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Il tentativo della Lega.
I senatori del Carroccio hanno presentato in Senato un emendamento alla Legge di Bilancio 2022 con il quale si propone, di fatto, di annullare quanto era stato disposto con la Legge di Bilancio ratificata esattamente un anno addietro.
Lo scopo dei salviniani è, come evidente, quello di cancellare gli effetti degli aumenti progressivi che, secondo un regime a scalare, porteranno, dal 1 Gennaio scorso fino al 1 Gennaio 2023, a sempre maggiori plus.
Come ogni anno, il settore della e-cig balla sulla graticola aspettando le decisioni che verranno assunte, in fatto di politica fiscale, del Governo nazionale.
Con il mondo del vaping che diviene costantemente, nei progetti di qualche forza politica, il bancomat cui pescare per andare a coprire le voragini che si vanno ad aprire in ben altri ambiti e settori.
Ebbene, cosa accadrebbe nel momento in cui dovesse passare l’emendamento Lega?
Molto semplicemente, si tornerebbe al 2019, ovvero al periodo precedente l’approvazione del Bilancio 2021.
E, da un un punto di vista strettamente teorico i numeri vi sono pure: le truppe salviniane, infatti, sono forza di Governo e, pertanto, di maggioranza - con la sola Fratelli d'Italia a sedere tra i banchi dell'opposizione parlamentare.
Ma, come risaputo, sulla sigaretta elettronica e sul mondo del tabacco, si vanno a determinare alleanze e accordi molto malleabili e dinamici con sviluppi che sono assolutamente imprevedibili.
E che, come si può ritenere, sono e saranno sempre frutto di accordi e trattative squisitamente politici.
Dita incrociate, sebbene sia risaputo come le alte sfere nazionali non si presentino esattamente come le migliori alleate della sigaretta elettronica

Un master universitario che punta a formare figure esperte, di livello superiore, nel campo delle strategie di cessazione dal fumo ed in quello della “harm reduction”.
L’Università degli Studi di Catania ed il CoEHAR rendono nota l'indizione di bando per il Master universitario di primo livello avente ad oggetto lo studio e l'approfondimento delle più efficaci tecniche di trattamento del tabagismo.
Il termine ultimo per la presentazione delle domande è quello del 14 Febbraio 2022.
Le nuove frontiere nel trattamento e nella prevenzione del tabagismo – sottolineano da UniCatania e Coehar – in Italia e nel Mondo, rendono necessario creare e formare professionisti del settore sanitario che sappiano valutare e comprendere il grave problema medico e sociale rappresentato dal fumo. Un settore in grande fermento con ottimi sbocchi professionali e scientifici”.
“Approcciarsi a un fumatore che intende smettere – incalzano – richiede conoscenze e competenze a 360 gradi.
Entrano infatti in scena principi medici come il decorso patologico delle malattie fumo correlate, l’assistenza psicologica e psicoterapica, gli approcci farmacologici e terapeutici, oltre alle innovazioni del mondo della ricerca e della tecnologia.
Per questi motivi, l’Università di Catania e il CoEHAR, in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dello stesso ateneo, annunciano l’avvio del processo di selezione per il Master universitario di primo livello in “Smoking Cessation e Harm reduction”, il primo al mondo nel suo genere”.
La figura professionale formato in questo campo avrà l'opportunità di operare in diversi ambiti lavorativi quali centri medici e riabilitativi, cliniche, scuole, ospedali, centri di ricerca, ovvero tutti i settori che sempre più frequentemente necessitano di figure specializzate che impostino un percorso specifico nel trattamento di questa abitudine, con i relativi benefici che smettere comporta in termini di salute.
Il CoEHAR – è ancora esposto – rappresenta un’eccellenza internazionale nel settore, grazie all’implementazione di approcci metodologici innovativi per contrastare la piaga del tabagismo. Grazie a un team di ricercatori multidisciplinare, alla collaborazione con partner internazionali e l’avvio di numerosi progetti di ricerca, agli studenti verrà data la possibilità di essere parte di un network globale e altamente specializzato”.
“A livello internazionale – ha spiegato, invece, Riccardo Polosa – vi è una sempre maggior richiesta di figure competenti che possano affrontare i problemi correlati al tabagismo. Assistere e aiutare i fumatori a smettere significa saper valutare attentamente tutte le componenti che influiscono sulla dipendenza tabagica e le conseguenze che questa abitudine comporta. Abbiamo bisogno di professionisti formati e competenti”.
Il master, 30 posti disponibili, si articolerà lungo un periodo di 12 mesi con stage di 300 ore da svolgersi presso lo stesso CoEHAR, il Centro per la Prevenzione e Cura del Tabagismo dell’AOU Policlinico “Rodolico-S. Marco”; La struttura di riabilitazione psichiatrica CTA Villa Chiara; L’associazione no-profit Lega italiana Anti Fumo. Nonchè presso ECLAT srl, lo spin off dell’Ateneo dedicato alla ricerca e sviluppo nel settore della riduzione del danno da fumo.

