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“L’approccio medico più corretto nei confronti di questi prodotti è sconsigliarne sempre l’uso, ma usarli pragmaticamente come strategia di supporto alla cessazione delle sigarette a combustione, facendo attenzione però che la dipendenza da sigarette a combustione non si trasformi in dipendenza da prodotti a rischio modificato/ridotto”.
Sono le parole di Biondi Zoccai, cardiologo e titolare della cattedra di Cardiologia presso il Dipartimento di Scienze e biotecnologie medico-chirurgiche dell’Università “La Sapienza” di Roma.
Il medesimo ha commentato ai microfoni di Liaf Magazine rispetto a quella che dovrebbe essere la "posizione" del medico, in generale, rispetto alla questione sigaretta elettronica.
Non uno sfizio, quindi, come lascia intendere appropriatamente il docente, bensì uno strumento ad utilizzare esclusivamente ed unicamente per supportare chi ne abbia necessità in un percorso di smoking cessation.
"I dati a lungo termine – ha sottolineato ancora il professionista ai colleghi di “Liaf Magazine” – non sono ancora disponibili, quindi si possono fare solo supposizioni.
È verosimile che - ha insistito lo stesso - rispetto a non fumare, il rischio di eventi avversi cardiovascolari (morte, infarto miocardico, ictus cerebrale) possa essere aumentato dai prodotti a rischio modificato, ma in modo proporzionalmente molto meno grave che con le sigarette convenzionali.
Anche se prematuro, è verosimile che i prodotti basati su vaporizzazione di liquidi possano essere leggermente meno dannosi di quelli basati sul riscaldamento del tabacco, in cui comunque una piccola quantità di tabacco è oggetto di combustione/tostatura”.
Nessuna garanzia, quindi, rispetto al lungo termine e, in particolare, sul fatto che le e-cig possano essere esenti da qualsivoglia conseguenza, fosse anche lieve, a carico della salute.
Certo è che, nel paragone con il fumo, l'impatto sulla salute è decisamente più modesto.
Relatore in occasione del “Tobacco Harm Reduction”, momento convegnistico promosso dall’Università di Tessalonica e dall’Università di Patrasso in Grecia, la posizione di Biondi Zoccai, in buona sostanza, è un tassello in più che si va a posizionare nel sempre più ricco mosaico scientifico del minor danno nostrano.

Anche dal settore medico della Andrologia e della Medicina della Riproduzione viene un’importante apertura verso le alternative al fumo, sigaretta elettronica su tutte.
Questo quanto si coglie dai contenuti di una nota che il docente universitario Carlo Foresta, andrologo e titolare di Cattedra presso l’Università degli Studi di Padova, ha posto all'attenzione di "Quotidiano Sanità".
Foresta, nello specifico, ha recentemente portato a termine uno studio, oggetto di relazione nel contesto del XXXVI Convegno di Medicina della Riproduzione, che ha posto al centro dell'analisi una nuova scoperta legata al cadmio, metallo pesante che si produce anche nella combustione delle sigarette ed i cui tassi livelli potrebbero contribuire a determinare l’infertilità nell'uomo.
“I risultati –sottolinea il docente nella missiva posta all’attenzione di QS – confermano quelli già disponibili secondo i quali l’esposizione al fumo di sigaretta altera la fertilità nel maschio oltre a produrre patologie quali il diabete e le malattie cardio-vascolari.
L’effetto tossico sulla fertilità potrebbe essere in parte correlato alla presenza di cadmio nelle sigarette, oltre che di altri metalli pesanti come piombo, rame, arsenico e mercurio”.
Ma il passaggio centrale della riflessione è il seguente
“Lo studio fornisce quindi un’ulteriore conferma delle evidenze sulla lunga serie di effetti dannosi provocati dal fumo di sigaretta come conseguenza delle sostanze tossiche prodotte dalla combustione del tabacco, aprendo ulteriori scenari alle alternative contenenti nicotina – quali sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato – quale approccio per i fumatori incalliti che non vogliano o non riescano a smettere di fumare. E’ stato infatti dimostrato come l’uso di questi sistemi alternativi si associ al rilascio di una quantità nettamente inferiore di cadmio e di altri metalli pesanti”.
Ancora una importante testimonianza, quindi, che viene dalla scienza rispetto al ruolo del vaping quale strumento di smoking cessation da sottoporsi a quanti non sono in grado di sottrarsi alla dipendenza.
Una nuova e qualificata apertura verso un discorso di minor danno.
In questa circostanza, però, non si parla di medicina cardiaca, polmonare ma si va in un settore che meno frequentemente è messo in relazione ai danni da fumo, quale quello legato all'appartato riproduttivo.
“Minor danno”, quindi, come concetto totale.
I vertici sanitari nazionali, però, restano ancora arroccati in un fortino di totale chiusura.

