La linea del divieto di fumo all’aperto diviene sempre più estesa ed applicata sul territorio nazionale.
Parchi urbani, fermate del bus e qualsivoglia luogo di potenziale aggregazione – vedi nel caso di Milano – quali nuove frontiere della guerra al tabacco.
E le spiagge.
La stagione estiva, infatti, sta conoscendo, da qualche anno a questa parte, l’adozione di provvedimenti restrittivi, da parte dei vari sindaci, tesi alla tutela di spiagge e relativi frequentatori attraverso la emanazione di atti “smoking free”.
Una iniziativa che, in molti siti balneari, preesiste all’emergenza Covid e si pone squisitamente come misura utile a tutelare dal fumo passivo.
Una delle ultime iniziative in tal senso quella che giunge dalla Sicilia dove il Primo cittadino di Altavilla Milicia ha picchiato decisamente duro – ed ha fatto bene – arrivando a minacciare sanzioni fino a 500 euro per coloro i quali venissero “beccati” a fumare in trasgressione ai divieti emessi.

L’INIZIATIVA DEL SINDACO VIRGA

Parallelamente alle esigenze di tutela della salute – così recita in premessa l’ordinanza numero 21 sottoscritta dalla fascia tricolore Giuseppe Virga – intenzione di questa Amministrazione è contrastare la cattiva abitudine di gettare rifiuti prodotti da fumo sul suolo e nelle acque che, oltre all’inquinamento ambientale, provoca il deturpamento diffuso del decoro urbano e naturale”.
Quanto alla sostanza del provvedimento, viene spiegato come “a decorrere dal 15 Giugno 2021, è fatto divieto di fumo a tutti i cittadini residenti e non del Comune di Altavilla Milicia su tutte le spiagge ricadenti nel territorio di competenza.
E’ consentito fumare soltanto nelle aree attrezzate nonché nelle immediate adiacenze e in ogni caso entro una distanza massima di metri 2 dalle apposite strutture posacenere recanti lo stemma o altro segno identificativo comunale.
E’, altresì, fatto divieto di gettare rifiuti prodotti da fumo sul suolo e nelle acque”.

Il no alle sigarette in spiaggia, quindi, quale pratica sempre più diffusa: una istanza che nasce dal basso e che riflette un “sentimento” sempre più comune e diffuso tra gli amministratori locali.
Tempo di una legge?