Colors: Purple Color

Dal Comune di Milano sostengono – cosa già anticipata prima della entrata in vigore del nuovo regolamento – come, nelle prime settimane, si sarebbe osservato un atteggiamento soft e, comunque, “di tolleranza”.
Piuttosto che come tollerante, però, l’atteggiamento si pone, oserebbe dirsi, assolutamente impalpabile.
Il riferimento è al divieto di fumo "open air" posto in essere, nella metropoli lombarda, dalla metà del mese di Gennaio di quest’anno.
L'Esecutivo capitanato dal Primo Cittadino Sala è stato la prima tra le grandi realtà italiane – in assoluto la "palma" della primissima spetta a Sassari – a porre in essere la "stretta" sulle sigarette negli spazi pubblici all'aperto: in forza delle modifiche recate al cosiddetto “Regolamento sull’aria”, infatti, è stato battezzato il divieto di fumare in contesti "open air" quali fermate del bus, parchi pubblici, luoghi cimiteriali, contesti sportivi nel momento in cui non fosse possibile mantenere la distanza interpersonale di dieci metri.
Non solo una disposizione anti-Covid – al pari delle tante che, in questi ultimi mesi, sono state varate con ordinanze dei vari sindaci – ma una vera e propria tutela dal fumo passivo che, anche all’aria aperta, se vi è “assembramento” di persone, può essere inspirato dal “vicino”.
Il punto è che, da quel momento, ovvero dal 16 Gennaio, primo giorno di start della nuova disciplina anti-fumo, a tutto il mese di Maggio, sono state contestate appena sette sanzioni (sei delle quali a cittadini in sosta alla fermata del bus).
Sette in quattro mesi e mezzo, ovvero circa 1,5 al mese.

LE PERPLESSITA’ DI FORZA ITALIA
Un po’ scarsino il trend per una città che consta di 1,3 milioni di residenti, oltre a tutto quanto ruota attorno al “business”.
In effetti, come in apertura detto, l’Amministrazione meneghina aveva precisato – già prima dell’effettivo “start” del provvedimento – come la prima fase sarebbe stata una sorta di “cuscinetto”, prevalentemente informativa del nuovo stato di cose.
Ma sette sanzioni in quattro mesi e mezzo, in effetti, sembrano rivelare una impostazione troppo ma troppo timida e, quindi, ad alto tasso di inefficacia.
“Ci avevano detto che la lotta al fumo sarebbe stata senza quartiere — così il consigliere De Chirico di Forza Italia come da dichiarazioni rilasciate al CorSera — ma a giudicare dalle multe sembra davvero pochino: la bellezza di una multa al mese!
Tutto rimasto sulla carta”.
Lecito attendersi come prossimamente, fatta salva la volontà politica, si dovrebbe "accelerare" in termini sanzionatori

Sono divenuti decisamente più disciplinati.
Parliamo dei medici italiani con riferimento al di questi rapporto con la sigaretta.
Un approfondimento posto in essere su personale medico indica un legame decisamente meno “stretto”, rispetto al passato, tra i camici bianchi ed il tabacco.
Le “bionde” trovano – si – ancora discreto “appeal” tra i medici ma il “trend” pare presentarsi in decisa flessione in relazione agli approfondimenti degli anni precedenti.
A sottolinearlo un lavoro portato a termine dal Sistema di sorveglianza “Passi” ed il cui responso è stato reso noto pochi giorni or sono attraverso gli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità con l’articolo “Smoking prevalence among healthcare workers in Italy, Passi surveillance system data, 2014-2018”.
Si diceva: tra il personale medico vi è una incidenza tabagista misurabile nel 16% con oscillazioni connesse al genere (le donne fumano di meno), la provenienza geografica (i medici del Settentrione sono meno affezionati alle bionde rispetto ai colleghi del Meridione) e di anagrafe (con i medici over 50 che paiono essere più “ligi” e fumano meno dei dottori più giovani).
TRA ALTRE CATEGORIE LAVORATIVE LA PERCENTUALE SALE FINO AL 28,6%