Un ricorso avverso il “Regolamento dell’aria”, documento approvato a fine 2020 dal Consiglio comunale di Milano, e, in particolare, contro il divieto in esso previsto di fumare all’aperto in specifici punti della città.
E’ questa il nocciolo dell’iniziativa che è stata posta in essere da due privati cittadini indicati, noti come E.R.M. e M.C.M.
Il ricorso, depositato presso il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, mira ad ottenere l’annullamento degli articoli 9, 12 e 13 del menzionato regolamento.

SI CHIEDE ANNULLAMENTO ARTICOLI 9, 12 E 13
L’articolo 9, nel dettaglio, precisa testualmente “Fatto salvo quanto già disposto dalla vigente normativa in tema di divieto di fumo, a far data dal 1 Gennaio 2021, è fatto divieto di fumare negli spazi di seguito indicati: Aree destinate a verde pubblico, salvo in luoghi isolati dove sia possibile il rispetto della distanza di almeno 10 metri da altre persone; Aree attrezzate destinate al gioco, allo sport o alle attività ricreative dei bambini, così come disciplinato all’articolo 21, comma 7 del Regolamento comunale d’uso e tutela del verde pubblico e privato; Presso le fermate di attesa dei mezzi pubblici, incluse le fermate dei taxi, fino ad una distanza di 10 metri dalle relative pensiline ed infrastrutture segnaletiche; Aree cimiteriali; Aree cani; Strutture sportive di qualsiasi tipologia, ivi comprese le aree adibite al pubblico, ad esempio gli spalti.
A far data dal 1 Gennaio 2025 – analizza ancora il medesimo articolo – il divieto di fumo è esteso a tutte le aree pubbliche o ad uso pubblico, ivi incluse le aree stradali, salvo in luoghi isolati dove sia possibile il rispetto della distanza di almeno 10 metri da altre persone”.

LA GIUNTA HA APPROVATO LA COSTITUZIONE IN GIUDIZIO
I ricorrenti chiedono al primo grado amministrativo di "cancellare" tale articolo con i 12 e 13 – che regolano il tema della “Vigilanza” e delle “Sanzioni” – poichè, come stabilisce “Il Giornale”, in esso vivrebbe una “lesione della libertà di fumare e della libera iniziativa economica dei rivenditori di Monopoli”.
L'Esecutivo guidato dal Primo Cittadino Sala, da parte sua, che ha ratificato la costituzione in Giudizio, esprime massima tranquillità rivendicando il legittimo diritto di poter regolamentare la materia.
La palla al Tar.

Con il fumo di sigaretta si introducono nell’organismo circa 4.000 sostanze chimiche, di cui un centinaio, secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, dal comprovato effetto cancerogeno”.
Luigi Leparulo, Oncologo-Radiologo, a 360 gradi ai taccuini di Svapo Magazine.
Quarantotto anni, Leparulo è stato per anni operativo presso l’Istituto europeo di Oncologia di Milano, alunno di un luminare quale Aron Goldrish.
“Tra queste sostanze – prosegue il professionista, interpellato dalla nostra testata – le sostanze con maggiore potenziale cancerogeno sono l’1,3-butadiene, contenuto in grandi quantità nel fumo di sigaretta ed associato all’insorgenza di leucemie/linfomi, l’arsenico,
che tende ad accumularsi nell’organismo ed interferisce con i processi di riparazione del dna, il benzopirene, contenuto nel catrame, che interferisce con la p53, un oncosoppressore, che inibisce la crescita cellulare ed è stato il bersaglio molecolare individuato per primo nella correlazione fumo- cancro del polmone.

