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“Le nuove tecnologie, l’evoluzione nel settore svapo sono argomenti che stanno aiutando i consumatori nel percorso di smoking cessation.
In passato, quando hardware ed e-liquid non erano ancora “raffinati” come quelli attuali, si assisteva ad un più alto tasso di ritorno al fumo”.
Così Michele Sebastiani e Roopy Nardelli, marito e moglie e, soprattutto, gestori dello store Svapoweb di Trento.
Ero già una svapatore – fa presente Sebastiani – Poi il 1 Ottobre 2016 avviammo il negozio di sigarette elettroniche che, oggi, è ad un passo dallo spegnere le prime cinque candeline.
Oggi la sigaretta elettronica rappresenta una soluzione importante per smettere di fumare: se questa a noi addetti ai lavori è cosa abbondantemente nota, ora riscontriamo, però, una crescente consapevolezza da parte del consumatore.
Oltre alla clientela fidelizzata, infatti, ogni settimana accogliamo nel nostro store una media di due-tre persone che sono fumatrici e che chiedono un supporto, un consiglio per abbandonare il vizio del fumo.
Cosa li spinge? Sicuramente il discorso di informazione, per così dire.
Spesso pubblichiamo video attraverso i quali dimostriamo come le e-cig siano meno dannose di sigarette e tabacco riscaldato: le persone vedono questi messaggi e vengono a cercare ulteriori informazioni.
Così inizia il rapporto con quello che diventerà il cliente”.
Ma c’è una differenza importante rispetto al passato.
“Ebbene si – prosegue il titolare dello Svapoweb Trento – con i prodotti di prima generazione capitava che lo “svapatore”, insoddisfatto del prodotto, facesse ritorno alla sigaretta.
Si trattava di dispositivi poco performanti, che sporcavano, che non davano il giusto piacere, per intenderci.
Adesso l’evoluzione nell’offerta consente di dare risposte in termini di semplicità d’uso, di igiene e, in particolare, di vera soddisfazione.
Con queste condizioni il “ritorno” al fumo è evenienza sempre più rara”.
Ovviamente, in tutto ciò, il ruolo dello svapo-manager, ovvero del titolare dell’esercizio, è fondamentale.
“Un altissimo numero di persone riesce, quanto meno, a calare il consumo di sigarette quotidiane incamminandosi, gradualmente, verso una cessazione totale”.
Imprenditore ma anche vero e proprio consulente del vaping.

“ALL’INIZIO PROPONIAMO AL FUMATORE LIQUIDI TABACCOSI”
Siamo veri e propri consulenti – proseguono i due giovani trentini – All’inizio, nel momento in cui abbiamo il primo approccio con il fumatore, gli proponiamo un liquido dal gusto tabacco, proprio per non creare un distacco netto dal passato ma andando, in un certo senso, in continuità.
Al riguardo, il più delle volte suggeriamo “Pablito”, un gusto semplice, pulito che da risposte da subito al nostro cliente.
Dopo succede che, fatta questa fase di cuscinetto, per i primi tre-quattro mesi, il neo-svapatore passi a gusti tabaccosi aromatizzati all’albicocca, all’ananas o al mango”.
Michele e Roopy incontrano Svapoweb nel 2019, nel mese di Luglio, tra i primissimi a dire “si” al progetto franchising lanciato dal marchio arancione ideato e guidato dal Ceo Arcangelo Bove.
Avevamo difficoltà a proporci, quindi entrai in contatto con Salvatore Caroleo, uno dei Responsabili del franchising Svapoweb.
Ebbene, appena abbiamo fatto ingresso in Svapoweb, abbiamo avuto un ritorno immediato.
Abbiamo guadagnato, in termini di appeal, di pubblicità, abbiamo guadagnato la risonanza ed il prestigio del marchio.
Un valore aggiunto sensazionale che da subito ha fatto crescere il nostro business”

Roma, 21 giugno 2021 – I funzionari ADM in servizio presso l’Aeroporto di Ciampino, nell’ambito delle operazioni di contrasto al contrabbando di tabacchi lavorati esteri e di prodotti succedanei dei prodotti da fumo, hanno intercettato e sequestrato 400 sigarette elettroniche monouso con liquido da inalazione contenente nicotina provenienti da Hong Kong e 500 pacchetti di sigarette di tabacco occultate in una spedizione proveniente dall’Armenia.
I trasgressori sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria competente per contrabbando art.291-bis, comma 1, D.P.R. 23 gennaio 1973 n. 43 e la merce sottoposta a sequestro.

