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Tabacco riscaldato, e-cig.
L’obbligo, l'iniziale step da porre in essere è quello che vive nel praticare una leale attività di informazione.
Lo precisa, raggiunta dalla nostra redazione, il deputato Angela Ianaro del Movimento Cinque Stelle.
La rappresentante di Palazzo Montecitorio ha preso parte, in settimana, nel suo ruolo di membro della Commissione Affari sociali, a “Un futuro senza fumo. Buone pratiche per una corretta comunicazione”, appuntamento promosso da Formiche e Philip Morris Italia nell'ottica di, come precisato dagli organizzatori, “stimolare il confronto tra i diversi attori presenti nel mondo del tabacco e nella comunità medica in merito alla necessità di informare sui prodotti senza combustione e di dotarsi di un codice di autoregolamentazione”.
La Ianaro fa un ragionamento tarato su principi di massima onestà.
La stessa non ha la “presunzione di affermare se queste alternative siano o meno efficaci in un discorso di cessazione del fumo”.
Semplicemente rivela come “sono realtà esistenti che non possono essere ignorate e che, pertanto, pretendono di essere disciplinate”.
“Nel momento in cui si diffondono innovazioni in qualunque campo – rappresenta la esponente pentastellata – le stesse devono essere “considerate” per il solo semplice fatto che esistono e che sono nella disponibilità del mercato.

“OBIETTIVO TUTELARE PUBBLICA SALUTE”
In questo caso – incalza la Onorevole – le innovazioni si pongono quali alternative alle sigarette, ci si confronta con tipologie quali “riscaldato” e sigarette elettroniche.
Sono novità che da tempo sono in uso e che vengono utilizzate anche dai più giovani, magari talvolta in maniera non pienamente consapevole.
Ebbene, il primo step da porre in essere in un’ottica di regolamentazione del settore è quello di praticare una giusta informazione”.
“Da docente di Farmacologia (la parlamentare è docente associato presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, n.d.r) conosco quali sono i danni determinati dalla pratica tabagista.
In tal senso, lo ribadisco, la prima e necessaria cosa da fare è quella di attivare una corretta e non parziale attività informativa anche perchè queste alternative, almeno questo è il mio sentore, continueranno nella loro crescita sul mercato.
Non si può pretendere di interloquire – prosegue la medesima – solo con quanti sono sulle stesse posizioni.
Per questo il ruolo della comunicazione leale è centrale, fondamentale.
Stabilire regole e farle conoscere al fine di non dare spazio a chi non opera in maniera adeguata.
Ci si deve confrontare - la conclusione - sempre tenendo presente che l’obiettivo comune deve essere quello della tutela della pubblica salute”.