FUMARE UN PACCHETTO AL GIORNO E’ COME SOTTOPORSI A 25 RADIOGRAFIE AL TORACE IN UN ANNO
A queste sostanze – incalza Leparulo – si aggiungono anche sostanze radioattive, come il polonio 210, che tende ad accumularsi nei polmoni: uno studio ha dimostrato che, in un anno, chi fuma circa un pacchetto al giorno corre lo stesso rischio biologico che se si sottoponesse a 25 radiografie del torace in un anno.
Ma il fumo di sigaretta non è responsabile solo del tumore al polmone, ma anche di tumori di altri organi, come il cavo orale, la vescica, il pancreas, la mammella, ed inoltre aumenta il rischio cardio-vascolare (ictus ed infarti del miocardio) e di patologiche polmonari croniche, quali la Bpco ed enfisema polmonare.
L’Istituto superiore di Sanità ha stimato che il fumo di tabacco sia responsabile di un terzo delle morti per cancro e del 15% circa di tutti i decessi che avvengono per qualunque causa, provocando più vittime di alcol, Aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme”.

LA NECESSITA’ DI COINVOLGERE PIU’ PROFESSIONALITA’ MEDICHE
La migliore medicina in tale ottica sarebbe quella data dall’addio al fumo ma, come amaramente noto, “smettere di fumare è un percorso difficile, ed infatti, pur consapevoli dei rischi per la propria salute legati al fumo, molte persone continuano a fumare, in alcuni casi per scelta consapevole, come dimostra la diffusione del vizio tra il personale sanitario”.
“Da un punto di vista biologico – ancora il professionista – la nicotina contenuta nelle sigarette è responsabile di una dipendenza fisica dovuta alla sensibilizzazione dei recettori colinergici presenti nel cervello con insorgenza di un corteo di sintomi legati all’astinenza, quali irritabilità, stanchezza, insonnia, difficoltà di concentrazione; Da un punto di vista psicologico il vizio del fumo è sostenuta da fattori motivazionali ed emotivi che rinforzano nel tempo il vizio, rendendone difficile l’abbandono.
Le Istituzioni hanno messo in atto tutta una serie di iniziative, sul piano sanitario e legislativo, per combattere il tabagismo, che ha determinato una riduzione del numero di fumatori, che purtroppo rimane ancora molto alto (un italiano su quattro fuma), in particolare tra i più giovani.
Sicuramente un incremento dei Centri antifumo sul territorio ed un’adeguata campagna di informazione potrebbe essere una iniziativa utile per avviare un maggior numero di fumatori verso l’abbandono del vizio, non credo risolutiva se resta un’azione isolata, ma occorre mettere in atto tutta una serie di iniziative e coinvolgere più figure professionali”.

“ABBIAMO IL DOVERE DI STUDIARE LA SIGARETTA ELETTRONICA”
Inquadrato il problema, il professionista indica quale potrebbe essere una direzione lungo la quale investire l’impegno scientifico in un’ottica di abbattimento dei tassi da fumo.
Una delle ultime battaglie del compianto Professore Veronesi è stata propria la lotta al tabagismo, considerato non un vizio ma una vera e propria malattia.
Il fondatore dell’IEO di Milano diceva che “se tutti coloro che fumano sigarette tradizionali si mettessero a fumare sigarette senza tabacco (le sigarette elettroniche) salveremmo almeno 30.000 vite all’anno in Italia”…per questo abbiamo il dovere morale di studiare scientificamente la sigaretta smoke free.
Allo IEO – ricorda il medesimo – fu promosso in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano e il Centro cardiologico Monzino di Milano, uno studio con l’obiettivo di testare l’utilità dell’impiego della sigaretta senza tabacco e senza nicotina in 65 pazienti affetti da tumore o da infarto miocardico recente, fumatori di almeno 10 sigarette al giorno da almeno 10 anni, che ha mostrato che dopo 6 mesi chi usa la sigaretta elettronica smette di fumare nel 60% dei casi, contro la metà (32%) di chi non la utilizza e che anche chi non riesce a smettere, riduce drasticamente il numero di sigarette fumate.