“Gli sforzi dei Governi sono mirati a ridurre i tassi di mortalità e i costi sanitari legati al tabagismo. Per chi non riesce a smettere i prodotti alternativi rappresentano una soluzione seppure non esente da rischi. Rischio che è dimezzato rispetto ai prodotti classici basati sulla combustione del tabacco. Se negli Stati Uniti sono stati approvati e in molti Stati della comunità Europea sono ormai una realtà, in Italia stentano ancora ad attecchire, ma la direzione è segnata”.
Così ha esposto il medico cardiologo, come rilancia lifestyleblog.it, nel contesto del 63esimo Congresso regionale della Sezione siciliana della Società italiana di Cardiologia, momento svoltosi presso il Policlinico Universitario di Palermo.
Un ragionamento, quello portato avanti durante i lavori, che ha insistito sulle soluzioni praticabili per eliminare i rischi modificabili a carico dell’apparato cardiovascolare.
La combustione ad oltre 900 gradi – ha sottolineato ancora il professionista – che avviene durante il fumo della sigaretta provoca la liberazione di ossido di carbonio, tossico per l’endotelio delle arterie. Questo si lega, tra l’altro, all’emoglobina provocando in tutti i fumatori ipossiemia cronica. Idrocarburi di combustione e catrame provocano altresì insorgenza di tumori e patologie gravi a polmoni, vescica e colon.
Il problema è che la nicotina crea dipendenza. Se prima si tentava con supporto psicologico coi centri antifumo, che a causa della spending review non esistono praticamente più, l’unica alternativa è fare inalare la nicotina con sistemi particolari e di nuova generazione che consiglio ai fumatori incalliti. Il rischio è dimezzato e la speranza è che l’utilizzo di questi prodotti innovativi induca il fumatore a smettere definitivamente”
Base sempre più possibilista sulle opportunità del vaping: fino a quando i piani alti resteranno sordi?

Tra i primi ad abbracciare lo “svapo”.
Quando lo “svapo” era oggetto misterioso che iniziava a far timido capolino nelle pagine della cronaca.
Germano Gargiulo, titolare dello Svapoweb Store di via Giotto di Napoli, quartiere Vomero, è stato uno dei pionieri del settore nella città partenopea e, in generale, nel Sud Italia.
La sua prima esperienza da imprenditore del vaping germoglia nell’anno 2011 in un crescendo di soddisfazioni e riscontri.
Ma la storia con la e-cig inizia un pò di tempo prima sotto le spoglie di un fumatore che cerca una soluzione per dire addio alla dipendenza del tabacco.
Siamo nel 2009 e Germano è uno di quelli “aficionados” davvero fedeli alle classiche bionde.

PER VENTICINQUE ANNI FEDELE FUMATORE
Trenta-trentacinque sigarette al giorno: un andazzo che – allora Germano era appena quarantenne – stava andando avanti da circa 25 anni.
“Certo, iniziai a fumare che avevo circa sedici anni. Poi l’esigenza di smettere, ma una esigenza non economica ma proprio fisica. Di salute. Ero arrivato a numeri davvero troppo alti, le mie dita, ormai, erano ingiallite”.
L’approccio, quindi, con la sigaretta elettronica in quello che era un formato abbastanza primordiale “Conobbi la sigaretta elettronica a Torino, dove mi trovavo per lavoro. Gli strumenti del tempo non erano certo raffinati. Vi erano gocciolamenti, bruciature. Diciamo che non erano il top, eppure…”.

