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Diabete e fumo.
Un abbinamento davvero da scongiurare rappresentando la sigaretta un fattore fortemente aggravante della patologia (e di tutte le altre, ovviamente).
E' in pieno svolgimento a Varsavia la decima edizione del Gfn, appuntamento annuale che richiama ad uno stesso tavolo di confronto esperti in riduzione del danno da fumo tra medici, scienziati e politici.
Uno dei focus di questa edizione sarà, appunto, quello dedicato al diabete, ovvero la morbilità consistente nella elevata concentrazione di glucosio nel sangue, condizione che viene a sua volta innescata da una carenza totale o parziale di insulina.

ITALIA PROTAGONISTA

Se già la malattia di base rappresenta un problema sanitario rilevante, la condizione di fumatore non può che complicare il quadro del paziente.
Ebbene, in occasione del GFN 2023, il professore Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR, ed il professore Davide Campagna, ricercatore dell’Università di Catania e membro del Centro catanese, coordineranno l’incontro conclusivo con i diabetologi del SAB meeting (tenutosi lo scorso Aprile a Catania) durante il quale si definiranno le linee guida del trattamento dei pazienti fumatori affetti da diabete.
"L’incontro - viene spiegato in nota Coehar - servirà ad approvare e ratificare il documento definitivo al quale in questi mesi i membri del SAB hanno lavorato incessantemente per arrivare a proporre alla comunità scientifica internazionale il primo indirizzario pratico per aiutare i fumatori con diabete a smettere definitivamente e ridurre il danno fumo correlato alla malattia.
Le linee guida adottate integreranno gli approcci tradizionali, attraverso l’utilizzo di strategie di riduzione del danno".

IL VADEMECUM

In buona sostanza, si definirà un "protocollo" comune (tra i "sottoscrittori" Delon Human, Andre Kengne, Noel Somasundaram, Magda Walicka, Tabinda Dugal, Roberta Sammut, Agostino Di Ciaula, il già menzionato Campagna e S. Abbas Raga) da proporre come una sorta di vademecum, passi il termine, al mondo medico-scientifico nel momento in cui si va ad approcciare un fumatore diabetico.
Ovviamente, un vademecum che è "tagliato" secondo la filosofia del minor danno da fumo.

*foto generica web

Taiwan non fa sconti agli svapatori.
Una serie di sequestri molto feroci è stata attivata dalla Polizia dello Stato asiatico al fine di reprimere le importazioni di sigaretta elettroniche.
Nello Stato in questione, infatti, è vietata la vendita di prodotti dello svapo e del tabacco riscaldato.
Ciò per effetto di una serie di emendamenti che, nello scorso mese di Marzo, sono stati approvati dal Parlamento di Taipei.
Dal tre mesi, vale e adire, 23,5 milioni di persone non possono accedere a prodotti a rischio ridotto.
I taiwanesi, tuttavia, non hanno levato bandiera bianca al cospetto dei divieti tant'è che in diversi negozi del territorio sigarette elettroniche e relativi liquidi sono ancora venduti.
Da qui il blitz delle Forze di Polizia che hanno sequestrato in attività commerciali di Kaohsiung e Tainan: ben 240.000 le confezioni di e-liquid rinvenute corrispondenti ad un valore di mercato pari a poco meno di 227.000 dollari.
Si tratta di prodotti che, stando alle ricostruzioni fatte, sarebbero stati importati dalla Cina.
I divieti del Governo di Taiwan prevedono anche una severa fase sanzionatoria: basta figurarsi che la produzione, l'importazione e la vendita sono punibili con multe che sono superiori a 1,5 milioni di dollari.
Sanzioni, sebbene di misura ed entità più contenute, sono previste anche per i consumatori, sebbene in una misura ben più modesta.
La Nazione più "occidentale", dal punto di vista economico e commerciale, all'interno dell'intero Continente asiatico, rigidissima per quel che riguarda il discorso svapo.

COME SI DEVONO COMPORTARE I VIAGGIATORI?

Come si devono comportare i viaggiatori?
E' lecito entrare nel Paese con una e-cig o un e-liquid al seguito.
Dal sito "viaggiaresicuri", braccio del Ministero degli Affari esteri italiano, non si ricavano riferimenti specifici.
Non è dato sapere, quindi, se la introduzione nel Paese a scopo di uso personale di prodotti dello svapo possa configurare un reato.
Nel dubbio, si consiglia prudenza evitando di entrare a Taiwan con qualsivoglia dispositivo o liquido afferente il vaping ed il riscaldato.
Ciò per non incorrere in potenziali incidenti con la rigidissima Polizia locale.

British American Tobacco contro il Governo del Belgio.
La multinazionale del tabacco, infatti, si è espressa in forma estremamente critica rispetto al divieto adottato da Bruxelles relativamente alla vendita dei cosiddetti sacchetti di nicotina.
Bat impugnerà il regio decreto che ne vieta la vendita”, fanno presente dall'azienda guidata dal Ceo Jack Bowles.
Come si ricorda, il Ministro della Salute dello Stato fiammingo, Frank Vandenbroucke, ha recentemente messo fuori commercio i sacchetti in questione che, diversamente dallo snus svedese, che è a base di nicotina, sono a base di tabacco.
Meglio dirsi, la moratoria è differita dal momento che il vero proprio stop alle vendite scatterà dal mese di Ottobre del corrente anno 2023.
Ma, fondamentalmente, poco cambia nella sostanza.