“Ma siamo sicuri che i Caf, ovvero i Centri antifumo siano la mossa giusta per far smettere di fumare?”
Una domandina semplice semplice da parte di chi non vuole arrendersi al politically correct a tutti i costi.
Fabio Beatrice, tra i massimi teorici su scala internazionale del minor danno, si pone e pone, attraverso il personale social, l'interrogativo: ovvero, come dallo stesso precisato, i cosiddetti Caf rappresentano la via maestra per poter fuoriuscire dal labirinto del fumo?
Stiamo percorrendo, a livello di Istituzioni, la corretta strada?
“In base ai dati Omceo – entra nel dettaglio il professionista – in Italia ci sono circa 357.000 medici .
In tutto le aziende sanitarie italiane sono 225 comprensive di Asl ed Aso.
Dal 1992 ad oggi sono diminuite.
Poiché i Centri antifumo esistenti sono circa 300 è possibile che in media ogni Azienda sanitaria locale ne abbia uno o magari due o tre.
Qualcuno anche nessuno.
Facendo valutazioni medie funziona così.
Attualmente i Caf vedono meno di 100 fumatori all’anno per ciascuno, qualcuno supera questa cifra ma sono pochi.
In pratica vengono aiutati circa 8000 fumatori all’anno.
In media ogni centro vede meno di 30 fumatori.
Questo perché – incalza l'anche docente universitario – poche persone si dedicano a tempo pieno a chi fuma e perché non ci sono risorse.
Io, che ho fondato un Centro antifumo nel 2000, mi sono dedicato ogni giorno a vedere almeno due fumatori ed ho impiegato circa un’ora al giorno del mio tempo istituzionale, circa il 20% dell’orario – ed è tantissimo per uno che deve curare, visitare ed operare.
Facciamo una ipotesi e, cioè, che ogni Centro tratti almeno cento fumatori all’anno.
Sarebbero 1.200 fumatori in un anno per ogni Centro antifumo.
Sono cifre enormi ma teniamole pure per buone visto che è un ragionamento ipotetico. Arriveremmo a circa 360.000 fumatori all’anno trattati e si potrebbe stimare che la metà potrebbe smettere – vogliamo essere molto ottimisti.

Si tratta di 180.000 presunte cessazioni.
Si tratterebbe di una operazione colossale che avrebbe la chance di far smettere l’1,5 % di chi fuma ogni anno.
Come misura di Sanità pubblica, non funzionerà mai: sarebbe solo una facciata ad alti costi.
Uno specchietto per allodole. Molto meglio – chiarisce ancora Beatrice – orientarsi sulle politiche di riduzione del rischio.
Questa è la ragione per la quale ho firmato tutti gli appelli che mi sono pervenuti in tema di riduzione del rischio: dalla lettera di Karl Fagestrom alla petizione di Anafe agli interventi sulla consultazione pubblica Scheer.
Non vedo ombra di politiche di aiuto ma sento parlare solo di tasse e divieti.
Sembra che si occupi di tabagismo in massima parte gente che non ha mai avuto a che fare con i fumatori.
Abbiamo a che fare con una dipendenza: i muscoli servono a poco, necessita un approccio più intelligente visto che il tabagismo produce 80.000 morti all’anno . Bisogna aprire la propria mente ed essere ricevibili se – la chiusura – si vogliono avere risultati”.

“Non posso che esprimere grande soddisfazione per il percorso aziendale che stiamo disegnando: Svapoweb in Italia è sempre più il riferimento dei vapers.
I miei complimenti alla squadra che, con quotidiani impegno e sforzo, opera nella direzione di ampliare, in numeri e qualità, questo fantastico progetto.
Meglio dirsi, ormai, questa fantastica realtà”
Tutta la soddisfazione di Arcangelo Bove, papà del fenomeno Svapoweb, all'indomani dello “start” del 180esimo store sul territorio nazionale.
Un risultato eclatante tanto più consumatosi negli ultimi 24 mesi – il primo negozio della catena aprì nel Giugno 2019.
Ventiquattro mesi, tre quarti dei quali “occupati” dalla emergenza socio-sanitaria.
Nonostante questo, il marchio arancione ha galoppato.
E tra esercizi di neo fattura ed altri riconvertitisi, l'Italia della sigaretta elettronica è sempre più Svapoweb.

Un traguardo che certifica il chiaro successo dell’Azienda guidata dal giovane imprenditore sannita con sempre più investitori pronti a cogliere l’irripetibile occasione di salire sul “treno” di questo successo.
San Giorgio del Sannio, Rimini, Pordenone, Pozzuoli, Montecatini Terme le città che, nelle ultime giornate, hanno accolto l'inizio di attività di punti "arancioni".
Un percorso virtuoso quello tracciato da Bove e forgiato da Salvatore Caroleo ed Antonio Esposito, Responsabili sul territorio del progetto franchising con Roberta Siciliano a fare da regia presso la Casa madre di Benevento.
L’alta qualità dei prodotti, il rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza, la assoluta competitività dei prezzi – di gran lunga quelli a maggiore convenienza sul mercato - il notevole bacino di clienti già fidelizzato attraverso l’altro grande canale di vendita rappresentato dal web store.
Ed, ancora, la puntuale assistenza che viene fornita all’affiliato: sono questi gli “argomenti” che stanno facendo sempre più di “Svapoweb” un successo.
Il franchising di successo.
E tutto ciò è certificato dalla omogeneità nella diffusione del marchio, uniformemente presente in tutta Italia, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia.
E la chiara sensazione è che la marcia stia muovendo solo i suoi primi passi.

