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Pensateci bene prima di gettare un mozzicone dall'auto.
Ancor di più.
Ebbene si, perchè l'ultimo intervento normativo in modifica al Codice della Strada raddoppia le sanzioni che già erano in essere per quanti fossero pizzicati a buttare dal finestrino il residuo della sigaretta appena consumata.
In particolare, il Decreto sostegni ha stabilito come le "multe" passino dalla forbice minimo/massimo di 28-102 euro, fino ad oggi prevista, alla prossima di 56-204 euro.
La questione, tuttavia, non riguarda esclusivamente le cicche ma qualsivoglia rifiuto venga rilasciato dall'occupante della vettura.
Sulle cicche, tuttavia, si assiste ad una diffusa disinvoltura dal momento che le medesime non vengono percepite pienamente come un rifiuto, da chi li consuma, usandosi, generalmente, meno premura nell'evitare di abbandonarle al suolo - mai dimenticando, oltre al grave tema dell'inquinamento, quale possa essere, durante il periodo estivo, il ruolo delle sigarette incandescenti nell'ottica di innesco di possibili roghi.
Mano alla tasca, quindi, per il fumatore-automobilista trasgressore.
E gli va pure di lusso perchè, fosse passato l'emendamento del Movimento Cinque Stelle, sarebbe entrata in vigore una nuova norma del Codice della Strada che avrebbe del tutto vietato il fumo in automobile da parte del conducente. Come si ricorda, infatti, i grillini avevano proposto di accendere il disco rosso ritenendo come maneggiare una sigaretta durante la marcia costituisca un'interferenza al pieno controllo del mezzo oltre a rappresentare distrazione per il guidatore.
La sigaretta, quindi, si sarebbe andata ad equiparare ad un cellulare.
La proposta, però, è stata bloccata nella Commissione della Camera dei Deputati. Ok, quindi, all'uso della sigaretta in auto per il guidatore sebbene si debba tener presente come resti vigente quanto previsto dal Decreto 2016 che impone il divieto di fumo in automobile in presenza di donne incinte e bambini.
Un divieto che grava su tutti gli occupanti, non solo sul guidatore, e che è da ricondurre ad una ratio di tutela della salute e non della sicurezza nella circolazione.

Sempre più ampia, sempre più qualificata la scienza italiana che apre alla sigaretta elettronica.
L’ultimo intervento viene dal professore Gennaro D’Amato, tra i principali pneumologi su scala nazionale.
Intervistato dalla emittente “Canale 21”, tv che ha sede sia a Napoli sia a Roma, il professionista non disconosce la ipotesi e-cig.
Anzi.
Il medesimo, infatti, ha riferito di consigliare, nella pratica clinica, la sigaretta elettronica ad un soggetto che vuole smettere di fumare e che non sia riuscito a cogliere il risultato con altre soluzioni ma, ha specificato lo stesso, solo per il tempo che occorra per staccarsi definitivamente dalla sigaretta.

Vaping, quindi, non come soluzione definitiva ma come soluzione ponte.
Un discorso che combacia perfettamente con le teorie del minor danno da fumo.
Non è certo il primo, D’Amato, a esprimere possibilismo rispetto alla opportunità rappresentata dallo svapo.
Come lui una miriade di altri specialisti o, addirittura, di intere categorie (come è stato in occasione dell’ultimo congresso della Società italiana di Parodontologia e Implantologia o come da recenti dichiarazioni di Claudio Cricelli, Presidente della Società italiana Medici di Medicina generale e delle Cure primarie).
Rispetto alla tematica del vaping, in definitiva, si assiste ad un’Italia che corre in due direzione diverse.
Da una parte vi è una crescente fetta della medicina che è decisamente possibilista.
Parliamo di medicina di corsia, di medicina che vive la quotidianità del paziente interfacciandosi con esso e con le sue problematiche nelle corsie degli ospedali, negli studi, negli ambulatori.

