Lo scorso Giugno il Lancet ha pubblicato un articolo circa i conflitti di interesse all’interno della ricerca scientifica nel campo del tabacco, che era in gran parte impreciso e connotato da un forte carattere diffamatorio.
Nel testo venivano presi di mira alcuni ricercatori del Coehar con accuse ad hominem, secondo le quali si dichiaravano legami non divulgati con l’industria della riduzione del danno, gettando discredito persino sul centro stesso, inclusa il suo network internazionale, avanzando accuse false e infondate".
Così esordisce una nota del Coehar, eccellenza della ricerca italiana, nel dover replicare alle accuse piovute su alcuni studiosi del Centro da parte di “Lancet Oncology”, più che nota testata britannica.
Accuse estremamente gravi e che si ha ottima ragione di ritenersi destituite di fondamento.

"Ricardo Polosa, fondatore del Coehar, e Giovanni Li Volti, direttore del Centro – si apprende ancora dalla nota divulgata dall'eccellenza catanese - hanno informato il The Lancet Oncology che l’articolo era potenzialmente dannoso per la reputazione del Coehar e dei suoi ricercatori, e mostrava inoltre diverse violazioni etiche, falsità da parte dell’autore, peccando dell’elementare accortezza giornalistica di ricercare la risposta del centro di ricerca prima della pubblicazione”.
“I ricercatori chiamati in causa hanno sempre reso noti i propri conflitti di interesse”, osservano dal team di Polosa, “non lavorano per gli interessi dell’industria del tabacco” precisandosi pure come “l’obiettivo del Coehar è aiutare i fumatori e ridurre la devastazione causata dal fumo di sigaretta”.
Dopo le rimostranze venute dal Coehar rispetto ai contenuti del primo articolo, il Lancet ha accolto e pubblicato un chiarimento dei ricercatori siciliani, sebbene tagliando parti centrali.
Lo puntualizza Polosa “Diversi punti importanti non sono stati pubblicati nella nostra risposta.
La decisione di pubblicare l’articolo senza darci la possibilità di affrontare e chiarire le accuse è stato un comportamento discriminatorio e ha configurato una condotta etica scorretta secondo le linee guida del Committee on Publication Ethics. Hanno voluto ignorare ciò”.
"L’obiettivo scientificamente legittimo di denunciare interessi in conflitto è degenerato in uno strumento politico di abuso e censura – ha spiegato, invece, Li Volti – I nostri detrattori utilizzano il termine conflitto di interessi per cercare di censurare qualsiasi ricerca che non sostengono.
Se alcune persone spendono così tanto tempo e sforzi per cercare di screditare il nostro lavoro, invece di impegnarsi ad ingaggiare un dibattito scientifico civile, ciò significa che il nostro lavoro è fondamentale!”.
Nei campi di ricerca fortemente politicizzati – chiudono dal Coehar – tutti hanno conflitti di interesse e, molto spesso, i più importanti di questi conflitti sono ideologici o tribali, non finanziari.
Solitamente i detrattori insistono sul non avere interessi in conflitto, anche quando loro stessi e chi li finanzia hanno forti legami con particolari posizioni ideologiche”.