Il dato potrebbe essere senza dubbio aggiustabile in termini migliorativi ma è decisamente più felice rispetto a quello che si ritrova in altre categorie professionali dove le percentuali degli amanti delle classiche arrivano a toccare una media di 28,6%.
Ed anche entro lo stesso ambito sanitario, del resto, si ritrova una certa variabile: basti pensare come tra gli infermieri il tasso dei fumatori giunga a toccare il 25% non rilevandosi oscillazioni significative connesse a sesso ed età ma unicamente a condizioni socio-economiche.
Dall’Istituto superiore di Sanità si rileva, come riferisce QS, alla luce di questi numeri, la necessità di “migliorare la competenza del personale sanitario sui danni del fumo di tabacco, i meccanismi della dipendenza, il ruolo dell’industria del tabacco, le politiche di controllo e sui metodi per smettere di fumare.
Attualmente questa tematica è praticamente assente nei percorsi di studio dei professionisti della salute.
Pianificatori, agenzie formative e ordini professionali – la chiusura – dovrebbero arricchire i curricula formativi sia a livello universitario che post-laurea”.

“Con la sigaretta elettronica si potrebbero salvare 200 milioni di vite in tutto il mondo”.
Così la World Vapers’ Alliance nell'annunciare lo start di “Back Vaping. Beat Smoking”, campagna che mira a sensibilizzare le Istituzioni internazionali operanti in ambito sanitario rispetto alla questione della riduzione del danno da fumo.
“Il 2021? - fanno presente dal sodalizio - Un anno cruciale per le politiche anti-fumo e di riduzione del danno.
Le conclusioni cui è approdata la ricerca – osservano ancora dalla Wva – e le prove tangibili che vengono dalla vita reale evidenziano, provano in modo chiaro, cristallino come la pratica dello svapo, la strategia dello svapo possano aiutare milioni di fumatori a smettere.
E smettere vuol dire salvare vite.
Eppure – insistono ulteriormente dalla World Vapers’ Alliance – il futuro dello svapo resta assolutamente in bilico dal momento che gli Organi decisionali si devono misurare e devono quotidianamente fare i conti con la pressione che viene esercitata dalle organizzazioni anti-svapo.
La nostra campagna farà si – ha proseguito Michael Landl, vertice della World Vapers’ Alliance – che le prove e le voci dei vapers vengano ascoltate“.
LANDL: 2021 ANNO CRUCIALE
Il 2021, osserva Landl, si colloca come anno assolutamente strategico per le politiche di salute pubblica a livello mondiale evidenziandosi la centralità di due appuntamenti, in agenda da ora ai prossimi mesi, nell'ottica delle prossime politiche di salute pubblica.
In primo luogo la Conferenza globale “COP9” e, ancora, la normativa in itinere a Bruxelles con la nota “Direttiva sui prodotti del tabacco”.
C’è il rischio – sottolinea il numero uno Wva – che i leader globali sotto la pressione degli attivisti anti-svapo possano perorare leggi che possano equiparare lo svapo al fumo.
Tutto ciò rappresenterebbe un disastro per i vapers, per gli stessi fumatori e per la salute pubblica. Milioni di vaporizzatori potrebbero rischiare di tornare a fumare a causa di aumenti delle tasse, divieti di aromi ed altre restrizioni sull’accessibilità allo svapo.
Se ignorano – la chiusura – che lo svapo è il 95% meno dannoso del fumo e ha già aiutato milioni di persone a smettere di fumare, perderanno un’occasione d’oro per salvare vite umane.
Quasi 200 milioni di vite possono essere salvate se vengono introdotte le giuste politiche”