Nuova nota Adm.
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, attraverso circolare sottoscritta dal Direttore generale, Marcello Minenna, è intervenuta per chiarire rispetto alla questione data dal trasferimento in altra sede di Depositi fiscali già esistenti.
In sostanza, il vertice dell'Agenzia fiscale ha spiegato come, anche nel caso di spostamento in altro luogo, bisognerà attivare le medesime procedure che si produrrebbero in caso di prima autorizzazione.
"La determinazione direttoriale del 18 Marzo 2021 - così Adm nel chiarire la disciplina normativa della questione - emanata in attuazione dell’articolo 62-quater, comma 2, del decreto legislativo 26 Ottobre 1995, numero 504 e successive modificazioni, prevede, per l’istituzione e gestione dei depositi di prodotti liquidi da inalazione, un regime autorizzatorio preventivo rispetto all’inizio dell’attività da parte dei soggetti istanti, analogo a quello previsto per i depositi fiscali di tabacchi lavorati".
Di conseguenza, il soggetto autorizzato alla gestione di un deposito fiscale, qualora volesse trasferire la sede del deposito autorizzato, è tenuto a inoltrare, all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., apposita istanza di trasferimento nella quale dovrà indicare i dati dell’impianto come previsti dall’articolo 2, comma 1, della determinazione del 18 Marzo 2021, e allegare la planimetria della nuova sede come ai sensi del comma 3 del medesimo articolo.
In particolare, si evidenzia ancora nella circolare, si dovrà indicare il Comune, la via e il numero civico o la località in cui si intende trasferire il deposito, nonché le caratteristiche dei sistemi di sicurezza antintrusione dell'impianto, al fine dell’accertamento da parte dell’Agenzia dei requisiti pretesi sempre dall'articolo 2, comma 4, della determinazione del 18 Marzo di quest'anno.
Soltanto all’esito positivo della verifica tecnica, da effettuarsi entro 30 giorni dalla ricezione
dell’istanza a cura dell’Ufficio territorialmente competente, potrà essere emanato il
provvedimento autorizzatorio per la gestione del deposito presso la nuova sede.
Pertanto, i soggetti interessati potranno esercitare l’attività di gestione del deposito
nella nuova sede soltanto a seguito dell’autorizzazione da parte dell’Agenzia.
Si fa presente, peraltro, che a seguito di trasferimento in altra provincia verrà attribuito un
nuovo codice d’imposta.
Qualora la verifica tecnica abbia esito negativo, invece, verrà emanato il provvedimento di rigetto dell’istanza di trasferimento e il depositario potrà continuare ad esercitare l’attività nella sede autorizzata.
Per i depositi che avessero comunicato il trasferimento prima dell’emanazione della presente informativa e per i quali non siano stati effettuati i relativi sopralluoghi per la verifica tecnica prevista dalla suindicata normativa - ulteriore precisazione - "gli Uffici territorialmente competenti provvederanno, ove non l’avessero già fatto, ad effettuarla immediatamente al fine di verificare la sussistenza dei requisiti dell’impianto, trasmettendo il relativo verbale".
"In mancanza di tali requisiti - precisazione finale - ove i depositari abbiano già trasferito l’attività presso la nuova sede, saranno immediatamente avviati i procedimenti di revoca dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 2, comma 9, della citata determinazione direttoriale".

Fare chiarezza, comprendere quale sia il vero nemico da “combattere” quando si parla di tabagismo.
E’ questo il senso di una missiva sottoscritta da Altria alla Food and Drug Administration, Organo statunitense, braccio del Ministero della Salute, che assolve al compito di vigilare su sicurezza di cibi e farmaci.
Ebbene, l’azienda – che è Casa madre del marchio Marlboro – ha chiesto alla Fda di pronunciarsi, al fine di instaurare una corretta informazione, sulla questione nicotina.
Sollecitando la stessa a fare chiarezza su come non sia tale sostanza, appunto, la reale causa dei problemi e degli accidenti a carico della salute connessi al fumo di sigaretta.
In tal senso, aprendosi parentesi, si era recentemente espresso anche il professore Fabio Beatrice.
Questi, infatti, aveva annotato su come – appunto – la causa delle problematiche di tipo cancerose e cardiocircolatorio non fosse da mettersi in relazione alla nicotina quanto, invece, al catrame, ovvero all’insieme di oltre 4300 sostanze ad alta tossicità originate dalla combustione.
Una riflessione appropriata, calzante quella del docente universitario italiano, preso
atto della diffusa approssimazione che si rinviene in merito in ambito scientifico.
Nonchè comprendendosi anche come nella lotta al tabagismo bisogna aver chiari quali siano i target da abbattere.

SONDAGGIO CONDOTTO SU 1020 PROFESSIONISTI
Ma torniamo alle cose americane.
Un approfondimento condotto su 1020 medici afferenti le branche della Medicina di
famiglia, la Medicina interna, l’Ostetricia, la Ginecologia, la Cardiologia, la Pneumologia e l’Oncologia ha accertato come l’83% dei soggetti intervistati ritenesse che la nicotina fosse la vera e reale causa di patologie cardiache mentre una percentuale ancora superiore, pari all’85, fosse certa che la nicotina rappresentasse fattore predisponente della Broncopneumatia cronica ostruttiva.
Fuori pista, completamente.
“I medici devono comprendere – così l’analisi di Steinberg, Direttore della Rutgers Tobacco Dependence Program e Capo della Divisione di Medicina interna generale presso la Rutgers Robert Wood Johnson Medical School – quale sia il rischio effettivo connesso all’uso di nicotina in quanto i medici occupano un ruolo centrale nella prescrizione della terapia sostitutiva”.
Ragionamento assolutamente adeguato, dal momento che, molto spesso, le terapie prescritte prevedono, in un percorso a scalare, la somministrazione di sigarette a basso contenuto di nicotina che, però, come chiaro, “non sono più sicure delle sigarette tradizionali”.
Chiarezza urge, anche in merito al discorso fumo.