La strada ad esclusivo passaggio pedonale è più inquinata di quella dove, invece, a normale percorrenza di automobili.
Com’è possibile?
È possibile e succede anche nella nostra Milano.
La colpa? Tanto per cambiare, delle sigarette.
Ebbene si: in tal senso l'esito di un approfondimento coordinato dall’Istituto tumori.
Ad essere prese in esame sono state due strade: via Fiori Chiari, che è strada solamente pedonale e disseminata di tavolini esterni di bar, dove si può tranquillamente fumare; E via Pontaccio che, invece, è estesa anche alla circolazione dei veicoli.
In ambo le strade sono stati collocati dei sensori per cogliere la eventuale presenza di Pm10, Pm 2.5 e Pm 1, in particolare piazzandoli su balconi siti al primo piano delle due abitazioni e che hanno “annusato” l’atmosfera dalle ore 12 del Sabato fino alle ore 11 della Domenica.
Da annotare, ancora, con riguardo alla metodologia dell’indagine, come le due strade prese in considerazione siano una parallela all’altra e, quindi, ricadenti nella medesima area del territorio milanese.
Quale le conclusioni dell’analisi?
Ebbene, nella strada pedonale, ad alta incidenza di fumatori, come prima detto, causa l’abbondare di localini di intrattenimento con dehors, i parametri erano peggiori rispetto a quelli della via a circolazione veicolare.
E, nota di particolare significato, dal momento che il rilevatore ha riportato i risultati differenziati ora per ora, si è potuto constatare come i valori, nella strada pedonale, fossero nettamente peggiori durante l’orario dell’aperitivo, ovvero quello a maggiore concentrazione di fumo.
Rispetto a tale questione sono venute, attraverso le colonne di truenews.it, le parole di Stefano Consonni dell’associazione meneghina Ideal che, nell'ambito di una più ampia analisi finalizzata a razionalizzare il fumo “open air”, ha osservato come vi sia la necessità di riservare dehors ai non fumatori.

L’ASSOCIAZIONE IDEAL AUSPICA UN DIVIETO DI FUMO “OPEN AIR” NAZIONALE
“La libertà di fumare, a nostro avviso, finisce dove inizia quella degli altri – ha rimarcato lo stesso – ed è su questa base che chiediamo i dehor “senza fumo.
La ratio è che una persona possa fumare, ma a 10 metri di distanza da un’altra persona. Anche ora che si stanno dando, a livello comunale, concessioni gratis a bar e ristoranti, perchè non vincolarle a zone smoke free?
Anche questo è un modo per fare abituare le persone.
Il fumo passivo, specie per i fragili, è dannoso e non fa che aumentare il rischio delle malattie legate al tabagismo”.
Come detto, la analisi di “Ideal” è ben più estesa ed auspica il re-start della proposta di legge Auddino, quella che ha ad oggetto la introduzione, a livello statale, di un generico divieto di fumare "open air".
Un divieto che, si veda il caso dato da Milano, è, allo stato, oggetto di iniziativa di singole realtà comunali.
“Ad oggi quello che possiamo fare come associazione è cercare di sollevare il tema – ha concluso Stefano Consonni ancora attraverso truenews.it – e aprire un dibattito che sia anche culturale.
Oggi si pensa che fumare ovunque sia un diritto, ma questo paradigma va ribaltato.
Ci vorrà tempo perché questo accada, ma le istituzioni devono fare la loro parte".

Smaltimento e distruzione degli e-liquid, arriva nuova precisazione dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli attraverso circolare pubblicata nella giornata di oggi.
La stessa viene a puntualizzare circa i contenuti della direttiva del 28 Maggio e, in particolare, le modalità operative da adottare relativamente alle tempistiche delle comunicazioni da parte dei depositi e dei casi di possibilità di acquisizione della certificazione riferita alle menzionate operazioni di smaltimento e distruzione.

“In relazione a quanto previsto dall’articolo 61, comma 1, lettera c, numero 4 del Decreto legislativo 26 Ottobre 1995 numero 504 – viene esposto – ogni mancanza rilevata nel corso delle operazioni e risultante dai relativi verbali determinerà il pagamento della prevista imposta di consumo.
In caso di distruzione, non opera il disposto dell’articolo 61, comma 1, lettera c, numero 4, a condizione che vengano osservate le formalità in seguito illustrate.
Non è ammessa alcuna trasformazione dei prodotti o riuso, ma esclusivamente distruzione e smaltimento dei cascami e avanzi quali rifiuti.
È consentito il riciclo del materiale di confezionamento sulla base delle vigenti disposizioni.
Al fine della efficiente programmazione delle attività di istituto, i titolari dei depositi dovranno comunicare la necessità di distruggere prodotti all’Ufficio competente per territorio in relazione al luogo in cui avviene la distruzione.
La predetta comunicazione deve pervenire all’Ufficio a mezzo raccomandata o pec almeno 45 giorni prima della data in cui è previsto lo svolgimento delle relative operazioni.

IN CASI PARTICOLARI OPERAZIONI DI DISTRUZIONE ANCHE SENZA PRESENZA FUNZIONARI ADM

"Allo scopo di evitare un eccessivo impiego di risorse nelle attività della specie, i depositari sono invitati a richiedere tali operazioni solo nel caso di quantitativi significativi in relazione all’operatività del deposito.
Qualora la data sia stata concordata con il competente Ufficio dei Monopoli, in caso di sopravvenuta impossibilità da parte del personale dello stesso a presenziare alle operazioni andrà concordata altra giornata da fissarsi comunque entro 90 giorni dal ricevimento dell’istanza.

I funzionari dell’Agenzia che assistono alle operazioni redigeranno un verbale di distruzione, nel quale vanno attestati:
- La data, ora e luogo delle operazioni di distruzione;
- La natura, quantità e qualità dei prodotti distrutti;
- L’ammontare dell’imposta relativa ai prodotti distrutti.

In presenza di motivate circostanze da parte del depositario che rendano impossibile il differimento e solo nel caso in cui l’imposta di consumo relativa ai prodotti da distruggere non sia superiore all’importo di euro 500, sarà possibile procedere comunque alle operazioni.
In tali casi il verbale di distruzione sarà sostituito da una dichiarazione sostituiva di atto notorio ai sensi dell’articolo 47 del D.P.R. 28 Dicembre 2000, numero 445 resa direttamente dal rappresentante legale o da un procuratore dell’impresa.

