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Gli italiani potranno continuare a fumare beatamente, braccio penzolone al finestrino, mentre sono alla guida della loro automobile.
L'emendamento al Decreto Infrastrutture del Movimento Cinque Stelle - che avrebbe innovato il Codice della Strada - è stato bocciato, infatti, dalla preposta Commissione della Camera dei Deputati.
I pentastellati, in particolare, avevano proposto di proibire, esclusivamente al guidatore, di concedersi una bionda mentre si è impegnati al volante.
Questo per uno scopo di tutela della sicurezza nella circolazione e, proprio in base a questa "ratio", l'emendamento pentastellato sarebbe entrato nelle norme del Codice della Strada.
In particolare, la proposta grillina, oltre a chiedere di vietare al guidatore di fumare, auspicava anche di fare divieto di utilizzo di “smartphone, computer portatili, notebook, tablet e dispositivi analoghi che comportino anche solo temporaneamente l’allontanamento delle mani dal volante”.
E nella definizione di "dispositivi analoghi" poteva, in una eventuale interpretazione estensiva, rientrare anche la sigaretta elettronica.
Nulla di fatto, tuttavia.
Ciò non significa che in macchina sarà sempre e comunque consentito fumare.
Resta in vigore, infatti, il decreto 2016 che vieta di accendere sigarette se nell'abitacolo vi sono donne incinte o bambini.
Il senso della norma è, però, diverso da quello che voleva introdurre l'emendamento dei deputati M5S: il decreto 2016 si ispira a motivi di tutela della salute tant'è che il divieto grava non solo sul conducente ma su qualsiasi occupante del veicolo e non v'è distinguo tra marcia e sosta.
Per il resto, quindi, quanto a interferenze nella disponibilità del mezzo, resta valido solo l'articolo 174 del Codice della Strada, quello che bandisce al conducente l'uso di "apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore”.
Ovviamente, norma o non norma, resta quello del buonsenso il parametro cui attenersi con scrupolo: qualsiasi aggeggio distolga dall'attenzione nella marcia è assolutamente da evitare.
Quando si guida, come da slogan si guida e basta

I ragazzini italiani accedono troppo facilmente a materiali e prodotti la cui vendita è, per legge, vietata ai minori.
Sono questi i risultati di “Venduti ai minori”, ricerca-sondaggio condotta dal Moige, Movimento dei genitori, in collaborazione con l’Istituto Piepoli.
L'approfondimento è stato eseguito su mille ragazzi di età compresa tra i 10 ed i 17 anni.
Sigarette tradizionali, materiale pornografico, alcol, gioco d'azzardo ed e-cig: oltre un commerciante su due li venderebbe senza richiedere il documento di identità, anche quando l'acquirente è evidentemente uno sbarbatello.
Per quanto riguarda le classiche sigarette tradizionali, circa l'11% degli intervistati ha rivelato di essersi procurato tranquillamente i pacchetti di sigarette ai distributori automatici usando la tessera sanitaria di amici o parenti maggiorenni.
In alcuni casi, addirittura, i distributori automatici non avevano neppure attivato il filtro consistente nella richiesta della tessera sanitaria.
Ma anche negli acquisti in "presenza", per così dire, le cose non sono andate molto meglio: ben il 62 percentuale ha, infatti, rivelato che in qualche caso non si è visto richiedere documento alcuno dal tabaccaio.
Una percentuale che sale al 68 con riferimento all'acquisto di e-liquid ed e-cig.
"L’indagine - confida a Famiglia Cristiana Antonio Affinita, Direttore generale del Moige – fa emergere dei dati preoccupanti. Dinanzi alla vendita ai minori di prodotti che sono dannosi per la loro salute non esistono giustificazioni: non è accettabile che ci siano commercianti che vendono prodotti vietati senza verificare l’età e contro le norme vigenti a loro tutela”.
E questo solo con riferimento a quanto è esplicitamente vietato dalla legge.
Ebbene si, perchè vi è ulteriore merce, sicuramente non opportuna in una sua fruizione "giovanile", che è liberamente accessibile agli under.
Si tratta di videogiochi per maggiorenni e cannabis light il cui acquisto da parte dei minori non è vietato dal momento che non è ancora stata prevista una norma in tal senso...
Contraddizioni italiane: siamo il Paese che legifera più di tutti, che è ancora in essere norme tramontate e desuete ma, paradossalmente, non interviene su quelle che - come in tal caso - sono vere e proprie emergenze sociali.