Dal Comune di Milano sostengono – cosa già anticipata prima della entrata in vigore del nuovo regolamento – come, nelle prime settimane, si sarebbe osservato un atteggiamento soft e, comunque, “di tolleranza”.
Piuttosto che come tollerante, però, l’atteggiamento si pone, oserebbe dirsi, assolutamente impalpabile.
Il riferimento è al divieto di fumo "open air" posto in essere, nella metropoli lombarda, dalla metà del mese di Gennaio di quest’anno.
L'Esecutivo capitanato dal Primo Cittadino Sala è stato la prima tra le grandi realtà italiane – in assoluto la "palma" della primissima spetta a Sassari – a porre in essere la "stretta" sulle sigarette negli spazi pubblici all'aperto: in forza delle modifiche recate al cosiddetto “Regolamento sull’aria”, infatti, è stato battezzato il divieto di fumare in contesti "open air" quali fermate del bus, parchi pubblici, luoghi cimiteriali, contesti sportivi nel momento in cui non fosse possibile mantenere la distanza interpersonale di dieci metri.
Non solo una disposizione anti-Covid – al pari delle tante che, in questi ultimi mesi, sono state varate con ordinanze dei vari sindaci – ma una vera e propria tutela dal fumo passivo che, anche all’aria aperta, se vi è “assembramento” di persone, può essere inspirato dal “vicino”.
Il punto è che, da quel momento, ovvero dal 16 Gennaio, primo giorno di start della nuova disciplina anti-fumo, a tutto il mese di Maggio, sono state contestate appena sette sanzioni (sei delle quali a cittadini in sosta alla fermata del bus).
Sette in quattro mesi e mezzo, ovvero circa 1,5 al mese.

LE PERPLESSITA’ DI FORZA ITALIA
Un po’ scarsino il trend per una città che consta di 1,3 milioni di residenti, oltre a tutto quanto ruota attorno al “business”.
In effetti, come in apertura detto, l’Amministrazione meneghina aveva precisato – già prima dell’effettivo “start” del provvedimento – come la prima fase sarebbe stata una sorta di “cuscinetto”, prevalentemente informativa del nuovo stato di cose.
Ma sette sanzioni in quattro mesi e mezzo, in effetti, sembrano rivelare una impostazione troppo ma troppo timida e, quindi, ad alto tasso di inefficacia.
“Ci avevano detto che la lotta al fumo sarebbe stata senza quartiere — così il consigliere De Chirico di Forza Italia come da dichiarazioni rilasciate al CorSera — ma a giudicare dalle multe sembra davvero pochino: la bellezza di una multa al mese!
Tutto rimasto sulla carta”.
Lecito attendersi come prossimamente, fatta salva la volontà politica, si dovrebbe "accelerare" in termini sanzionatori

Sono divenuti decisamente più disciplinati.
Parliamo dei medici italiani con riferimento al di questi rapporto con la sigaretta.
Un approfondimento posto in essere su personale medico indica un legame decisamente meno “stretto”, rispetto al passato, tra i camici bianchi ed il tabacco.
Le “bionde” trovano – si – ancora discreto “appeal” tra i medici ma il “trend” pare presentarsi in decisa flessione in relazione agli approfondimenti degli anni precedenti.
A sottolinearlo un lavoro portato a termine dal Sistema di sorveglianza “Passi” ed il cui responso è stato reso noto pochi giorni or sono attraverso gli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità con l’articolo “Smoking prevalence among healthcare workers in Italy, Passi surveillance system data, 2014-2018”.
Si diceva: tra il personale medico vi è una incidenza tabagista misurabile nel 16% con oscillazioni connesse al genere (le donne fumano di meno), la provenienza geografica (i medici del Settentrione sono meno affezionati alle bionde rispetto ai colleghi del Meridione) e di anagrafe (con i medici over 50 che paiono essere più “ligi” e fumano meno dei dottori più giovani).
TRA ALTRE CATEGORIE LAVORATIVE LA PERCENTUALE SALE FINO AL 28,6%