IL NEGOZIO APERTO NEL 2011
Eppure, anche in quella forma l’e-cig si rivela un elemento utile.
L’utilizzo diventa costante e consente al “nostro” Germano di poter archiviare un quarto di secolo di feeling col tabacco.
Quell’esperienza personale, quindi, viene riversata, nel mondo del lavoro tant’è che, come detto, nel 2011 Gargiulo apre il suo negozio.
“Vi erano già allora dei franchising ma decisi di non legarmi ad alcuno perchè avevo maturato, nella posizione di ex fumatore, un’esperienza. Da utilizzatore di sigaretta elettronica mi ero formato una mia idea, non volli vincolarmi ad alcun marchio”.
E lunga questa scia Germano proseguirà fino all’Ottobre 2019 allorquando si ebbe l’adesione al “franchising di successo” targato Svapoweb.
“Svapoweb lo conoscevo da sempre – prosegue il medesimo – La nostra, amo definirla così, è una tabaccheria 2.0. Ci siamo sempre tenuti lontani dall’impostazione di un vaping di nicchia. Miriamo all’utilizzatore quotidiano e non, per così dire, al collezionista.

PUBBLICO ANAGRAFICAMENTE AMPIO
Il nostro pubblico – prosegue il nostro interlocutore – va dai 19 ai 65. Aiutiamo chi vuole smettere di fumare, chi vuole farlo realmente, pronti a supportare qualora si determinasse qualsivoglia necessità”
“E’ molto importante il discorso della volontà. Comprendiamo subito che genere di cliente abbiamo davanti. Se vi è qualcuno realmente intenzionato a dire addio al fumo o se, invece, vi è un atteggiamento troppo morbido e non convinto. In quest’ultimo caso preferiamo proprio non venderla la sigaretta elettronica, in un certo senso facciamo quasi opera di disincentivazione. Se si compra la e-cig tanto per…non realmente intenzionati a sottrarsi al vizio, finiremo per avere una persona in più che fallisce e che, magari, attribuirà il personale insuccesso alla sigaretta elettronica e non al suo atteggiamento”.

Insistere sul fatto che i rischi cardiovascolari e respiratori delle sigarette elettroniche siano simili a quelle convenzionali non ha senso. Indica una totale ignoranza rispetto alla questione”.
Il professore Riccardo Polosa, “papà” del Coehar, eccellenza della ricerca nostrana, commenta il folle piano fiscale adottato in Israele: il Ministro delle Finanze israeliano Avigdor Lieberman, infatti, ha disposto un innalzamento delle tasse sulle e-cig portandole allo stesso livello di quelle delle bionde “normali”, non disponendo, invece, in capo a quest’ultime alcun aumento.

IL CASO ISRAELE CHE STANGA IL VAPING
Fonti governative, ancora, avevano anche sottolineato come la misura fosse stata pensata proprio per disincentivare il consumo di sigarette elettroniche ritenendosi come le stesse possano causare “un aumento del rischio di malattie cardiache e respiratorie”.
Ovviamente, questo genere di considerazioni hanno determinato la “reazione” di Polosa “Tali affermazioni – così il docente attraverso le colonne di Liaf Magazine – sono in disaccordo con ciò che abbiamo appreso negli ultimi 50 anni sulla composizione chimica del fumo di tabacco e sulle cause alla base delle malattie legate al fumo. Oltretutto, ignorano anche la vasta letteratura scientifica che afferma come le sigarette elettroniche siano fino al 95% più sicure”.
Ed ancora “Israele continua nell’implementazione dell’approccio standard delle politiche di controllo del tabacco dettate dall’OMS. Le stesse che hanno contribuito troppo poco alla lotta contro il fumo.