Due nuove ricerche, griffate Coehar, in start up per confermare i benefici di cui la salute può giovarsi allorquando ci si decide a transitare dalla sigaretta tradizionale a quella elettronica.
Il Coehar, con il reclutamento dei primi pazienti-volontari, entra nella fase operativa del progetto.
Diasmoke e Smile Study la denominazione di due progetti internazionali avviati dalla squadra di Polosa.
Diasmoke, per la precisione, si estenderà per due anni e mira, come fanno presente i ricercatori catanesi, e intenderà “monitorare e valutare il miglioramento dei parametri cardiovascolari di pazienti fumatori affetti da diabete mellito di tipo 2 che decidono di passare alla sigaretta elettronica".
Ad essere monitorati nel biennio saranno 500 fumatori diabetici con gli stessi che verranno suddivisi in due gruppi potendo godere di un supporto costante: chi deciderà di partecipare non solo avrà accesso a programmi di cessazione, ma sarà seguito da una squadra di specialisti che monitorerà periodicamente la condizione di salute generale.
Partner internazionali di Diasmoke sono Mossakowski clinical research center (Varsavia), Medicine and Pharmacy “Nicolae Testemitanu” (Varsavia,) NHS e Metanoic Health (London).
Dai benefici connessi al passaggio dal fumo allo svapo per i diabetici a quelli a quelli a pro del cavo orale, quest’ultimo aspetto oggetto di “Smile Study”, approfondimento – che si stenderà lungo un arco temporale di 18 mesi – nato con lo scopo di valutare l’impatto del fumo di sigaretta sulla salute del cavo orale.
“L’attenzione all’estetica e alla salute del cavo orale è diventata ormai una necessità a cui è impossibile sottrarsi – puntualizzano dal Coehar – La salute di denti e gengive influisce in maniera determinante non solo sulle relazioni con il mondo esterno, ma anche sulla nostra qualità di vita.
Lo studio valuterà l’impatto che il fumo ha sull’aspetto e sui valori clinici del cavo orale, comprando i dati con quelli dei prodotti elettronici contenuti nicotina, come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato.
Con l’iscrizione del primo paziente, si è potuto ufficialmente dare il via al progetto, avviato grazie alla partnership con importanti realtà internazionali (Clinica Addendo di Catania, Università di Modena e Reggio Emilia, Università di Bologna, i centri di ricerca di Varsavia (Polonia), Chisinau (Moldavia) e Bandung (Indonesia).
Partecipare al progetto è semplice: requisiti fondamentali sono la maggior età, lo status di non-fumatore e di fumatore ed eventualmente, in quest’ultimo caso, la volontà di passare alle sigarette elettroniche.
Un’opportunità unica – chiudono dall’eccellenza catanese – che permetterà non solo di contribuire alla ricerca di settore, ma garantirà anche ai partecipanti di essere seguiti da un team di specialisti, attraverso controlli e visite periodiche”.

