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A partire dal 15 Ottobre il green pass sarà una inderogabile realtà nel mondo del lavoro.
Senza eccezioni, deroghe o scappatoie di vario genere.
La regola è chiara, immediata.
Tutti i lavoratori, afferenti sia il settore del pubblico sia quello del privato, dovranno essere dotati della specifica certificazione.
Alla regola in questione non deroga, ovviamente, il settore della sigaretta elettronica come, in generale, non fanno eccezione tutti i negozi al dettaglio.
Chiunque lavori in un'attività commerciale dovrà pertanto essere dotato di green pass.
Titolari, volontari, collaboratori occasionali, dipendenti a tutti gli effetti, ma anche artigiani o professionisti che si trovino nell'esercizio per attività legate alla vita del medesimo, quale potrebbe essere un elettricista che stia provvedendo ad una riparazione o un architetto che sta discutendo di un intervento sul negozio stesso.
Ebbene, tutti, ma proprio tutti dovranno avere in tasca il green pass.

E LA CLIENTELA?
Per quel che riguarda la clientela, invece, si ponga sempre l’esempio di un negozio di sigarette elettroniche, per essa non sarà necessario essere dotati della certificazione in questione per poter fare accesso al negozio.
Sempre che all'interno non vi sia un angolo scommesse di cui il cliente voglia servirsi.
Ma quando si matura il “diritto” a poter godere della certificazione verde?
Ce lo dice direttamente il sito del Governo italiano

CHI HA DIRITTO ALLA CERTIFICAZIONE VERDE?
“In caso di vaccinazione: per la prima dose dei vaccini che ne richiedono due, la Certificazione sarà generata dal 12esimo giorno dopo la somministrazione e avrà validità a partire dal 15esimo giorno fino alla dose successiva; Nei casi di seconda dose e dose unica per infezione precedente alla vaccinazione o infezione successiva almeno dopo 14 giorni dalla prima dose, la Certificazione sarà generata entro un paio di giorni e sarà valida per 12 mesi dalla data di somministrazione;
Nei casi di vaccino monodose, la Certificazione sarà generata dal 15esimo giorno dopo la somministrazione e sarà valida per 12 mesi. Nei casi di tampone negativo, la certificazione sarà generata in poche ore e avrà validità per 48 ore dall’ora del prelievo. Nei casi di guarigione da Covid-19 la certificazione sarà generata entro il giorno seguente e avrà validità per 180 giorni”.

LE SANZIONI
Argomento sanzioni: saranno comprese tra i 600 e 1.500 euro per i lavoratori colti all’interno del luogo di lavoro privi di green pass.
Per il datore di lavoro che non si sia preoccupato di verificare il rispetto delle regole, invece, è prevista una sanzione da 400 a 1.000 euro.

Un ingente sequestro di liquidi per sigarette elettroniche è stato effettuato dai Carabinieri del Nas di Parma in una rivendita di tabacchi del Modenese.
Lo riferisce "imgpress".
Nel contesto di quello che sarebbe stato un normale controllo, in particolare, i militari hanno rinvenuto ben 94 flaconcini privi di tutte le indicazioni di legge obbligatorie.
Altresì, batte sempre la stessa Agenzia, i vari flaconcini sono risultati anche essere privi del necessario codice identificativo univoco.
Alla luce di tali evidenze, quindi, il titolare dell'attività, che sarebbe già gravato da precedenti, si è visto contestare l'ipotesi accusatoria di contrabbando di tabacchi lavorati esteri.
Il materiale è stato ovviamente sottoposto a sequestro.
Gli approfondimenti del Nas si sono sviluppati anche con la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio dei Monopoli per l’Emilia Romagna.
Per il titolare è scattato il deferimento all'Autorità giudiziaria.
Ancora una volta, quindi, circolazione di prodotti che non sarebbero, come da prime evidenze, lecite.
Agli inquirenti il compito di comprendere le origini dei prodotti in questione.

Mohre.it al via.
Battesimo per il sito web dell’Osservatorio integralmente dedicato al tema della riduzione del danno.
Non solo tabagismo, quindi.
Non solo la piaga-fumo ma la volontà di “volere porre l’accento sulle strategie attuabili in tutti gli ambiti medici in cui ci siano danni e morti evitabili”.
L’iniziativa dell’Osservatorio nasce “dalla volontà di un gruppo di scienziati e di esperti in comunicazione della salute”.