Medici che hanno quale loro obiettivo quello di migliorare le condizioni di salute del paziente, di trovare una via di uscita.
E, poi, vi è l’Italia delle Autorità sanitarie di vertice che è totalmente chiusa al discorso delle alternative e che, a fronte degli 80.000 morti fumo-correlati all’anno, nella sola Italia, continua a parlare di ipotetici, futuri danni che la sigaretta elettronica potrebbe cagionare.
Tra mille se e forse.
Fino a quando i vertici potranno continuare ad ignorare la voce della base?

Catania, 11 novembre 2021- Il database online “Updated science-wide author databases of standardized citation indicators” contiene una classifica degli scienziati più citati nel mondo, divisi in 22 campi specifici e ulteriori 176 sottocategorie.
Il Professore Riccardo Polosa, Fondatore del CoEHAR, Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da fumo, anche per il 2021 si conferma lo scienziato più citato al mondo nel suo settore di ricerca.
Nella lista dei più citati anche altri membri del CoEHAR tra cui i professori Aldo Calogero, Martino Ruggieri, Rosalia Leonardi, Antonino Gulino, Sebastiano Battiato ed Alfio Drago.
Il dato biometrico di Plos Biology conferma che la ricerca dei docenti del CoEHAR ha un forte impatto sul progresso scientifico nel campo della riduzione del danno e della lotta alle malattie fumo correlate.
Con l’incredibile primato di quasi 400 pubblicazioni, la ricerca del professore Polosa (oggi coadiuvata anche dagli 80 membri del CoEHAR) ha contribuito al progresso scientifico nel campo della riduzione del danno da fumo e della lotta alle malattie fumo correlate.
Tra i nomi degli scienziati più noti al mondo anche diversi membri del CoEHAR quali i professori Sebastiano Battiato, Aldo Calogero, Filippo Drago, Antonino Gulino, Rosalia Leonardi e Martino Ruggieri.
Il database Plos Biology è il più importante metodo di analisi scientifico della ricerca mondiale.
Per stilarlo, vengono utilizzati sei diversi parametri di citazione, tra cui il numero totale delle pubblicazioni e il numero di volte in cui viene citato un articolo relativo ad uno studio scientifico in cui lo scienziato in questione risulta essere autore singolo o primo autore.
Di ogni ricercatore viene fornita l’indicazione al campo principale specifico di riferimento più ulteriori due sottocategorie presenti nelle sue pubblicazioni.
Riccardo Polosa
“Andiamo avanti determinati, con la convinzione di innovare e rendere funzionale la nostra ricerca. Noi crediamo in una scienza aperta, multidisciplinare, e globalizzata che trasmette conoscenza sia sul territorio che nel resto del mondo. Una scienza che possa davvero indicare le risposte giuste alle sfide del futuro"
. (da coehar.it)

Nota stampa Mohre
Roma, 11 novembre 2021 – La riunione COP 9 della Convenzione quadro per il controllo del tabacco (FCTC) si sta svolgendo a Glasgow.
Nonostante la Convenzione quadro nasca (nel 2005) per stabilire i principi del controllo del tabacco a livello mondiale, e abbia come missione quella di ridurre le malattie e le morti fumo-correlate, ad oggi sembra non abbia portato alcun risultato rilevante: il numero 1,1 miliardi di fumatori nel mondo sembra non essere stato minimamente scalfito negli ultimi 16 anni.
Fa il punto sui lavori del COP9 un incontro con gli esperti che sì svolgerà online domani, 12 novembre alle ore 18 organizzato dal Mohre, Osservatorio Mediterraneo per la Riduzione del Danno in medicina.
Abbandonare la combustione #addiocombustione è un obiettivo che accomuna le due Conferenze delle parti: sia la COP26 che ha come obiettivo la tutela dell’ambiente e la sostenibilità sia la COP9 sul tabacco.
“Sorprende la politica dell’OMS di non prendere in considerazione prodotti alternativi a rischio ridotto come le sigarette elettroniche. Eppure i prodotti alternativi al tabacco come la sigaretta elettronica si stanno imponendo come un valido strumento nel ‘tobacco control’ e nonostante la messe di studi che ne confermano la minore cancerogenicità, le autorità sono preoccupate dei danni ‘residui’ che potrebbero fare in futuro, mentre 85 mila persone muoiono ogni anno”, sottolinea il Professor Fabio Beatrice, Direttore del Board Scientifico di Mohre.

