapatori tra gli adolescenti e nello stesso periodo i tassi di fumo sono costantemente scesi a nuovi livelli record.
Il professore Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR dell’Università degli Studi di Catania, insieme al professore Thomas B. Casale dell’Università della Florida e Donald P. Tashkin della UCLA Health Sciences di Los Angeles, ha di recente pubblicato sul “The Journal of Allergy and Clinical Immunology: In Practice” una ricerca dal titolo “A close look at vaping in adolescents and young adults in the USA”, dedicata esclusivamente alle abitudini di svapo tra gli adolescenti negli Stati Uniti.
Obiettivo dell’articolo era quello di fornire uno sguardo di insieme sull’utilizzo di prodotti del vaping tra gli adolescenti e i giovani adulti nel territorio americano e valutare l’impatto in termini di salute respiratoria e i dati sul loro utilizzo.

LA MAGGIOR PARTE DEI GIOVANI CHE SVAPANO ERA FUMATORE

Nel corso dell’ultimo decennio, le percentuali di utilizzo delle sigarette elettroniche tra gli studenti delle superiori è aumentato in maniera sostanziale, ma dopo il picco del 2019, ha iniziato a diminuire sensibilmente.
Di contro, nello stesso arco temporale, i tassi di fumo sono diminuiti costantemente fino a raggiungere i minimi storici.
Questi trend, uniti ai dati delle più recenti analisi, non sembrano giustificare la teoria del cosiddetto gateway effect, ovvero che il vaping rappresenti una porta di ingresso al mondo del fumo.
La grande maggioranza di coloro che utilizzano le ecig riporta un uso infrequente ed è improbabile che il loro uso aumenti il rischio individuale di effetti sulla salute.
Inoltre, chi svapa molto spesso ha già fumato in precedenza e raramente si tratta di persone che non hanno mai fumato.
Un aumento simile nell’abitudine allo svapo è stato segnalato tra i giovani nella fascia tra i 18 e i 24 anni di età nell’ultimo decennio, sebbene in misura minore rispetto alla fascia degli studenti delle scuole superiori.
Allo stesso tempo, i tassi di fumo sono notevolmente diminuiti, ma rimangono sempre superiori ai dati sugli studenti delle scuole superiori.
Come per questi ultimi, non ci sono dati che l’utilizzo di sigarette elettroniche possa aprire la strada al consumo di sigarette convenzionali.
Al contrario, i dati dimostrano che una percentuale molto alta dei giovani che svapano in realtà ha già fumato in precedenza.
È interessante notare come la percentuale di utilizzatori duali sia diminuita negli ultimi anni: i sondaggi federali riportano infatti cali drastici nei tassi di utilizzo duale (NHIS 2019 23%; NYTS 2021 12.5%).
Ciò è probabilmente dovuto a diversi fattori: con il progresso tecnologico, e il conseguente miglioramento sia dei sistemi che dell’esperienza sensoriale, è possibile che un numero sempre maggiore di svapatori si ritenga soddisfatto del solo svapare, trovandolo un’alternativa soddisfacente al fumo di sigaretta.

L’utilizzo duale dovrebbe essere considerato parte di un percorso comportamentale che si evolve nel tempo, non qualcosa di statico e fisso.
Un soggetto può iniziare a svapare senza avere in mente di smettere di fumare, ma mano a mano che l’utente acquisisce familiarità e trova il prodotto che preferisce, inizierà ad utilizzare lo strumento con sempre maggiore frequenza in diversi contesti e situazioni.
È una buona notizia che l’abitudine allo svapo tra gli studenti delle scuole superiori sia in rapido declino, tanto che “l’epidemia da svapo” tra gli adolescenti sia ormai da considerarsi finita” ha affermato il professore Polosa “E una notizia ancora migliore è quella che riporta il drastico calo dei tassi di fumo di sigaretta tra gli studenti delle scuole superiori, con le percentuali sul fumo che raggiungono i minimi storici.
L’eradicazione del fumo di tabacco è alle porte!… ma dobbiamo rimanere vigili per garantire che i livelli di svapo tra i giovani rimangano bassi.