BEATRICE “SPESSO PROCEDURE RIGIDE ALLONTANANO PAZIENTI”
“Dalle dipendenze alle malattie sessualmente trasmesse – è sottolineato – alla ‘terza via’ per aiutare individui e comunità a diminuire i danni derivanti da stili di vita e comportamenti scorretti, l’Osservatorio si occuperà di malattie oncologiche e cardiovascolari, andrologiche, infettive con un focus sul Covid-19 e i disturbi alimentari e quelli del comportamento”.
“Come clinici che si interfacciano quotidianamente con i pazienti – rimarca il Professore Fabio Beatrice, Primario emerito all’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e Direttore del Board scientifico dell’Osservatorio – sappiamo che in un processo di cura anche piccoli progressi sono apprezzabili.
Spesso proposte rigide determinano l’allontanamento del paziente e succede che approcci integralisti abbiano come ricaduta l’abbandono proprio delle persone più fragili ed in maggiore difficoltà.

Un medico non può rinunciare alla propria umanità in nome di un astratto rigorismo scientifico e lesinare politiche di aiuto”.

TRA GLI OBIETTIVI ANCHE QUELLO DI ARGINARE LE FAKE
Obiettivi dell’Osservatorio Mohre sono, quindi, quelli di “monitorare costantemente tutta la letteratura scientifica in tema di riduzione del danno nelle diverse branche della medicina, contrastare le informazioni scorrette, creare cultura sull’argomento e identificare buone pratiche sulla riduzione del danno da importare a livello nazionale ed europeo”.
Il primo atto del Board dell’Osservatorio è stato l’invio una nota al Commissario Stella Kiriakydes dell’Health and Food Safety al fine di sensibilizzare la Comunità Europea rispetto alla necessità di intervenire efficacemente sulla mortalità evitabile fumo-correlata.
Atteso come, viene in chiusura ricordato, “mentre l’approccio alla riduzione del danno è stato ignorato palesemente dal Beating Cancer Plan, in tutto il mondo la classe medica sta guardando ad essa come ad una opportunità strategica”.

Chi usa la sigaretta elettronica ha maggiori possibilità di dire addio alle “bionde” rispetto a quanti fanno utilizzo di altri metodi quali cerotti, gomme e spray.
E’ questo il risultato di un approfondimento che viene da ricercatori Usa che, in sostanza, hanno posto in essere una maxi revisione sui dati di migliaia di precedenti studi che avevano analizzato la storia di fumatori che avevano tentato di dire addio alle bionde facendo ricorso alle più diverse soluzioni.
PubMed, Web of Science e PsycINFO le banche dati che sono state passate al setaccio.
Migliaia e migliaia di dati e cifre per una “statistica” che, come fanno presente gli analisti autori della ricerca, è “rilevante ed ha significato”.
Ebbene, le conclusioni, ad esito dell’approfondimento posto in essere, sono state alquanto significative.
Quanti hanno imboccato percorsi di smoking cessation servendosi delle e-cig hanno avuto percentuali di successo maggiori rispetto a quanti hanno percorso la strada di cerotti, gomme e placebo.
I numeri presi in considerazione, ancora, hanno avuto riguardo a persone dei due sessi, di svariate età, dalle più distinte situazioni di salute: un ventaglio di osservazione esteso e variegato che ha partorito, come detto, un risultato abbastanza univoco rispetto alla maggiore efficacia del vaping.
Questo studio, anche questo studio fornisce elementi importanti rispetto alla validità dello strumento e-cig quanto meno in ottica di cessazione.
Perchè le Istituzioni mondiali (Oms) ed europee (la Ue, in generale) che si occupano di politiche sanitarie non prendono in considerazione, non valutano anche questa campana?
Perchè si sposa una linea talebana del no a prescindere non volendo quanto meno ascoltare quest’altro angolo di mondo scientifico?