Addio sigaretta alla guida.
Ebbene si, l'importante novità potrebbe essere sfornata dal nuovo Decreto Infrastrutture che, nel suo percorso di conversione in legge, è in queste ore al vaglio delle varie Commissioni della Camera dei Deputati.
Un Decreto che, si ricorda, tocca vari aspetti, non ultimo andando ad introdurre nuove disposizioni nella impalcatura del Codice della Strada.
Un emendamento presentato a Montecitorio dal Movimento Cinque Stelle, nel dettaglio, potrebbe introdurre la particolare novità.
Ovvero quella di vietare a chi sta conducendo l'automobile di concedersi una bionda.
Ora come ora, lo si specifica, il Codice della Strada non contiene proibizione alcuna in tal senso, mentre si è al volante, unicamente dicendosi "no", ai sensi dell'articolo 174 del citato Codice della Strada, all'uso di “apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore”.
Questo non significa, però, che all'interno di un'automobile si possa sempre e comunque fumare.
Un decreto del 2016, che recepisce Direttiva dell'Unione europea, infatti, stabilisce che la sigaretta debba essere tenuta spenta se nell'abitacolo sono presenti donne incinte o bambini.
Il divieto grava su tutti, conducente e passeggeri, in marcia o da fermi.
Una prescrizione che, pertanto, non attiene alla sicurezza nella circolazione quanto a motivi di tutela della salute.
L'emendamento grillino, invece, introduce un nuovo concetto: quello della sigaretta come interferenza ad una guida sicura, provocando "distrazione" e non totale controllo del mezzo, tant'è che non grava divieto alcuno sul passeggero.
L'emendamento, ancora, oltre a fare esplicito riferimento al "no smoking" in automobile, ipotizza anche il disco rosso a “smartphone, computer portatili, notebook, tablet e dispositivi analoghi che comportino anche solo temporaneamente l’allontanamento delle mani dal volante”.
E, attenzione-attenzione, nella definizione di “dispositivi analoghi” potrebbe finire per ricaderci, in una interpretazione estensiva della norma, anche la e-cig, tanto più quelle munite di tanto di display.
Nelle prossime giornate si avranno "nuove" rispetto al destino dei vari emendamenti, quello pentastellato incluso.

Ancora contrabbando. Ancora liquidi per sigarette elettroniche illeciti.
Un uomo di origine cinese, ma residente a Bolzano, è stato denunciato dalla Polizia di Arezzo con l'ipotesi accusatoria di contrabbando.
Alle ore 16 di Venerdi scorso, in particolare, l’uomo stava percorrendo l'Autostrada del Sole in direzione Sud quando è stato bloccato per una normale attività di controllo dagli agenti della Sottosezione di Battifolle che, insospettiti dal complessivo atteggiamento del fermato, hanno proceduto a porre in essere una perquisizione veicolare.
Dalla stessa è emerso come, all'interno dell’abitacolo della Volkswagen Tiguan recante targa italiana, fossero custodite ben 961 ampolle di liquido per inalazione per lo svapo, ognuna di esse dal volume di 2 ml., risultate, quindi, essere di provenienza non legittima.
In sinergia con la Agenzia delle Dogane e dei Monopoli territorialmente competente nonchè della Guardia di Finanza, coinvolta nell’attività, si è potuto accertare come il materiale potesse corrispondere, in termini di accise evase, a 10.820 sigarette.
L’uomo è stato denunciato, come detto, con contestuale sequestro delle ampolle che, ora, dovranno essere verificate, con opportune analisi, al fine di stabilire la natura esatta del contenuto.
E’ estremamente centrale rammentare quanto possa essere pericolosa, per la salute, l’inalazione di e-liquid reperiti su mercati "paralleli".
E con essi si intende non solo il sito web pirata ma anche il venditore non autorizzato.
Gli e-liquid devono essere comprati in via esclusiva presso quegli esercizi “ufficiali” che oggi, per di più, grazie all’attività normativa della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sono identificabili grazie alla presenza di una apposita tabella recante il simbolo dello Stato.
O, ancora, possono essere comprati attraverso il canale web presso rivenditori che siano noti.
Evali ci insegna quale danno possa determinare la circolazione di sostanze non lecite, non controllate, non filtrate dagli appositi parametri e vagli di sicurezza.
Danni devastanti per la salute, danni all'immagine del settore.
Perchè, purtroppo, vi è chi è pronto ad accostare, come nel caso della già citata "epidemia" americana, i danni determinati dal liquido di contrabbando al settore nella sua interezza.
E tutti sappiamo quanto tempo ci sia voluto per "smontare", anche e soprattutto nell'immaginario collettivo, la bufalona-Evali.