Nel frattempo, le autorità devono far rispettare le norme vigenti in materia di vendite illegali ai minori per limitare l’accesso al tabacco e ai prodotti a base di nicotina.
“L’uso di sigarette elettroniche frequente o giornaliero tra gli adolescenti non è molto diffuso: la maggior parte dei giovani utilizzatori di prodotti elettronici a rilascio di nicotina ha dichiarato di aver utilizzato la sigaretta elettronica solo 1 o 2 volte al mese.
Questi dati dimostrano che l’utilizzo giornaliero di sigarette elettroniche non è molto comune.
Abbiamo bisogno di forti campagne di prevenzione destinate agli studenti che li informino dei potenziali rischi”
 ha aggiunto il Professore Thomas B. Casale.
Un dato allarmante è quello che rileva un aumento esponenziale del numero di giovani svapatori che svapa marijuana con una frequenza relativamente alta.
E sappiamo che l’assunzione di marijuana durante l’adolescenza è associata al declino della memoria, dell’attenzione e dell’apprendimento.

SVAPO IN DIMINUZIONE TRA I GIOVANI DAL 2019

Gli adolescenti e i giovani adulti non dovrebbero svapare, fumare, bere smoderatamente o usare droghe, ma alcuni lo faranno comunque, indipendentemente da ciò che gli adulti dicono loro di fare.
C’è una reale preoccupazione al momento per il consumo di marijuana in questa fascia di età vulnerabile, ma sono disponibili solo dati limitati in merito agli effetti negativi sulla salute per quanto riguarda questi prodotti”
, ha affermato il professore Donald P. Tashkin.
Il NYTS (The National Youth Tobacco Survey) nel 2019 ha confermato un aumento significativo dello svapo tra gli studenti delle scuole superiori degli anni precedenti: dal 7,6% nel 2017 si è passati al 15,1% nel 2018 e al 22,4% nel 2019.
Contemporaneamente, nel 2019 il fumo di sigarette convenzionali è passato dal 3,6% del 2017 allo 0,8% nel 2019.
Tuttavia, i dati dell’indagine più recente (NYTS 2021) hanno mostrato una riduzione del 58% dello svapo delle scuole superiori, dal picco del 27,4% nel 2019, all’11,2% al 2021.
“Non sappiamo se l’uso di ecig nei giovani può portare a esiti negativi per la salute nell’età adulta e sono necessari studi a lungo termine di alta qualità– ha concluso Polosa – sebbene lo svapo sia stato collegato a sintomi respiratori, questi si sono rivelati transitori e spesso incerti.
Rispetto alle sigarette convenzionali, le elettroniche emettono molte meno sostanze tossiche e cancerogene e la riduzione del danno rispetto al fumo di sigaretta convenzionale è ormai certa”.
da Coehar

Italia, sostenibilità, innovazione e tecnologia sempre più al centro della strategia di crescita globale di Bat.
È quanto emerso dall’evento “Una filiera tabacchicola innovativa e sostenibile: Bat e il progetto Terraventura”, organizzato in collaborazione con ITALTAB, H-FARM e Confagricoltura presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali a Roma, alla presenza anche del Sottosegretario Gian Marco Centinaio, del Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati Filippo Gallinella e, in collegamento video, dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto Federico Caner e dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Campania Nicola Caputo.
BAT ha infatti annunciato, per il 2022, l’investimento di 30 milioni di euro per l’acquisto di 7.000 tonnellate di tabacchi di alta qualità provenienti da Veneto, Campania, e Umbria: il 10% in più rispetto allo scorso anno, a fronte della medesima quantità di tabacco, per garantire un ulteriore supporto alle aziende agricole italiane, che affrontano oggi difficoltà senza precedenti legate soprattutto all’incremento dei costi energetici e delle materie prima agricole.