Lo scorso Giugno il Lancet ha pubblicato un articolo circa i conflitti di interesse all’interno della ricerca scientifica nel campo del tabacco, che era in gran parte impreciso e connotato da un forte carattere diffamatorio.
Nel testo venivano presi di mira alcuni ricercatori del Coehar con accuse ad hominem, secondo le quali si dichiaravano legami non divulgati con l’industria della riduzione del danno, gettando discredito persino sul centro stesso, inclusa il suo network internazionale, avanzando accuse false e infondate".
Così esordisce una nota del Coehar, eccellenza della ricerca italiana, nel dover replicare alle accuse piovute su alcuni studiosi del Centro da parte di “Lancet Oncology”, più che nota testata britannica.
Accuse estremamente gravi e che si ha ottima ragione di ritenersi destituite di fondamento.

"Ricardo Polosa, fondatore del Coehar, e Giovanni Li Volti, direttore del Centro – si apprende ancora dalla nota divulgata dall'eccellenza catanese - hanno informato il The Lancet Oncology che l’articolo era potenzialmente dannoso per la reputazione del Coehar e dei suoi ricercatori, e mostrava inoltre diverse violazioni etiche, falsità da parte dell’autore, peccando dell’elementare accortezza giornalistica di ricercare la risposta del centro di ricerca prima della pubblicazione”.
“I ricercatori chiamati in causa hanno sempre reso noti i propri conflitti di interesse”, osservano dal team di Polosa, “non lavorano per gli interessi dell’industria del tabacco” precisandosi pure come “l’obiettivo del Coehar è aiutare i fumatori e ridurre la devastazione causata dal fumo di sigaretta”.
Dopo le rimostranze venute dal Coehar rispetto ai contenuti del primo articolo, il Lancet ha accolto e pubblicato un chiarimento dei ricercatori siciliani, sebbene tagliando parti centrali.
Lo puntualizza Polosa “Diversi punti importanti non sono stati pubblicati nella nostra risposta.
La decisione di pubblicare l’articolo senza darci la possibilità di affrontare e chiarire le accuse è stato un comportamento discriminatorio e ha configurato una condotta etica scorretta secondo le linee guida del Committee on Publication Ethics. Hanno voluto ignorare ciò”.
"L’obiettivo scientificamente legittimo di denunciare interessi in conflitto è degenerato in uno strumento politico di abuso e censura – ha spiegato, invece, Li Volti – I nostri detrattori utilizzano il termine conflitto di interessi per cercare di censurare qualsiasi ricerca che non sostengono.
Se alcune persone spendono così tanto tempo e sforzi per cercare di screditare il nostro lavoro, invece di impegnarsi ad ingaggiare un dibattito scientifico civile, ciò significa che il nostro lavoro è fondamentale!”.
Nei campi di ricerca fortemente politicizzati – chiudono dal Coehar – tutti hanno conflitti di interesse e, molto spesso, i più importanti di questi conflitti sono ideologici o tribali, non finanziari.
Solitamente i detrattori insistono sul non avere interessi in conflitto, anche quando loro stessi e chi li finanzia hanno forti legami con particolari posizioni ideologiche”.

Riprende la corsa del disegno di legge Auddino.
Il progetto normativo promosso dal senatore del Movimento Cinque Stelle è stato calendarizzato, infatti, nei prossimi mesi, nella relativa discussione, presso la dodicesima Commissione permanente "Igiene e Sanità" del Senato.
Il primo step di un percorso che, nelle intenzioni dei firmatari, una cinquantina in tutto, dovrebbe produrre, per legge, l'adozione del divieto di fumo e di svapo in molti spazi all'aperto quali spazi esterni di ospedali, ristoranti, bar e altri esercizi dediti alla somministrazione di cibo e bevande.
Ma anche spiagge (sia libere sia stabilimenti balneari), parchi gioco, strutture sportive, quali stadi, monumenti pubblici, luoghi pubblici e aperti al pubblico sedi di manifestazioni o di spettacoli, fermate di bus e banchine delle ferrovie.
Buona parte della opinione pubblica, ovviamente, esulta e si rallegra al cospetto di questo provvedimento "accecata" dal riflesso di un ulteriore "ban" sulla sigaretta.
Si tende a tenere in scarsa considerazione, però, in particolar modo da parte dei "profani", un altro aspetto.
La "Auddino", infatti, nella sua attuale strutturazione, vieta anche l'uso della sigaretta elettronica e del tabacco riscaldato e, soprattutto, pone in essere un vero e proprio appiattimento tra "classica" ed "e cig".
Come se una valesse l'altra, come se i pericoli insiti nell'una non fossero troppo dissimili dall'altra.
Un divieto trasversale, secco, senza distinguo, che non tiene in considerazione la scienza nella sua complessità.
Il disegno normativo in questione, infatti, muove da una posizione di forte criticità nei confronti delle alternative.
"Questi prodotti di nuova generazione sono reclamizzati come meno tossici,
attraverso una pubblicità ingannevole", viene esposto nella relazione del progetto che fa proprie le osservazioni del Cnb.
Ed ancora, quella delle sigarette elettroniche viene definita "una minaccia presente e reale".
L'approvazione del testo, eventualmente, in questa strutturazione suonerebbe come una bocciatura per la funzione ed il ruolo che lo svapo gioca in ottica di smoking cessation, gettando il medesimo in un unico calderone in compagnia delle "bionde".
La via da seguire, invece, è quella tracciata abbondantemente dagli Enti locali: decine e decine di Amministrazioni comunali hanno adottato, negli ultimi mesi, tra spiagge e parchi, divieti di fumo in molteplici luoghi open air consentendo, invece, l'utilizzo delle alternative.
La Auddino si spinge oltre, troppo oltre.
E determinerebbe un paradosso.
Qualora approvata con questa lettera, la stessa vieterebbe di svapare in molteplici spazi "open air" quando, invece, ciò resterebbe consentito negli spazi al chiuso dal momento che la Sirchia si riferisce solo alle bionde.
Nella sua attuale concezione, quindi, il disegno del senatore M5S non pare poter avere un percorso lungo.