Dalla dichiarazione sostitutiva di atto notorio devono risultare:
- Le motivate circostanze da parte del depositario che rendono impossibile il differimento della data fissata per le operazioni di distruzione;
- La data, ora e luogo delle operazioni di distruzione;
- La natura, quantità e qualità dei prodotti distrutti;
- L’ammontare dell’imposta relativa ai prodotti distrutti.

La dichiarazione sostitutiva – si chiude la circolare - unitamente alla certificazione redatta dalla ditta autorizzata alla distruzione e smaltimento, andranno inviate all’Ufficio senza ritardo alcuno”.

Firenze come Milano e Torino.
Arriva anche nel Capoluogo della Toscana la virata anti-fumo.
Dopo le indiscrezioni che erano già trapelate nei mesi scorsi, la settimana prossima, sul tavolo della Giunta comunale giungerà l’approvazione del nuovo Piano per la qualità dell’aria per il triennio 2021-2023 e, con essa, l’introduzione del divieto di fumo all'aperto presso parchi, giardini pubblici e fermate del trasporto pubblico locale.
Lo ha resto noto, in occasione degli ultimi lavoro del Consiglio comunale, l’assessora di Palazzo Del Vecchio, Cecilia Del Re.
Si tratta di un indirizzo che ha più obiettivi – ha chiarito la rappresentante dell’Esecutivo, come espone la testata di informazione locale Firenze today – Da un lato, abbattere le emissioni inquinanti di CO2 derivanti dal fumo, ragion per cui questa misura viene inserita all’interno del piano per la qualità dell’aria.
Dall’altro, ovviamente – insiste la Del Re – è un tema inerente la tutela della salute pubblica, di chi fuma ma anche di chi subisce il fumo passivo e ci preme attuare queste mozioni e farlo ora, nel momento in cui, post-pandemia, gli spazi pubblici, in particolare le aree verdi, diventano particolarmente vissute, ancor più rispetto a prima, e frequentate dai bambini e dai più giovani.
Ragion per cui – ha chiuso la assessora – chiediamo anche un cambiamento culturale ai fruitori di questi spazi, che deve essere di rispetto per la salute pubblica di tutti, che deve essere sempre di più al centro dell’azione amministrativa”.
L’APPUNTO DI DRAGHI (FDI)
Da Alessandro Draghi, invece, Capogruppo di Fratelli d’Italia, è venuta riflessione critica rispetto ai programmi del Governo civico fiorentino.
Premesso – ha esordito l'esponente – che non ho da difendere interessi di parte, in quanto non fumatore, il piano del Comune che prevede il divieto di fumo in tutti i parchi pubblici e alle fermate di bus e tram ci pare sproporzionato e inutilmente liberticida.
Nei giardini o parchi piccoli e vicino alle aree gioco ha un senso, nei grandi parchi oltre i 2000 metri quadri no.
E pensiamo a Villa il Ventaglio, Villa Vogel, Villa Favard, Argingrosso per fare degli esempi. Riguardo poi alle fermate del tpl – ha incalzato il “meloniano” – per cui ieri l’assessore Del Re ha confermato l’intenzione della giunta di inserire il divieto, si potrebbero creare delle fermate del bus smokefree (quelle vicino a scuole o presidi sanitari), ma in quelle isolate in periferia – la chiusura – se uno è da solo e magari deve attendere a lungo prima di salire su un bus, avrà pure il diritto di fumare una sigaretta”.
Da una prospettiva strettamente formale, i divieti di cui ora diventeranno efficaci solo all’indomani dell’approvazione di Esecutivo e di Consiglio comunale.
La settimana prossima la tematica, come fatto presente, verrà approvata in Esecutivo; dopo questo passaggio, l'argomento verrà calendarizzato nei lavori di un successivo appuntamento consiliare.
E solo dopo il “nulla osta” del parlamentino le disposizioni saranno pienamente vigenti.
Non è dato ancora sapere se le prescrizioni, quali quelle connesse alle fermate dei bus, saranno assolute o da considerare da applicare solo in presenza di ulteriori persone – come già avviene nella già menzionata Milano.
Firenze, in ogni caso, diviene la terza città d’Italia per grandezza – quindi – a prevedere un divieto di fumo “open air”.
Un divieto che, come nel caso delle città capofila della Lombardia e del Piemonte, non dovrebbe avere riguardo alla sigaretta elettronica.
Un segnale significativo che giunge dalla base delle realtà locali e che si aggiunge a quello di una molteplicità di contesti minori, non ultimi inerenti realtà balneari, che stanno andando, da tempo, nella direzione di vietare la pratica del fumo anche in contesti che non siano al chiuso.
Come più volte precisato, una Sirchia bis che germoglia dal basso: potrà questo “orientamento” aspirare a divenire legge nazionale?