IL TABACCO SARA’ FORNITO DA ITALTAB

Ancora una volta, nel solco di un rapporto consolidato negli anni, a fornire il tabacco italiano sarà l’Organizzazione di Produttori di Tabacco ITALTAB, che riunisce in tutta Italia oltre 400 aziende che operano su una superficie complessiva di circa 3.000 ettari e coinvolgono nel processo produttivo oltre 6.000 lavoratori.
Un impegno importante verso il Paese, con un’attenzione particolare all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità ambientale, al centro dell’agenda ESG di BAT.
Nel corso dell’evento è stato infatti annunciato l’avvio di una partnership di lungo termine con H-FARM Innovation, la novel consultancy parte del network della piattaforma di innovazione H-FARM, nella convinzione che la tecnologia sia un abilitatore fondamentale dello sviluppo sostenibile della filiera tabacchicola italiana.
Primo passo di questa collaborazione, il lancio del progetto di Open Innovation “Terraventura”, call for ideas che si propone di accelerare il processo di digitalizzazione della filiera verso una maggiore efficienza, resilienza e sostenibilità, attraverso la contaminazione con realtà esterne, startup e aziende innovative.
Startup e Piccole e Medie Imprese innovative hanno tempo fino al prossimo 28 luglio per candidare i propri progetti sul sito https://www.terraventura.it/. Per individuare le realtà più interessanti, H-FARM Innovation attingerà inoltre alla rete di 4,5 milioni di startup attive in tutto il mondo, costruita in oltre 15 anni di esperienza nel settore e grazie al suo ruolo all’interno del GAN (Global Accelerator Network).
Dodici saranno i progetti selezionati entro settembre per accedere ad una short list, ovvero quelli che meglio risponderanno ai requisiti identificati nelle 3 aree della call. I 12 progetti verranno successivamente presentati dalle startup durante un appuntamento dedicato, l’Innovation Day che si terrà a fine ottobre, dove BAT, ITALTAB e H-FARM selezioneranno i migliori 3 che, a dicembre, accederanno alla fase finale di Proof of Concept (PoC), ovvero di verifica di fattibilità nell’ottica di una implementazione nella filiera tabacchicola a partire dal 2023.
“Terraventura” diventa così un altro importante tassello nel mosaico delle iniziative BAT a supporto del Paese, facendo leva su un aspetto chiave che guida la strategia globale dell’azienda: la tecnologia al servizio della sostenibilità.
Un’ulteriore conferma dell’impegno di BAT sul territorio italiano, attraverso una presenza sempre più importante nell’agroindustria nazionale.
L’azienda ha investito infatti circa 250 milioni di euro negli ultimi 10 anni nell’agricoltura italiana, cui si aggiunge l’investimento di 500 milioni in 5 anni previsti sul piano industriale dell’azienda per la realizzazione del Trieste Innovation Hub, nuovo centro di produzione, innovazione e sostenibilità globale di BAT Italia.

“L’innovazione tecnologica e la sostenibilità ambientale sono alla base del nostro impegno per il settore tabacchicolo italiano”, ha dichiarato Roberta Palazzetti, Presidente e Amministratore delegato di BAT Italia e Area Director Sud Europa “e vogliamo dimostrarlo ancora una volta chiamando a raccolta i migliori talenti in Italia, valorizzandoli e invitandoli a contribuire ad un’agricoltura più sostenibile, basata su occupazione di qualità, tutela dell’ambiente e innovazione.
Il nostro è un impegno che si traduce concretamente anche in investimenti diretti a supporto della filiera, come l’acquisto di 30 milioni di tabacco italiano, a dimostrazione dell’importanza che il Paese riveste nella strategia globale di BAT.

