Nota stampa Mohre
Roma, 11 novembre 2021 – La riunione COP 9 della Convenzione quadro per il controllo del tabacco (FCTC) si sta svolgendo a Glasgow.
Nonostante la Convenzione quadro nasca (nel 2005) per stabilire i principi del controllo del tabacco a livello mondiale, e abbia come missione quella di ridurre le malattie e le morti fumo-correlate, ad oggi sembra non abbia portato alcun risultato rilevante: il numero 1,1 miliardi di fumatori nel mondo sembra non essere stato minimamente scalfito negli ultimi 16 anni.
Fa il punto sui lavori del COP9 un incontro con gli esperti che sì svolgerà online domani, 12 novembre alle ore 18 organizzato dal Mohre, Osservatorio Mediterraneo per la Riduzione del Danno in medicina.
Abbandonare la combustione #addiocombustione è un obiettivo che accomuna le due Conferenze delle parti: sia la COP26 che ha come obiettivo la tutela dell’ambiente e la sostenibilità sia la COP9 sul tabacco.
“Sorprende la politica dell’OMS di non prendere in considerazione prodotti alternativi a rischio ridotto come le sigarette elettroniche. Eppure i prodotti alternativi al tabacco come la sigaretta elettronica si stanno imponendo come un valido strumento nel ‘tobacco control’ e nonostante la messe di studi che ne confermano la minore cancerogenicità, le autorità sono preoccupate dei danni ‘residui’ che potrebbero fare in futuro, mentre 85 mila persone muoiono ogni anno”, sottolinea il Professor Fabio Beatrice, Direttore del Board Scientifico di Mohre.

Sulla stessa linea la Senatrice Maria Rizzotti che, interpellata sull’argomento, ha dichiarato “Tutti i Paesi Europei dovrebbero fare riflessioni senza preconcetti.
L’Italia dovrebbe tenere conto che i nuovi prodotti ‘senza fumo’ possono rappresentare un valido alleato nel proteggere la salute, così come ha fatto la Gran Bretagna che ha dichiarato le e-cig ‘strumento di protezione della salute pubblica’.
Ci sono prove convincenti sull’efficacia della ‘riduzione del danno’ che l’OMS tiene in scarsa considerazione ignorando i dati scientifici”.
Negli ultimi 24 mesi sono nati in tutto il mondo gruppi di scienziati e medici che vedono nelle strategie di riduzione del danno una risposta, sia pure parziale, per ridurre la mortalità evitabile.
“Ovviamente bisogna agire in maniera forte anche sul lato della iniziazione perché chi cade nella dipendenza fa molta più fatica ad uscirne. Sarebbe meglio non iniziare, ma non possiamo abbandonare quelli che ormai hanno sviluppato una dipendenza da nicotina e muoiono per gli effetti dell’esposizione ai tossificanti del tabacco combusto” sottolinea il Professore Giacomo Mangiaracina, Esperto in Prevenzione e Membro del Board Scientifico di Mohre.
Il fatto che il Segretario dell’FCTC chieda alle parti ossia agli Stati di vietare o limitare l’accesso ai prodotti alternativi (che includono anche tabacco da masticare, bustine di nicotina, elettroniche) non ha un senso logico alla luce dei numeri delle malattie e delle morti fumo-correlate, analoghi a quelli della pandemia da Covid-19. Basterebbe guardare a Regno Unito e Nuova Zelanda che grazie a politiche di harm reduction hanno visto diminuire ai minimi storici il numero di fumatori.

La decisione sull’opportunità di integrare nelle politiche i nuovi prodotti dovrebbero tenere conto di studi, ricerche e revisioni sistematiche. Il Parlamento Britannico ad esempio ha già mostrato la sua lungimiranza proponendo di integrare nel COP9 un tavolo di lavoro sulla ‘harm reduction’.
“Una posizione troppo rigida potrebbe avere conseguenze catastrofiche e spingere di nuovo i fumatori che sono passati a prodotti più sicuri (circa 98 milioni nel mondo) alle vecchie abitudini e quindi alle sigarette combuste” afferma Carmine Canino, Presidente dell’Associazione ANPVU che in Italia rappresenta i consumatori.
“Esistono, ad oggi, prove inconfutabili che i vaporizzatori personali sono molto meno dannosi delle sigarette analogiche e che possono soppiantare il fumo a livello individuale e di popolazione.
I vaporizzatori personali e gli strumenti di riduzione del danno vanno supportati e non osteggiati in base a potenziali rischi o principi di prevenzione ormai superati dalla realtà.
In questo modo verrebbero vanificati gli sforzi di migliaia di ex-fumatori e sarebbe pregiudicata la salute di milioni di persone”.