Il contrabbando di sigarette e prodotti affini è una forma di criminalità molto complessa che genera importanti danni per l’Erario, ma anche per la salute dei cittadini, la sicurezza del Paese e di tutta l’Unione Europea. L’incessabile attività di contrasto delle Forze dell’Ordine, Guardia di Finanza in testa, insieme alla variazione degli scenari causati dalla situazione pandemica, e all’equilibrio delle politiche fiscali nel nostro Paese, ha fatto registrare una significativa diminuzione del numero di sigarette illecite in Italia rispetto al 2018, che da 5,5 passa a 3,9 ogni 100 , dato più basso degli ultimi anni, portando il nostro Paese al 23° posto tra gli Stati europei (al primo posto c’è la Grecia, con più di 22 sigarette illecite ogni 100 fumate, seguita da Irlanda e Lituania con più di 17 sigarette illecite ogni 100 fumate). Tuttavia, a parte la ripresa prevista a seguito della pandemia (causa la crisi economica e il riavvio degli spostamenti), il contrabbando sta già oggi ampliando il suo raggio di azione per via della crescita dei prodotti di nuova generazione, come sigarette a tabacco riscaldato ed elettroniche, anche sul mercato dell’illecito: basti pensare che 4 fumatori su 10 hanno acquistato liquidi per sigarette elettroniche da rivenditori non autorizzati.
Anche se si è registrato un decremento del fenomeno e attualmente l’Italia si pone al di sotto del consumo illecito della maggior parte degli altri Stati europei, il contrabbando di sigarette resta un fenomeno criminale di portata anche Transnazionale.
“Due sono gli obiettivi primari che gli Stati intendono perseguire nel contrastare il contrabbando di sigarette e prodotti innovativi: da un lato, la tutela della salute dei cittadini. Abbiamo infatti assistito con preoccupazione e allarme alla comparsa sul mercato illecito di liquidi per sigarette elettroniche contenenti sostanze nocive e, in alcuni casi, anche il principio attivo della cannabis.”, ha dichiarato Giovanni Russo, Direzione Nazionale Antimafia. “Dall’altro, la tutela delle casse dell’Erario, dato che in Italia si stima che il mercato illecito delle sigarette costi allo Stato, ogni anno, una perdita di circa 800 milioni di euro. Mentre, secondo l’OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), il commercio illecito delle sole sigarette genererebbe perdite pari a circa 10 miliardi di euro l’anno per il bilancio dell’Unione europea. In questo scenario si auspica che la nascita dell’EPPO (European Public Prosecutor Office), con poteri di indagine all’interno degli Stati Membri, possa consentire alle Istituzioni europee di contrastare ancora più efficacemente la piaga del contrabbando”.
Sono questi alcuni dei dati e delle riflessioni contenuti nello studio: “Il commercio illecito di prodotti del tabacco e sigarette elettroniche in Italia. Tra vie tradizionali e piattaforme on line, nell’anno della pandemia un fenomeno in evoluzione”, curato da Andrea Di Nicola (Professore di Criminologia) e Giuseppe Espa (Professore di Statistica Economica), fondatori di “Intellegit”, la start-up sulla sicurezza dell’Università di Trento, e realizzato con il contributo di BAT Italia. Lo studio, giunto alla sua 4^ edizione, incrocia i più recenti dati disponibili dalle diverse fonti esistenti in materia (Project Stella KPMG, Empty Pack Survey, Istituto Piepoli, Mistery Shopper, BAT, Comando Generale della Guardia di Finanza, AZ Investigation) e contiene un’analisi delle rotte, dei punti di transito, dei luoghi di consumo e di sequestro delle sigarette di contrabbando, e quest’anno anche un focus sui prodotti di nuova generazione.


