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Sigarette elettroniche al Thc.
La moda pericolosa che continua a essere dura a morire.
E che è pericolosa per i giovani che le consumano e per il mercato legale dello svapo.
Un nuovo sequestro è quello che è stato praticato dagli uomini dell’Arma dei Carabinieri impegnati in attività di prevenzione generale del crimine sul territorio spezino.  
Insospettiti dai movimenti di un giovane – poi identificato con un 19enne della provincia di Bergamo – i militari hanno imposto l’alt alla vettura e, quindi, sottoposta a perquisizione l’auto del ragazzo, hanno rinvenuto all’interno di essa un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti.
Ad essere stati rinvenuti sono stati circa 300 grammi di pericolose sostanze allucinogene, cinque pastiglie di ecstasy e svariati grammi di hashish e di marijuana.
Inoltre anche 170 sigarette elettroniche ritenute illecite in quanto caricate con del liquido avente all’interno un tasso di Thc non consentito dalla norma nazionale.
Il Thc, come ai più noto, è la sigla del delta-9-tetraidrocannabinolo, vale a dire uno dei maggiori e più noti principi attivi della cannabis e può essere considerato il capostipite della famiglia dei fitocannabinoidi.
Sono noti vari isomeri del THC, due dei quali presenti naturalmente nella cannabis.

La questione è da attenzionare.
Il Thc inalato rappresenta un pregiudizio per la salute di chi lo consuma.
E qui si fa presto a saltare al danno per l’intero settore, così come avvenne per il caso Evali che ebbe a detonare negli Stati Uniti d’America a fine estate 2019.
Negli States centinaia di persone finirono in una corsia di ospedale – e qualcuno passò anche a miglior vita – a causa di una infiammazione polmonare acuta causata dalla inalazione di quantitativi insostenibili di Thc.
Una questione di mercato nero, di contrabbando.
Ma i nemici dello svapo fecero presto a strumentalizzare la vicenda trasformando il tutto in un atto di accusa al settore legale.
Laddove poi emerse che la sigaretta elettronica nel suo uso lecito non ha mai causato danno alcuno a persona, né ha mai spedito chicchessia in una corsia d’ospedale.
Per la serie: la menzogna fa prima di arrivare, ma la verità prima o poi la raggiunge.
Nel frattempo, però, il danno è notevole.

Il 19enne è stato arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti e trasferito in regime di domiciliari.

La Federazione nazionale dell’Ordine dei Biologi entra nel dibattito che, su ampio raggio, si sta sviluppando in tema di sigarette elettroniche.
E lo fa attraverso un comunicato stampa che di seguito integralmente riportiamo

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta portando avanti una battaglia contro le sigarette elettroniche e contro l’industria del tabacco.
In una recente nota, l’OMS ha lanciato l’allarme sugli effetti negativi sulla salute che comporta l’utilizzo di questi prodotti.
Ciò che desta maggior preoccupazione è l’autorizzazione al mercato aperto in numerosi Paesi, senza nessuna distinzione anagrafica, tant’è che le sigarette elettroniche sono particolarmente in voga anche tra i più giovani. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’istituto dell’Oms, ha provato a sollevare il problema facendo un appello:
“Esorto i Paesi ad attuare misure rigorose per impedirne il consumo e proteggere i propri cittadini, in particolare i bambini e i giovani”. Già, perché i rischi sono soprattutto per i più piccoli: “I bambini vengono coinvolti e irretiti sin dalla tenera età dall’utilizzo le sigarette elettroniche e potrebbero diventare dipendenti dalla nicotina” continua Ghebreyesus.
Questi prodotti, considerati dannosi, sono vietati soltanto in 34 Paesi mentre in 88 non è indicata neppure l’età minima per poterli acquistare, così come in 74 non sono previste restrizioni.
“Sebbene gli effetti sulla salute a lungo termine non siano pienamente compresi, è stato stabilito che generano sostanze tossiche, alcune delle quali sono note per causare il cancro e altre che aumentano il rischio di disturbi cardiaci e polmonari” fa sapere l’Oms”.

Fin qui la nota dell’Ordine professionale.
Aggiungiamo alcune considerazioni.
Gli stessi addetti ai lavori del mondo della sigaretta elettronica sostengono come lo svapo debba essere assolutamente precluso ai minori e come la e-cig debba essere suggerita esclusivamente ai fumatori che hanno necessità di un supporto per smettere di fumare.
Detto e premesso questo, però, sarebbe anche auspicabile tenere presente un dato che il più delle volte sfugge nelle varie analisi e che è quello relativo al minor danno legato al passaggio fumo-svapo.
Ovvero, molto semplicemente, nel momento in cui un soggetto riesce a smettere di fumare grazie allo svapo avrà certamente ridotto il danno a discapito della sua persona.
L’uso della sigaretta elettronica va pertanto inquadrato in questa ottica: non rapportandola alla condizione del non fumatore ma a quella del fumatore.
Minor danno, appunto.

