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L’estate di Svapoweb diviene ancora più gustosa.
Il mese di Giugno, infatti, assisterà al lancio di due nuove linee tra gli scaffali virtuali (e non) dell’azienda leader nella commercializzazione di sigarette elettroniche.
Un doppio filone volto a soddisfare ulteriormente la richiesta dei consumatori che quotidianamente inondano l’e-commerce Svapoweb e fanno visita agli store sparsi su tutto il territorio nazionale.
In collaborazione con Azhad, per iniziare, quattro nuovi aromi: Landlord (Latakia, Cavendish, Cetriolo); Princess Cake (Cavendish di Virginia toscano, Burley toscano, Torrone bianco); Gold of the brigant (Cavendish di Virginia toscano, Pesca e Prosecco); Dark Baron (Latakia, Burley e Orientali).
Tutti disponibili nei formati aroma concentrato, aroma mix 10+10, aroma scomposto da 20 ml.
E poi c’è la ulteriore gamma di aromi lanciata da Svapoweb.
Ovvero “Sbam”.
Vastissimo l’assortimento che comprende Citrus Punch (Succo di agrumi); Summer Peach (The alla pesca); Snack (Smores); Katà (Crema catalana); Sugar Cookie (Biscotti allo zucchero); Blaze Caramel (Caramello); Bour-Bon (Whisky, Cocco, Vaniglia, Zucchero di canna); NY Bakery (Cheesecake cotta); Crispy rice (Marshmallow, Riso croccante); Brook (Chewing gum); Jotto (Gianduia); Pomme d’amour (Mela caramellata); Plum! (Yellow Cake); All night (Mojito); Coco (Crema al cocco).
Oltre a questi la linea, sempre a marchio “Sbam”, ma squisitamente “fresh”.
E qui vi ritroviamo Mad Fresh (Cola e Mela); Hot Fresh (Frutti tropicali); South Fresh (Mix di agrumi); Pom Fresh (Pompelmo); Pure Fresh (Menta).

BOVE “CONTINUA RICERCA DI NUOVI SOLUZIONI”
“Il mercato dello svapo pretende una continua evoluzione, una continua ricerca di nuove soluzioni – così Arcangelo Bove, Ceo Svapoweb e tra i pionieri del vaping tricolore – Per questo lavoriamo ad ampliare costantemente la nostra offerta, interfacciandoci
con ulteriori eccellenze della produzione che possano offrirci peculiarità sempre nuove”.
“Fondamentalmente – prosegue e conclude l’imprenditore sannita, al timone di una catena franchising che consta, ormai, di quasi 180 store – la nostra interlocuzione è sempre aperta con il consumatore.
Ascoltiamo, osserviamo, cerchiamo di capire come poter diversificare ed arricchire la nostra vetrina.
Quello della sigaretta elettronica e degli e-liquid è divenuto un mercato “maturo”.
La domanda dell’utente finale è sempre più articolata e complessa.
Ed il nostro compito, la nostra “mission” sono quelle di assecondare il mercato”

Dalla vicepresidenza dell’Anci giunge una proposta anti-fumo.
Va previsto un divieto di fumo all’aperto più diffuso, mantenendo comunque delle zone in cui è possibile fumare.
Questo provvedimento può rivelarsi decisivo anche per la tutela ambientale”.
Così, come riporta “Repubblica”, Federico Pizzarotti, vice dell’associazione che ingloba vari Enti comunali del territorio nazionale – allo stato gli aderenti sono in numero 7041.
Pizzarotti, nel dettaglio, anche Primo Cittadino di Parma, ha preso parola per l’occasione data dalla conferenza stampa di presentazione di “Piccoli gesti, grandi crimini, 2021”, iniziativa promossa da Marevivo Onlus in sinergia con British American Tobacco Italia e la stessa Anci.
Un evento pensato per rendere edotta l'opinione pubblica  sui danni che sono determinati all’ecosistema dal comportamento di quanti gettano mozziconi di sigarette sulle spiagge.
Un’iniziativa che, ovviamente, assume attualità in prossimità dello start della stagione balneare.
Pizzarotti, pertanto, ha auspicato il varo su scala nazionale di una legge che allarghi anche a determinate aree all’aperto il divieto di fumo che, come da legge nazionale (ovvero la Sirchia), è allo stato in vigore ‘solo’ con riferimento agli ambienti al chiuso pubblici.