IDENTIKIT DELLE SIGARETTE DI CONTRABBANDO IN ITALIA
In Italia, 1 sigaretta illecita su 3 è una illicit white: si tratta di marchi prodotti lecitamente in Paesi extra UE e destinati invece soprattutto al mercato illecito nei Paesi dell’Unione Europea. Nel nostro Paese, nel 2019, questa tipologia di sigarette di contrabbando ha rappresentato il 36,4% del totale, con un calo del 28% rispetto al 2017. Il 31,4% di questa tipologia non riporta informazioni specifiche relative al paese di origine, mentre il 26,1% risulta provenire da ‘duty free’. Per quanto riguarda i pacchetti in cui è specificata la provenienza, risulta essere in forte aumento il numero di pacchetti illeciti provenienti dalla Slovenia (15,7% sul totale rispetto al 3,2% del 2018 – con un differenziale di prezzo o price gap di circa 1,50€ rispetto ai prezzi italiani), anche se i flussi di sigarette provenienti dall’Ucraina mantengono un ruolo importante (8%, in lieve calo rispetto all’11,4% del 2018 – price gap di circa 4,00€). Questo perché i differenziali di prezzo fra nazioni si confermano essere una delle principali leve del contrabbando.
Anche analizzando il triennio 2018-2020 emerge chiaramente come i pacchetti di origine non domestica provengano principalmente dal canale duty free (42,9%), seguito da Slovenia (30,3%), Spagna (8,5%), Ucraina (7,5%), Albania (7,1%) e Romania (4,7%).
Per quanto riguarda il consumo di illicit whites nel Bel Paese, risulta che esso si continua a concentrare nel Sud Italia anche nel 2020. Ai primi posti troviamo Marano di Napoli (76,5%), Foggia (75,0%), Torre del Greco (75,0%) e Casoria (73,1%). Napoli e Palermo (rispettivamente 67,4% e 64,7%) ancora al primo posto tra i capoluoghi di Regione.
Il marchio noto più presente nel mercato illecito italiano è Marlboro (24,4% del totale, venduto a prezzi che solitamente oscillano tra i 3€ e i 4€), mentre tra le illicit whites è Regina (15,9% con un prezzo di vendita solitamente pari a 3€).
COME LA PANDEMIA HA MODIFICATO LA STORICA LOCALIZZAZIONE DEL FENOMENO AL SUD: TRIESTE E UDINE AI PRIMI POSTI DELLA CLASSIFICA
La situazione pandemica ha modificato le zone con più incidenza del contrabbando e i canali di spaccio. Trieste (25,3%) e Udine (22,2%) si attestano per la prima volta al primo e al secondo posto della classifica dei comuni con la maggiore incidenza di prodotti di contrabbando. La ragione è probabilmente la loro vicinanza con la Slovenia, da cui si sono registrati nel 2020 i principali flussi verso il nostro Paese.
Allo stesso tempo Napoli e Casoria presentano per il primo anno incidenze inferiori al 15%, ben al di sotto di quelle degli anni precedenti. Ciò è probabilmente dovuto alle maggiori difficoltà incontrate dai consumatori di prodotti di contrabbando nel procurarsi i pacchetti di sigarette nel mercato illecito (venduti in Campania principalmente nelle bancarelle e dai venditori ambulanti) a causa delle misure e dei controlli messi in atto per fronteggiare la pandemia.
L’ATTIVITÀ DI CONTRASTO DELLA GUARDIA DI FINANZA
Nel 2019 la Guardia di Finanza ha realizzato 2.863 operazioni nel contrasto al fenomeno del contrabbando. I tabacchi sequestrati sono per la maggior parte illicit whites (68,7%), specialmente costituite da tabacchi lavorati (sigarette e altri prodotti confezionati, 70,5%) e in minor misura da altre tipologie di tabacchi (ad esempio tabacco trinciato, tabacco per narghilè o melassa, 29,5%). Del totale sequestrato, i marchi noti rappresentano il 18,5%, mentre le sigarette contraffatte sono la categoria meno riscontrata (12,8%). Il marchio maggiormente presente tra le illicit whites sequestrate è Regina (29,2%), mentre tra i marchi noti è Merit (40,1%) e tra i prodotti contraffatti è Marlboro (circa la metà dell’intera categoria sequestrata nel 2019 - 49,4%). A livello di distribuzione territoriale, emerge una concentrazione importante di sequestri, per numero e quantità, in diversi comuni campani, in particolare a Napoli (40% delle operazioni effettuate e 23,8% dei tabacchi sequestrati sul totale nazionale). Al secondo posto fra le zone in cui si sono verificati i ritiri di tabacco più cospicui si colloca il triestino con 31,2 tonnellate, dato che conferma il ruolo strategico del territorio nelle rotte utilizzate dai contrabbandieri.
“La Guardia di Finanza, quale Forza di Polizia economico-finanziaria che opera a contrasto di tutti gli illeciti doganali, rivolge storicamente una costante attenzione alla prevenzione e alla repressione del contrabbando di prodotti da fumo, fenomeno criminale che genera riflessi fortemente negativi sugli interessi erariali dello Stato e dell’Unione europea nonché sulla salute dei consumatori.”, ha dichiarato il Col. t.ST Paolo Consiglio, Capo Ufficio Tutela Entrate del Comando Generale della Guardia di Finanza. “Anche nel 2019, i Reparti del Corpo hanno sequestrato un quantitativo rilevante di tabacchi lavorati, pari a oltre 200 tonnellate. Sono stati scoperti, inoltre, diversi siti di produzione illegale di sigarette, il che fa ritenere che le organizzazioni criminali stiano concentrando la produzione di sigarette anche nei mercati di sbocco. Il sequestro dei prodotti di contrabbando o contraffatti costituisce, peraltro, solo uno step della più ampia azione investigativa della Guardia di Finanza, che si prefigge l’obiettivo di individuare e disarticolare, anche grazie alla consolidata collaborazione con gli organi collaterali esteri, l’intera filiera criminale - dalla produzione alla vendita - e di aggredire, sia in Italia che all’estero, i patrimoni illecitamente accumulati dalle organizzazioni che gestiscono i traffici. In questa direzione le indagini vengono condotte utilizzando moderne tecniche di polizia, avanzate tecnologie e mirate analisi di rischio, nel quadro di una sinergica collaborazione tra Reparti territoriali e Reparti aeronavali”.
FOCUS: PRODOTTI DI NUOVA GENERAZIONE ONLINE
Mentre dal 2018 il consumo di sigarette tradizionali nel mercato legale è in calo (-8,4%), al contrario sia quello di prodotti del tabacco riscaldato che dei liquidi da inalazione per le sigarette elettroniche è cresciuto fortemente (+250,2% per i primi, +200% per il consumo dei liquidi). La crescita del consumo si è riversata anche in una crescita della domanda e dell’offerta sul mercato illecito.
Circa 4 utilizzatori di sigarette elettroniche su 10 hanno acquistato i liquidi da inalazione per sigarette elettroniche da uno o più canali non autorizzati: siti Internet stranieri o che comunque spediscono in Italia i propri prodotti da Paesi stranieri (28%), bancarelle dei mercati (12% dei consumatori) e venditori ambulanti (8%). Le motivazioni dell’acquisto risiedono nel risparmio (53%), nella possibilità di comprare prodotti in grande quantità (28%) e/o di acquistare liquidi con additivi non disponibili nei rivenditori leciti (27%).
Due consumatori di liquidi da inalazione su 10 non sanno che tali prodotti possono essere venduti soltanto tramite canali autorizzati. Inoltre, il 35% ha dichiarato di non sapere che esistono rivenditori illeciti di eLiquids.
Il 38% di coloro che acquistano i prodotti sul mercato illecito ritiene che l’utilizzo da canali illeciti sia un comportamento sbagliato, mentre quasi la metà (48%) ritiene che la valutazione vada fatta caso per caso. Non sorprende, quindi che ben 6 persone su 10 abbiamo dichiarato che continueranno ad acquistare i prodotti con le stesse modalità anche in futuro, confermando la reale possibilità che il mercato illecito di liquidi da inalazione crescerà nei prossimi anni.
Dal punto di vista dell’offerta, i 48 rivenditori di eLiquids monitorati durante l’indagine e operanti illecitamente, si dividono quasi equamente tra italiani (21) e stranieri (26). Per quel che riguarda i rivenditori stranieri, le macro aree sono principalmente Stati Uniti (11) ed altri Paesi Europei, in particolare Spagna (4), Regno Unito e Germania (2 ciascuno). Si tratta di hot spot di provenienza dei prodotti illeciti molto diversi da quelli del contrabbando tradizionale.
I flaconi di liquidi da inalazione per sistemi aperti venduti illecitamente online contengono solitamente 10 ml di prodotto (60,4% dei casi), che è la dimensione maggiormente presente anche nel mercato lecito, e la maggior parte di essi (83,3%) contiene nicotina. Il costo dei prodotti presenta un’estrema variabilità a seconda delle dimensioni del flacone, del suo contenuto, dei Paesi di provenienza e, più in generale, del venditore.
Per quanto riguarda invece il commercio illecito di sigarette per dispositivi a tabacco riscaldato (THP), sono stati rilevati sia siti dedicati alla vendita di stick per IQOS (la maggior parte, con 11 siti tra i 19 analizzati) o per glo (4 su 19), sia rivenditori che offrivano prodotti per entrambi i device (4 su 19). La particolarità relativa agli acquisti tramite questi canali riguarda l’impossibilità di acquistare pacchetti singoli. I prezzi di vendita dei pacchetti di sigarette THP nel mercato illecito online sono abbastanza omogenei, e oscillano tra un minimo di 3,71€ ad un massimo di 7,59€, con una media di 5,31€. Le spese di spedizione sono quasi sempre gratuite.
Per quanto riguarda invece la vendita illecita online di dispositivi per tabacco riscaldato, la maggior parte dei rivenditori offre prodotti provenienti dal Regno Unito e dalla Russia. Il 50% dei siti analizzati vende solo IQOS, il 20% solo glo e un altro 20% entrambi i brand. A livello di prezzo non si riscontrano particolari differenze rispetto agli originali.
“BAT Italia è impegnata nella realizzazione di un futuro migliore, A Better Tomorrow™, non solo attraverso la riduzione dell’impatto della propria attività sulla salute e sull’ambiente, ma anche agendo per un futuro più equo a beneficio delle comunità in cui opera.”, ha affermato Roberta Palazzetti, Presidente e Amministratore delegato di BAT Italia e Area Director Sud Europa. “Studi come questo stimolano una sinergia positiva tra Istituzioni, eccellenze accademiche, aziende e forze dell’ordine. Siamo orgogliosi di continuare a fare la nostra parte, al fianco delle Istituzioni, nella lotta al contrabbando di sigarette. Un fenomeno che oggi, in Italia, è ai minimi storici non solo grazie allo straordinario lavoro di prevenzione e contrasto delle forze dell’ordine. Ma anche grazie a una politica fiscale equilibrata che, mantenendo prezzi accessibili ai consumatori sul mercato legale, consente di arginarlo, a differenza di altri Paesi in cui prezzi molto elevati portano il mercato illecito a crescere e prosperare. Non possiamo che auspicare che si continui a seguire questa rotta virtuosa e che non si sottovaluti un fenomeno che ha gravi conseguenze erariali e sull’intera società, anche nelle sue più recenti evoluzioni: è infatti in crescita il commercio illecito dei liquidi per le sigarette elettroniche e degli stick per i prodotti a tabacco riscaldato. Una nuova frontiera del contrabbando che, se non efficacemente monitorata e contrastata, nei prossimi anni è destinata a crescere. È indispensabile che industria e Istituzioni cooperino per aumentare la consapevolezza dei consumatori rispetto al contrabbando dei nuovi prodotti anche in termini di rischi per la salute”.
“Il comparto del tabacco è un segmento produttivo importante del nostro Paese: L'Italia è il primo produttore dell'Unione europea, con una quota del 27%, volumi complessivi di produzione intorno a 50 mila tonnellate annue e una filiera di 50 mila addetti. Servono pertanto provvedimenti a tutela sia degli operatori che dei produttori del settore, al fine di contrastare il commercio illecito, che provoca pesanti perdite annuali al bilancio dello Stato in termini di dazi doganali e tasse perse. Solo così si potranno preservare e aumentare le quote produttive e i livelli occupazionali, e salvaguardare al contempo la salute dei consumatori, a volte non pienamente consci dei rischi che prodotti di dubbia provenienza possono causare.” ha dichiarato Gilberto Pichetto Fratin, Viceministro dello Sviluppo Economico.