Problemi ad alta quota.
Martedi sera, infatti, un aereo ha dovuto interrompere la "marcia" atterrando in via d'emergenza allo scalo aeroportuale di Olbia.
La causa? Una sigaretta elettronica improvvidamente svapata durante la traversata.
L'aeroporto di Pisa, in particolare, ha dovuto accogliere un velivolo della Lufthansa che faceva scalo tra Monaco di Baviera ad Olbia, in Sardegna, dopo l'allarme fatto scattare dall'equipaggio che era stato messo in "alert" dalla chiara presenza di una "nube" nella carlinga.
Solo una volta a terra, come da approfondimenti posti in essere dalla Polizia aeroportuale, si è potuto stabilire come tale situazione fosse stata determinata dalla presenza di una e-cig avventatamente “svapata” durante il volo.
Sul momento, però, la constatata evidenza di una sostanza nebulosa ha portato i piloti a fare richiesta di atterraggio di emergenza con tutto l'annesso di inconvenienti per i viaggiatori che, in primo luogo, non hanno potuto portare a termine il viaggio. Per loro, infatti, dopo la sosta in hotel, la rotta è ripresa solo il giorno dopo con un volo Pisa-Olbia.
Tutto per uno svapatore-avventuriero che proprio non ha avuto la forza di resistere alla tentazione di concedersi una boccata di vapore.

LA NOSTRA GUIDA PER VIAGGIARE SVAPO-INFORMATI
In un primo momento non era stato possibile individuare il "colpevole": lo stesso, infatti, come sembra, accortosi del guaio combinato, aveva quatto quatto spento l'hardware e riposto lo stesso in borsa.
Solo in un secondo momento si è capito, una volta che l'aereo ha toccato il suolo, quale fosse stato l'inconveniente e, soprattutto, chi lo aveva causato.
Il viaggiatore, non si tratterebbe di un italiano, quanto alle prime informazioni, rischia di incappare in qualche noia.
Come noto, a bordo degli aerei, durante il volo, sussistono una serie di rigidi prescrizioni cui attenersi, in fatto di sicurezza, per quel che riguarda l’utilizzo di apparecchi telematici, potenzialmente capaci di disturbare il funzionamento dei meccanismi, nonchè per quel che attiene quei dispositivi che potrebbero, sebbene in via estremamente teorica, come nel caso dato dalle sigarette elettroniche, innescare incendi.
Su liquidi per e-cig e sigarette elettroniche, poi, sussiste tutta una particolare disciplina: conviene sempre, se si è svapatori, fare riferimento alle note informative della compagnia di viaggio al fine di comprendere quali condotte porre in essere per non incorrere in inconvenienti

Svapo per lavoro, per passione.
Svapo come missione.
La sigaretta elettronica scorre nelle vene di Massimo Di Gregoli, titolare del fortunatissimo “Fumo di Londra-Svapoweb di Praja a Mare”.
Un riferimento per gli aficionados della sigaretta elettronica che arrivano da Di Gregoli anche dalla lucana Lagonegro e da Sala Consilina, quest’ultima nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno, per fruire della consulenza dell’esperto imprenditore.
Ebbene si, consulenza.
Perchè c’è una sottile differenza – che poi tanto sottile non è – tra chi si limita esclusivamente a “vendere” e chi, invece, guida, consiglia, accompagna, orienta il cliente nel percorso di smoking cessation ed in quello successivo del mantenimento.
Un discorso – quello del binomio mera vendita/assistenza – che potrebbe essere applicabile a tutti gli ambiti del commercio ma che in quello del “vaping” assume una valenza nettamente diversa: perché vaping è salute.
Di Gregoli mastica lo svapo da quando lo svapo era un concetto ai più sconosciuto.
Svapavo già dodici anni fa quando le sigarette elettroniche erano rinvenibili solo sul mercato estero.
Con la sigaretta elettronica ho trovato la risposta ad anni di fumo”.
Ebbene si, perchè anche il “nostro” era stato un fumatore.
E che fumatore.
Lo stesso, infatti, aveva fumato per un bel pò di anni un paio di pacchetti al giorno.
Poi era riuscito a tirarsi fuori dal vizio sospendendo il feeling con le “bionde” per circa quattro anni e mezzo.
Quindi una sigaretta accettata da un amico ed il tunnel che si riapre.
“Una sigaretta dopo quattro anni e mezzo. Il giorno stesso andai a comprare un pacchetto nuovo, intero.
Ma non mi limitai più a due pacchetti, passai a ben tre.
E a tutto questo abbinavo quaranta, anche cinquanta caffè al giorno”.
Poi ancora una volta un colpo di reni di volontà ed il vizio spezzato: questa volta, però, il mantenimento gli è stato garantito dalla sigaretta elettronica.
Ed ora Di Gregoli è un imprenditore del vaping.
“Prima guardai incuriosito questo nascente settore – afferma il medesimo – All’inizio, i prodotti non erano “affinati”, ovviamente, come nelle versioni attuali.
Ed agli imprenditori della categoria il “concetto” di consulenza era del tutto estraneo.
Ma decisi di inserirmi in questo settore, del quale intravedevo le potenzialità”.
Amo il rischio”, afferma il medesimo, come da buon natura di chi investe.
Tant’è che l’imprenditore decise di avviare una nuova avventura in Calabria: così nacque, nove anni fa, il negozio di sigarette elettroniche a Santa Maria del Cedro.
Ebbene si, nove anni, agli albori del settore.
In un paesino della Calabria tirrenica.
Ma se c’hai il dna del vincente, la competenza e la passione, la strada del successo è assicurata.
Sempre ed ovunque.