Smettere di fumare non è un imperativo "medico" che attiene solo la sfera cardiocircolatoria ma è un'esigenza che coinvolge una moltitudine di altri distretti dell'organismo. Sebbene meno pubblicizzati nei canali di sensibilizzazione ufficiali. Un'importante apertura è quella che viene dai contenuti della edizione numero 20 del Congresso della Società italiana di Parodontologia e di Implantologia, momento di confronto e di approfondimento che si è sviluppato nei giorni scorsi a Rimini. Tra le conclusioni che sono emerse dalla fase congressuale, vi è in primis quella relativa alla necessità di interrompere quanto prima il rapporto con la sigaretta accertandosi come quest'ultima possa favorire malanni a carico della bocca quali, senza richiamare altri più gravi, la paradontite. Ebbene, se questo può apparire come un elemento abbastanza scontato, lo è di meno il riferimento alla sigaretta elettronica. Nel contesto degli interventi, infatti, si è ammesso il ricorso alla e-cig come valido strumento di smoking cessation. In sostanza, abbracciandosi le teorie del minor danno da fumo, i relatori hanno condiviso come, per aiutarsi a sottrarsi alla dipendenza tabagista, si può prendere in considerazione anche il fumo elettronico. Ma ciò, ovviamente, esclusivamente limitatamente alla fase di transito verso un addio definitivo e non come una soluzione ultima. Una chiave per dire addio alle bionde, finalizzata esclusivamente a questo fondamentale obiettivo. Una riflessione che, del resto, ricalca pienamente la filosofia degli operatori della sigaretta elettronica nonché quella dei principali teorici che muovono in ambito internazionale, da Farsalinos a Polosa passando per Dautzenberg e Beatrice. La novità importante, però, è che medici operanti nel Sistema sanitario nazionale riconoscano che il vaping possa effettivamente rappresentare una soluzione al problema fumo. E questa è una posizione estremamente lontana rispetto a quella che viaggia lungo i canali delle massime Istituzioni sanitarie nazionali che, come noto, hanno un atteggiamento di totale preclusione e chiusura rispetto alle e-cig. Ancora una volta, quindi, dalla base della medicina che vive quotidianamente le difficoltà del paziente giunge una spallata tesa a smuovere le posizioni ancora troppo rigide di chi condanna senza appello e senza ammissione di prova una intera categoria.

Senza filtro alcuno Bertrand Dautzenberg, pneumologo e docente universitario nonchè tra i principali esponenti, su scala internazionale, delle teorie del minor danno da fumo.
“Vedo sempre più giovani che passano dal fumo allo svapo. I fumatori diminuiscono e questa credo che sia davvero un’ottima notizia”, ha fatto presente il medesimo nel contesto di una intervista rilasciata ad un media francese.
per poi continuare “Nella società dell’immagine, anche a causa dell’influenza dei media, qualcuno associa il fumare ad una figura affascinante e prestante. Io, piuttosto, assocerei l’atto di fumare ad un paziente con una tracheotomia”.
Estremamente chiaro Dautzenberg che, per il resto, ha puntato il dito contro il recente rapporto Scheer “Molti medici, quelli che vivono la quotidianità, la clinica di ogni giorno, il contatto continuo e costante con il paziente apprezzano in modo convinto le sigarette elettroniche. In determinati contesti, invece, persone chiuse nei loro uffici, che mai hanno visto pazienti e che ricevono fondi da Università americane, tirano fuori documenti in cui si afferma che lo svapo uccida tutti. Il che è del tutto falso. Non dobbiamo dimenticare che è il tabacco ad uccidere la metà dei suoi consumatori”.

L’unico studio randomizzato che è stato fatto bene – prosegue il ricercatore – è stato pubblicato da Peter Hajek sul New England Journal of Medicine”.
Quanto al resto è tutto un susseguirsi, a detta del medesimo, di “pubblicazioni scientifiche faziose”.
“Molti fumatori sono passati allo svapo ed oggi non sono né fumatori né vapers. Hanno interrotto ogni pratica grazie allo svapo adoperato quale sostituto della nicotina”.
Qualche stoccatina viene anche verso il settore del tabacco riscaldato, tipologia che, con tutta evidenza, non è estremamente gradita a Dautzenberg che la definisce come “l’ultima truffa dell’industria del tabacco, dannosa quanto una sigaretta”.
Sulla sigaretta elettronica, invece, non v'è dubbio alcuno: per il docente la stessa rappresenterà l’arma che permetterà di mandare in archivio il fumo
Quando dico che tra venti anni non ci saranno più vendite di tabacco, ciò significa che non ci saranno più vendite di tabacco. Di conseguenza non vi saranno più vendite di svapo nell’arco di trent’anni”.
Una parola ultima da parte di Dautzenberg per smontare un altro mito “Eurobarometro ci dice che solo uno svapatore su cento non ha mai fumato in precedenza: quindi è evidente come la sigaretta elettronica sia uno strumento utilizzato per smettere”