“ASPETTIAMO RISPOSTE NECESSARIE PER AIUTARE I FUMATORI”
Altri studi sono in corso sull’uso della cosiddetta e-cig nei fumatori, usando dispositivi senza nicotina sia con nicotina, quest’ultimi nell’ambito di una Terapia Sostitutiva Nicotina, che consiste nel fornire all’organismo una quantità controllata di nicotina allo scopo di alleviare i sintomi dell’astinenza.
Sempre in IEO è stato ideato un altro studio clinico con lo scopo di valutare l’efficacia dei Tfc come strumenti di disassuefazione, attraverso l’ analisi degli effetti comportamentali (numero giornaliero di sigarette), clinici (sintomatologia fisiologica, con una particolare attenzione alla funzionalità del sistema respiratorio) e psicologici (qualità della vita, benessere, stato emotivo) prodotti dall’utilizzo dei TFC.
Il disegno dello studio prevedeva tre gruppi: un primo gruppo cui veniva fornito un programma di disassuefazione basato sull’uso di un dispositivo TFC con nicotina; un secondo gruppo con un dispositivo senza nicotina; infine, un terzo gruppo con le stesse informazioni di counselling dei due precedenti gruppi, ma senza l’utilizzo di un dispositivo Tfc.
Da studi come questo – la conclusione – si aspettano le risposte necessarie per prendere le giuste decisioni per aiutare i fumatori a smettere, ridurre o virare su alternative meno dannose della sigaretta tradizionale”.

Fare chiarezza, comprendere quale sia il vero nemico da “combattere” quando si parla di tabagismo.
E’ questo il senso di una missiva sottoscritta da Altria alla Food and Drug Administration, Organo statunitense, braccio del Ministero della Salute, che assolve al compito di vigilare su sicurezza di cibi e farmaci.
Ebbene, l’azienda – che è Casa madre del marchio Marlboro – ha chiesto alla Fda di pronunciarsi, al fine di instaurare una corretta informazione, sulla questione nicotina.
Sollecitando la stessa a fare chiarezza su come non sia tale sostanza, appunto, la reale causa dei problemi e degli accidenti a carico della salute connessi al fumo di sigaretta.
In tal senso, aprendosi parentesi, si era recentemente espresso anche il professore Fabio Beatrice.
Questi, infatti, aveva annotato su come – appunto – la causa delle problematiche di tipo cancerose e cardiocircolatorio non fosse da mettersi in relazione alla nicotina quanto, invece, al catrame, ovvero all’insieme di oltre 4300 sostanze ad alta tossicità originate dalla combustione.
Una riflessione appropriata, calzante quella del docente universitario italiano, preso
atto della diffusa approssimazione che si rinviene in merito in ambito scientifico.
Nonchè comprendendosi anche come nella lotta al tabagismo bisogna aver chiari quali siano i target da abbattere.

SONDAGGIO CONDOTTO SU 1020 PROFESSIONISTI
Ma torniamo alle cose americane.
Un approfondimento condotto su 1020 medici afferenti le branche della Medicina di
famiglia, la Medicina interna, l’Ostetricia, la Ginecologia, la Cardiologia, la Pneumologia e l’Oncologia ha accertato come l’83% dei soggetti intervistati ritenesse che la nicotina fosse la vera e reale causa di patologie cardiache mentre una percentuale ancora superiore, pari all’85, fosse certa che la nicotina rappresentasse fattore predisponente della Broncopneumatia cronica ostruttiva.
Fuori pista, completamente.
“I medici devono comprendere – così l’analisi di Steinberg, Direttore della Rutgers Tobacco Dependence Program e Capo della Divisione di Medicina interna generale presso la Rutgers Robert Wood Johnson Medical School – quale sia il rischio effettivo connesso all’uso di nicotina in quanto i medici occupano un ruolo centrale nella prescrizione della terapia sostitutiva”.
Ragionamento assolutamente adeguato, dal momento che, molto spesso, le terapie prescritte prevedono, in un percorso a scalare, la somministrazione di sigarette a basso contenuto di nicotina che, però, come chiaro, “non sono più sicure delle sigarette tradizionali”.
Chiarezza urge, anche in merito al discorso fumo.