Crediamo fermamente nella costruzione di una filiera più sostenibile, e intendiamo guidare tutti i nostri stakeholder in questo percorso virtuoso che abbiamo intrapreso da tempo: una transizione dove vogliamo che l’Italia sia protagonista, al centro della nostra visione per un ‘A Better Tomorrow’, un futuro migliore – più verde, più innovativo, più sostenibile – per i consumatori e le comunità in cui operiamo”.
“Siamo orgogliosi di essere parte di questo progetto insieme a BAT: migliorare la filiera agricola, in special modo quella tabacchicola, è fondamentale, in un’ottica di innovazione, crescita sostenibile ed efficienza.
L’agritech è un settore sempre più strategico che, con il nostro contributo, forti dei tanti anni di esperienza con startup e aziende internazionali, possiamo aiutare a trasformarsi, individuando nuove soluzioni e strumenti innovativi a disposizione degli agricoltori”,
 ha commentato Mauro Iannizzi, Principal di H-FARM Innovation.
In un momento congiunturale così complesso, la conferma dei volumi di acquisto con impegno finanziario crescente, restituisce a noi operatori della filiera, un segnale di forte interesse di BAT Italia per la sostenibilità del tabacco italiano.
Lavoro di qualità, cura dell’ambiente e innovazione fanno parte del bagaglio di conoscenze dei nostri tabacchicoltori, agricoltori altamente specializzati che grazie all’impegno di BAT Italia avranno la certezza di collocazione del prodotto con valori altamente competitivi”,
 ha commentato Vincenzo Argo, Presidente di ITALTAB.
“Confidiamo nella determinazione delle Istituzioni Nazionali e locali per portare a termine nei prossimi mesi una strategia di lungo termine che incentivi gli investimenti delle Manifatture, così da garantire una maggiore stabilità per tutta la filiera”.
“Innovazione e sostenibilità sono da sempre nostri obiettivi prioritari.
Soprattutto in questa fase economica apprezziamo l’iniziativa di BAT, che da slancio alla filiera del tabacco “made in Italy”, confermando il suo ruolo importante nell’economia locale e nell’eccellenza tecnologica del Paese.

LE PAROLE DI GIAN MARCO CENTINAIO

Per assicurare una transizione ordinata occorrono scelte politiche adeguate e condivise con tutti gli attori della filiera, che abbiano un orizzonte di lungo periodo e il duplice scopo di governare questa fase di grande trasformazione e di consentire nuovi investimenti in questo comparto, che è stato in grado di rinnovarsi.
Un settore profondamente radicato sul territorio e importante per l’economia, con 2.000 aziende impegnate, che impiegano 50.000 addetti su una superficie di oltre 14.000 ettari”, ha messo in evidenza Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura.
“La filiera tabacchicola punta a essere sempre più sostenibile e per raggiungere questo obiettivo sono fondamentali tecnologia e soluzioni innovative che rendono possibile l’ottimizzazione delle risorse e una maggiore tutela dell’ambiente”, ha affermato il Sottosegretario alle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, senatore Gian Marco Centinaio.
“È inoltre importante che i coltivatori italiani possano contare sulla continuità degli investimenti e anche su un ulteriore sostegno economico che tiene conto del momento di particolare difficoltà che si sta attraversando”.
Gli investimenti e l’impegno di BAT Italia per un’agricoltura di qualità confermano l’importanza della sinergia tra Istituzioni, stakeholders e industria per giungere a filiere in grado di coniugare competitività e sostenibilità”, ha commentato Filippo Gallinella, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.
“Nel settore del tabacco è fondamentale garantire stabilità del quadro normativo e fiscale, per favorire investimenti pluriennali, e una riflessione congiunta sulle prospettive di questo pezzo così importante di agroindustria nazionale”.

Il fumo può avere ripercussioni rilevanti tra le persone affette da diabete mellito di tipo 2. L’interazione tra l’iperglicemia tipica della condizione patologica e delle sostanze tossiche inalabili prodotte dal fumo di sigaretta può accelerare il decorso delle complicazioni relative al diabete (ad esempio, malattie coronariche, infarto, malattie arteriose periferiche, retinopatia e nefropatia).

Inoltre, nei percorsi di cessazione per pazienti di questo tipo, bisogna considerare risvolti unici e tipici a livello metabolico e comportamentale: ad esempio, i fumatori con diabete potrebbero dimostrare una bassa motivazione a smettere, dovuta al timore di incorrere in uno degli effetti più tipici del dire addio alla sigaretta, ovvero l’aumento di peso, con un conseguente aumento del rischio di ricadute.