UNA QUESTIONE DI TUTELA DELLA PUBBLICA SALUTE MA ANCHE AMBIENTALE
Una misura che avrebbe un significato in termini di tutela della salute pubblica, restringendo l’esposizione al fumo passivo anche open air, ma anche una eco-ricaduta.
E qui si fa ritorno alla questione dei mozziconi, dannosi non solo sui luoghi balneari ma anche nei contesti urbani considerato come la pratica di gettarli al suolo determini il confluire dei medesimi, attraverso le acque meteoriche e gli scarichi fognari, verso le falde.
Con un divieto di fumo allargato, rappresenta Pizzarotti, “si avrebbe maggiore contezza del fenomeno dell’abbandono dei mozziconi di sigaretta, intercettando così più facilmente chi commette questo tipo di reato.
Ogni cittadino deve inoltre dotarsi di un portamozzicone”.
Già svariati Enti stanno emanando ordinanze ed atti vari aventi ad oggetto il divieto di fumo (e non di svapo) entro i propri territori cittadini: la spinta, tuttavia, che giunge dal basso va verso la direzione di predisporsi una misura che abbia respiro di legge nazionale.
E proprio nelle ultime ore era tornato ad intervenire il senatore pentastellato Auddino che ha depositato in tal senso un progetto di legge che, tuttavia, è eccessivo nella parte in cui include anche le sigarette elettroniche nelle restrizioni.

Ulteriore delucidazione quella che giunge dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in merito ad una delle “novità” introdotte dai Direttoriali di fine Marzo 2021.
L’ulteriore chiarimento, dopo quelli che avevano riguardato, tra gli altri, il punto dei depositi e delle cauzioni, è riguardante le tabelle.
E, nello specifico, quello della loro compatibilità con realtà territoriali dove sono in essere specifici vincoli di tipo paesaggistico.
Come si rammenta, con Determina direttoriale 92923/RU del 29 Marzo 2021, è stato previsto, all’articolo 4, comma 8, l’obbligo, in capo ai soggetti legittimati alla vendita al dettaglio di prodotti liquidi da inalazione, di esposizione di specifica insegna recante le caratteristiche contemplate nel citato provvedimento.
Una novità significativa per gli addetti del settore: per quanto possa rappresentare la tabella un ulteriore adempimento, la medesima fornisce un riconoscimento agli addetti ai lavori dello svapo che, per la prima volta, potranno vedere il logo dello Stato affiancato alla loro attività.
Come da osservazioni che erano già state poste in essere dalla nostra testata, tuttavia, si pongono degli accorgimenti particolari per quelle attività che si ritrovano in contesti locali aventi specifiche caratteristiche.
Si precisa – sottolineano da Adm a mezzo di una nota pubblicata nella giornata odierna sul sito istituzionale – che tale insegna dovrà essere del tipo “a bandiera” bifacciale, salvo disposizioni normative o regolamenti locali che impongono vincoli di interesse storico, urbanistico, archeologico e architettonico.
In tali casi è consentita l’installazione aderente alla facciata dell’esercizio, in posizione ben visibile”.
Ovvero: la tabella-base è e resta quella a due facce, quella base che vediamo collocata, per comprenderci, anche all’esterno delle attività dei Tabacchi: in luoghi sottoposti a limitazioni di tipo paesaggistico, però, si dovrà utilizzare quella aderente alle facciate dei palazzi, vale a dirsi a più basso impatto.
Il suggerimento che la testata vuole dare agli esercenti è quello di interpellare, prima di commissionare la realizzazione della tabella medesima, l’Ufficio tecnico comunale di competenza per capire quale soluzione intraprendere.