Sulla stessa linea la Senatrice Maria Rizzotti che, interpellata sull’argomento, ha dichiarato “Tutti i Paesi Europei dovrebbero fare riflessioni senza preconcetti.
L’Italia dovrebbe tenere conto che i nuovi prodotti ‘senza fumo’ possono rappresentare un valido alleato nel proteggere la salute, così come ha fatto la Gran Bretagna che ha dichiarato le e-cig ‘strumento di protezione della salute pubblica’.
Ci sono prove convincenti sull’efficacia della ‘riduzione del danno’ che l’OMS tiene in scarsa considerazione ignorando i dati scientifici”.
Negli ultimi 24 mesi sono nati in tutto il mondo gruppi di scienziati e medici che vedono nelle strategie di riduzione del danno una risposta, sia pure parziale, per ridurre la mortalità evitabile.
“Ovviamente bisogna agire in maniera forte anche sul lato della iniziazione perché chi cade nella dipendenza fa molta più fatica ad uscirne. Sarebbe meglio non iniziare, ma non possiamo abbandonare quelli che ormai hanno sviluppato una dipendenza da nicotina e muoiono per gli effetti dell’esposizione ai tossificanti del tabacco combusto” sottolinea il Professore Giacomo Mangiaracina, Esperto in Prevenzione e Membro del Board Scientifico di Mohre.
Il fatto che il Segretario dell’FCTC chieda alle parti ossia agli Stati di vietare o limitare l’accesso ai prodotti alternativi (che includono anche tabacco da masticare, bustine di nicotina, elettroniche) non ha un senso logico alla luce dei numeri delle malattie e delle morti fumo-correlate, analoghi a quelli della pandemia da Covid-19. Basterebbe guardare a Regno Unito e Nuova Zelanda che grazie a politiche di harm reduction hanno visto diminuire ai minimi storici il numero di fumatori.

La decisione sull’opportunità di integrare nelle politiche i nuovi prodotti dovrebbero tenere conto di studi, ricerche e revisioni sistematiche. Il Parlamento Britannico ad esempio ha già mostrato la sua lungimiranza proponendo di integrare nel COP9 un tavolo di lavoro sulla ‘harm reduction’.
“Una posizione troppo rigida potrebbe avere conseguenze catastrofiche e spingere di nuovo i fumatori che sono passati a prodotti più sicuri (circa 98 milioni nel mondo) alle vecchie abitudini e quindi alle sigarette combuste” afferma Carmine Canino, Presidente dell’Associazione ANPVU che in Italia rappresenta i consumatori.
“Esistono, ad oggi, prove inconfutabili che i vaporizzatori personali sono molto meno dannosi delle sigarette analogiche e che possono soppiantare il fumo a livello individuale e di popolazione.
I vaporizzatori personali e gli strumenti di riduzione del danno vanno supportati e non osteggiati in base a potenziali rischi o principi di prevenzione ormai superati dalla realtà.
In questo modo verrebbero vanificati gli sforzi di migliaia di ex-fumatori e sarebbe pregiudicata la salute di milioni di persone”.

