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nota stampa Anafe
Roma, 30 settembre 2021. “Accogliamo con soddisfazione la nomina del nuovo Sottosegretario all’Economia, l’Avv. Federico Freni, al quale rivolgiamo i nostri migliori auguri di buon lavoro e con il quale auspichiamo di poter avviare quanto prima un confronto costruttivo basato su quella stessa competenza, giuridica ed economica, che il nuovo Sottosegretario ha dimostrato di possedere nella sua esperienza professionale”.
Queste le parole di Umberto Roccatti, Presidente di ANAFE Confindustria (Associazione Nazionale Produttori Fumo Elettronico), a seguito della cerimonia di giuramento del neo Sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze.
Negli ultimi mesi il Governo Draghi ha dimostrato attenzione al nostro settore economico attraverso la sospensione della maxi-tassa sullo svapo prevista dal precedente esecutivo. In vista dell’avvio della nuova sessione di bilancio, ci aspettiamo continuità con le scelte finora operate al fine di evitare, a partire dal gennaio 2022, il ripristino nonché i già programmati aumenti di un’imposta eccessiva e irragionevole. Senza un nuovo intervento legislativo, infatti, il carico fiscale per il nostro comparto aumenterebbe fino al +300% con ripercussioni letali sul tessuto industriale nazionale e sui consumatori.”

“Serve intraprendere quanto prima un dialogo, serio e programmatico, orientato alla definizione di nuovi e sostenibili equilibri per il gettito erariale creato dal settore, ma anche a tutela della filiera Made in Italy del fumo elettronico che oggi conta oltre 45.000 occupati diretti e indiretti” - conclude Roccatti.

Ed anche Firenze si accinge a vietare il fumo di sigaretta in determinati spazi all'aperto.
E' questo quanto sarà contenuto nel “Pac”, documento che, come si apprende, sarebbe in prossima approvazione da parte dell'Esecutivo del Capoluogo toscano.
Diventa, quindi, sempre più ampia la scuola di pensiero, se così si può definire, che si ispira alla tendenza di vietare il fumo all'aperto in luoghi di pubblica frequentazione.
Firenze come Milano, come Sassari, come una miriade di cittadine del territorio nazionale che stanno vietando il fumo “open air” in luoghi “strategici” delle rispettive Comunità – dai parchi giochi alle adiacenze delle scuole.
Senza dimenticare le tante località balneari che hanno adottato simili provvedimenti con riguardo alla proprie spiagge.
A Firenze il divieto andrà a riguardare parchi pubblici e fermate di bus e si inserisce in un ampio contesto di provvedimenti che, tra Ztl e bici elettriche, punta ad abbattere le emissioni di sostanze nocive in atmosfera.

"Il Piano – ha fatto presente il Primo Cittadino fiorentino Nardella a “La Nazione” – è un tassello di un mosaico molto più ampio che riguarda la strategia della nostra amministrazione sul fronte della lotta al cambiamento climatico e della mobilità green. Il Pac mira a rendere la nostra città sempre più verde e sostenibile dal punto di vista ambientale e a ridurre al minimo l’inquinamento attraverso una serie di azioni integrate e concrete. La bomba d’acqua di ieri che ha scaricato sull’area fiorentina 24 ml di acqua in 1 ora e mezzo – ha continuato il sindaco – ci ha fatto capire una volta di più che il tempo è scaduto e quanto sia urgente intervenire”.
E' chiara, quindi, una precisa tendenza che promuove il “no smoking” non solo nei luoghi al chiuso. Potrà, questa sempre più diffusa spinta degli Enti locali, divenire legge nazionale?
In realtà, come già più volte esposto, vi è un progetto normativo depositato in Parlamento, primo firmatario il senatore Auddino, che ha ad oggetto l'adozione, su tutto il territorio italiano, di un ampio divieto di fumo all'aperto.
Ma non solo.
Il progetto di Auddino, infatti, andrebbe ad imporre, nei medesimi luoghi, anche il divieto di svapo, limitazione, quest'ultima, che non si ritrova in alcuno dei provvedimenti adottati sul scala locale.
E su questa “differenza”, probabilmente, che si giocherà la partita in Parlamento.