“Un ruolo chiave nell’aumento dei fumatori lo hanno avuto i nuovi prodotti del tabacco (sigarette a tabacco riscaldato, Htp) e le e-cig.
Infatti, il loro uso in Italia contribuisce alla iniziazione e alla ricaduta del consumo di sigarette tradizionali e ne ostacola la cessazione, alimentando l’epidemia tabagica”.
Così Roberta Pacifici, Direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto superiore di Sanità, come rilanciata da “Quotidiano Sanità”.
Secondo l’altissima funzionaria, quindi, le sigarette elettroniche giocherebbero, in concorso con gli altri nuovi prodotti, un ruolo diretto e determinante nell'aumento dei tassi di fumatori, cosa del resto emersa, con riferimento ai dati nazionali, dagli ultimi rilievi del Maggio 2021: una posizione, quella della Pacifici, cui, tuttavia, si contrappongono altre che vanno in direzione diametralmente opposta.
E che ritengono come, in realtà, non vi sia alcun effetto “gateway” nella pratica dello svavo non rappresentando le sigarette elettroniche una corsia preferenziale verso il fumo bensì, al contrario, una potenziale soluzione del problema.
In ogni caso, se un profilo di primo piano nel panorama della Sanità nazionale, quale la Pacifici, matura determinate conclusioni sulla sigaretta elettronica, appare lampante come quella dell’Italia non possa che essere una posizione fermamente distante dalle teorie del minor danno.
E come una istituzionalizzazione delle sigarette elettroniche, in ottica di smoking cessation, sia cosa assolutamente non praticabile e fattibile nel medio termine.
Le parole della funzionaria derivano dalla lettura, come detto, dei dati Maggio 2021 come da analisi congiunta Istituto Superiore di Sanità-Istituto Mario Negri: analisi che avrebbero acclarato una incidenza dei fumatori, in Italia, pari al 26,2% (circa 11,3 milioni) in aumento rispetto al mese di Novembre 2020, quando la percentuale era del 24%.

Stando all’approfondimento, portato su una coorte di 3.000 persone appartenenti a varie fasce di età, rispetto ad un 2,1% di persone - che non aveva mai utilizzato e-cig - che si è iniziato al fumo di sigarette, si contrappone un 19,6%, tra gli utilizzatori di e-cig, che è divenuto anche fumatore.
Dati simili emergerebbero anche per quanto riguarda le ricadute e andamenti simili si registrerebbero anche per quel che riguarda il riscaldato.
Quanto alle cifre di e-cig e riscaldato, ancora, i numeri Iss dicono come a Maggio 2021 il 9,0% della popolazione faccia uso della sigaretta elettronica (il 65% la versione ricaricabile, il 22% quella con serbatoio grande ed un altro 13% la tipologia usa e getta).
Il 67% percentuale svaperebbe, ancora, liquidi a base di nicotina.
Prima del lockdown, invece, gli utilizzatori di e-cig erano equivalenti all’8,1%.
A Maggio 2021, invece, il 7% delle persone parrebbe fare uso di tabacco riscaldato rispetto al 4,1% del mese di Gennaio 2020
In aumento le vendite di e-cig (+616%) e di tabacco riscaldato (+1089%) rispetto al 2017.
Uno spazio viene riservato, nel rapporto Iss, anche a Centri antifumo (oggi sono 268) ed al numero verde anti-fumo.
Che, dal 2000 ad oggi, ha avuto 89.300 telefonate, vale a dirsi una media di dodici al giorno.