“ARCANGELO BOVE? UN GENIO”Ed è così che dopo Santa Maria del Cedro venne Diamante e, da tre anni e mezzo, l’esperienza di Praja a Mare.
Sono aperto anche la Domenica, sia al mattino sia al pomeriggio
Quello che viene erogato presso lo store della provincia cosentina è un vero e proprio servizio, un servizio di assistenza, di accompagnamento del fumatore.
Bisogna essere duri con il fumatore. Per smettere bisogna accantonare le sigarette, il sistema duale non funziona.
Per smettere bisogna essere decisi, ed io consiglio il mio cliente in modo forte, duro, al fine di consentirgli realmente di liberarsi del vizio”
Non interessa a Di Gregoli chiudere una transazione in se stessa.
Bisogna capire l’esigenza del fumatore, come fare e cosa fare per aiutarlo a smettere.
Soprattutto, il fumatore non merita pietà.
Bisogna fornirgli una consulenza vera, sincera, indicargli il sacrificio da porre in essere per liberarsi delle bionde.
In modo chiaro, non edulcorato.
Bisogna, poi, trovare un ulteriore tipo di equilibrio, ovvero centrare i liquido giusto, il tasso giusto di nicotina.
La mia soddisfazione più grande? – si interroga l’imprenditore – Lo scetticismo iniziale del cliente che diventa entusiasmo, l’entusiasmo di chi è riuscito a smettere grazie alla e-cig”.
Presso lo Svapoweb di Praja a Mare si provvede anche alla misurazione del monossido.
A tempo zero, prima di iniziare ad approcciare la e-cig, e dopo cinque mesi.
Un modo tangibile per far comprendere l’entità del cambiamento, il miglioramento dei parametri tra il prima ed il dopo, un modus agendi che certifica in modo inequivocabile quale sia la vocazione che anima De Gregoli.
E poi c’è Svapoweb, da quasi un anno.
“Ho avuto l’occasione di conoscere un’azienda con una filosofia di correttezze e di professionalità, un modo di pensare che si accumunava al mio.
Arcangelo Bove? – la conclusione – Invidiabile, un genio perchè ha saputo vedere molto avanti”

Carta d'identità o tessera sanitaria.
In alternativa l'una all'altra.
Sono questi i documenti che dovranno essere presentati al momento dell'acquisto di prodotti di svapo al venditore on line.
Lo ha precisato l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli attraverso una circolare posta in essere nella giornata odierna.
Altresì, è stato anche evidenziato come il cliente-utente che già si era registrato al sito di vendita on line e che in quella circostanza aveva già provveduto a presentare i documenti di riconoscimento, non dovrà ripresentarli, successivamente, ad ogni transizione.
Di seguito il testo integrale della citata circolare.

