“Attualmente solo un numero molto ristretto di persone che svapa si dota della prescrizione come richiesta.
La maggior parte dei liquidi per sigaretta elettronica a base di nicotina viene importata senza prescrizione medica o acquistata al mercato nero.
Questi non sono affatto da considerarsi buoni risultati”.
Questo il commento che viene da Alex Woodak e Colin Mendelsohn, due tra i principali esperti del controllo del tabacco in terra australiana.
Nessuna grande sorpresa, in effetti.
In Australia, a quasi due mesi dalla entrata in vigore dalle restrizioni sul settore svapo, già prende forza il mercato illecito dei liquidi per sigaretta elettronica.
Una conseguenza che, del resto, era già stato ampiamente pronosticata da quanti seguono con attenzione, in Australia, la problematica legata al fumo.
Come noto, dai principi del mese di Ottobre, è operativa una legge che richiede la prescrizione medica per fare acquisto di liquidi a base di nicotina, sia che si opti per la via degli acquisti on-line da Paesi esteri sia che ci si voglia rifornire presso una farmacia del territorio.
Un giro di vite ulteriore dal momento che, fino a poche settimane addietro, occorreva la prescrizione esclusivamente per procurarsi gli e-liquid presso le farmacie, mentre la medesima non era richiesta per le transazioni on-line.
Ora, invece, le ultime introduzioni legislative legano qualsiasi acquisto di e-liquid ad un preventivo atto medico.
I legislatori australiani, però, non avevano riflettuto sul fatto che i vapers, al cospetto delle nuove limitazioni, potessero escogitare una soluzione per aggirare la norma.
E la via d'uscita l’hanno rintracciata nel contrabbando.
Ci sono due criticità evidenti nelle strategie anti-fumo ed anti-svapo australiane: in primis, è da riflettersi su come nel Paese in esame le percentuali di fumo stiano crollando - si - ma in modo troppo tenue.
E, comunque, in modo estremamente più soft rispetto a quanto non si verifichi in realtà quali la vicina Nuova Zelanda, ad esempio, che hanno fatto proprie soluzioni completamente diverse.
E, come prima detto, vi è la questione del contrabbando che, in ogni contesto, guadagna laddove vi è una politica di proibizionismo esasperata.
Rendere difficile l’approvvigionamento degli e-liquid “legali” non può che, di conseguenza, portare una fetta di persone a fare uso di e-liquid del mercato nero, con tutti i rischi del caso.
Senza omettere di tener presente come un’ulteriore fetta potrebbe, al al danno si aggiunge la beffa, addirittura fare dietrofront in direzione tabacco