La ormai prossima approvazione della legge di Bilancio restituisce attualità alla questione vaping. Il legislatore, ci si interroga, annullerà quanto disposto con l’atto di programmazione approvato a Dicembre 2020 o condannerà il settore ad una mannaia di rincari?
E’ questo il quesito che si pone Arcangelo Bove, pioniere del vaping nazionale, papà della rete “Svapoweb” nonchè Presidente di Unasweb .
Voglio sperare che, prima o poi – esordisce Bove – non ci dovremo più preoccupare ogni qual volta ci avviciniamo alla fine dell’anno di cosa potrà decidere il Governo italiano. Ovvero se aumenterà le accise o se le lascerà inalterate. Questo stesso fatto di doversi porre questo cruccio, ad ogni benedetta scadenza d’anno, inizia a diventare un qualcosa di stancante. Spero caldamente che dobbiamo sfogliare per l’ultima volta la margherita e di scrollarci di dosso, una per tutte, questa spada di Damocle che pende sulle nostre teste”.
Un anno fa il legislatore ha dato il peggio di se introducendo – ricorda l’imprenditore sannita – i ben noti aumenti a scalare con culmine il 1 Gennaio 2023.

“CI ATTENDIAMO NUOVE POLITICHE STATALI”
Tuttavia, nell’arco di tempo intercorso, si sono avuti due fatti non affatto trascurabili. In primo luogo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha introdotto, quale elemento contraddistinguente gli esercizi del settore, la famosa tabellonistica da esporre all’esterno delle attività. Per la prima volta, quindi, i negozi del vaping possono esporre il simbolo dello “Stato” in uno alle proprie insegne. Oltre a questo aspetto, poi, non si deve dimenticare come il Governo abbia congelato fino a tutto il Dicembre 2021, con nuovo decreto avutosi in estate, gli effetti di quanto ratificato a fine 2020.
Alla luce di questi ultimi segnali incoraggianti, ci attendiamo che le politiche statali siano consequenziali e che si intraprenda un percorso non penalizzante il settore. Abbiamo avuto dei segnali precisi dallo Stato, sarebbe illogico se si facesse un passo indietro lungo un anno. Attendiamo, quindi, un intervento del legislatore che annulli e superi quanto stabilito nell’ultimo Bilancio. Se questo non avverrà significherà condannare gli operatori ad un severo rincaro e, soprattutto, si avrebbe il chiaro sentore di un andare avanti a tentoni, senza una programmazione precisa per quel che riguarda il vaping.

“VAPING NON E’ BANCOMAT DI ALTRI SETTORE”
Sia chiaro, il vaping non deve essere inteso come un bancomat cui attingere per tappare buchi di altri ambiti che col nostro nulla c’entrano.
E’ il momento della ripartenza, non lo si dimentichi, è il momento di spingere le imprese e non di appesantirle con rincari ulteriori. Ma, al di la della particolare contingenza del momento, l’operatore della sigaretta elettronica vuole dignità e fiducia. Guardiamo con attenzione e speranza alla sessione di lavori prossimi ad iniziare: sicuramente – chiude Bove – non faremo da spettatori silenti e, soprattutto, non faremo le vittime sacrificali”.