E’ stato una intervista a distanza estremamente ricca di significati quella sviluppatosi nella mattinata odierna nel più ampio contesto del convegno promosso dal Coehar per la “Giornata mondiale senza tabacco”: protagonisti il professore Riccardo Polosa e la “Iena” Matteo Viviani, quest'ultimo collegato a distanza
Un momento incentrato specificamente sul tema della comunicazione e della relativa disinformazione cui si assiste (anche) in fatto di sigarette elettroniche.
A dare incipit alla questione proprio Viviani che, nelle vesti di comunicatore – è stato anche autore di un libro, “La crisalide nel fango” – ha colto quello che è uno dei principali aspetti del “black out” in essere nella informazione attuale.
Ovvero, appare più che chiaro come tra social media, propensione alla tuttologia, sia dilagare di un proliferare di teorie e posizioni reciprocamente opposte.
Il tutto a discapito totale del terminale ultimo di questa catena, ovvero il cittadino, quanto mai sballottato in tale mare di voci che si smentiscono a vicenda.
Il Covid, ad esempio, è stato emblematico di quanto detto.
Ed anche in tema di svapo le cose non vanno meglio. Assolutamente.
E proprio a tale ultimo riguardo l’inviato Mediaset ha annotato
Una questione tanto interessante quanto confusa – cosìViviani – Ho sentito in merito messaggi di ogni natura anche da parte di chi dovrebbe avere nozione di causa:
il punto è che la comunicazione è sempre confusionaria, lascia spazio a cattive interpretazioni.
Commento da cittadino bombardato da tutta una serie di notizie”.
Polosa, quindi, ha osservato
Noi, in tema di sigaretta elettronica, puntiamo il dito contro la cattiva informazione: ma il primo cattivo informatore è l’Organizzazione mondiale della Sanità”
Se in tema di svapo, infatti, è la più alta Autorità sanitaria su scala mondiale a divulgare notizie palesemente parziali (per non dire false), l’effetto a cascata, tra agenzie di stampa e rimbalzo sulle piattaforme varie, è squassante.
“L’Organizzazione mondiale Sanità non riconosce il valore di ricerche di alto valore scientifico, mente su temi importanti”

“SONO VERAMENTE SCARSI IN AMBITO DI TOBACCO CONTROL”
Ma non è tutto “Ho avuto confronti con questi esperti dell’Oms presso il Palazzo delle Nazioni Unite – ha proseguito lo scienziato siciliano – Sono veramente scarsi in ambito di tobacco control.
L’Oms deve creare una narrativa totale, non deve scegliere lavori di parte, quelli che più sono vicini alla sua posizione.
Stanno prendendo grandissime cantonate, l’Oms è responsabile del problema tabagismo”
Per il resto, sempre incalzato da Viviani, Polosa ha rappresentato come sarebbe più opportuno optare per sigarette elettroniche e modalità di svapo che determinino un volume di inalazione minore per quanto si sia innanzi – ha rappresentato il medesimo – comunque ad un “rischio risibile”.
Il problema disinformazione, poi, è stato analizzato anche dalla angolazione del moltiplicarsi – decisamente eccessivo – di “relatori”.
Quando in ballo vi è una discussione di rilevanza in termini di salute pubblica è stato concordemente osservato, bisognerebbe fare una razionalizzazione degli “opinionisti”.
Diversamente – e torniamo all’esempio della questione Covid – si finirà per fare affermare tutto ed il contrario di tutto, con la conseguenza didare vita, prima lo abbiamo affermato, ad una confusione madornale.
“Sul Covid, in Inghilterra, parlava una persona sola e lo faceva con tanto di periodica conferenza stampa.
Da noi, invece, mille talk show, mille chiacchiere con l’unico risultato di confondere la gente finendo, da parte di quest’ultima, per fare propria l’idea che più gli piace.
Farei riforma su comunicazione, oscurerei tutti scienziati, iniziando da me.
Che siano meno in tv e più sui tavoli, e non puntare diti accusatori”.
E qui la conclusione “drammatica” nella sua verità “Gli scienziati hanno perso credibilità di fronte al pubblico”