Proibire il fumo di sigaretta in tutti i parchi gioco della Provincia autonoma di Trento.
E’ questa l'oggetto della proposta che è giusta, sotto forma di mozione, dai consiglieri provinciali Alessia Ambrosi, Katia Rossato e Claudio Cia, tutti e componenti del gruppo di Fratelli d’Italia.
“Il consumo di tabacco – fanno presente i tre, come espone “trentotoday” – rappresenta uno dei più grandi problemi di sanità pubblica ed è uno dei maggiori fattori di rischio nello sviluppo di patologie neoplastiche, cardiovascolari e respiratorie. L’Organizzazione mondiale della Sanità – incalzano – evidenzia che il tabacco è il primo fattore di rischio per malattie croniche non trasmissibili a livello mondiale. Proteggere bambine e bambini dal fumo è dunque un dovere morale di primaria importanza”.

NESSUN RIFERIMENTO ALLA SIGARETTA ELETTRONICA
Per queste ragioni, quindi, i consiglieri “meloniani” hanno proposto all'Esecutivo provinciale capitanato dal Presidente Maurizio Fugatti di promuovere un documento con il quale si facciano alle varie cittadine ricadenti nella provincia in questione di fare divieto, appunto, nelle aree gioco ricadenti nei rispettivi territori comunali, della pratica del fumo.
Nessun cenno è giunto, invece, alla sigaretta elettronica.
Si avverte l’esigenza – è ancora rappresentato – di tutelare i bambini assicurando loro una più salutare fruizione delle aree gioco a loro dedicate, lontano dai rischi derivanti dall’esposizione al fumo passivo e dai mozziconi che purtroppo sono spesso gettati vicino ai giochi e possono finire nelle mani dei più piccoli”.

IL PRECEDENTE DI RIVA DEL GARDA
Nella provincia trentina vi è già stato un Centro che ha introdotto, entro il proprio territorio, tale divieto: si tratta dell’Ente di Riva del Garda che, attraverso ordinanza firmata dal Primo Cittadino Cristina Santi, ha introdotto la particolare limitazione nelle varie aree gioco cittadini.
Da Fratelli d’Italia, quindi, l’atto ufficiale per invitare l’Esecutivo provinciale a sollecitare i vari paesi del territorio auspicando, hanno sempre annotato i tre esponenti, che tale condotta possa essere estesa sul territorio divenendo una diffusa, buona prassi.

Dopo Milano, e dopo lo Juventus Stadium, il divieto di fumo fa il suo debutto negli stadi di una ulteriore città.
E’ Sassuolo, 40.000 abitanti nella provincia modenese, ad avere visto attivato il divieto di fumo sia al Mapei Stadium, location della formazione militante in serie a, sia al “Ricci”, struttura di proprietà del locale Ente Comune.
Due complessi, due distinte proprietà, un comune destino “no smoking”.
Il “Mapei”, in particolare, appartiene all’omonima Spa mentre il “Ricci”, come detto, rientra nella proprietà dell’Ente comunale – il “Ricci”, in particolare, fu la culla delle partite casalinghe dei neroverdi fino al 2008, anno che coincise nella promozione nella massima serie, prima di diventare, oggi, la casa della squadra femminile e della Primavera.

STRETTA SIA AL MAPEI SIA AL RICCI
Non sarà più consentito, quindi, dagli spalti ai parcheggi, accendersi una “bionda” in alcuna area di pertinenza dei due stadi.
Un nuovo passo che fa scuola verso una “cultura” del divieto di fumo all’aperto.
Sassuolo come Milano, quindi, sebbene con un briciolo di differenza.
A Milano, infatti, il “vietato fumare” al Meazza si inserisce in un contesto di iniziative più ampie che coinvolgono la città nella sua complessità per effetto del “Regolamento sull’aria” entrato in vigore agli inizi di quest’anno.
E che ha previsto il divieto di fumare open air anche in corrispondenza di parchi pubblichi, fermate del bus e cimiteri.