Il fumo passivo nuoce in modo serio anche alla salute dei bambini.
E non solo in termini di apparato respiratorio ma anche con riferimento ad un discorso cardiocircolatorio.
Sono queste le conclusioni di nuova ricerca confezionata dal team guidato da Karen Wilson, Presidente dell’American Academy of Pediatrics Tobacco Consortium.
Allo stato, infatti, erano risapute le conseguenze che il fumo può causare in termini di maggiore predisposizione, in età pediatrica, ad affezioni asmatiche e bronchiali ma non si “sospettava” un coinvolgimento significativo di altri parametri, quali ad esempio quelli pressori.
Ed, invece, lo studio Usa è andato esattamente in questa direzione ampliando lo “spettro” delle conseguenze che possono gravare anche sui piccini.
Ebbene, l'approfondimento ha accertato come il 6 percentuale dei bimbi esposti al fumo passivo sia interessato da un problema di ipertensione.
Non da adulti, ma stesso in età pediatrica. Da subito.
Una problematica, sebbene registrata misura non grave, che è stata posta in diretta e sola correlazione all’esposizione al fumo in assenza di diverse patologie riscontrate.

CIRCA IL 6% DEI PICCOLI ESPOSTI SVILUPPA IPERTENSIONE
Una percentuale di incidenza significativa, che è due volte quella che si rintraccia nella popolazione generale: l’ipertensione, infatti, si ritrova tra i bambini – in quelli che non sono non esposti al fumo passivo – nella misura del 3 percentuale.
Una ragione in più, pertanto, per mamme e papà per fare attenzione ai propri comportamenti ed ai propri stili in presenza di minori, in particolare quando si è all’interno delle case dove, per chiari motivi, l’esposizione al fumo di sigaretta presenta caratteri di maggiore intensità.
L’approfondimento di cui sopra è stato portato avanti su 8.520 bambini di età compresa tra gli 8 ed i 19 anni.
E la e-cig?
Non vi sono evidenze rispetto ad un danno che lo svapo passivo possa determinare sui piccini.
E’ chiaro, però, come, per ragioni di prudenza e di buonsenso, si debba evitare di spargere la nube di vapore in presenza di ragazzini in particolare quando si è in contesti che non sono open air.

L’optimum sarebbe rappresentato dalla non assunzione di alcuna sostanza.
Ma, se proprio ciò fosse necessario per smettere di fumare, senz’altro la sigaretta elettronica genererebbe un danno molto minore rispetto a quello legato alla “classica”.
Così Domenico Schettino, giovane nefrologo in forza al Policlinico universitario di Napoli.
Il professionista ha discusso della problematica tabagista dalla prospettiva particolare del paziente nefropatico, ovvero di colui il quale è affetto da patologia renale.
Per questa tipologia di paziente, meglio dirsi anche per questa tipologia di paziente – esordisce il medico campano – la sigaretta è uno dei grandi nemici da bandire.
Il fumo 
– chiarisce, infatti, Schettino – è fattore di rischio per lo sviluppo della malattia renale cronica: può determinare lo stesso instaurarsi della patologia e può comportare un aggravamento della condizione in chi già nefropatico.
Nel momento in cui un paziente scopre di avere una compromissione renale, ebbene in quel momento avrà un motivo in più decisamente importante per abbandonare il vizio tabagista.
Fino ad un certo punto, infatti, si potrà fermare la progressione della malattia renale e, per la precisione, fino al terzo stadio, come da convenzionale suddivisione degli “step” di gravità ma quando si supererà il terzo stadio non sarà più possibile tornare indietro.
Per questo, un soggetto affetto da malattia renale dovrà stabilire uno stile di vita virtuoso e salutare e, in questo senso, si inquadra la necessità di tagliare il filo con il fumo sperando che si sia ancora nei tempi giusti per avere una regressione della condizione patologica ed un miglioramento della condizione.
Oltrepassata una determinata soglia, purtroppo, la nefropatia non sarà più reversibile, non sarà più arrestabile e l’esito naturale sarà quello dello sottoposizione a dialisi”