Il dato potrebbe essere senza dubbio aggiustabile in termini migliorativi ma è decisamente più felice rispetto a quello che si ritrova in altre categorie professionali dove le percentuali degli amanti delle classiche arrivano a toccare una media di 28,6%.
Ed anche entro lo stesso ambito sanitario, del resto, si ritrova una certa variabile: basti pensare come tra gli infermieri il tasso dei fumatori giunga a toccare il 25% non rilevandosi oscillazioni significative connesse a sesso ed età ma unicamente a condizioni socio-economiche.
Dall’Istituto superiore di Sanità si rileva, come riferisce QS, alla luce di questi numeri, la necessità di “migliorare la competenza del personale sanitario sui danni del fumo di tabacco, i meccanismi della dipendenza, il ruolo dell’industria del tabacco, le politiche di controllo e sui metodi per smettere di fumare.
Attualmente questa tematica è praticamente assente nei percorsi di studio dei professionisti della salute.
Pianificatori, agenzie formative e ordini professionali – la chiusura – dovrebbero arricchire i curricula formativi sia a livello universitario che post-laurea”.

“Con la sigaretta elettronica si potrebbero salvare 200 milioni di vite in tutto il mondo”.
Così la World Vapers’ Alliance nell'annunciare lo start di “Back Vaping. Beat Smoking”, campagna che mira a sensibilizzare le Istituzioni internazionali operanti in ambito sanitario rispetto alla questione della riduzione del danno da fumo.
“Il 2021? - fanno presente dal sodalizio - Un anno cruciale per le politiche anti-fumo e di riduzione del danno.
Le conclusioni cui è approdata la ricerca – osservano ancora dalla Wva – e le prove tangibili che vengono dalla vita reale evidenziano, provano in modo chiaro, cristallino come la pratica dello svapo, la strategia dello svapo possano aiutare milioni di fumatori a smettere.
E smettere vuol dire salvare vite.
Eppure – insistono ulteriormente dalla World Vapers’ Alliance – il futuro dello svapo resta assolutamente in bilico dal momento che gli Organi decisionali si devono misurare e devono quotidianamente fare i conti con la pressione che viene esercitata dalle organizzazioni anti-svapo.
La nostra campagna farà si – ha proseguito Michael Landl, vertice della World Vapers’ Alliance – che le prove e le voci dei vapers vengano ascoltate“.
LANDL: 2021 ANNO CRUCIALE
Il 2021, osserva Landl, si colloca come anno assolutamente strategico per le politiche di salute pubblica a livello mondiale evidenziandosi la centralità di due appuntamenti, in agenda da ora ai prossimi mesi, nell'ottica delle prossime politiche di salute pubblica.
In primo luogo la Conferenza globale “COP9” e, ancora, la normativa in itinere a Bruxelles con la nota “Direttiva sui prodotti del tabacco”.
C’è il rischio – sottolinea il numero uno Wva – che i leader globali sotto la pressione degli attivisti anti-svapo possano perorare leggi che possano equiparare lo svapo al fumo.
Tutto ciò rappresenterebbe un disastro per i vapers, per gli stessi fumatori e per la salute pubblica. Milioni di vaporizzatori potrebbero rischiare di tornare a fumare a causa di aumenti delle tasse, divieti di aromi ed altre restrizioni sull’accessibilità allo svapo.
Se ignorano – la chiusura – che lo svapo è il 95% meno dannoso del fumo e ha già aiutato milioni di persone a smettere di fumare, perderanno un’occasione d’oro per salvare vite umane.
Quasi 200 milioni di vite possono essere salvate se vengono introdotte le giuste politiche”

Problemi ad alta quota.
Martedi sera, infatti, un aereo ha dovuto interrompere la "marcia" atterrando in via d'emergenza allo scalo aeroportuale di Olbia.
La causa? Una sigaretta elettronica improvvidamente svapata durante la traversata.
L'aeroporto di Pisa, in particolare, ha dovuto accogliere un velivolo della Lufthansa che faceva scalo tra Monaco di Baviera ad Olbia, in Sardegna, dopo l'allarme fatto scattare dall'equipaggio che era stato messo in "alert" dalla chiara presenza di una "nube" nella carlinga.
Solo una volta a terra, come da approfondimenti posti in essere dalla Polizia aeroportuale, si è potuto stabilire come tale situazione fosse stata determinata dalla presenza di una e-cig avventatamente “svapata” durante il volo.
Sul momento, però, la constatata evidenza di una sostanza nebulosa ha portato i piloti a fare richiesta di atterraggio di emergenza con tutto l'annesso di inconvenienti per i viaggiatori che, in primo luogo, non hanno potuto portare a termine il viaggio. Per loro, infatti, dopo la sosta in hotel, la rotta è ripresa solo il giorno dopo con un volo Pisa-Olbia.
Tutto per uno svapatore-avventuriero che proprio non ha avuto la forza di resistere alla tentazione di concedersi una boccata di vapore.