Dopo la Formula 1, anche il calcio si macchia del reato di pubblicità illegale ai prodotti da fumo.
E’ il caso di “Casa azzurri” – l’iniziativa promossa dalla Figc e legata alla Nazionale italiana di calcio, che organizza presso la sede di Roma concerti, workshop, spettacoli, mostre e aperitivi per coinvolgere tifosi e amanti del calcio – che quest’anno ha scelto come “official partner” Glo, noto marchio di sigarette elettroniche a tabacco riscaldato lanciato dalla Bat (British American Tobacco).
Peccato tuttavia che le disposizioni vigenti in Italia vietino qualsiasi tipo di sponsorizzazione ai prodotti da fumo, e la presenza del marchio Glo in tutti i siti internet e le iniziative legate agli eventi di “Casa Azzurri” rappresenti un illecito su cui ora dovrà intervenire l’Antitrust.
Il Codacons infatti, forte anche di un parere recentissimo del Ministero della salute che ha confermato come la presenza di marchi legati al tabacco nelle competizioni sportive rappresenti “un caso di sponsorizzazione così come definito dall’articolo 1 del Decreto Legislativo 16 dicembre 2004 numero 300” ha deciso di presentare un esposto all’Autorità per la concorrenza chiedendo di aprire una istruttoria e sanzionare “Casa Azzurri” per l’illecita pubblicità ai prodotti da fumo, pericolosissima se si considera il pubblico di giovanissimi che seguono la Nazionale di calcio e che potrebbero essere indotti al fumo.
L’associazione chiede inoltre all’Antitrust di disporre l’oscuramento e il sequestro di tutte le pagine web dove compare il marchio Glo associato agli Europei e alla Nazionale italiana di calcio (nota stampa Codacons).