La World Vaper Alliance approda a Milano.
E consegna una lettera al sindaco Sala.
Nella mattinata odierna Micheal Landl, Presidente del sodalizio che perora la causa del vaping, sta stazionando a Milano con il suo bus.
Il momento si inquadra nel contesto di una più ampia attività di sensibilizzazione che sta portando la WVA a toccare le principali capitali europee per raccogliere le testimonianza degli svapatori e sottoscrivere un appello da porre all'attenzione del Parlamento europeo: ovvero quello di riconoscere alla sigaretta elettronica, in via istituzionale, un ruolo centrale in ottica di strategie di smoking cessation.
Per questo motivo, come già raccontato dalla nostra testata, è stata lanciata la campagna “Beat Smoking”.
Una campagna che cammina sulle quattro ruote di un bus che sta gironzolando per l'Europa, raccogliendo testimonianze di chi è riuscito a sottrarsi alla dipendenza tabagista grazie al supporto del vaping.
Tutto ciò per costruire un messaggio da sottoporre all'attenzione del Parlamento europeo chiedendo ai suoi rappresentanti di considerare il valore di tale soluzione, non meritevole di essere boicottata o contrastata.
“La World Vapers’ Alliance – fa presente Landl – continua il suo percorso europeo di supporto allo svapo.
L’organizzazione girerà in diverse capitali con il suo Vape Bus per portare le voci di milioni di vapers al Parlamento europeo”.
Oggi, appunto, tappa lombarda con una delegazione che consegnerà una lettera al sindaco milanese chiedendo a questi di “prendere una posizione chiara a favore delle sigarette elettroniche, per salvare la vita a centinaia di milanesi che potrebbero così smettere di fumare”.
Quanto all'appuntamento milanese, si diceva, il Primo Cittadino Sala non ha ricevuto la delegazione, non è noto se per mancanza di volontà o per impegni pregressi. 
In ogni caso, non è chiaro se il problema a Milano si ponga o meno. 
Il regolamento sull'aria, infatti, fa riferimento esclusivamente al divieto di fumare e non di svapare e, come da informazioni che trapelano, le sanzioni degli agenti sono rivolte esclusivamente alle bionde.