Come smaltire e distruggere i liquidi da inalazione come ai sensi dell’articolo 62-quater del decreto legislativo 26 ottobre 1995, numero 504: è questa la sostanza di ultima nota informativa emanata dal Direttore della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna, e pubblicata nella giornata odierna sul sito web istituzionale dell'Agenzia fiscale.
Tanto giunge in risposta ad “alcuni quesiti pervenuti in merito alla procedura da seguire”  rispetto agli specifici adempimenti.
“Al riguardo – così il vertice Adm – si comunica che l’esigenza di effettuare la distruzione dei prodotti liquidi da inalazione deve essere comunicata dal rappresentante legale del soggetto giuridico titolare del deposito all’Ufficio dei monopoli, territorialmente competente in relazione all’ubicazione di ciascun deposito, che sovraintenderà alle operazioni.
In tale comunicazione – prosegue il medesimo – il depositario è tenuto ad indicare i quantitativi dei prodotti da avviare a distruzione (il numero delle confezioni e la quantità complessiva di prodotto liquido da inalazione espressa in millilitri), la denominazione della marca e la tipologia di prodotti (con o senza nicotina), il relativo codice univoco, la ditta specializzata in possesso delle autorizzazioni per lo svolgimento di attività della specie ai sensi della vigente normativa in materia, nonché la sede dell’impianto di smaltimento presso il quale i prodotti stessi saranno distrutti.

“PRODOTTI DISTRUTTI DA SCARICARE DAI REGISTRI CONTABILI”
Il depositario – incalza ancora Minenna, da poco riconfermato al timone dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – è, altresì, tenuto a consegnare apposita certificazione rilasciata dalla ditta presso la quale sono effettuate le operazioni di smaltimento.
I prodotti distrutti saranno scaricati dai registri contabili: all’atto dell’estrazione dal deposito dei prodotti da avviare a distruzione dovrà essere emessa apposita bolletta di scarico che, nella descrizione della movimentazione, dovrà recare la dicitura “Prodotti liquidi da inalazione destinati alla distruzione”.
Nuovo messaggio chiarificatore, quindi, quello che giunge dal massimo esponente dell’Agenzia fiscale nell'ottica di meglio spiegare in merito ai Direttoriali posti in essere alla fine del mese di Marzo e che, in determinati passaggi, non erano risultati del tutto chiari agli operatori del settore.

Disporre rincari nelle accise tali da elevare il prezzo di un singolo pacchetto di sigarette a 10 euro: è questa una delle istanze presentate dalla Fondazione Veronesi al Parlamento italiano.
Nella giornata di Venerdi, in particolare, la Fondazione richiamante il nome del grande oncologo milanese ha presentato una petizione, sia alla Camera sia al Senato, di cui già avevamo già raccontato, con una serie di richieste in materia anti-fumo.
Richieste che, sostanzialmente, gravitano attorno ad un principio ben chiaro: secondo i ricercatori, infatti, vi sarebbe un chiaro e diretto legame tra l'aumento dei prezzi delle classiche e la diminuzione nei consumi delle stesse.
Una strategia che recherebbe, secondo le valutazioni condotte, entrate maggiori nella misura di 5,4 miliardi di euro nonostante la contemporanea, minore vendita di 800 milioni di pacchetti.
Dalla “Fondazione Veronesi”, altresì, ricordano anche come questi "aumenti" andrebbero applicati anche a tabacco sfuso e tabacco riscaldato facendosi voti, altresì, affinchè il maggiore gettito per le casse statali si possa tramutare in investimenti per la ricerca scientifica, un capitolo che, a detta dei sottoscrittori, non sarebbe adeguato nella portata degli attuali stanziamenti.