“Ad oggi i risultati emersi dicono che non esistono più dubbi: le sigarette elettroniche sono più del 95% meno dannose delle normali bionde”.
Lo ha ribadito Giovanni Li Volti, Direttore del Coehar, in occasione del quarto “Scientific Summit on Tobacco Harm Reduction: Novel products, Research & Policy”, momento promosso da “Scohre, International Association on Smoking Control & Harm Reduction”, che ha posto a confronto scienziati ed esperti internazionali.
“Esiste un problema di fondo negli studi sulle sigarette elettroniche – ha proseguito Li Volti come rilanciato da Adnkronos – la standardizzazione e armonizzazione delle ricerche internazionali su questo tema.
Gli studi di replicazione sono molto difficili da realizzare, soprattutto in termini di coordinamento dei protocolli e armonizzazione delle ricerche svolte.
Per la prima volta –
ha ulteriormente sottolineato il ricercatore siciliano – il progetto ‘Replica’, condotto presso i laboratori dell’Università di Catania, sta ‘replicando’, e quindi valutando, tutti gli studi che hanno avuto un profondo impatto sul tema dell’efficacia delle e-cig”.
Nel contesto dell’evento, svoltosi in modalità da remoto, ha preso parola una ulteriore personalità del Coehar, ovvero Massimo Caruso, ricercatore in Biochimica e co-project leader di ‘Replica’.
“La difficoltà principale negli studi sui prodotti a rischio ridotto proviene dalle innumerevoli variabili che entrano in gioco quando si cerca di quantificare scientificamente la citotossicità e gli effetti dell’esposizione del vapore prodotto dalle sigarette elettroniche nei polmoni.
Sebbene le difficoltà di laboratorio siano tante, al Coehar abbiamo dimostrato, con due studi già pubblicati su questo tema, che per i fumatori il passaggio alle e-cig riesce a ridurre i danni anche sullo stato di salute polmonare”.
Affermazioni scientificamente supportate quelle dei ricercatori dell’Università catanese.
Una realtà solida, di spessore internazionale, non certo gli ultimi arrivati.
Ebbene, ci chiediamo se mai gli esperti del Coehar verranno “ascoltati” e presi in considerazione da quanti hanno il compito di indirizzare le politiche sanitarie nazionali.
Per dar voce, vale a dire, anche alla campana del minor danno, oggi inascoltata.

Svapo, smoking cessation, fumo.
Un ambito dove si sente tutto ed il contrario di tutto.
Ai teorici del minor danno, infatti, si contrappone una “scuola” di pensiero che non garantisce che la sigaretta elettronica sia del tutto innocua per non parlare di quanti, poi, arrivano addirittura ad affermare che, alla fine dei conti, la e-cig faccia male come se non più della “classica”.
In mezzo a questo vortice di voci contrapposte sta il fumatore che vorrebbe dire addio alle bionde e che, magari, sta anche provando - o sarebbe intenzionate a provare - la soluzione del vaping per sottrarsi alla dipendenza.
Ma che ancora non riesce a comprendere, tra mille voci, quale possa essere quella più vicina alla realtà.
La sigaretta elettronica è realmente utile per smettere di fumare?
E, poi, fa bene? Fa male?
Non è raro, quindi, che più di uno decida di non lasciar la via vecchia per la buona, spaventato dal fatto che la cura possa finire per essere addirittura peggio della malattia.
E' la tattica del buttarla in caciara.
Quello che fanno molte “realtà” della ricerca o anche diverse Istituzioni che, tirate per la giacchetta da determinati interessi, gettano ombre sul fumo elettronico.
Mentendo sapendo di mentire e generando quella confusione, quel caos che rende difficili le scelte del singolo cittadino.
Non è un caso che – come da ricerca condotta da Povaddo per conto di Philip Morris International su 30.000 persone sparse in 26 Paesi - il 66% dei fumatori tenterebbe di passare alla sigaretta elettronica se solo avesse maggiori certezze sugli effetti benefici della stessa. 
La controprova di quanto fino ad ora detto vive nel fatto che ben l’89 percentuale degli italiani che sono passati dal fumo alle alternative sono stati fortemente incoraggiati nella loro scelta, recita il rapporto, da “un’informazione accurata sulle differenze tra questi prodotti e le sigarette tradizionali”.
Lo studio – spiegano i promotori – mostra che, mentre gli effetti del fumo sono quasi universalmente noti, una larga parte dei fumatori non è a conoscenza dei prodotti alternativi, non può accedervi o è confusa dalle informazioni disponibili che rendono difficile una scelta consapevole”.