Una stretta sul fumo. Con luoghi che verranno "proibiti" allo svapo e limitazioni sulla pubblicità. Ad annunciare l’intenzione di una stretta sulla e-cig, a venti anni dalla legge Sirchia, è stato, come ormai abbondantemente noto, il Ministro della Salute Orazio Schillaci, in audizione in Commissione Affari sociali della Camera. 

Ora, il professore Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR commenta cosi le dichiarazioni del Ministro.

Il punto è che la Legge Sirchia compie 20 anni e come ogni strumento di tutela e prevenzione va aggiornato e rivisto, non ampliato. Venti anni fa gli strumenti di riduzione del danno non esistevano nemmeno. 
E oggi si insiste con una legge desueta che non è contestuale alla realtà, applicandola male peraltro.
 
Il Ministro Schillaci propone, peraltro, un divieto nei luoghi pubblici anche per i prodotti a rischio ridotto per un principio di tutela dei non fumatori.
Ma sulla base di quali evidenze?
Non esiste un solo studio (a normali condizioni d’uso) che dimostri un reale rischio per lo svapo passivo. Inoltre, per loro stessa natura i prodotti da svapo non emettono livelli di sostanze tossiche quando non si inala.   

Dalla Legge Sirchia in poi l’aumento di divieti e la mancata attivazione di politiche attive per sensibilizzare i fumatori a smettere hanno lasciato un vuoto. A guardare i dati del Ministero, si registra un numero di fumatori in meno, non di più. E se si vuole agire, si deve sensibilizzare. Basti pensare che l’ultima campagna antifumo italiana risale al 2015 anche se sappiamo che la sensibilizzazione antifumo è l’azione più efficace per incidere sui cambiamenti degli stili di vita. 

Il numero di studi scientifici che dimostrano il minor danno delle sigarette elettroniche e dei dispositivi a rilascio di nicotina senza combustione rispetto alle convenzionali sigarette da combustione è altissimo. Stiamo parlando di ricerche scientifiche internazionali che dimostrano il 90% di danno in meno dei dispositivi a rischio ridotto. Numeri che andrebbero almeno ascoltati e valutati in Commissione Sanità e Affari Sociali. L’Università di Catania, con il CoEHAR che rappresento, è l’ateneo più produttivo al mondo in questo campo. 

Per i fumatori che non riescono a smettere di fumare da soli, e per i soggetti affetti da particolari patologie, il passaggio da prodotti da combustione verso prodotti che ne sono privi, dimostra efficacemente e scientificamente una riduzione importante e sostanziale del danno. In altri Paesi, come Germania ed Inghilterra in primis, un approccio propositivo nei confronti della riduzione del danno ha dimezzato il numero di fumatori, il 50% in meno grazie al passaggio ai sistemi senza combustione. Ricordiamolo". 
(da Coehar)