“E-CIG CERTAMENTE MENO DANNOSA DELLA CLASSICA”

I reni ed il cuore: una relazione di interdipendenza stretta, un doppio filo.
“Ebbene si –
 prosegue il professionista del Policlinico partenopeo – basti pensare come un grandissimo nemico della buona salute dei reni sia quello rappresentato da un elevato valore della pressione arteriosa sistemica.
E, riallacciandoci al discorso del fumo, sappiamo bene come la pratica tabagista, ovviamente in modo proporzionato al numero di sigarette fumato nelle 24 ore ed agli anni di dipendenza dal vizio, sia fattore favorente l’ipertensione.
Per quanto riguarda il meccanismo di funzionamento dell’apparato renale, grande filtro del nostro organismo che assolve al compito preziosissimo della depurazione, va ricordato come, a lungo andare, elevati valori pressorei possano comportare la incapacità dei reni di trattenere ed espellere le sostanze nocive in circolo.
Dopo, a lungo andare, i reni prenderanno ad espellere anche le sostanze “buone” e, semplificando molto il discorso, ciò si palesa con la perdita di albumina nelle urine.
Inoltre – 
ancora il nefrologo – non si dimentichi come la pressione, in via generale, agisca compromettendo lo stato delle arterie, determinando costrizione delle stesse e, quindi, minore afflusso di sangue”.
Fumo come tra i principali nemici anche della salute dei reni, quindi.
Come ci si dovrà regolare a fronte di un soggetto nefropatico che non riesca a sottrarsi dal vizio del fumo se non attraverso l’utilizzo della sigaretta elettronica?
Il compromesso è accettabile?
Sicuramente, tra le due opzioni, meglio la sigaretta elettronica – chiarisce Schettino – anche se, su quest’ultima, mancano ancora studi definitivi.
Certamente la sigaretta elettronica è meno dannosa della sigaretta classica, quindi, se un paziente riesce a sottrarsi dal vizio grazie alle e-cig, ben venga questa soluzione purchè essa rappresenti uno step provvisorio in vista di una cessazione definitiva”

Per non mandare in fumo la salute di denti e gengive bisogna smettere di fumare, ma tuttora tanti italiani non ci provano o falliscono nel tentativo: lo sottolinea la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia
(SIdP), riferendo i dati di un’indagine recente che ha dimostrato come pochi fumatori siano riusciti a utilizzare la ‘pausa forzata’ del lockdown per spezzare la dipendenza da sigarette.

Meno di uno su due – commentano dal sodalizio – ha cercato di smettere per avere uno stile di vita più sano, essere più forte contro il coronavirus e non danneggiare i conviventi non fumatori.
La maggioranza, invece, non ha cambiato le sue abitudini o ha addirittura fumato di più per la difficoltà nel gestire ansia e stress da pandemia.
I parodontologi sottolineano ancora come smettere di fumare sia, però, un investimento di salute oggi più che mai, perché i fumatori sono più fragili di fronte al Covid-19 e anche perché le sigarette danneggiano la salute orale.
Le sigarette aumentano la deposizione di placca batterica e così chi fuma ha un rischio da due a tre volte più elevato di andare incontro a parodontite, l’infiammazione grave delle gengive che può portare fino alla perdita dei denti.
Il fumo incide inoltre sulla risposta terapeutica dei pazienti, peggiorando o rallentando la guarigione a seguito di trattamenti o interventi di chirurgia orale. Chiedere supporto per il percorso antifumo aiuta ad aumentare le chance di successo e gli esperti danno suggerimenti per non ricascarci: dalla respirazione profonda alle attività piacevoli alternative, è importante mettere in atto piccoli trucchi per frenare il desiderio di accendere la sigaretta.
I dati raccolti in Italia sui comportamenti durante il lockdown confermano quanto
verificato dagli studi internazionali, che hanno dimostrato come paura, ansia e stress da pandemia siano stati per molti un ostacolo alla cessazione del fumo, perché ci si è letteralmente aggrappati alla sigaretta per gestire le emozioni negative: così circa il 30% ha fumato di più, il 15% ha visto ridursi la motivazione a smettere
spiega Luca Landi, presidente SIdP La potenziale maggiore gravità di Covid-19 nei pazienti fumatori invece deve e può essere utilizzata come un’informazione dal grosso impatto emotivo, tale da poter convincere alla cessazione del fumo. Questo è ancora più importante nei pazienti con parodontite che sono fumatori e che stanno manifestando un forte disagio psicoemotivo a causa della pandemia: lo stress è uno dei motivi principali per cui non si riesce a fare a meno di fumare, mettere in atto strategie di controllo dello stress è quindi essenziale perché la ‘triade’ fumo, stress e placca batterica è potenzialmente esplosiva per la salute orale”.