 

“Chiediamo ai vertici istituzionali sanitari nazionali di promuovere un tavolo in tema di alternative al fumo che contempli il contributo di tutte le personalità scientifiche che stanno lavorando in questo ambito”.
Così Arcangelo Bove, Presidente Unasweb nonché fondatore del marchio Svapoweb, azienda leader nel settore del vaping.
“Abbiamo preso atto delle dichiarazioni della dottoressa Pacifici – altissima funzionaria dell’Istituto Superiore di Sanità e, in particolare, Direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping – che ha testualmente affermato che l’uso delle sigarette elettroniche, unitamente a quello delle ulteriori alternative al fumo classico, <<contribuisce alla iniziazione e alla ricaduta del consumo di sigarette tradizionali e ne ostacola la cessazione, alimentando l’epidemia tabagica>>

IN ITALIA ECCELLENZE DELLA RIDUZIONE DEL DANNO
Riteniamo come questa affermazione sia, ad essere buoni, lo specchio di una limitata parte della scienza.
Al cospetto di queste “teorie” vi sono, però, eminenti ricercatori italiani che hanno condotto attività di analisi approfondite, con dovizia scientifica, forti del contributo di team composti da eccellenze del mondo accademico.
E queste attività hanno partorito conclusioni che vanno in una direzione totalmente opposta rispetto a quelle che evidentemente hanno ispirato l’uscita della dottoressa Pacifici, e non solo.
Conclusioni che dicono come la sigaretta elettronica non sia una corsia preferenziale verso il fumo ma come, al contrario, essa aiuti a smettere.
Vantiamo un Centro di ricerca, nella nostra bella Sicilia, ad esempio, che è punto di riferimento in ambito internazionale per quello che riguarda il tema della riduzione del danno da fumo, i cui studi hanno una eco nei cinque Continenti.
Ebbene, un recente approfondimento condotto da tale Centro di ricerca, in sinergia con la Liaf, ha dimostrato in modo inequivocabile come il danno prodotto dalla sigaretta elettronica sia irrisorio rispetto a quello generato dalla sigaretta classica.
Ci domandiamo, quindi, perché tali eccellenze, rispetto ad una tematica delicata quale quella delle alternative, non vengano coinvolte al fine di recare l’esperienza maturata ed arricchire l’interfaccia dei vertici della nostra Sanità.

Stiamo discutendo di una questione, quale quella della dipendenza dal tabacco, che ha anche in Italia una ricaduta squassante in termini di morbilità e di vite – gli ultimi dati riferiscono di circa 90.000 decessi fumo correlati nell’ultimo anno.

“COL TABAGISMO NON SI PUÒ ESSERE TALEBANI”
Abbiamo, per il resto, anche preso atto di come Claudio Cricelli, Presidente della Società italiana Medici di Medicina generale e delle Cure primarie, abbia ufficialmente palesato come la categoria richieda maggiori informazioni sulla sigaretta elettronica.
Similmente ci risulta anche come i dati dei Centri antifumo dipendenti dal Sistema sanitario nazionale, che poggiano sui metodi tradizionali di farmacologia e cerotti, non partoriscono risultati lusinghieri in chiave di smoking cessation.
Alla luce di tutto ciò, quindi, chiediamo all’Istituto superiore di Sanità ed al Ministero della Salute, quanto meno, di allargare l’ascolto, in fatto di riduzione del danno da fumo, anche a quella parte della ricerca che sta producendo un certo tipo di conclusioni.
Un tema delicato come questo non può cullarsi su vedute che siano monolaterali.
È il momento di ampliare gli orizzonti, è il momento che gli Organi ufficiali che fanno le politiche della salute nazionali ragionino a 360 gradi e superino la visione talebana di ‘o fumo o nulla’.
Vi è una via di mezzo da dover tenere in considerazione e questa via di mezzo – chiude Bove – si chiama riduzione del danno”