LA NOSTRA GUIDA PER VIAGGIARE SVAPO-INFORMATI
In un primo momento non era stato possibile individuare il "colpevole": lo stesso, infatti, come sembra, accortosi del guaio combinato, aveva quatto quatto spento l'hardware e riposto lo stesso in borsa.
Solo in un secondo momento si è capito, una volta che l'aereo ha toccato il suolo, quale fosse stato l'inconveniente e, soprattutto, chi lo aveva causato.
Il viaggiatore, non si tratterebbe di un italiano, quanto alle prime informazioni, rischia di incappare in qualche noia.
Come noto, a bordo degli aerei, durante il volo, sussistono una serie di rigidi prescrizioni cui attenersi, in fatto di sicurezza, per quel che riguarda l’utilizzo di apparecchi telematici, potenzialmente capaci di disturbare il funzionamento dei meccanismi, nonchè per quel che attiene quei dispositivi che potrebbero, sebbene in via estremamente teorica, come nel caso dato dalle sigarette elettroniche, innescare incendi.
Su liquidi per e-cig e sigarette elettroniche, poi, sussiste tutta una particolare disciplina: conviene sempre, se si è svapatori, fare riferimento alle note informative della compagnia di viaggio al fine di comprendere quali condotte porre in essere per non incorrere in inconvenienti

Svapo per lavoro, per passione.
Svapo come missione.
La sigaretta elettronica scorre nelle vene di Massimo Di Gregoli, titolare del fortunatissimo “Fumo di Londra-Svapoweb di Praja a Mare”.
Un riferimento per gli aficionados della sigaretta elettronica che arrivano da Di Gregoli anche dalla lucana Lagonegro e da Sala Consilina, quest’ultima nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno, per fruire della consulenza dell’esperto imprenditore.
Ebbene si, consulenza.
Perchè c’è una sottile differenza – che poi tanto sottile non è – tra chi si limita esclusivamente a “vendere” e chi, invece, guida, consiglia, accompagna, orienta il cliente nel percorso di smoking cessation ed in quello successivo del mantenimento.
Un discorso – quello del binomio mera vendita/assistenza – che potrebbe essere applicabile a tutti gli ambiti del commercio ma che in quello del “vaping” assume una valenza nettamente diversa: perché vaping è salute.
Di Gregoli mastica lo svapo da quando lo svapo era un concetto ai più sconosciuto.
Svapavo già dodici anni fa quando le sigarette elettroniche erano rinvenibili solo sul mercato estero.
Con la sigaretta elettronica ho trovato la risposta ad anni di fumo”.
Ebbene si, perchè anche il “nostro” era stato un fumatore.
E che fumatore.
Lo stesso, infatti, aveva fumato per un bel pò di anni un paio di pacchetti al giorno.
Poi era riuscito a tirarsi fuori dal vizio sospendendo il feeling con le “bionde” per circa quattro anni e mezzo.
Quindi una sigaretta accettata da un amico ed il tunnel che si riapre.
“Una sigaretta dopo quattro anni e mezzo. Il giorno stesso andai a comprare un pacchetto nuovo, intero.
Ma non mi limitai più a due pacchetti, passai a ben tre.
E a tutto questo abbinavo quaranta, anche cinquanta caffè al giorno”.
Poi ancora una volta un colpo di reni di volontà ed il vizio spezzato: questa volta, però, il mantenimento gli è stato garantito dalla sigaretta elettronica.
Ed ora Di Gregoli è un imprenditore del vaping.
“Prima guardai incuriosito questo nascente settore – afferma il medesimo – All’inizio, i prodotti non erano “affinati”, ovviamente, come nelle versioni attuali.
Ed agli imprenditori della categoria il “concetto” di consulenza era del tutto estraneo.
Ma decisi di inserirmi in questo settore, del quale intravedevo le potenzialità”.
Amo il rischio”, afferma il medesimo, come da buon natura di chi investe.
Tant’è che l’imprenditore decise di avviare una nuova avventura in Calabria: così nacque, nove anni fa, il negozio di sigarette elettroniche a Santa Maria del Cedro.
Ebbene si, nove anni, agli albori del settore.
In un paesino della Calabria tirrenica.
Ma se c’hai il dna del vincente, la competenza e la passione, la strada del successo è assicurata.
Sempre ed ovunque.