nota stampa Adm

Roma, 24 agosto 2021 – Un’insegna recante lo stemma dello stato italiano e il logo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli fuori agli esercizi di vendita di prodotti da inalazione e sigarette elettroniche.
A prevederla è una determinazione direttoriale di Adm, la numero 92923 RU del 29 Marzo 2021, che dispone alcune iniziative volte a un più ampio progetto di razionalizzazione del settore dei prodotti da fumo e di omogeneizzazione dei profili normativi con quelli attualmente vigenti per i tabacchi lavorati, con particolare riferimento all’imposizione fiscale nonché alle attività di gestione, monitoraggio e vigilanza dei soggetti coinvolti nella distribuzione e nella vendita.
L’insegna rappresenta lo strumento che con più immediatezza e con maggiore efficacia consente al consumatore non solo di distinguere la rete legale dalla rete illegale, ma altresì all’esercizio di potersi distinguere rispetto agli esercizi consimili che tuttavia non hanno richiesto l’autorizzazione alla vendita. L’insegna è anche un efficace strumento di controllo atteso che il numero ordinale, univocamente associato in via esclusiva all’esercizio autorizzato, consente alla stessa Agenzia di mappare l’intera rete, e quindi poter effettuare controlli mirati, anche in orari di chiusura degli esercizi.
Pertanto, i soggetti autorizzati a vendere liquidi da inalazione e sigarette elettroniche, ad eccezione di farmacie e parafarmacie (ovvero gli esercizi di vicinato autorizzati, che in Italia sono circa duemila), devono obbligatoriamente esporre l’insegna recante il numero
d’assegnazione, lo stemma dello Stato e il simbolo di Adm.
Sempre con determinazione direttoriale sono stati stabiliti, per gli esercizi di vicinato, le farmacie e le parafarmacie, le modalità e i requisiti per l'autorizzazione alla vendita e per l'approvvigionamento dei prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide secondo i criteri di prevalenza, per gli esercizi di vicinato, dell'attività di vendita di tali prodotti rispetto agli altri beni ceduti e servizi prestati; a ciò si aggiunge l’obbligo di garantire il rispetto del divieto di vendita ai minori, il divieto di discriminazione tra i canali di approvvigionamento, nonché la necessaria presenza nel titolare dei medesimi requisiti soggettivi previsti per le rivendite generi di monopolio.
Nel pacchetto di norme propugnato da Adm, ai fini di deterrenza, vi è anche il potere di oscuramento dei siti internet che offrono prodotti liquidi da inalazione senza le prescritte autorizzazioni. Dalle attività ordinariamente condotte dall’Agenzia per la repressione degli illeciti e la lotta ai marchi falsificati e prodotti contraffatti emerge, specie nei settori ad alta lucratività, la notevole incidenza di fenomeni caratterizzati da rilevanti profili di rischio economico-sociale, connotati da un’intrinseca pericolosità, dovuta non soltanto alle implicazioni dannose sul mercato lecito e la fiscalità, ma anche alla loro non infrequente nocività per la salute umana e l’ambiente.
La previsione di meccanismi di avvertenza sui confezionamenti e di contrassegni di legittimazione è invece destinata a scoraggiare il commercio illecito di tali prodotti permettendo controlli mirati e maggiore facilità nell’identificazione dei prodotti di provenienza illecita, prevedendo inoltre una sanzione idonea ai comportamenti della specie.
Al fine di una comprensione della dinamica del fenomeno, per i liquidi da inalazione l’imposta dichiarata nel 2020 è di circa 16 milioni di euro annui, mentre nel primo semestre 2021 ammonta a circa 11 milioni di euro.
In tale settore, le misure introdotte si stimano poter consentire un notevole recupero di evasione su base annua, cui si aggiunge il possibile recupero dell’imposta di consumo derivante da controllo del traffico transfrontaliero, grazie alle misure approvate ed a quelle proposte da Adm anche nel settore dei prodotti accessori.