Tuttavia, molti studi hanno dimostrato come smettere di fumare si traduca in un miglior controllo glicemico e un ridotto rischio cardiometabolico: aiutare i fumatori affetti da diabete mellito di tipo 2 è una priorità assoluta.

Le terapie comportamentali e i farmaci per la cessazione spesso sono utilizzati in combinazione per aumentare l’efficacia dei trattamenti antifumo, ma i dati in merito a questi interventi tra i fumatori affetti da diabete sono limitati. Nello specifico, non è stata valutata attentamente l’efficacia e la relativa sicurezza della vareniclina (Chantix) tra i fumatori affetti da diabete.

Una lacuna colmata dal trial clinico randomizzato condotto dai ricercatori del CoEHAR, Centro di Eccellenza internazionale per la riduzione del danno da fumo dell’Università di Catania in collaborazione con il Mossakowski Medical Research Institute (Polonia), che ha indagato l’utilizzo della vareniclina tra i fumatori con diabete che avevano intenzione di smettere di fumare.

Lo studio “Efficacy and safety of varenicline for smoking cessation in patients with type 2 diabetes: A multicenter double-blind randomized placebo-controlled trial”, primo nel suo genere, ha dimostrato che l’utilizzo della vareniclina è particolarmente efficace durante tutto il percorso di cessazione, con dati interessanti attestati alla settimana 12, 24 e 52 del trattamento.

“L’obiettivo che dovrebbero avere tutti i fumatori è quello di raggiungere l’astinenza da fumo e di mantenerla, in particolare i fumatori affetti da diabete “ ha dichiarato la dott.ssa Cristina Russo, prima autrice dello studio “I fumatori con diabete sono a conoscenza che il fumo di sigaretta aumenta il rischio di danni al sistema cardiovascolare e vascolare, oltre che il rischio di insufficienza renale, ma molto spesso non riescono a smettere da soli. È nostro dovere aiutare questi fumatori a smettere sia attraverso la consulenza professionale sia grazie a trattamenti più efficaci. Siamo lieti nel dimostrare come la vareniclina, combinata al supporto psicologico, abbia aiutato un numero significativo di pazienti affetti da diabete a dire addio al fumo”.

LO STUDIO

Lo studio è stato condotto tra una popolazione di fumatori affetti da diabete con un media di 10 sigarette fumate al giorno: sono stati reclutati 300 partecipanti da cinque differenti ospedali dall’area di Catania.

Scopo dello studio era valutare l’efficacia e la relativa sicurezza della vareniclina, paragonata a un placebo, nei percorsi di smoking cessation.

Una volta attestata la storia clinica dei pazienti e la loro abitudine tabagica, i partecipanti hanno ricevuto un supporto professionale per indirizzarli nel percorso. Divisi in seguito in due gruppi differenti, è stata loro fornita una scorta sufficiente sia di vareniclina sia del placebo.

Dopo la prima visita, tutti pazienti sono stati rivisti su base settimanale per le successive 12 settimane. Al termine della fase di trattamento, gli incontri sono stati programmati alle settimane 13, 24 e 52 per rilevare i dati in merito all’astinenza da fumo e all’uso dei farmaci.

La prima fase è stata completata da un totale di 215 partecipanti (il 73.3% nel gruppo della vareniclina e il 70% nel gruppo del placebo). Durante la fase successiva, 201 partecipanti hanno completato la visita alla settimana 24 ( 66.6% nel gruppo vareniclina e 67.3% nel gruppo placebo) e alla settimana 52 hanno completato il percorso 195 pazienti (66.6% e 63.3% rispettivamente nei due gruppi).

In tutte le fasi, le percentuali di astinenza da fumo erano più alte tra il gruppo di utilizzatori di vareniclina rispetto al gruppo placebo. Secondo i dati rilevati, i fumatori affetti di diabete mellito di tipo 2 inseriti nel gruppo della vareniclina avevano circa 3 volte più possibilità di smettere rispetto al gruppo placebo durante tutto lo studio.