GLI ERRORI NEGLI APPROCCI CONVENZIONALI DI CESSAZIONE
Questo nuovo schema di tassazione limiterà solo l’accesso dei consumatori a prodotti a base di nicotina più sicuri, attenuando così qualsiasi prospettiva di un ulteriore calo dei fumatori in quel paese.
Sondaggi e anni di esperienza accanto ai pazienti mostrano come la maggior parte dei fumatori sia disposta a smettere e, per questo, tentano numerose volte di farlo. Tuttavia, come chiaramente mostrato in Israele, gli attuali approcci convenzionali di cessazione si aspettano che i fumatori si astengano completamente dal tabacco e dalla nicotina invece di offrire prodotti meno dannosi”.
Israele, 1.200.000 fumatori, ovvero il 22,5 percentuale della popolazione over 21.
Ma il problema sono le sigarette elettroniche, per di più, dall’anno scorso, bandite dai luoghi pubblici.

Basta scetticismo sulle alternative al fumo ma pieno riconoscimento del valore che esse possono ricoprire nelle strategie di smoking cessation.
Per arrivare a questo ambizioso risultato, però, è necessario, in primo luogo, fare sana informazione.
Un messaggio ricco di contenuti è quello che giunge da Luigi Godi – Senior Scientific & Medical Advisor di Philip Morris Italia.
Il manager di Pmi ha snocciolato numeri e dati a favore delle alternative al tabacco tradizionale iniziando da un riferimento al Giappone dove, dal momento in cui è stato introdotto sul mercato il tabacco riscaldato, si è assistito ad un calo nelle vendite delle tradizionali del 26 percentuale(dal 2012 al 2018) pur non essendosi avute mutazioni  di tipo legislativo e fiscale.
Per non parlare dello snus, prodotto che tira tanto nei Paesi scandinavi, e che ha portato, in Svezia, i fumatori al 4% con una discesa verticale del 60%.
Uguale discorso per il Regno Unito dove le politiche pro svapo del Public Health England hanno determinato un aumento nei consumi della sigaretta elettronica (+8%) ed un contestuale calo del 10% nei consumi delle bionde.
Godi, poi, ha anche smontato le teorie del gateway, ovvero quelle secondo le quali la e-cig sarebbe una corsia preferenziale verso un futuro da tabagista.
A tal fine il medesimo ha citato un’analisi di Eurobarometer, organo di consultazione pubblica della EU, che ha riferito come in Italia solo l’1% di 28.000 persone intervistate abbia dichiarato che la sigaretta elettronica ed il tabacco riscaldato fossero stati il primo prodotto utilizzato, rispetto ad un 93% degli intervistati che ha rivelato di aver avuto, invece, quale primo approccio la sigaretta classica.
E, proseguendo, nel Regno Unito tre distinte indagini hanno, allo stesso modo, dimostrato come pochissimi consumatori avessero avuto come “esordio” la e-cig.
Lo 0,2%, per la precisione, secondo sondaggio OPN del 2019, e lo 0,3% (secondo ASHA, 2020) e lo 0,6 (STS, 2020).
Proseguendo, nel 2020 la European Tobacco Harm Reduction Advocates aveva condotto lo studio “The EU Nicotine Users Survey” concludendosi come, su 32.000 soggetti, la prevalenza di utilizzo di e-cig fosse stata dell’1,3percentuale.
Un ulteriore lavoro congiunto Philip Morris Italia-Doxa, in ultimo, aveva chiarito come su 3000 utilizzatori Iqos, appena lo 0,6% si fosse iniziato con Iqos con la stragrande, restante parte che, invece, aveva avuto nel fumo il primo approccio.
Come può il legislatore ignorare queste conclusioni?