“Possiamo dire senza problemi, che il passaggio dalla “tradizionale” a quella elettronica è da considerarsi un primo passo avanti verso un miglioramento del proprio stile di vita”.
Questo si coglie da l’ “Angolo del diabetico”, “programma di supporto che", come viene esposto nella presentazione del portale, “fornisce le informazioni, gli strumenti e le risorse necessarie per aiutarti a gestire il diabete e prevenire le complicanze”.
Il sito web, che affronta a 360 gradi la problematica del diabete e che si pone come riferimento prezioso per gli internauti, esamina vari aspetti legati alla patologia non ultimo quello dato dal paziente fumatore.
Un fumatore, quello diabetico, che ha ancora più motivi - e decisamente più urgenti - rispetto ai "colleghi" tabagisti, per dire addio a pacchetti ed accendini.
La vasocostrizione determinata dal fumo, infatti, può aggravare la circolazione già pregiudicata dall'anomalo tasso di zuccheri nelle arterie.
Cosa suggerisce, quindi, per questa fattispecie di persone, "L'angolo del diabetico"?
Ebbene, il ragionamento è estremamente prudente e, comunque, rigidamente inquadrato in un discorso di minor danno - come giusto che sia.
Il principio generale è il seguente: (anche) il diabetico che non fuma non deve accostarsi alle e-cig ma questa possibilità deve essere riservata esclusivamente a colui il quale non riesce a smettere con i metodi tradizionali.
"Le informazioni non devono essere intese come un invito all’uso di queste sigarette, a maggior ragione se non si è mai fumato prima”, precisano i curatori del sito.
Che poi puntualizzano "Possiamo dire senza problemi che il passaggio dalla “tradizionale” a quella elettronica è da considerarsi un primo passo avanti verso un miglioramento del proprio stile di vita”.
Ed ancora "Lo svapo viene ad assumere un ruolo importante nelle politiche mirate alla riduzione del tabagismo"
Ovviamente, ricordano da "L'angolo del diabete", un eventuale passaggio alla e-cig deve essere medico-guidato e monitorato.
“Ad oggi, non risultano studi clinici con risultati concordi e sicuri sugli effetti che le sigarette elettroniche possono avere sui livelli di zucchero nel sangue.
Se un fumatore di sigarette convenzionali, con diabete, desidera iniziare ad utilizzare la e-cig, la prima cosa da misurare è il livello di zucchero prima e dopo il suo utilizzo.
In questo modo saprà controllare l’effetto del vapore sulla propria patologia.
Teoricamente, il vapore della e-sigaretta dovrebbe contenere sostanze molto meno tossiche di una sigaretta normale, quindi il danno dovrebbe essere sempre inferiore.
Tuttavia - la conclusione - non tutte le persone con il diabete hanno lo stesso grado di patologia, quindi è sempre meglio consultare il medico prima di iniziare”.

Fumare ai tavolini esterni di ristoranti e bar, una "pratica" alquanto comune che potrebbe divenire presto "illegale".
Ebbene si, perchè, secondo indiscrezioni, il Parlamento potrebbe ben presto prendere in carico l'imput di associazione Ideal, Istituto dei tumori e Fondazione Veronesi in ordine alla particolare proposta.
I tre soggetti, nel dettaglio, hanno lanciato una campagna denominata “Milano come New York: vietiamo il fumo fuori dai locali pubblici".
Una campagna, inizialmente posta all'attenzione del sindaco Sala, con la quale si chiede a questi di estendere anche alle aree esterne di bar e ristoranti, appunto, quel divieto di fumare all'aperto che il Primo Cittadino ha, con regolamento comunale, applicato a svariati luoghi quali parchi pubblici, fermate del bus ed impianti sportivi.
Ma non è tutto.
La "volontà" dei tre soggetti potrebbe, infatti, ben presto valicare lo stretto ambito di Milano ed approdare, come detto, all'attenzione delle Camere divenendo la sostanza di una vera e propria proposta di legge.
La Costituzione italiana, del resto, consente anche ad un solo membro di Senato o Camera dei Deputati di farsi promotori di una iniziativa legislativa.
Quanto al dettaglio della possibile norma, come detto, la stessa poggia su una motivazione di chiara ed evidente tutela della pubblica salute: sebbene in contesti "open air", infatti, i tavolini esterni di bar e ristoranti sono punti dove il fumo passivo può rappresentare disturbo e danno.
La distanza tra le sedute di differenti tavolini, infatti, è spesso ridotta, per ovvie questioni di spazio, e la nube espirata può viaggiare anche a diversi metri di distanza raggiungendo un incolpevole avventore non fumatore.
Già diverse metropoli internazionali - quali la già citata New York e Tokyo - hanno vietato di fumare in tali situazioni: divieti che preesistono all'era Covid e che, quindi, nascono prima dell'esigenza di tutelare dalla diffusione virale.
Quanto alle vicende nostrane, si resta alla finestra in attesa di "nuove": si ricorda come un precedente tentativo di vietare tale "pratica" all'aperto (il disegno di legge Auddino) sia rimasto impantanato nelle stanze del Senato senza mai decollare.
Si trattava, in quel caso, però, di una istanza molto più radicale - che riguardava anche le sigarette elettroniche - e che si rivolgeva, praticamente, a tutti i contesti pubblici all'aperto