DIVIETO LIMITATO SOLO ALLE STRUTTURE SPORTIVE
A Sassuolo, invece, non vi sono in vigore regolamenti ed ordinanze che regolino l’uso della sigaretta se non all’interno delle due strutture sportive.
Step by step, tuttavia, pare prendere forma la coscienza ed il comune sentimento di stringere anche in contesti all’aperto sull’uso della sigaretta classica.
Procedendosi di gran passo verso quella che potrebbe essere, a tutti gli effetti, una “Sirchia 2.0”
Più o meno grandi Centri del territorio nazionale, luoghi marini stanno progressivamente ponendo in essere le specifiche restrizioni: i tempi per una legislazione nazionale che sia ad ampio respiro sulla questione paiono essere maturi.
Una normativa che, tuttavia, non può avere i connotati del disegno Auddino, disegno che appiattisce in modo insensato fumo e svapo.
Un appiattimento che non si rinviene nella attuale prassi degli Enti locali dal momento che quelli che lo hanno fatto hanno previsto restrizioni solo per quel che concerne l’uso delle “classiche” non intaccando in alcun modo la sfera del vaping.
Laddove, invece, nei programmi della Auddino vi è l’intento di vietare tutto in modo trasversale: bionde ed e-cig.

A partire dal 15 Ottobre il green pass sarà una inderogabile realtà nel mondo del lavoro.
Senza eccezioni, deroghe o scappatoie di vario genere.
La regola è chiara, immediata.
Tutti i lavoratori, afferenti sia il settore del pubblico sia quello del privato, dovranno essere dotati della specifica certificazione.
Alla regola in questione non deroga, ovviamente, il settore della sigaretta elettronica come, in generale, non fanno eccezione tutti i negozi al dettaglio.
Chiunque lavori in un'attività commerciale dovrà pertanto essere dotato di green pass.
Titolari, volontari, collaboratori occasionali, dipendenti a tutti gli effetti, ma anche artigiani o professionisti che si trovino nell'esercizio per attività legate alla vita del medesimo, quale potrebbe essere un elettricista che stia provvedendo ad una riparazione o un architetto che sta discutendo di un intervento sul negozio stesso.
Ebbene, tutti, ma proprio tutti dovranno avere in tasca il green pass.

E LA CLIENTELA?
Per quel che riguarda la clientela, invece, si ponga sempre l’esempio di un negozio di sigarette elettroniche, per essa non sarà necessario essere dotati della certificazione in questione per poter fare accesso al negozio.
Sempre che all'interno non vi sia un angolo scommesse di cui il cliente voglia servirsi.
Ma quando si matura il “diritto” a poter godere della certificazione verde?
Ce lo dice direttamente il sito del Governo italiano

CHI HA DIRITTO ALLA CERTIFICAZIONE VERDE?
“In caso di vaccinazione: per la prima dose dei vaccini che ne richiedono due, la Certificazione sarà generata dal 12esimo giorno dopo la somministrazione e avrà validità a partire dal 15esimo giorno fino alla dose successiva; Nei casi di seconda dose e dose unica per infezione precedente alla vaccinazione o infezione successiva almeno dopo 14 giorni dalla prima dose, la Certificazione sarà generata entro un paio di giorni e sarà valida per 12 mesi dalla data di somministrazione;
Nei casi di vaccino monodose, la Certificazione sarà generata dal 15esimo giorno dopo la somministrazione e sarà valida per 12 mesi. Nei casi di tampone negativo, la certificazione sarà generata in poche ore e avrà validità per 48 ore dall’ora del prelievo. Nei casi di guarigione da Covid-19 la certificazione sarà generata entro il giorno seguente e avrà validità per 180 giorni”.