Momento non estremamente semplice per Marcello Minenna, vertice della Agenzie delle Dogane e dei Monopoli.
Il numero uno Adm, infatti, sarebbe indagato dalla Procura di Roma per una ipotesi accusatoria di abuso d’ufficio.
Così fa presente la testata nazionale "Il Corriere della Sera" che, a sua volta, richiama come fonte il “Domani”.
L’indagine capitolina sarebbe originata da una denuncia presentata da Alessandro Canali, ovvero ex Vicedirettore Adm e da una ulteriore dell'ex finanziere Roberto Fanelli.
Stando a quanto riportano le testate prima menzionate, Minenna sarebbe stato responsabile di un presunto spreco di risorse.
Canali avrebbe infatti confidato agli inquirenti di essere stato rimosso dal ruolo di secondo dell'Agenzia fiscale dopo aver denunciato le trasferte che il Direttore avrebbe affrontato insieme ad una dipendente, a spese dell'Ente, tra viaggi nelle classi business e hotel multistellati.
Secondo l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, invece, l’ex dirigente Canali sarebbe stato destituito dall’incarico solo per ragioni di riorganizzazione interna già programmata.
Quanto a Minenna, lo stesso non sarebbe stato ancora ascoltato dalla Procura.
Giova rammentare, tuttavia, come una iscrizione nel registro degli indagati non sia sinonimo di condanna, tutt’altro.
I togati, infatti, dovranno ancora valutare se archiviare la vicenda o se, invece, rinviare a processo l'altissimo funzionario.
Ed anche in tal ultimo caso, come da principi generali del nostro Ordinamento in termini di presunzione di innocenza, si ricorda come i gradi della Giustizia siano in numero di tre.
Marcello Minenna, uomo prossimo al Movimento Cinque Stelle, prima di rivestire la corrente mansione di Direttore della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in tale ruolo essendosi insediato il 31 Gennaio 2020, era stato funzionario della Consob ed, ancora in precedenza, nel 2016, assessore al Bilancio della Giunta Raggi – una esperienza che era durata solo qualche settimana prima di rassegnare le dimissioni.

Le strategie ufficiali delle Autorità sanitarie nazionali, in fatto di contrasto al fumo, producono numeri che sono troppi piccoli, rispetto alla mole del problema.
Lo ha sottolineato, in occasione del 18esimo Congresso “Roma Cuore”, evento organizzato con il patrocinio dell’Università Sapienza di Roma, dell’Università di Roma Tor Vergata, dell’Università Magna Grecia di Catanzaro e dell’Aou Policlinico Umberto I, il professore Fabio Beatrice, docente presso l’Università degli Studi di Torino
“In Italia degli 11,5 milioni di tabagisti - ha spiegato il medesimo - appena 8.000 fumatori, quindi lo 0,01%, si rivolgono ai 268 Centri anti fumo (Caf) censiti dall’Istituto superiore di Sanità.
Di questi, riesce a smettere di fumare circa il 33-35%: ciò significa che su 10 persone che si rivolgono ai Centri almeno 6-7 riprenderanno a fumare”.
Cifre che sono eloquenti.
Da qui, come rappresenta Beatrice ad Adnkronos, la necessità di dare a quanti vogliano smettere “una seconda possibilità: il fumo elettronico e digitale, un modo di inalare nicotina cercando di ridurre al minimo gli effetti della tossicità da combustione. Sia chiaro, questi prodotti sono una seconda linea, che non è una linea definitiva di cessazione dalla dipendenza dalla nicotina ma una scelta di riduzione del rischio, quindi una forma di prevenzione parziale”.
“Offrire un prodotto a minor rischio – insiste Beatrice – perché il fumo sano non esisterà mai, è un aiuto che consente loro di effettuare altri cambiamenti. La riduzione del rischio si conferma uno strumento di aiuto in caso di resistenza alla cessazione dal tabagismo”.
Inevitabile il raffronto con il Regno Unito “dove è stata fatta chiarezza sull’importante riduzione del rischio del fumo elettronico al punto che il fumo elettronico è considerato misura di Sanità pubblica” mentre in Italia “nonostante ogni anno muoiano circa 83.000 persone per patologie legate al fumo, ci sono della posizione di chiusura verso il fumo digitale”.
“Bisogna spiegare – ancora il medico – che non esisterà mai un fumo sano ma che esiste, invece, la possibilità per i fumatori che non riescono a smettere di ridurre notevolmente la tossicità da combustione. Questo è un piccolo ma importante cambiamento in direzione della salute”.
“Ostacolare un cambiamento nel fumatore che non riesce a smettere vuol dire solo mantenerlo nella situazione di consumo del fumo combusto e dal momento in cui si continua a morire a causa del fumo, una posizione di totale chiusura non è né attenta né intelligente rispetto ai tanti tabagisti che sono in difficoltà”.
Fumare elettronico - ha concluso il docente - non equivale a smettere di fumare ma a ridurre in maniera importante i danni della combustione del tabacco combusto.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli specifica rispetto all'attività di vendita di liquidi per sigarette elettroniche dotati dei contrassegni di legittimazione.
Ad esser fatto presente, nel corpo di Direttoriale di recente emanazione da parte di Marcello Minenna, che i medesimi potranno essere venduti “esclusivamente all’interno del territorio nazionale”.