“CONSAPEVOLI DELLA NECESSITA’ DI INVESTIRE IN PREVENZIONE”
Il maggior gettito, ancora, si auspica venga anche destinato alla finanza di programmi di disassuefazione per i fumatori, attività di ricerca indipendente e programmi di screening delle malattie fumo-correlate.
È il momento di una riflessione adeguata all’urgenza e alla complessità del problema – sottolinea Paolo Veronesi, firmatario della petizione unitamente a tutti i componenti del Comitato scientifico – Proprio ora abbiamo l’esatta percezione di quanto sia necessario difendere il nostro sistema sanitario, universale e solidale.
Ora abbiamo la consapevolezza della necessità di investire in prevenzione per tutelare la capacità di cura.
Ad alcuni – rappresenta ulteriormente lo stesso – aumentare le tasse può sembrare una misura che penalizza i più deboli, ma occorre essere realistici: sono loro che stanno pagando il prezzo più alto in termini di malattia, disabilità e impoverimento dovuti al fumo.
È il fumo che aumenta le disuguaglianze, non l’accisa.
Alzare il prezzo del tabacco significa proteggere le persone, incrementare
le risorse per curare, aiutare a smettere di fumare, condurre ricerche indipendenti.
L’alternativa – la conclusione – è un immobilismo poco giustificabile”.

L’ultima ricerca italiana ribadisce quanto che parte della scienza va già dicendo con certezza da qualche anno.
Ovvero, la sigaretta elettronica è assolutamente più sicura e meno nociva delle sigarette classiche.
E, in una importante misura, anche di Iqos.
A confermare tale conclusione un approfondimento affidato da Liaf al laboratorio Abich, le cui conclusioni sono divenute oggetto di un servizio avvalsosi della regia della “Iena” Matteo Viviani e divenuto a tempo zero virale nei mari del web.
Ebbene, le risultanze venute dai laboratori Abich, si diceva, sono state poste all'attenzione di sei specialisti, ovvero Umberto Tirelli, Direttori Centro tumori Clinica Tmg; Lamberto Manzoli, membro Comitato scientifico Lilt; Fabio Beatrice, Direttore Centro antifumo San Giovanni Bosco di Torino; Giacomo Mangiaracina, esperto in Medicina preventiva e Salute pubblica; Giovanni Tazzioli, Chirurgia generale Unimore; Carlo Cipolla, Direttore Cardiologia Ieo – Istituto europeo di Oncologia.
Risultati schiaccianti ed univoci, frutto di mesi di attività di laboratorio, il "responso" dei medici chiamati in causa è stato omogeneo.
Sulla sigaretta classica, poco da dire.
Quello che hanno evidenziato i professionisti non è stato tanto il già consolidato dato che la medesima sia gravida di sostanze cancerogene, quanto la quantità di esse: circa 4000 molto tossiche e 70 francamente cancerogene.
Il male assoluto, per dirla breve.
E non è un caso, del resto, che alla “classica” siano connesse tra i 7 e gli 8 milioni di morti all’anno.
In tema di tabacco riscaldato, i ricercatori hanno ricordato come tali strumenti comunque si basino sul tabacco “che crea dipendenza ed aumenta la fatica circolatoria del cuore” ammettendo, però, come in un’ottica di minor danno, siano senz’altro meno nocive delle sigarette.

E sulle elettroniche?
L’ “assoluzione” è totale.
In primo luogo viene ricordato come con la assunzione di e-cig il monossido carbonio torni a valori normali determinando una “forte riduzione del danno” ed incarnando un “profilo sicurezza molto alto, quasi assoluto”.
Se tutti vi passassero – spiegano ancora i professionisti nel video-servizio – si assisterebbe “ad un crollo dei tumori al polmone e dei danni in generale”.
Ed i metalli pesanti? “Nella sigaretta elettronica sarebbero irrilevanti in termini clinici”.
La raccomandazione, tuttavia, è quella di utilizzare liquidi nostrani, che seguono parametri di sicurezza ben precisi.
In definitiva, in una ideale scaletta di rischio da zero a cento, la sigaretta classica si piazza sui 100 spaccati; Iqos oscilla in una forbice tra 30 e 40 mentre la sigaretta elettronica tra 5 e 10.
Perchè, quindi, interroga la voce-guida delle “Iene”, la e-cig viene guardata con diffidenza dal Ministero della Salute?
Le risposte, tra “no comment” e spallucce, sono molto (ma molto) più eloquenti delle parole.