“ARCANGELO BOVE? UN GENIO”Ed è così che dopo Santa Maria del Cedro venne Diamante e, da tre anni e mezzo, l’esperienza di Praja a Mare.
Sono aperto anche la Domenica, sia al mattino sia al pomeriggio
Quello che viene erogato presso lo store della provincia cosentina è un vero e proprio servizio, un servizio di assistenza, di accompagnamento del fumatore.
Bisogna essere duri con il fumatore. Per smettere bisogna accantonare le sigarette, il sistema duale non funziona.
Per smettere bisogna essere decisi, ed io consiglio il mio cliente in modo forte, duro, al fine di consentirgli realmente di liberarsi del vizio”
Non interessa a Di Gregoli chiudere una transazione in se stessa.
Bisogna capire l’esigenza del fumatore, come fare e cosa fare per aiutarlo a smettere.
Soprattutto, il fumatore non merita pietà.
Bisogna fornirgli una consulenza vera, sincera, indicargli il sacrificio da porre in essere per liberarsi delle bionde.
In modo chiaro, non edulcorato.
Bisogna, poi, trovare un ulteriore tipo di equilibrio, ovvero centrare i liquido giusto, il tasso giusto di nicotina.
La mia soddisfazione più grande? – si interroga l’imprenditore – Lo scetticismo iniziale del cliente che diventa entusiasmo, l’entusiasmo di chi è riuscito a smettere grazie alla e-cig”.
Presso lo Svapoweb di Praja a Mare si provvede anche alla misurazione del monossido.
A tempo zero, prima di iniziare ad approcciare la e-cig, e dopo cinque mesi.
Un modo tangibile per far comprendere l’entità del cambiamento, il miglioramento dei parametri tra il prima ed il dopo, un modus agendi che certifica in modo inequivocabile quale sia la vocazione che anima De Gregoli.
E poi c’è Svapoweb, da quasi un anno.
“Ho avuto l’occasione di conoscere un’azienda con una filosofia di correttezze e di professionalità, un modo di pensare che si accumunava al mio.
Arcangelo Bove? – la conclusione – Invidiabile, un genio perchè ha saputo vedere molto avanti”

Carta d'identità o tessera sanitaria.
In alternativa l'una all'altra.
Sono questi i documenti che dovranno essere presentati al momento dell'acquisto di prodotti di svapo al venditore on line.
Lo ha precisato l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli attraverso una circolare posta in essere nella giornata odierna.
Altresì, è stato anche evidenziato come il cliente-utente che già si era registrato al sito di vendita on line e che in quella circostanza aveva già provveduto a presentare i documenti di riconoscimento, non dovrà ripresentarli, successivamente, ad ogni transizione.
Di seguito il testo integrale della citata circolare.