L’articolo 1, lettera d), della Determinazione direttoriale 18 Marzo 2021 83685/RU –  precisa il documento del vertice Adm – definisce il deposito, come <<l’impianto in cui vengono fabbricati o introdotti i prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide, contenenti o meno nicotina, destinati ad essere forniti, agli esercizi che ne effettuano la vendita al pubblico, ai diretti consumatori, ad altri depositi, alla cessione in altri Stati membri dell’Unione europea, all’esportazione>>.
L’immissione in consumo dei Pli con i contrassegni di legittimazione, di cui al comma 1
dell’articolo 1, della determinazione direttoriale del 29 Marzo 2021, 93445/RU, è consentita esclusivamente all’interno del territorio nazionale.

VENDIBILI A SOCIETA’ ESTERE A DETERMINATE CONDIZIONI

I Pli sui quali è applicato il contrassegno di legittimazione possono essere quindi venduti a società estere, solo se dotate di rappresentante fiscale in Italia ai sensi dell’articolo 8 della citata determinazione direttoriale 18 Marzo 2021 83685/RU, solo ed esclusivamente se gli stessi prodotti contrassegnati saranno immessi in consumo sul territorio nazionale, secondo le disposizioni della succitata determinazione direttoriale”.
Quanto agli obblighi, l'atto di Minenna precisa
“Il rappresentante fiscale della società estera dovrà effettuare la comunicazione di cui all’articolo 4 della citata determinazione del 18 marzo 2021 in ordine ai prodotti commercializzati, e, ai sensi dell’articolo 8, comma 2, lettera f), riportare cronologicamente e numerare progressivamente tutti i movimenti di carico e scarico dei prodotti distinti per marca e confezione unitaria nel registro contabile di carico e scarico.
Il soggetto autorizzato, che fornisce i Pli con il contrassegno di legittimazione a società estere dotate di rappresentante fiscale in Italia dovrà rendicontare, con cadenza mensile, i contrassegni utilizzati riportando nel prospetto di rendiconto tutti i dati della società estera alla quale si sono venduti i prodotti contrassegnati.
Le strutture territoriali dell’Agenzia nell’ambito delle ordinarie attività di controllo, verificheranno l’osservanza delle disposizioni di cui alla presente informativa, adottando, se del caso, i provvedimenti di propria competenza”.