LE SANZIONI
Argomento sanzioni: saranno comprese tra i 600 e 1.500 euro per i lavoratori colti all’interno del luogo di lavoro privi di green pass.
Per il datore di lavoro che non si sia preoccupato di verificare il rispetto delle regole, invece, è prevista una sanzione da 400 a 1.000 euro.

Un ingente sequestro di liquidi per sigarette elettroniche è stato effettuato dai Carabinieri del Nas di Parma in una rivendita di tabacchi del Modenese.
Lo riferisce "imgpress".
Nel contesto di quello che sarebbe stato un normale controllo, in particolare, i militari hanno rinvenuto ben 94 flaconcini privi di tutte le indicazioni di legge obbligatorie.
Altresì, batte sempre la stessa Agenzia, i vari flaconcini sono risultati anche essere privi del necessario codice identificativo univoco.
Alla luce di tali evidenze, quindi, il titolare dell'attività, che sarebbe già gravato da precedenti, si è visto contestare l'ipotesi accusatoria di contrabbando di tabacchi lavorati esteri.
Il materiale è stato ovviamente sottoposto a sequestro.
Gli approfondimenti del Nas si sono sviluppati anche con la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio dei Monopoli per l’Emilia Romagna.
Per il titolare è scattato il deferimento all'Autorità giudiziaria.
Ancora una volta, quindi, circolazione di prodotti che non sarebbero, come da prime evidenze, lecite.
Agli inquirenti il compito di comprendere le origini dei prodotti in questione.

Mohre.it al via.
Battesimo per il sito web dell’Osservatorio integralmente dedicato al tema della riduzione del danno.
Non solo tabagismo, quindi.
Non solo la piaga-fumo ma la volontà di “volere porre l’accento sulle strategie attuabili in tutti gli ambiti medici in cui ci siano danni e morti evitabili”.
L’iniziativa dell’Osservatorio nasce “dalla volontà di un gruppo di scienziati e di esperti in comunicazione della salute”.

BEATRICE “SPESSO PROCEDURE RIGIDE ALLONTANANO PAZIENTI”
“Dalle dipendenze alle malattie sessualmente trasmesse – è sottolineato – alla ‘terza via’ per aiutare individui e comunità a diminuire i danni derivanti da stili di vita e comportamenti scorretti, l’Osservatorio si occuperà di malattie oncologiche e cardiovascolari, andrologiche, infettive con un focus sul Covid-19 e i disturbi alimentari e quelli del comportamento”.
“Come clinici che si interfacciano quotidianamente con i pazienti – rimarca il Professore Fabio Beatrice, Primario emerito all’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e Direttore del Board scientifico dell’Osservatorio – sappiamo che in un processo di cura anche piccoli progressi sono apprezzabili.
Spesso proposte rigide determinano l’allontanamento del paziente e succede che approcci integralisti abbiano come ricaduta l’abbandono proprio delle persone più fragili ed in maggiore difficoltà.

Un medico non può rinunciare alla propria umanità in nome di un astratto rigorismo scientifico e lesinare politiche di aiuto”.

TRA GLI OBIETTIVI ANCHE QUELLO DI ARGINARE LE FAKE
Obiettivi dell’Osservatorio Mohre sono, quindi, quelli di “monitorare costantemente tutta la letteratura scientifica in tema di riduzione del danno nelle diverse branche della medicina, contrastare le informazioni scorrette, creare cultura sull’argomento e identificare buone pratiche sulla riduzione del danno da importare a livello nazionale ed europeo”.
Il primo atto del Board dell’Osservatorio è stato l’invio una nota al Commissario Stella Kiriakydes dell’Health and Food Safety al fine di sensibilizzare la Comunità Europea rispetto alla necessità di intervenire efficacemente sulla mortalità evitabile fumo-correlata.
Atteso come, viene in chiusura ricordato, “mentre l’approccio alla riduzione del danno è stato ignorato palesemente dal Beating Cancer Plan, in tutto il mondo la classe medica sta guardando ad essa come ad una opportunità strategica”.