Smettere di fumare e l’effetto collaterale del chiletto in più.
La Fondazione Veronesi ad esaminare la questione legata all’aumento ponderale cui è suscettibile tendenzialmente chi abbandona le bionde.
“Quando si smette di fumare l’aumento di peso è dato da un insieme di fattori”, espone la dottoressa Anna Villarini, specialista in Scienze dell’Alimentazione, attraverso le pagine web della Fondazione.
“Innanzitutto – prosegue la medesima - occorre considerare che la nicotina è un attivatore del metabolismo: aumenta il battito cardiaco, la frequenza di respirazione e molto altro, quindi attiva il metabolismo basale, ovvero il numero di chilocalorie che consumiamo in stato di riposo. Un fumatore, inoltre, per far passare un languorino tende ad accendere una sigaretta: la nicotina infatti ha un effetto anoressizzante che ci porta a mangiare di meno.
Nel momento in cui si smette di fumare, il metabolismo basale tende a ridursi, viene meno l’effetto anoressizzante della nicotina e siamo portati a mangiare di più per calmare quel senso di fame che prima con l’accensione di una sigaretta veniva placato”.
Sia chiaro: qualche chiletto in più guadagnato sono un compromesso che si potrebbe e dovrebbe accettare di buon grado a fronte dei vantaggi immensi per la salute connessi ad una eventuale smoking cessation.

La dottoressa Villarini, tuttavia, fornisce qualche consiglio per evitare anche il piccolo dazio del plus ponderale
“La strategia migliore non solo per contrastare il desiderio della sigaretta, ma anche per tenere sotto controllo il peso corporeo – fa presente– è quella di svolgere attività fisica.
Sarebbe sufficiente una mezz'ora di camminata a passo veloce tutti i giorni per andare a sostituire l’effetto anoressizzante della nicotina e contrastare il rallentamento del metabolismo basale.
Inoltre, l’attività fisica contribuisce a rilasciare i cosiddetti ormoni della felicità come le endorfine e la dopamina che favoriscono la sensazione di benessere e riducono ansia e stress che possono derivare dallo stop al fumo.

Adottando fin da subito questo semplice consiglio, possiamo tenere sotto controllo l’aumento di peso che, altrimenti – la chiusura - potrebbe continuare fino a un anno dopo aver fumato l’ultima sigaretta”.

Ben ventotto.
Tanti sono gli Svapo Web Store che hanno inaugurato nel corso dell’anno 2023, da Nord a Sud, rinforzando ulteriormente la presenza sul territorio nazionale del Franchising creato e guidato dall’imprenditore sannita Arcangelo Bove.
Si chiude un altro anno denso di risultati per Svapo Web, il brand numero uno in Italia nel cosmo della sigaretta elettronica.
Meridione e Settentrione – isole comprese – ad essere state interessate dallo start di nuovi Svapo Web Store che si sono registrati sia nelle grandi città del Nord (come Milano, Trieste, Novara, Udine, Treviso) che in Centri più piccoli del Sud Italia – si veda Paternò, in Sicilia, Candiolo nella provincia di Lecce, in Puglia, e Pianura, realtà della Città metropolitana di Napoli.
Prova, questa, di come uno Svapo Web Store abbia le potenzialità per andare bene, anzi benissimo, ovunque.
Ed in tal senso il supporto del team Franchising Svapo Web sarà fondamentale per supportare l’imprenditore nella ricerca di soluzioni ponderate e che siano le più ottimali possibili – in relazione a location e ulteriori aspetti.

In qualche caso, ancora, si tratta di seconde aperture da parte di stessi imprenditori, ovvero di aperture poste in essere da persone che già erano proprietarie di un primo Svapo Web Store e che, attesi i brillanti risultati colti, hanno deciso di rinnovare l’investimento con Svapo Web decidendo di aprire ancora una volta un negozio in franchising con il brand di Bove.
Numeri importanti quelli con i quali Svapo Web mette in archivio il 2023.
Ed i presupposti in vista del nuovo anno sono assolutamente rosei: diverse decine i contratti di affiliazione già chiusi e che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi si andranno a tradurre nel taglio del nastro di nuovi Svapo Web Store.
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Il fumo è il principale fattore di rischio per la salute a livello mondiale. 
E oltre ad essere una piaga mortale è anche una piaga economica con un impatto fortissimo in termini economici. 
Nonostante i progressi nelle politiche di contrasto, il fumo continua a rappresentare una sfida significativa per la salute pubblica ed un tema di interesse globale.
Una imponente letteratura scientifica ha ormai dimostrato tangibilmente che le sigarette elettroniche e tutti gli strumenti privi di combustione, possono ridurre il danno fumo correlato fino al 95% rispetto al fumo di sigaretta convenzionale. 