MASIERO “DENTI DEI FUMATORI TENDONO AD INGIALLIRE”

Se, infatti, lo stress rende più difficile smettere, il fumo facilita la deposizione della placca batterica sui denti e aumenta molto il rischio di sviluppare un’infiammazione gengivale, che poi è anche più difficile curare: le terapie parodontali chirurgiche e non chirurgiche sono infatti meno efficaci nei fumatori.
Prendere coscienza della necessità di smettere di fumare è indispensabile per bloccare il progredire della malattia parodontale e il percorso di cessazione va sostenuto in ogni modo: i parodontologi sono in prima linea per aiutare i pazienti, ora più che maiinterviene Silvia Masiero, coordinatore commissione editoriale SIdP – Si apre infatti una nuova fase in cui, superato lo stress generato dalla pandemia e dal lockdown forzato, i fumatori potrebbero essere più attenti e ricettivi nei confronti dei messaggi sulla cessazione del fumo e la riduzione del consumo di sigarette. Smettere di fumare non è certamente semplice e richiede prima di tutto una forte motivazione da parte del paziente e una personalizzazione dell’approccio alla cessazione.
L’odontoiatra e l’igienista dentale possono utilizzare strumenti oggettivi di valutazione del grado di dipendenza per indicare il percorso più efficace.

A volte bastano pochi semplici consigli, per resistere alla voglia di accendere una sigaretta: provare a rimandare più a lungo possibile l’accensione della sigaretta, controllare la respirazione per rilassarsi e allontanare l’impulso di fumare, bere più acqua e fare qualcosa per distrarsi, come una doccia, una passeggiata o ascoltare la musica che più piace. In altre situazioni è necessario consigliare di rivolgersi ai centri anti-fumo che territorialmente mettono a disposizione del cittadino personale e servizi specializzati nell’assistenza alla cessazione di questa dipendenza. L’obiettivo di mantenere negli anni un sorriso bello oltre che sano costituisce un’ottima leva motivazionale per venire in aiuto quando sta per prevalere la sensazione di non poter fare a meno della nicotina.
I denti dei fumatori, come è noto, tendono a ingiallirsi e macchiarsi più facilmente e sono maggiormente esposti al rischio di sviluppare malattie gengivali e di avere alitosi, una sgradevole conseguenza che incide anche sulla sfera sociale delle persone”.

Fabio Beatrice “scagiona” la nicotina.
Chiarimento assolutamente calzante quello che giunge, a mezzo social, dal medico pneumologo, Direttore del Centro antifumo di Torino nonché tra i massimi rappresentanti, in ambito internazionale, in fatto di riduzione di danno da fumo.
Bisogna chiarire definitivamente –  così l'affermato professionista – che le sigarette uccidono perché dispensano catrame e con la parola catrame si intendono 70 cancerogeni certi ed oltre 4300 sostanze fortemente irritanti e tossiche.
Tutto questo produce cancro ed altera l’endotelio dei vasi sanguigni determinando trombosi alle quali conseguono infarti ed ictus.
Dunque non è la dipendenza da nicotina ad uccidere.
Non è cancerogena la nicotina e la sua azione in termini di danno vascolare è di poco conto rispetto al catrame”.