Chi usa la sigaretta elettronica ha maggiori possibilità di dire addio alle “bionde” rispetto a quanti fanno utilizzo di altri metodi quali cerotti, gomme e spray.
E’ questo il risultato di un approfondimento che viene da ricercatori Usa che, in sostanza, hanno posto in essere una maxi revisione sui dati di migliaia di precedenti studi che avevano analizzato la storia di fumatori che avevano tentato di dire addio alle bionde facendo ricorso alle più diverse soluzioni.
PubMed, Web of Science e PsycINFO le banche dati che sono state passate al setaccio.
Migliaia e migliaia di dati e cifre per una “statistica” che, come fanno presente gli analisti autori della ricerca, è “rilevante ed ha significato”.
Ebbene, le conclusioni, ad esito dell’approfondimento posto in essere, sono state alquanto significative.
Quanti hanno imboccato percorsi di smoking cessation servendosi delle e-cig hanno avuto percentuali di successo maggiori rispetto a quanti hanno percorso la strada di cerotti, gomme e placebo.
I numeri presi in considerazione, ancora, hanno avuto riguardo a persone dei due sessi, di svariate età, dalle più distinte situazioni di salute: un ventaglio di osservazione esteso e variegato che ha partorito, come detto, un risultato abbastanza univoco rispetto alla maggiore efficacia del vaping.
Questo studio, anche questo studio fornisce elementi importanti rispetto alla validità dello strumento e-cig quanto meno in ottica di cessazione.
Perchè le Istituzioni mondiali (Oms) ed europee (la Ue, in generale) che si occupano di politiche sanitarie non prendono in considerazione, non valutano anche questa campana?
Perchè si sposa una linea talebana del no a prescindere non volendo quanto meno ascoltare quest’altro angolo di mondo scientifico?

Lo scorso Giugno il Lancet ha pubblicato un articolo circa i conflitti di interesse all’interno della ricerca scientifica nel campo del tabacco, che era in gran parte impreciso e connotato da un forte carattere diffamatorio.
Nel testo venivano presi di mira alcuni ricercatori del Coehar con accuse ad hominem, secondo le quali si dichiaravano legami non divulgati con l’industria della riduzione del danno, gettando discredito persino sul centro stesso, inclusa il suo network internazionale, avanzando accuse false e infondate".
Così esordisce una nota del Coehar, eccellenza della ricerca italiana, nel dover replicare alle accuse piovute su alcuni studiosi del Centro da parte di “Lancet Oncology”, più che nota testata britannica.
Accuse estremamente gravi e che si ha ottima ragione di ritenersi destituite di fondamento.

"Ricardo Polosa, fondatore del Coehar, e Giovanni Li Volti, direttore del Centro – si apprende ancora dalla nota divulgata dall'eccellenza catanese - hanno informato il The Lancet Oncology che l’articolo era potenzialmente dannoso per la reputazione del Coehar e dei suoi ricercatori, e mostrava inoltre diverse violazioni etiche, falsità da parte dell’autore, peccando dell’elementare accortezza giornalistica di ricercare la risposta del centro di ricerca prima della pubblicazione”.
“I ricercatori chiamati in causa hanno sempre reso noti i propri conflitti di interesse”, osservano dal team di Polosa, “non lavorano per gli interessi dell’industria del tabacco” precisandosi pure come “l’obiettivo del Coehar è aiutare i fumatori e ridurre la devastazione causata dal fumo di sigaretta”.
Dopo le rimostranze venute dal Coehar rispetto ai contenuti del primo articolo, il Lancet ha accolto e pubblicato un chiarimento dei ricercatori siciliani, sebbene tagliando parti centrali.
Lo puntualizza Polosa “Diversi punti importanti non sono stati pubblicati nella nostra risposta.
La decisione di pubblicare l’articolo senza darci la possibilità di affrontare e chiarire le accuse è stato un comportamento discriminatorio e ha configurato una condotta etica scorretta secondo le linee guida del Committee on Publication Ethics. Hanno voluto ignorare ciò”.
"L’obiettivo scientificamente legittimo di denunciare interessi in conflitto è degenerato in uno strumento politico di abuso e censura – ha spiegato, invece, Li Volti – I nostri detrattori utilizzano il termine conflitto di interessi per cercare di censurare qualsiasi ricerca che non sostengono.
Se alcune persone spendono così tanto tempo e sforzi per cercare di screditare il nostro lavoro, invece di impegnarsi ad ingaggiare un dibattito scientifico civile, ciò significa che il nostro lavoro è fondamentale!”.
Nei campi di ricerca fortemente politicizzati – chiudono dal Coehar – tutti hanno conflitti di interesse e, molto spesso, i più importanti di questi conflitti sono ideologici o tribali, non finanziari.
Solitamente i detrattori insistono sul non avere interessi in conflitto, anche quando loro stessi e chi li finanzia hanno forti legami con particolari posizioni ideologiche”.