Ma da dove ha avuto inizio questo filone di ricerca?

In pochi sanno che il primo e più importante studio fatto su una sigaretta elettronica è nato proprio a Catania dieci anni fa, quando nel Centro Antifumo del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania il gruppo di ricerca guidato dal professore Riccardo Polosa dell’Università di Catania decise di valutare l’utilizzo delle sigarette elettroniche su un campione di fumatori che stavano iniziando un percorso di cessazione.
Fu proprio allora che Polosa, insieme al professore Pasquale Caponnetto, intuirono le potenzialità dello strumento e la validità dei protocolli di ricerca. 

Nell’estate del 2013, dopo due anni tra arruolamenti e follow-up, vede la luce il primo studio randomizzato controllato sulla sigaretta elettronica, lo studio Eclat
Uno studio epocale che forniva per la prima volta l’evidenza che la sigaretta elettronica poteva aiutare a smettere di fumare, anche in coloro che non avevano nessuna voglia di smettere.

Lo studio Eclat diventa successivamente fonte di ispirazione per ricercatori di mezzo mondo.
Già allora, nonostante le limitazioni tecniche dei prodotti da svapo di quel periodo, lo studio dimostrò che alla 52esima settimana, l’8,7% dei fumatori che utilizzavano la sigaretta elettronica smetteva di fumare, laddove il 10.3% riduceva il consumo di sigarette tradizionali di almeno il 50%. Inoltre, il 73,1% di chi aveva smesso, non risultava utilizzare nemmeno la sigaretta elettronica a fine studio. 

Anche se questi dati oggi potrebbero apparire modesti, è un dato di fatto che lo studio Eclat sia stato precursore di un filone di ricerca che oggi vede impegnati migliaia di ricercatori in tutto il mondo, segnando un significativo cambio di rotta nella scienza della Riduzione del Danno

Negli anni, i prodotti senza combustione sono cambiati sia nella forma, sia nel contenuto ma l’obiettivo è rimasto lo stesso: rendere l’esperienza simile a quella del fumo ma cercando di ridurre al massimo i contenuti più dannosi, in primis gli effetti generati dalla combustione. ​Oggi la revisione della letteratura di Cochrane – che incorpora anche lo studio ECLAT – conferma quanto veniva affermato a Catania già dieci anni fa: le sigarette elettroniche sono efficaci nella lotta al fumo. 
In occasione dei 10 anni da questo primo traguardo scientifico, oggi lo studio Eclat pubblicato su PlosOne conta più di 100.000 visualizzazioni. 

Se vogliamo cancellare definitivamente la storia del fumo - ha commentato il Professore Polosa - dobbiamo continuare con la ricerca, incentivando l’innovazione continua e gli studi di valutazione.
La riduzione del danno può e sta già salvando milioni di vite.
La strada è quella giusta e va percorsa sino alla fine


da Coehar

Uno, due, tre. Cinque.
L’ennesima dimostrazione di come aprire un negozio in franchising con Svapo Web rappresenti una scelta più che vincente.
I profili social dell'azienda fondata e guidata dal Ceo Bove hanno annunciato l’apertura prossima di un nuovo Store a Livorno.
E a tagliare il nastro sarà l’imprenditore Francesco Biagi, già proprietario di altri quattro Svapo Web Store.
Con quello della cittadina toscana, quindi, sarà una fantastica quota cinque.
Un successo dietro l’altro con il primo Svapo Web Store che era stato aperto a Camaiore, il 7 Aprile 2021.
Il 21 Gennaio 2022, a seguire, era stata la volta di Massa e, quindi, Lido di Camaiore (il 1 Luglio dello stesso anno).
Poi Pisa e, tra qualche tempo, appunto, il quinto e nuovo tassello.

Perché una persona arriva ad aprire ben cinque Store con lo stesso Franchising?