Di seguito le cinque analisi condotte con i risultati nel dettaglio.
Citotossicità su fibroblasti di origine polmonare. Raffronto tra sigaretta tradizionale, IQOS e sigaretta elettronica.
Citotossicità su fibroblasti di origine polmonare. Due sigarette tradizionali a confronto.
Contenuto di elementi/metalli. Raffronto tra sigarette tradizionali, IQOS e liquidi per fumo elettronico.
Determinazione del particolato totale (incluso catrame). Raffronto tra sigarette tradizionali, IQOS e liquidi per fumo elettronico.
Citotossicità su fibroblasti di origine polmonare. Raffronto tra sigaretta elettronica e IQOS.
Per visualizzare il “servizio” cliccare qui

I divieti perentori, forti non pagano in chiave di lotta al fumo.
È una presa di posizione rilevante quella che giunge da Claudio Cricelli, Presidente della Società italiana Medici di Medicina generale e delle Cure primarie.
Essere talebani, puntando sui divieti assoluti, non serve se si vuole raggiungere l’obiettivo”.
La Sigla, che riunisce i medici di base, parla attraverso il suo Presidente con allusione al Piano anti-cancro in itinere a Bruxelles: un Piano che ipotizza, come già più volte rappresentato dalla nostra testata, di fare la guerra al fumo...facendo la guerra, allo stesso tempo, alla sigaretta elettronica.
Quella che, cioè, potrebbe e dovrebbe essere il principale antidoto in ottica di smoking cessation.
Le indicazioni che vengono da Cricelli sono importanti
“Quando una persona non vuole smettere o ha cercato di farlo senza riuscire – ha fatto presente il medesimo ad Adnkronos – continuerà con la sigaretta classica”.
Quindi il prezioso riferimento alle nuove soluzioni
“Sulle alternative in grado di diminuire il rischio derivante dal tabacco non servono ambiguità, ma informazioni, anche ai medici”.
Aggiornare i medici, rendere edotti quest'ultimi sulle novità della scienza, sulle news della ricerca.
Fornire gli elementi, in primis agli operatori della Medicina di prossimità, per poter guidare i propri pazienti in merito ad una scelta che sia consapevole rispetto ad una eventuale alternativa
Per il Presidente della Società italiana Medici di Medicina generale e delle Cure primarie, sempre come evidenziato dallo stesso Cricelli all’Agenzia di stampa nazionale, si pone come fondamentale “dare strumenti pratici agli operatori sanitari, in particolare ai medici di famiglia che affrontano questi problemi quotidianamente con i loro pazienti fumatori”.
Ed ancora
Non basta dire no. Ogni giorno ci chiedono se possono fumare sigarette elettroniche o tabacco senza combustione.
Servono risposte pratiche.
Chiediamo che tutte le azioni europee e il loro recepimento in Italia, siano improntate ad obiettivi pratici”.

“PER SMETTERE DI FUMARE NON BASTA SOLO DIRE NO”
E’ un vero e proprio appello quello che viene dalla Sigla.
Una appello verso un miglior gioco di squadra, un più costante dialogo tra le Istituzioni verticistiche e quanti si relazionano, quotidianamente, con il territorio
Con riguardo al Piano europeo, sottolinea in merito Cricelli, “non sono stati coinvolti medici e cittadini fattivamente.
E’ il classico comportamento delle Istituzioni europee: si fa un documento, si fa un’azione e poi la diffusione degli obiettivi non si sa bene chi la debba fare.
Dovrebbero farlo gli Organismi nazionali. Questo però non accade.
E se non c’è l’intervento attivo delle società scientifiche dei medici, tutto questo rimane totalmente lettera morta”.
“Dal nostro punto di vista, poiché siamo coinvolti in tutte e quattro le azioni del Piano come medici di famiglia, siamo interessati a prendere iniziative ma, purtroppo, non esistono possibilità che qualcuno ci dia una mano.
E’ il solito problema dell’Europa e dell’Italia – la chiusura del passaggio affidato ad Adnkronos – Sono organismi apparentemente efficaci, sulla carta ma quando si tratta di trasferire il tutto sulla pratica quotidiana non hanno la minima idea e non gli importa nulla”.