Il fenomeno si fa sempre più preoccupante.
Ancora una volta le Forze dell'Ordine si sono trovate a dover sequestrare fiale utilizzate quale illecita ricarica per sigarette elettroniche con, all'interno, il Thc.
La nuova operazione è della Polizia di Stato di Assisi che, all'interno di un garage di un'attività artigianale, ha scovato un "tesoretto" di stupefacenti.
Dalla cocaina all'lsd passando per hashish e, appunto, ben otto fiale, utilizzate per ricarica di sigarette elettroniche, contenenti thc.
Inevitabili, sono scattate le manette, in flagranza, per un 23enne del luogo.
Ma il problema, ormai, sembra essere vasto, radicato.
Questi composti, impropriamente utilizzati per ricaricare le e-cig, rappresentano, ormai, la nuova realtà del cosiddetto spinello elettronico.
Che corre parallelo, nei mercati del contrabbando e dello spaccio, a tutte le più o meno note tipologie di droga.
Roba pericolosissima dal momento che, il più delle volte, questi delinquenti addensano il Thc, a scopo svapo, con la vitamina e-acetato.
E sappiamo bene come il combinato di queste due sostanze abbia innescato il terremoto Evali, negli Stati Uniti d'America, un paio di estati fa. Con tutti gli annessi e connessi che ne vennero in termini di campagna anti-svapo. ​
Urge operare una distinzione e, soprattutto, che essa sia chiara all'opinione pubblica.
Una cosa è il liquido per sigarette elettroniche reperibile presso i rivenditori ufficiali - che siano quelli su strada (oggi riconoscibili grazie all'insegna recante il simbolo dei Monopoli) o canali web noti.
Ebbene, in tal caso si tratta di prodotti controllati, che seguono precisi protocolli e che, prima di essere immessi sul mercato, devono ricevere una serie di rigide autorizzazioni.
Diversa cosa, come si può intuire, sono i liquidi reperibili nel contrabbando o spaccio che sia.
In tal caso è evidente che non v'è il rispetto di alcun parametro di sicurezza e che, quindi, i rischi per la salute sono tutti a carico del consumatore.
Precisazione inutile? Si, o forse no.
Perchè sappiam bene come le strumentalizzazioni e le disinformazioni, specie quando si parla di vaping, siano costantemente dietro l'angolo

"La sigaretta elettronica nuoce gravemente alla salute".
Lo sostiene la senatrice dell'Udc, Paola Binetti.
La stessa, in particolare, proprio sulla base di questa presunta nocività, ha annunciato azioni politiche, sotto forma di emendamenti da presentare alla legge di Bilancio, per tassare adeguatamente il settore.
"Occorre eliminare gli sconti fiscali destinati ai produttori di sigarette elettroniche ha fatto presente la medesima, come riporta “Agenpress” – Per questo, in sede di legge di bilancio, presenteremo degli emendamenti che hanno l’obiettivo di tassare in modo adeguato questi prodotti che sono nocivi per la salute di tanti adolescenti e adulti.
La sigaretta elettronica – incalza la rappresentante di Palazzo Madama – nuoce gravemente alla salute.
Lo confermano i dati incontrovertibili dell’Fda e dell’Oms, ma qualcuno, anche in Italia, si ostina a sottovalutare questo trend”.
E poi
“Una recentissima ricerca della Società italiana di malattie respiratorie infantili (Simri) afferma, sulla base di dati forniti dall’Istituto superiore di Sanità, che tra i ragazzi che hanno già avuto un contatto con il tabacco o la nicotina, il 20,1% ha iniziato con la sigaretta elettronica.
Manca evidentemente – ha concluso la senatrice Binetti – una prevenzione efficace e una adeguata educazione alla salute. Questi numeri smentiscono le false credenze diffuse dalle multinazionali del tabacco”.
Fin qui la senatrice.
Di fondo vi è un difetto.
Una cosa è proibire che i giovani non debbano accedere a fumo e svapo, cosa più che buona e giusta.
Altra è stangare un settore che, invece, come dimostrato da validi studi nazionali ed internazionali, aiuta milioni di persone nel mondo a sottrarsi alla schiavitù del tabacco - quella si, dannosa e mortale.
Quindi, si ripete, è indispensabile scindere le due questioni.
Per il resto, si pone nuovamente la necessità, da parte del mondo della ricerca e della medicina, di porre in essere, su una questione tanto delicata quale quella della smoking cessation, interventi che siano estremamente ponderati, equilibrati e che, soprattutto, guardino al problema nella totalità delle sue voci scientifiche.
Altrimenti si rischia di creare la base per visioni parziali, se non distorte, da parte del comune cittadino e della politica.