La risposta è chiara quanto lapalissiana: il successo e la convenienza piena dell’investimento.
Qualche mese fa, intervistato dalla nostra testata, Biagi aveva parlato, con riferimento a Svapo Web, “di un brand dall’incredibile appeal, di un rapporto qualità-prezzo che è assolutamente vantaggioso”.
Sono i clienti che vengono a cercare Svapo Web”, aveva aggiunto.
Vi è ovviamente un profitto – aveva ulteriormente aggiunto - un ritorno che sono praticamente immediati e, in tutte le fasi, in ogni momento ci si può avvalere della vicinanza e della presenza dell’azienda”.

Continuano a piovere da tutta Italia, intanto, richieste al quartier generale di Benevento da parte di persone potenzialmente interessate ad aprire uno Svapo Web Store: si spazia dal giovane al suo primo lavoro alla famiglia che vuole allargare la base economica all’imprenditore che vuole diversificare.
Aprire un negozio in franchising con Svapo Web rappresenta per tutti un’occasione ghiotta alla luce dell’esiguo investimento iniziale e del ritorno economico che è immediato e tutt’altro che trascurabile.
E sono sempre di più coloro i quali che, come Biagi, dopo aperto un primo Store, ne avviano anche ulteriori “stuzzicati” dalla bontà dell’operazione.
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Si è andato a chiudere nella giornata di ieri, a Venezia, l’89esimo summit dell’Organizzazione mondiale delle dogane.
Lo rende noto comunicato stampa della stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
L’Omd, viene fatto presente dall’Ufficio stampa di Alesse, “ha deciso di rafforzare il suo impegno per rendere più sicure e omogenee le procedure doganali allo scopo di difendere gli interessi economici di ogni Paese membro”.
Durante la tre giorni, inoltre, si è dibattuto in modo dettagliato della riforma della governance dell’Omd.
Grazie alla sintesi delle posizioni espresse a Venezia da parte delle delegazioni dei Paesi partecipanti, infatti, si arriverà alla proposta di riforma dell’Organizzazione mondiale delle dogane che verrà discussa, a giugno, a Bruxelles.
“Solo un sistema doganale efficiente e condiviso – ha sottolineato il consigliere Roberto Alesse, numero uno dell’Agenzia - può essere in grado di proteggere gli scambi internazionali dai traffici illeciti e dalle frodi favorite, tra l’altro, dalla crescita esponenziale dell’e-commerce”.
L’appuntamento, fortemente voluto da Adm, è stato specificamente organizzato dalla Direzione Affari internazionali.
L’occasione, come già era stato anticipato dalla nostra testata, è stata utile per la struttura di Alesse per approfondire la discussione con singoli Paesi nell’ottica di concertare in modo più approfondito le relazioni con i “colleghi” e funzionari delle politiche doganali cinesi e statunitensi.
Poi era anche venuto il colloquio con le rappresentanze di Belgio e di Germania.
“Un’istituzione doganale unica a livello europeo – era in quella sede andato a sottolineare il consigliere - e di conseguenza una normativa uniforme in quest’ambito, renderebbe più competitiva l'Unione negli scambi commerciali, sarebbe garanzia di sicurezza per cittadini e imprese e consentirebbe di combattere con più efficacia l’illegalità alle frontiere dell’Europa.
E’ tempo di accelerare – si è quindi avviato a concludere il numero uno dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - per arrivare prima possibile a quest’importante traguardo”.

Hanno preso il via a Venezia i lavori della seconda giornata dell’89esima “Policy Commission” dell’Organizzazione mondiale delle dogane.
Le delegazioni di oltre 30 Paesi del mondo, come fa presente nota diramata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, si sono riunite all’Arsenale per confrontarsi su temi relativi alla difesa delle frontiere dal contrabbando, dal commercio illegale, dal traffico di droga, dai reati valutari.
Oltre a ciò si sta discutendo altresì del massiccio fenomeno dell’e-commerce e della necessità di garantire la legalità in questo genere di compravendite.
Il fenomeno delle vendite on-line e dei rischi legati alla scarsa trasparenza e al facile ricorso all’anonimato in questo genere di transazioni commerciali – ha commentato il vertice Adm Roberto Alesse - è al centro del nostro lavoro.
Tra gli obiettivi c’è la responsabilizzazione delle piattaforme di e-commerce, chiamate non solo a garantire i necessari adempimenti fiscali ma anche la sicurezza dei consumatori”.
Intanto, dopo l’incontro con le rappresentanze di Cina e Usa, nella giornata odierna il medesimo Alesse ha incontrato anche le delegazioni di Germania e Belgio.
Occasione che è stata utile per Alesse per rilanciare il tema della costituzione di un’Autorità doganale dell’Unione europea.
“Un’istituzione doganale unica a livello europeo – ha sottolineato il consigliere - e di conseguenza una normativa uniforme in quest’ambito, renderebbe più competitiva l'Unione negli scambi commerciali, sarebbe garanzia di sicurezza per cittadini e imprese e consentirebbe di combattere con più efficacia l’illegalità alle frontiere dell’Europa.
E’ tempo di accelerare – ha concluso il numero uno dell’Agenzia - per arrivare prima possibile a quest’importante traguardo” ha spiegato Alesse.
Espressa, in appendice, anche la necessità di rafforzare l’attuale cooperazione in essere tra le varie dogane dell’Unione europea.
Ciò nell’ottica di favorire lo scambio di informazioni e di creare nuove opportunità di collaborazione tra i Paesi membri.