Riprende la corsa del disegno di legge Auddino.
Il progetto normativo promosso dal senatore del Movimento Cinque Stelle è stato calendarizzato, infatti, nei prossimi mesi, nella relativa discussione, presso la dodicesima Commissione permanente "Igiene e Sanità" del Senato.
Il primo step di un percorso che, nelle intenzioni dei firmatari, una cinquantina in tutto, dovrebbe produrre, per legge, l'adozione del divieto di fumo e di svapo in molti spazi all'aperto quali spazi esterni di ospedali, ristoranti, bar e altri esercizi dediti alla somministrazione di cibo e bevande.
Ma anche spiagge (sia libere sia stabilimenti balneari), parchi gioco, strutture sportive, quali stadi, monumenti pubblici, luoghi pubblici e aperti al pubblico sedi di manifestazioni o di spettacoli, fermate di bus e banchine delle ferrovie.
Buona parte della opinione pubblica, ovviamente, esulta e si rallegra al cospetto di questo provvedimento "accecata" dal riflesso di un ulteriore "ban" sulla sigaretta.
Si tende a tenere in scarsa considerazione, però, in particolar modo da parte dei "profani", un altro aspetto.
La "Auddino", infatti, nella sua attuale strutturazione, vieta anche l'uso della sigaretta elettronica e del tabacco riscaldato e, soprattutto, pone in essere un vero e proprio appiattimento tra "classica" ed "e cig".
Come se una valesse l'altra, come se i pericoli insiti nell'una non fossero troppo dissimili dall'altra.
Un divieto trasversale, secco, senza distinguo, che non tiene in considerazione la scienza nella sua complessità.
Il disegno normativo in questione, infatti, muove da una posizione di forte criticità nei confronti delle alternative.
"Questi prodotti di nuova generazione sono reclamizzati come meno tossici,
attraverso una pubblicità ingannevole", viene esposto nella relazione del progetto che fa proprie le osservazioni del Cnb.
Ed ancora, quella delle sigarette elettroniche viene definita "una minaccia presente e reale".
L'approvazione del testo, eventualmente, in questa strutturazione suonerebbe come una bocciatura per la funzione ed il ruolo che lo svapo gioca in ottica di smoking cessation, gettando il medesimo in un unico calderone in compagnia delle "bionde".
La via da seguire, invece, è quella tracciata abbondantemente dagli Enti locali: decine e decine di Amministrazioni comunali hanno adottato, negli ultimi mesi, tra spiagge e parchi, divieti di fumo in molteplici luoghi open air consentendo, invece, l'utilizzo delle alternative.
La Auddino si spinge oltre, troppo oltre.
E determinerebbe un paradosso.
Qualora approvata con questa lettera, la stessa vieterebbe di svapare in molteplici spazi "open air" quando, invece, ciò resterebbe consentito negli spazi al chiuso dal momento che la Sirchia si riferisce solo alle bionde.
Nella sua attuale concezione, quindi, il disegno del senatore M5S non pare poter avere un percorso lungo.