“La circolare 17/2021 del 30 Aprile 2021, al punto 5, stabilisce che la vendita a distanza dei prodotti liquidi da inalazione di cui all’articolo 62-quater, del Decreto legislativo 26 Ottobre 1995, numero 504, deve essere effettuata previa registrazione, sul sito internet del venditore, del soggetto richiedente, necessariamente maggiorenne, che dovrà avvenire mediante acquisizione del documento di identità e della tessera sanitaria.
Sono pervenuti quesiti da parte di alcuni depositari con i quali vengono richiesti chiarimenti, in particolare se quanto stabilito dalla suindicata circolare possa essere interpretato nel senso che nella vendita a distanza dei prodotti in parola sia sufficiente, ai fini della verifica della maggiore età dell’acquirente, l’acquisizione del documento di identità, mentre la produzione della tessera sanitaria sia un incombente facoltativo laddove si rendesse necessaria l’acquisizione del codice fiscale dell’acquirente.
Si è inoltre richiesta la possibilità, al fine del contenimento degli oneri per gli operatori, di non procedere alla richiesta dell’inserimento degli estremi del documento di identità (numero, data di rilascio e autorità emittente) e della tessera sanitaria (numero di identificazione della tessera) all’atto di ogni operazione di acquisto nel caso in cui la citata documentazione sia già in possesso del Deposito e l’accesso al sistema di acquisto subordinato all’inserimento di specifiche credenziali personali, assegnate al momento della registrazione.
Valutate le proposte pervenute dagli operatori economici e tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 10, comma 2, della determinazione direttoriale del 18 marzo 2021, protocollo 83685/RU, che stabilisce, tra l’altro, che i depositari che effettuano la vendita a distanza dei prodotti liquidi da inalazione devono “c) richiedere all’acquirente dei prodotti l’esibizione di un documento di identità al fine di accertarne la maggiore età, in ottemperanza all’obbligo sancito dall’articolo 25 del Testo unico delle leggi sulla protezione e assistenza della maternità e dell’infanzia (Regio decreto 24 dicembre 1934, n. 2316), come sostituito dall’articolo 24, comma 3, del decreto legislativo n. 6 del 2016”, si conferma che per la vendita a distanza dei prodotti liquidi da inalazione risulta necessario acquisire almeno un idoneo documento che comprovi la maggiore età dell’acquirente o, in alternativa, la tessera sanitaria.
Nel caso l’identificazione sia avvenuta con documento di identità potrà essere richiesto il codice fiscale dell’utente, anche tramite l’esibizione della tessera sanitaria, ove fosse necessario ai fini della certificazione dei corrispettivi.
Qualora l’accesso al sistema di vendita sia protetto da specifiche credenziali personali, assegnate al momento della registrazione sul sito del Deposito, previa acquisizione del documento d’identità o della tessera sanitaria, non sarà necessario procedere all’inserimento dei suddetti documenti ad ogni operazione di acquisto”.

Il fumo passivo nuoce in modo serio anche alla salute dei bambini.
E non solo in termini di apparato respiratorio ma anche con riferimento ad un discorso cardiocircolatorio.
Sono queste le conclusioni di nuova ricerca confezionata dal team guidato da Karen Wilson, Presidente dell’American Academy of Pediatrics Tobacco Consortium.
Allo stato, infatti, erano risapute le conseguenze che il fumo può causare in termini di maggiore predisposizione, in età pediatrica, ad affezioni asmatiche e bronchiali ma non si “sospettava” un coinvolgimento significativo di altri parametri, quali ad esempio quelli pressori.
Ed, invece, lo studio Usa è andato esattamente in questa direzione ampliando lo “spettro” delle conseguenze che possono gravare anche sui piccini.
Ebbene, l'approfondimento ha accertato come il 6 percentuale dei bimbi esposti al fumo passivo sia interessato da un problema di ipertensione.
Non da adulti, ma stesso in età pediatrica. Da subito.
Una problematica, sebbene registrata misura non grave, che è stata posta in diretta e sola correlazione all’esposizione al fumo in assenza di diverse patologie riscontrate.

CIRCA IL 6% DEI PICCOLI ESPOSTI SVILUPPA IPERTENSIONE
Una percentuale di incidenza significativa, che è due volte quella che si rintraccia nella popolazione generale: l’ipertensione, infatti, si ritrova tra i bambini – in quelli che non sono non esposti al fumo passivo – nella misura del 3 percentuale.
Una ragione in più, pertanto, per mamme e papà per fare attenzione ai propri comportamenti ed ai propri stili in presenza di minori, in particolare quando si è all’interno delle case dove, per chiari motivi, l’esposizione al fumo di sigaretta presenta caratteri di maggiore intensità.
L’approfondimento di cui sopra è stato portato avanti su 8.520 bambini di età compresa tra gli 8 ed i 19 anni.
E la e-cig?
Non vi sono evidenze rispetto ad un danno che lo svapo passivo possa determinare sui piccini.
E’ chiaro, però, come, per ragioni di prudenza e di buonsenso, si debba evitare di spargere la nube di vapore in presenza di ragazzini in particolare quando si è in contesti che non sono open air.