Nel confronto nazionale ed internazionale, infatti, si tende sovente a focalizzare il problema fumo nel ruolo esercitato dalla nicotina omettendo di ricordare – o, molto più probabilmente, facendo finta di dimenticare – come la reale fonte di danno sia quella che risiede nella bruciatura ovvero nella combustione di tutte quelle sostanze, insite nella sigaretta classica, come citate da Beatrice.
Perché, quindi, fingerr di non sapere che il vero problema non vive nella nicotina?
A pensar male si fa peccato ma, alla fin fine, spesso ci si coglie.
La nicotina, infatti, si rinviene, come noto, anche in alcuni liquidi per sigaretta elettronica: affermare che tale sostanza sia il cuore del problema tabagismo è soluzione comoda per far passare il sottile messaggio che lo svapo, alla fine, non porti significativi vantaggi in fatto di salute rispetto alla sigaretta classica.
Non facendosi così altro che disincentivare un percorso di smoking cessation che transiti per le vie del vaping.
Solo la buona informazione può aiutare: compito tuttavia duro se le prime a disinformare siano le più alte Istituzioni di tutti i livelli, probabilmente complici di un disegno ben chiaro.
La nicotina – insiste e conclude Beatrice – è anche il farmaco più usato al mondo per aiutare i fumatori a smettere.
Chi userebbe un farmaco cancerogeno o molto nocivo per i vasi sanguigni ?
Dunque, tutta questa discussione e rigidità sulla nicotina è sospetta se diventa un impedimento a politiche di aiuto che possono salvare la vita a milioni di persone. La scienza va applicata con intelligenza e non può diventare una cosa astratta e lontana mille miglia dalla realtà clinica”.

Un Osservatorio sulla riduzione del rischio.
Per individuare strategie e soluzioni che siano applicabili in svariati ambiti della Medicina al fine di limitare morbilità e mortalità evitabili.
E’ un progetto ad ampio raggio quello di cui si investe l’Osservatorio Mohre, nascente riferimento che vede i suoi natali dalla iniziativa di Fabio Beatrice, Primario presso il San Giovanni Bosco di Torino, Coordinatore di un team multiprofessionale cui hanno già aderito, in attesa della entry di ulteriori esperti, professionisti quali Oscar Bertetto, Fabio Lugoboni, Giacomo Mangiaracina, Sebastiano Marra e Giuseppina Massaro.
Dalle dipendenze alle malattie sessualmente trasmissibili, il team sarà in grado di intervenire in tutti quei contesti della Medicina dove si può assistere a condizioni che sono influenzate da stili di vita errati o comunque modificabili ai fini del miglioramento del quadro di salute.
Al timone di questa squadra il già menzionato Beatrice che, in tema di riduzione di danno da fumo, rappresenta praticamente tra le figure pionieristiche su scala nazionale.
E non solo.

TRA I PRIMI PASSAGGI UNA LETTERA AL COMMISSARIO ALLA SALUTE EUROPEO
Come clinici che si interfacciano quotidianamente con i pazienti – fa presente quest’ultimo – sappiamo che in un processo di cura anche piccoli progressi sono apprezzabili.
Spesso proposte rigide determinano l’allontanamento del paziente e succede che approcci integralisti abbiano come ricaduta l’abbandono proprio delle persone più fragili ed in maggiore difficoltà.
Un medico – ha chiuso l’anche Direttore del Centro antifumo torinese – non può rinunciare alla propria umanità in nome di un astratto rigorismo scientifico e lesinare politiche di aiuto”.
Nei programmi della struttura anche quello di “monitorare costantemente tutta la letteratura scientifica in tema di riduzione del danno nelle diverse branche della medicina, contrastare le informazioni scorrette, creare cultura sull’argomento ed identificare buone pratiche da importare a livello nazionale ed europeo”.
Combattere anche la disinformazione, selezionare e veicolare fonti scientifiche valide ed attendibili al fine di abbattere il margine di confusione nel destinatario finale.
Soprattutto, aprire una terza via tra il comportamento ideale e quello non corretto.
Non a caso uno dei primi impegni sarà sul fronte tabagista “con un approccio che superi l’attuale ultimatum del ‘smetti o muori’”.
In linea con questa prima attività, sarà presto inviata
al Commissario alla Salute europeo Stella Kiriakydes una lettera aperta con la quale si farà invito ad adottare, a livello di Unione europea, soluzioni utili ad intervenire efficacemente sui danni da fumo.