Un Novembre che colora sempre più l’Italia dell’arancione di Svapo Web, il brand numero uno in Italia nel settore della sigaretta elettronica.
Ben cinque sono stati, infatti, gli Svapo Web Store che sono stati inaugurati in tutto lo Stivale durante lo scorso mese.
Ben due a Treviso, uno a Copertino, in provincia di Lecce, uno a Candiolo nel Torinese ed un ulteriore a Pesaro.
Una splendida cinquina che conferma, ancora una volta, l’appeal del franchising Svapo Web.
Aprire un negozio in franchising e farlo con il brand creato e guidato da Arcangelo Bove rappresenta, sempre più, un’occasione di profitto importante.
Un’occasione a costo quasi zero.

L’investimento che occorre per avviare uno Svapo Web Store è di scarso impatto con i ritorni economici che sono, invece, immediati e rilevanti.
Chi decide di aprire in franchising uno Store “arancione”, infatti, fa guadagni da subito.
Perché? Perché Svapo Web è il marchio numero uno in Italia nel mondo della sigaretta elettronica.
Se si parla di “Chicco”, per fare un esempio, la mente corre subito all’abbigliamento ed agli accessori per l’infanzia; Se si parla di McDonald, la mente si collega immediatamente ai panini con l’hamburger e quant’altro.
Se si parla di Svapo Web, l’associazione mentale immediata e naturale è allo svapo.

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Svapo Web è stato il brand che ha portato la sigaretta elettronica in Italia, è il brand che sin dal 2012 si è posto come leader nell’ambito delle vendite on line.
Nel 2019, poi, si è deciso di estendere il progetto dando la possibilità anche di aprire negozi in franchising.
E da allora è stata una cavalcata inarrestabile.
Ventenni e trentenni, molti dei quali al loro primo impiego, che sono ora proprietari di due o tre Svapo Web Store; Famiglie che hanno ampliato il bilancio di casa avviando Svapo Web Store.
Apporre l’insegna Svapo Web all’esterno del proprio Store significa certificarne i requisiti della qualità e della convenienza.
Ben 240 Store aperti in appena quattro anni 

Si aprirà domani, a Venezia, l’89esima edizione del summit dell’Organizzazione mondiale delle dogane.
L’evento si svolgerà all’Arsenale, dal 5 al 7 dicembre, nella Sala ex Squadratori della Marina militare, e vedrà la partecipazione delle delegazioni di oltre 30 Paesi provenienti da tutto il mondo, tra cui: USA, Cina, Arabia Saudita, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito.
Durante la tre giorni verranno affrontati temi di grande attualità, come quello delle dogane operanti in confini diventati teatro di conflitto o quello relativo al fenomeno dell’Ecommerce, per garantire la sicurezza dei consumatori e i necessari adempimenti fiscali da parte delle piattaforme di vendita on-line.
In questo contesto grande rilevanza assumeranno gli incontri bilaterali che si svolgeranno a margine dell’evento con i rappresentanti di USA, Cina, Germania e Belgio, durante i quali il nostro Paese rilancerà la necessità di un’unione doganale in ambito europeo, necessaria a uniformare le normative dei singoli Paesi membri e a rendere più competitiva l’Unione dal punto di vista commerciale.
“L’armonizzazione delle dogane a livello internazionale è fondamentale per rendere fluido il commercio internazionale e prevenire potenziali controversie.
L’Italia è uno dei Paesi fondatori dell’Organizzazione mondiale delle dogane ma anche uno dei suoi più grandi sostenitori.
Per questo abbiamo chiesto di ospitare l’89esima policy commission, il principale organo di governo collegiale dell’OMD”: così il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, Roberto Alesse, che ha gestito con la Direzione Affari internazionali l’organizzazione dell’evento.