“La circolare 17/2021 del 30 Aprile 2021, al punto 5, stabilisce che la vendita a distanza dei prodotti liquidi da inalazione di cui all’articolo 62-quater, del Decreto legislativo 26 Ottobre 1995, numero 504, deve essere effettuata previa registrazione, sul sito internet del venditore, del soggetto richiedente, necessariamente maggiorenne, che dovrà avvenire mediante acquisizione del documento di identità e della tessera sanitaria.
Sono pervenuti quesiti da parte di alcuni depositari con i quali vengono richiesti chiarimenti, in particolare se quanto stabilito dalla suindicata circolare possa essere interpretato nel senso che nella vendita a distanza dei prodotti in parola sia sufficiente, ai fini della verifica della maggiore età dell’acquirente, l’acquisizione del documento di identità, mentre la produzione della tessera sanitaria sia un incombente facoltativo laddove si rendesse necessaria l’acquisizione del codice fiscale dell’acquirente.
Si è inoltre richiesta la possibilità, al fine del contenimento degli oneri per gli operatori, di non procedere alla richiesta dell’inserimento degli estremi del documento di identità (numero, data di rilascio e autorità emittente) e della tessera sanitaria (numero di identificazione della tessera) all’atto di ogni operazione di acquisto nel caso in cui la citata documentazione sia già in possesso del Deposito e l’accesso al sistema di acquisto subordinato all’inserimento di specifiche credenziali personali, assegnate al momento della registrazione.
Valutate le proposte pervenute dagli operatori economici e tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 10, comma 2, della determinazione direttoriale del 18 marzo 2021, protocollo 83685/RU, che stabilisce, tra l’altro, che i depositari che effettuano la vendita a distanza dei prodotti liquidi da inalazione devono “c) richiedere all’acquirente dei prodotti l’esibizione di un documento di identità al fine di accertarne la maggiore età, in ottemperanza all’obbligo sancito dall’articolo 25 del Testo unico delle leggi sulla protezione e assistenza della maternità e dell’infanzia (Regio decreto 24 dicembre 1934, n. 2316), come sostituito dall’articolo 24, comma 3, del decreto legislativo n. 6 del 2016”, si conferma che per la vendita a distanza dei prodotti liquidi da inalazione risulta necessario acquisire almeno un idoneo documento che comprovi la maggiore età dell’acquirente o, in alternativa, la tessera sanitaria.
Nel caso l’identificazione sia avvenuta con documento di identità potrà essere richiesto il codice fiscale dell’utente, anche tramite l’esibizione della tessera sanitaria, ove fosse necessario ai fini della certificazione dei corrispettivi.
Qualora l’accesso al sistema di vendita sia protetto da specifiche credenziali personali, assegnate al momento della registrazione sul sito del Deposito, previa acquisizione del documento d’identità o della tessera sanitaria, non sarà necessario procedere all’inserimento dei suddetti documenti ad ogni operazione di acquisto”.

“Le nuove tecnologie, l’evoluzione nel settore svapo sono argomenti che stanno aiutando i consumatori nel percorso di smoking cessation.
In passato, quando hardware ed e-liquid non erano ancora “raffinati” come quelli attuali, si assisteva ad un più alto tasso di ritorno al fumo”.
Così Michele Sebastiani e Roopy Nardelli, marito e moglie e, soprattutto, gestori dello store Svapoweb di Trento.
Ero già una svapatore – fa presente Sebastiani – Poi il 1 Ottobre 2016 avviammo il negozio di sigarette elettroniche che, oggi, è ad un passo dallo spegnere le prime cinque candeline.
Oggi la sigaretta elettronica rappresenta una soluzione importante per smettere di fumare: se questa a noi addetti ai lavori è cosa abbondantemente nota, ora riscontriamo, però, una crescente consapevolezza da parte del consumatore.
Oltre alla clientela fidelizzata, infatti, ogni settimana accogliamo nel nostro store una media di due-tre persone che sono fumatrici e che chiedono un supporto, un consiglio per abbandonare il vizio del fumo.
Cosa li spinge? Sicuramente il discorso di informazione, per così dire.
Spesso pubblichiamo video attraverso i quali dimostriamo come le e-cig siano meno dannose di sigarette e tabacco riscaldato: le persone vedono questi messaggi e vengono a cercare ulteriori informazioni.
Così inizia il rapporto con quello che diventerà il cliente”.
Ma c’è una differenza importante rispetto al passato.
“Ebbene si – prosegue il titolare dello Svapoweb Trento – con i prodotti di prima generazione capitava che lo “svapatore”, insoddisfatto del prodotto, facesse ritorno alla sigaretta.
Si trattava di dispositivi poco performanti, che sporcavano, che non davano il giusto piacere, per intenderci.
Adesso l’evoluzione nell’offerta consente di dare risposte in termini di semplicità d’uso, di igiene e, in particolare, di vera soddisfazione.
Con queste condizioni il “ritorno” al fumo è evenienza sempre più rara”.
Ovviamente, in tutto ciò, il ruolo dello svapo-manager, ovvero del titolare dell’esercizio, è fondamentale.
“Un altissimo numero di persone riesce, quanto meno, a calare il consumo di sigarette quotidiane incamminandosi, gradualmente, verso una cessazione totale”.
Imprenditore ma anche vero e proprio consulente del vaping.