“Ad oggi non riscontro un fenomeno troppo diffuso ma l’utilizzo delle sigarette elettroniche comincia a farsi largo anche tra gli studenti. Chiederò agli educatori di corridoio di controllare questa abitudine in crescita, insieme ad altre emergenze ben peggiori. Cioè il consumo di sostanze stupefacenti: la cannabis, purtroppo, rappresenta un fattore di normalità per gli adolescenti”.
Così Raffaella Fumi, preside dell’Istituto piacentino Romagnosi, come riporta il sito di informazione "Libertà".
Il vertice scolastico, in particolare, come dalla medesima spiegato, ha dato mandato al personale non docente di prestare particolare sorveglianza al comportamento dei ragazzi nella aree extra aule, quali bagni, corridoi e cortili esterni.
Ciò al fine di verificare che gli stessi non facciano utilizzo, appunto, delle e-cig, pratica a quanto pare crescente nella popolazione scolastica.
Una indicazione assolutamente appropriata quella della Dirigente Romagnosi dal momento che quelli che non sono altro che ragazzini non dovrebbero avere assolutamente a che fare con fumo, tradizionale od elettronico che sia.
Ma vi è anche chi coglie una sfumatura particolare nel discorso, anch'essa non trascurabile.
"Non per forza la sigaretta elettronica comporta un aspetto negativo – ha evidenziato, sempre a "Libertà", Cristina Capra del Liceo Superiore Gioia – A mio avviso questi dispostivi non aumentano i fumatori, ma sostituiscono il tabacco tradizionale. È vero, ora fuori dalle scuole noto più giovani con la sigaretta elettronica”.
Un pò come dire: se proprio devono fumare, meglio che svapino, accertato come la e-cig determini un danno minore rispetto alla sigaretta combusta.
Una sorta di teoria del minor danno, per dirla breve, applicata ai giovanissimi.
Ovviamente, e torniamo al discorso di cui prima, si ribadisce come la teoria generale dello svapo vuole che esso si rivolga unicamente a chi è fumatore e vuole, pertanto, sottrarsi alla dipendenza.
Presupponendosi, ovviamente, come in età adolescenziale non vi siano ancora soggetti legati alla sigaretta per dipendenza ma, al limite, per moda e/o per mero diletto.

“Attualmente solo un numero molto ristretto di persone che svapa si dota della prescrizione come richiesta.
La maggior parte dei liquidi per sigaretta elettronica a base di nicotina viene importata senza prescrizione medica o acquistata al mercato nero.
Questi non sono affatto da considerarsi buoni risultati”.
Questo il commento che viene da Alex Woodak e Colin Mendelsohn, due tra i principali esperti del controllo del tabacco in terra australiana.
Nessuna grande sorpresa, in effetti.
In Australia, a quasi due mesi dalla entrata in vigore dalle restrizioni sul settore svapo, già prende forza il mercato illecito dei liquidi per sigaretta elettronica.
Una conseguenza che, del resto, era già stato ampiamente pronosticata da quanti seguono con attenzione, in Australia, la problematica legata al fumo.
Come noto, dai principi del mese di Ottobre, è operativa una legge che richiede la prescrizione medica per fare acquisto di liquidi a base di nicotina, sia che si opti per la via degli acquisti on-line da Paesi esteri sia che ci si voglia rifornire presso una farmacia del territorio.
Un giro di vite ulteriore dal momento che, fino a poche settimane addietro, occorreva la prescrizione esclusivamente per procurarsi gli e-liquid presso le farmacie, mentre la medesima non era richiesta per le transazioni on-line.
Ora, invece, le ultime introduzioni legislative legano qualsiasi acquisto di e-liquid ad un preventivo atto medico.
I legislatori australiani, però, non avevano riflettuto sul fatto che i vapers, al cospetto delle nuove limitazioni, potessero escogitare una soluzione per aggirare la norma.
E la via d'uscita l’hanno rintracciata nel contrabbando.
Ci sono due criticità evidenti nelle strategie anti-fumo ed anti-svapo australiane: in primis, è da riflettersi su come nel Paese in esame le percentuali di fumo stiano crollando - si - ma in modo troppo tenue.
E, comunque, in modo estremamente più soft rispetto a quanto non si verifichi in realtà quali la vicina Nuova Zelanda, ad esempio, che hanno fatto proprie soluzioni completamente diverse.
E, come prima detto, vi è la questione del contrabbando che, in ogni contesto, guadagna laddove vi è una politica di proibizionismo esasperata.
Rendere difficile l’approvvigionamento degli e-liquid “legali” non può che, di conseguenza, portare una fetta di persone a fare uso di e-liquid del mercato nero, con tutti i rischi del caso.
Senza omettere di tener presente come un’ulteriore fetta potrebbe, al al danno si aggiunge la beffa, addirittura fare dietrofront in direzione tabacco

A casa della “Fiorentina” diventano bandite le sigarette.
Il principale stadio di Firenze, infatti, capacità di oltre 43.000 posti a sedere, si prepara a bandire la sigaretta.
Questo quanto si accinge a ratificare il Consiglio comunale di Firenze.
Tra pochi giorni, infatti, entrerà nel parlamentino di Palazzo Vecchio il dibattito inerente il Piano di azione comunale (Pac) per la qualità dell’aria.
Il Regolamento, come era già stato fatto presente dalla nostra testata, andrà a prevedere l’adozione di una serie di accorgimenti tesi a ridurre le emissioni in atmosfera, nell’ottica di una città che sia sempre più green.