Il minor danno quale argomento “buono” per ogni ambito della materia medica.
Qualsiasi organo ed apparato, in modo particolare se interessato da un particolare acciacco, godrebbe di sicuro ed immediato giovamento nel passaggio dalla sigaretta classica a quella elettronica.
Per tale ragione, al cospetto di un soggetto che non sia in grado di smettere senza supporti, andrebbe presentata l'opzione data dalla e-cig: perchè ad un danno certo e potenzialmente mortale, quale quello legato alle bionde, si andrebbe a sostituire, come da attuali nozioni, un “danno” valutabile come inferiore nella misura del 95 percentuale.
Un concetto che fa suo Emmanuele Jannini, docente di Endocrinologia e Sessuologia medica all’Università Tor Vergata di Roma.
In una dichiarazione resa ad Adnkronos, il professionista – esprimendosi sul nefasto Europe’s Beating Cancer Plan – ha importato nel proprio ambito, appunto, il concetto di minor danno.
Ho recentemente pubblicato un articolo scientifico sul tema della riduzione del rischio, in particolare del fumo – così Jannini – Si dice che questo sia il peggior nemico della salute sessuale e riproduttiva, quindi da specialista dico che si deve assolutamente smettere.
Ma dobbiamo anche fare i conti con gli irriducibili che non smetterebbero mai di fumare e a loro dobbiamo proporre delle soluzioni come, ad esempio, una strategia di riduzione del rischio.
E’ un tema gigantesco dove si contrappongono due fronti opposti della medicina: da un parte i ‘talebani’ che vogliono mettere la testa sotto la sabbia e scotomizzare il fatto che ci sono persone che non cambiano lo stile di vite, dall’altra ci sono scienziati che con dati alla mano dicono la riduzione del rischio è una strategia che può aiutare.
Ovvero, è indubitabile che c’è la necessità di abolire la dipendenza dal tabacco, ma se non è possibile riduciamo il rischio”.

“COMMISSIONE EUROPEA DEVE CONFRONTARSI CON CHI HA PRODOTTO RISULTATI SCIENTIFICI”
I talebani, pertanto, come acutamente li definisce Jannelli.
Quelli che, nel caso in questione, ritengono che il fumatore debba smettere e basta.
Da 40 sigarette al giorno, secondo le loro scellerate ipotesi, a zero.
Non considerandosi la necessità di una “via di mezzo”, di supporti.
“Questo modello è stato già applicato agli alimenti – insiste Jannini ancora ai taccuini di Adnkronos – In molti prodotti è stato limitato l’impiego di zuccheri e grassi ma non è che sono stati eliminati dal giorno alla notte perché si è visto che era impossibile.
Così si può fare anche con i prodotti del tabacco”.

“Faccio un esempio legato con l’attualità pandemica contenuto in un articolo pubblicato da poco.
Sappiamo tutti che le mascherina oggi serve per la prevenzione dell’infezione da Covid, ma questo è un errore semantico.
L’unica strategia di prevenzione è stare a casa.
La strategia di prevenzione del Covid è l’immobilismo assoluto, ma questo non possiamo farlo perché la nostra vita è fatta di relazioni, ed ecco che usiamo la mascherina come un dispositivo che riduce il rischio.
Questo accade anche con l’uso di prodotti a base di tabacco riscaldato o con le bevande a più bassa quantità di alcol o, come ho detto prima, con cibi che contengono pochi grassi”.
“Sono d’accordo con quanto vuole fare la Commissione europea con il Piano per battere il cancro – si accinge a chiudere il sessuologo – ma occorre che ci si confronti con chi ha prodotto dei risultati scientifici che dimostrano come usando la sigaretta elettronica o i dispositivi a tabacco riscaldato si riduce del 95% l’assunzione di sostanze tossiche.
Come sessuologo credo che questa sia la strategia da seguire”