“ALL’INIZIO PROPONIAMO AL FUMATORE LIQUIDI TABACCOSI”
Siamo veri e propri consulenti – proseguono i due giovani trentini – All’inizio, nel momento in cui abbiamo il primo approccio con il fumatore, gli proponiamo un liquido dal gusto tabacco, proprio per non creare un distacco netto dal passato ma andando, in un certo senso, in continuità.
Al riguardo, il più delle volte suggeriamo “Pablito”, un gusto semplice, pulito che da risposte da subito al nostro cliente.
Dopo succede che, fatta questa fase di cuscinetto, per i primi tre-quattro mesi, il neo-svapatore passi a gusti tabaccosi aromatizzati all’albicocca, all’ananas o al mango”.
Michele e Roopy incontrano Svapoweb nel 2019, nel mese di Luglio, tra i primissimi a dire “si” al progetto franchising lanciato dal marchio arancione ideato e guidato dal Ceo Arcangelo Bove.
Avevamo difficoltà a proporci, quindi entrai in contatto con Salvatore Caroleo, uno dei Responsabili del franchising Svapoweb.
Ebbene, appena abbiamo fatto ingresso in Svapoweb, abbiamo avuto un ritorno immediato.
Abbiamo guadagnato, in termini di appeal, di pubblicità, abbiamo guadagnato la risonanza ed il prestigio del marchio.
Un valore aggiunto sensazionale che da subito ha fatto crescere il nostro business”

Roma, 21 giugno 2021 – I funzionari ADM in servizio presso l’Aeroporto di Ciampino, nell’ambito delle operazioni di contrasto al contrabbando di tabacchi lavorati esteri e di prodotti succedanei dei prodotti da fumo, hanno intercettato e sequestrato 400 sigarette elettroniche monouso con liquido da inalazione contenente nicotina provenienti da Hong Kong e 500 pacchetti di sigarette di tabacco occultate in una spedizione proveniente dall’Armenia.
I trasgressori sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria competente per contrabbando art.291-bis, comma 1, D.P.R. 23 gennaio 1973 n. 43 e la merce sottoposta a sequestro.

“Ma siamo sicuri che i Caf, ovvero i Centri antifumo siano la mossa giusta per far smettere di fumare?”
Una domandina semplice semplice da parte di chi non vuole arrendersi al politically correct a tutti i costi.
Fabio Beatrice, tra i massimi teorici su scala internazionale del minor danno, si pone e pone, attraverso il personale social, l'interrogativo: ovvero, come dallo stesso precisato, i cosiddetti Caf rappresentano la via maestra per poter fuoriuscire dal labirinto del fumo?
Stiamo percorrendo, a livello di Istituzioni, la corretta strada?
“In base ai dati Omceo – entra nel dettaglio il professionista – in Italia ci sono circa 357.000 medici .
In tutto le aziende sanitarie italiane sono 225 comprensive di Asl ed Aso.
Dal 1992 ad oggi sono diminuite.
Poiché i Centri antifumo esistenti sono circa 300 è possibile che in media ogni Azienda sanitaria locale ne abbia uno o magari due o tre.
Qualcuno anche nessuno.
Facendo valutazioni medie funziona così.
Attualmente i Caf vedono meno di 100 fumatori all’anno per ciascuno, qualcuno supera questa cifra ma sono pochi.
In pratica vengono aiutati circa 8000 fumatori all’anno.
In media ogni centro vede meno di 30 fumatori.
Questo perché – incalza l'anche docente universitario – poche persone si dedicano a tempo pieno a chi fuma e perché non ci sono risorse.
Io, che ho fondato un Centro antifumo nel 2000, mi sono dedicato ogni giorno a vedere almeno due fumatori ed ho impiegato circa un’ora al giorno del mio tempo istituzionale, circa il 20% dell’orario – ed è tantissimo per uno che deve curare, visitare ed operare.
Facciamo una ipotesi e, cioè, che ogni Centro tratti almeno cento fumatori all’anno.
Sarebbero 1.200 fumatori in un anno per ogni Centro antifumo.
Sono cifre enormi ma teniamole pure per buone visto che è un ragionamento ipotetico. Arriveremmo a circa 360.000 fumatori all’anno trattati e si potrebbe stimare che la metà potrebbe smettere – vogliamo essere molto ottimisti.