Firenze come Milano ed anche nella città fiorentina il divieto non andrà a riguardare le sigarette elettroniche ed il tabacco riscaldato
In un primo momento, il Pac doveva disporre il “no” alle bionde “solo” in luoghi quali parchi pubblici, giardini pubblici, parchi gioco nonchè fermate di bus e di tramvia.
Il tutto, come aveva fatto presente il Primo Cittadino Nardella, quale “tassello di un mosaico molto più ampio che riguarda la strategia della nostra amministrazione sul fronte della lotta al cambiamento climatico e della mobilità green, per rendere la nostra città sempre più verde e sostenibile dal punto di vista ambientale e a ridurre al minimo l’inquinamento attraverso una serie di azioni integrate e concrete”.
Ora, però, la rosa dei divieti si estende anche allo stadio cittadino come anche a tutti gli impianti sportivi a pubblico accesso.
Questo l'esito di un ordine del giorno al Piano di azione comunale presentato dal consigliere e componente della preposta Commissione consiliare “Cultura e Sport” Luca Santarelli in uno al Presidente della Commissione politiche sociali e della salute Mimma Dardano ed al consigliere, lista Nardella, Angelo D’Ambrisi.
In occasione della prossima seduta del Consiglio comunale la discussione ed il voto il cui esito, tuttavia, provenendo le proposte dalla medesima ala della maggioranza, appare essere scontato.

Catania, 17 novembre 2021 (Nota Coehar)

La cooperazione accademica tra il Centro di Eccellenza per l’Accelerazione della Riduzione del Danno (CoEHAR) dell’Università di Catania e l’Università di Chisinau è iniziata ufficialmente ieri con l’avvio ufficiale dei lavori del progetto DIASMOKE anche in Moldavia.
Ricordiamo che DIASMOKE è uno studio multicentrico randomizzato controllato che valuta i cambiamenti nei fattori di rischio cardiovascolare nei fumatori con diabete mellito di tipo 2 dopo il passaggio dalle sigarette convenzionali a quelle prive di combustione.
In base all’accordo siglato ieri a Chisinau – nell’ambito di un incontro al quale erano presenti anche il Rettore dell’Università “Nicolae Tesmitanu” Emil Ceban; il vice rettore per le attività di ricerca, Stanislav GROPPA e la ricercatrice e referente di Diasmoke, Lorina Vudu – le parti sosterranno la collaborazione in aree di reciproco interesse inclusi progetti di ricerca congiunti in ambito didattico e scientifico, avvieranno corsi di formazione e lavoreranno a progetti scientifici condivisi.
Il prof. Riccardo Polosa, fondatore del Centro di Eccellenza per l’Accelerazione della Riduzione del Danno (CoEHAR), ha sottolineato come l’obiettivo comune dell’accordo sia quello di creare scienza per le persone. Secondo la mission del CoEHAR, la cooperazione tra le due parti includerà l’internazionalizzazione, l’innovazione e la condivisione della conoscenza.
Lo scienziato catanese, inoltre, ha sottolineato come l’obiettivo di questo nuovo accordo sia quello di creare una collaborazione internazionale tra i maggiori esperti al mondo sul tema della riduzione del Danno da fumo così da creare standard di ricerca condivisi ed efficaci.
All’incontro, voluto peraltro per ufficializzare il lancio di Diasmoke in Moldavia, erano presenti anche presidente di ECLAT, Antonio Pacino ed il dr. John ISAAC di Metanoic UK.
“Certificare questo accordo significa capitalizzare il potenziale scientifico delle nostre università, investendo rispettivamente sui giovani e sul loro futuro” – cosi prof. Emil Ceban, rettore dell’Università “Nicolae Tesmitanu” al termine dell’incontro moldavo.