Recentemente, la Commissione europea ha divulgato un rapporto in cui sottolineava con fervore i danni causati dall’utilizzo per un tempo prolungato dei dispositivi elettronici a rilascio di nicotina. Ma ci siamo chiesti su cosa si basano le decisioni dei Governi? E se gran parte delle fonti utilizzate dagli organi di governo provenisse da studi di scarsa qualità?”
Centrato il punto.
Così esordisce una nuova nota del Coehar, eccellenza della ricerca nazionale in fatto di riduzione di danno da fumo.
Gli etnei si sono posti la più che opportuna domanda. Ovvero, come prima detto: le decisioni di quei Governi e di quelle Istituzioni che auspicano restrizioni sullo svapo, su che genere di fonti basano i loro indirizzi?
Ebbene, una recente review, ovvero una rivisitazione di lavori condotti in passato, ha preso in esame 755 lavori condotti negli ultimi cinque anni che avevano ipotizzato relazioni tra e-cig e risvolti sulla salute.
Ebbene, tale review ha appurato che, tra tutte le ricerche, “solo 37 sono eleggibili secondo precisi criteri di qualità scientifica”.
Ovvero meno del 5%.
Mettendo in comparazione gli studi selezionati e valutando in modo critico il loro contenuto – spiegano ancora dal Coehar – si è potuto affermare che le elettroniche sono più sicure delle convenzionali bionde”.
“Quando si tratta di divulgare una corretta informazione scientifica in merito ai possibili danni delle sigarette elettroniche, si dovrebbe procedere basandosi su studi che possano davvero essere definiti scientificamente rilevanti” – ha spiegato il Riccardo Polosa, fondatore del Coehar.
Una corretta ottimizzazione del design degli studi – ha invece esposto Cother Hajat della Università degli Emirati Arabi Uniti – l’uso di indicatori clinico-funzionali clinicamente rilevanti e la valutazione corretta del nesso di causalità sono criteri irrinunciabili per giungere a risultati scientificamente validi”.
La questione relativa alla bontà di tali ricerche, all’attendibilità delle ricerche è fondamentale dal momento che, in qualche caso, essi vengono invocati dalle Istituzioni per adottare decisioni di politica sanitaria che hanno ricadute su milioni di persone.
Il dato allarmante – spiegano in merito dal Coehar – è che gli studi qualitativamente scarni sono stati determinanti per la valutazione espressa dalla Commissione Europea sull’uso delle ecig: uno di questi, attestava ad esempio la correlazione tra uso di dispositivi elettronici e possibilità di incorrere in un infarto al miocardio.
Una successiva analisi dei dati ha dimostrato che i dati sulla patologia precedevano di almeno un decennio il primo uso di una sigaretta elettronica.
A causa di ricerche del genere, la percezione dell’opinione pubblica sulle ecig è peggiorata, evidenziando la necessità di diffondere una corretta informazione sui possibili rischi o benefici di questi prodotti.
Dalla review, infatti, non sono emerse prove che colleghino l’utilizzo dei dispositivi elettronici a patologie cardiovascolari: al contrario, si evidenziano benefici per pazienti affetti da ipertensione.
Discorso analogo per i pazienti a effetti da particolari patologie polmonari, come la Bpcp: passare dalle sigarette convenzionali alle sigarette elettroniche si è tradotto in un miglioramento delle esacerbazioni della malattia, senza prove di un deterioramento polmonare nel lungo periodo o di un aumento del rischio di sviluppare forme asmatiche”.
“E’ sorprendente notare – ancora Polosa – che sono davvero pochi gli studi di qualità che possono essere considerati veramente informativi del rapporto rischio beneficio delle nuove tecnologie a rischio ridotto in termini di loro impatto sulla salute. Siamo orgogliosi di poter affermare che la ricerca targata Coehar si piazza tra i migliori dell’attuale panorama scientifico.
È disarmante notare – la conclusione del docente siciliano – che molte Autorità sanitarie si rifanno a ricerche di scarsa qualità pur di insistere nel perpetuare la campagna di disinformazione nei confronti dei prodotti elettronici”.