Si tratta di 180.000 presunte cessazioni.
Si tratterebbe di una operazione colossale che avrebbe la chance di far smettere l’1,5 % di chi fuma ogni anno.
Come misura di Sanità pubblica, non funzionerà mai: sarebbe solo una facciata ad alti costi.
Uno specchietto per allodole. Molto meglio – chiarisce ancora Beatrice – orientarsi sulle politiche di riduzione del rischio.
Questa è la ragione per la quale ho firmato tutti gli appelli che mi sono pervenuti in tema di riduzione del rischio: dalla lettera di Karl Fagestrom alla petizione di Anafe agli interventi sulla consultazione pubblica Scheer.
Non vedo ombra di politiche di aiuto ma sento parlare solo di tasse e divieti.
Sembra che si occupi di tabagismo in massima parte gente che non ha mai avuto a che fare con i fumatori.
Abbiamo a che fare con una dipendenza: i muscoli servono a poco, necessita un approccio più intelligente visto che il tabagismo produce 80.000 morti all’anno . Bisogna aprire la propria mente ed essere ricevibili se – la chiusura – si vogliono avere risultati”.

“Non posso che esprimere grande soddisfazione per il percorso aziendale che stiamo disegnando: Svapoweb in Italia è sempre più il riferimento dei vapers.
I miei complimenti alla squadra che, con quotidiani impegno e sforzo, opera nella direzione di ampliare, in numeri e qualità, questo fantastico progetto.
Meglio dirsi, ormai, questa fantastica realtà”
Tutta la soddisfazione di Arcangelo Bove, papà del fenomeno Svapoweb, all'indomani dello “start” del 180esimo store sul territorio nazionale.
Un risultato eclatante tanto più consumatosi negli ultimi 24 mesi – il primo negozio della catena aprì nel Giugno 2019.
Ventiquattro mesi, tre quarti dei quali “occupati” dalla emergenza socio-sanitaria.
Nonostante questo, il marchio arancione ha galoppato.
E tra esercizi di neo fattura ed altri riconvertitisi, l'Italia della sigaretta elettronica è sempre più Svapoweb.

Un traguardo che certifica il chiaro successo dell’Azienda guidata dal giovane imprenditore sannita con sempre più investitori pronti a cogliere l’irripetibile occasione di salire sul “treno” di questo successo.
San Giorgio del Sannio, Rimini, Pordenone, Pozzuoli, Montecatini Terme le città che, nelle ultime giornate, hanno accolto l'inizio di attività di punti "arancioni".
Un percorso virtuoso quello tracciato da Bove e forgiato da Salvatore Caroleo ed Antonio Esposito, Responsabili sul territorio del progetto franchising con Roberta Siciliano a fare da regia presso la Casa madre di Benevento.
L’alta qualità dei prodotti, il rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza, la assoluta competitività dei prezzi – di gran lunga quelli a maggiore convenienza sul mercato - il notevole bacino di clienti già fidelizzato attraverso l’altro grande canale di vendita rappresentato dal web store.
Ed, ancora, la puntuale assistenza che viene fornita all’affiliato: sono questi gli “argomenti” che stanno facendo sempre più di “Svapoweb” un successo.
Il franchising di successo.
E tutto ciò è certificato dalla omogeneità nella diffusione del marchio, uniformemente presente in tutta Italia, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia.
E la chiara sensazione è che la marcia stia muovendo solo i suoi primi passi.