Per quanti riguarda gli esiti avversi del trattemento a base di vareniclina, in generale sono stati rilevati sintomi lievi o moderati. I più comuni che hanno portato all’interruzione del trattamento sono stati ansia e depressione. Se compariamo i dati presi dai due gruppi, quello che ha utilizzato la vareniclina e quello che invece ha utilizzato il placebo, i sintomi più comuni sono stati nausea (27.3% nel gruppo vareniclina e 11.4% nel gruppo placebo ), insonnia (19.4% vs. 12.7%), sogni anormali (12.7% vs. 3.4%), ansia (11.4% vs. 7.3%) e irritabilità (9.4% vs. 5.4%).

Per quanto riguarda la relativa sicurezza dell’uso di vareniclina tra i pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, i dati sono simili a quanto già rilevato in precedenti studi condotti su campioni di fumatori tra la popolazione. Per quanto riguarda i parametri metabolici e cardiovascolari non state attestate differenze significative tra o all’interno dei due gruppi. In particolare, non è stato rilevato aumento di peso durante lo studio tra i partecipanti.

I fumatori affetti da diabete dovrebbero avere accesso a metodi di cessazione efficaci e sicuri. Più lunga è l’abitudine al fumo e la pregressa condizione di fumatori, più basse saranno le possibilità di raggiungere l’astinenza nel lungo periodo. L’utilizzo combinato della vareniclina e del supporto psicologico abbassano il rischio connesso al diabete e aumentano le possibilità di cessazione. Inoltre, l’effetto avverso più comune tipi dei fumatori affetti da diabete che smettono di fumare, l’aumento di peso, non è stato rilevato durante lo studio.

I dati dello studio hanno fornito prove a sostegno dell’utilizzo della vareniclina nei programmi di cessazione e come strumento ulteriore per aiutare i fumatori a dire addio alla sigaretta nei programmi di formazione sul diabete.   
(da Coehar)

E’ uno degli ultimi tasselli ad essersi aggiunto al mosaico Svapoweb.
Lo scorso 11 Giugno, infatti, Cremona ha assistito al battesimo del suo primo store arancione.
A prendere il largo, al civico 66 di via Ferruccio Ghinaglia, il punto vendita capitanato dall’imprenditore Michele Parma.
La prima esperienza nel mondo della sigaretta elettronica, lavorativamente parlando, per il titolare del riferimento cremonese che, tuttavia, era già robusto conoscitore del vaping.

A GUIDARLO MICHELE PARMA

Perchè il vaping ha rappresentato per lui la risposta ad un paio di decenni da fumatore.
Svapatore da sette anni, il nostro Michele era stato un “aficionado” delle bionde (delle Marlboro rosse, per la precisione) da quando era un ragazzino di appena sedici anni restandone fedele consumatore per un qualcosina come 25 anni.
Poi una parentesi col “riscaldato”, breve quanto poco soddisfacente, e l’approdo alla e-cig che, finalmente, gli ha consentito di trovare soluzioni definitive e di mandare in archivio, una volta per tutte, il feeling con i pacchetti.
Ed ora, per Parma, il salto della barricata.
Ed il mondo guardato dall’altro lato del bancone.

Una partenza a razzo quella che si è regalato lo Svapoweb Store di Cremona che, in poco più di dieci giorni, ha già guadagnato la sua fetta di clientela in forza di un rapporto qualità prezzo che lo colloca sul gradino più alto del podio dell’offerta cittadina.
“Abbiamo una gamma di aromi spaziale – ci fa presente Michele Parma – Il cliente non può non trovare qualcosa che gli possa piacere”.
Profondamente addentro alle dinamiche del settore, il titolare dello Svapoweb cremonese si pone come faro per lo svapatore giù strutturato nonchè quale importante “spalla” a pro di quanti, desiderosi di archiviare la dipendenza dal tabacco, possono rinvenire in lui un consulente fidato che, equilibrando le varie esigenze, in un’alchimia di tempi, tipologie e quantità, potrà accompagnare nel delicato quanto importante momento della smoking cessation.