"MINISTRO NON TIENE CONTO DELLE RICERCHE SCIENTIFICHE"

British American Tobacco, con tanto di nota ufficiale, "ritiene che il Ministro Vandenbroucke non abbia tenuto sufficientemente conto delle recenti ricerche scientifiche condotte nel Regno Unito e in Germania sugli effetti delle bustine di nicotina e del parere degli esperti sanitari belgi e aggiunge che il Ministro non ha atteso il parere del Consiglio superiore di Sanità”.
"Bat sostiene quindi - è ulteriormente osservato - che le bustine di nicotina svolgano un ruolo cruciale nella riduzione del fumo e che sia introdotto un quadro normativo progressivo - come è avvenuto per lo svapo - per incoraggiare i fumatori adulti a cambiare la loro modalità di consumo del fumo".
Sulla questione dei sacchetti di nicotina in Belgio già era intervenuta in modo alquanto critica Philip Morris International che, con un proprio dispaccio di stampa, aveva osservato come “quasi due milioni di fumatori belgi hanno accesso a un prodotto che è stato scientificamente dimostrato essere meno rischioso del fumo”.
Tanti sarebbero i consumatori dello specifico prodotto e che, ora, si troveranno orfani del loro dispositivo, nella quasi totalità dei casi approcciato per smettere di fumare.

Meno sigarette, più sigarette elettroniche.
Ovunque.
Formula vincente quella studiata dalla Direzione del Law Enforcement Center, prigione sita nella Contea di Ector, in Texas.
Da quando, infatti, le Autorità hanno messo a disposizione dei detenuti anche le sigarette elettroniche, si è assistito ad un boom nella vendita di queste e ad un contestuale calo nei consumi di bionde.
La cosa particolare, però, anche al fine di incentivare i detenuti a consumare le e-cig piuttosto che le bionde, è che chi fa acquisto delle prime finanzia le Autorità carcerarie stesse nell'acquisto di beni di prima necessità tesi e migliorare la qualità della detenzione stessa.
Un circolo...virtuoso, per così dire.

I PROVENTI UTILIZZATI PER ACQUISTARE BENI DI PRIMA NECESSITA'

Il Capitano della prigione, James Mckinney, ha avviato il progetto pilota acquisendo dapprima 2000 pezzi, al costo di 14 dollari cadauna, per poi acquisirne ulteriori 4000 dato il "successo" della prima fornitura.
Gusto al tabacco ma anche a mentolo, pesca, pesca ghiacciata e frutti di bosco: questi gli aromi messi a disposizione della Comunità carceraria con un "successo" che è andato oltre le previsioni.
In un solo mese sono state acquistare monouso per un valore di circa 20.000 euro con un netto utile per il carcere di oltre 11.000 euro.
Somma che è stata investita nell'acquisto di materassi, vestiti, lenzuola e palloni da basket.
In tal modo, è spiegato, gli ospiti della struttura ne guadagnano in salute.
Ma anche in comfort.

E IN ITALIA?

Quello dell'uso delle sigarette in ambiente detentivo è un problema assolutamente vivo.
Le condizioni di stress insite nella forzosa permanenza e alla condizione in generale portano a tassi di fumo che, nella specifica popolazione, sono mediamente più alti rispetto a quelli medi.
Anche in Italia il dato si riscontra con la sigaretta che viene tuttavia tollerata in una sorta di compromesso, come recentemente chiarito in una risposta fornita dal Ministro Nordio ad una interrogazione presentata da parlamentari di Fratelli d'Italia.
Delle sigarette elettroniche in carcere, manco a dirlo, neppure l'ombra.

Anche in Sudafrica gli svapatori sono sul piede di guerra.
Perchè dal 1 Giugno è entrato in vigore il nuovo assetto fiscale sul settore che rischia di provocare una impennata notevole nei prezzi al consumatore.
Pacchia finita, quindi, nello Stato con capitale Johannesburg dove il Governo, con recente normativa, ha equiparato sigarette e sigarette elettroniche.
Una contraddizione bella e buona quella che risalta agli occhi dell'associazionismo pro svapo.
Come precisano, infatti, da "Vaping saved my life", gruppo che perora la causa del minor danno in terra sudafricana, la legge appena costruita traccia una netta distinzione tra prodotti "alternativi" e quelli classici.
Nei fatti, però, vi è una equiparazione totale, come prima detto, per quel che riguarda l'aspetto delle tasse.
Tasse che, come precisato, sono stabilite ad un livello di 0,14 euro per ml.

LA DENUNCIA DI "VAPING SAVED MY LIFE"

Questa previsione, denunciano ancora dal gruppo, finirebbe per fare schizzare il prezzo delle e-cig da un minimo più 5,8 percentuale ad un massimo di più 217%.
In tale ultimo caso, una vera e propria legnata per tutto il cosmo della sigaretta elettronica sudafricana.
"La tassa - denunciano a piena ragione da "Vaping saved my life" - danneggerà coloro che usano lo svapo per smettere di fumare così come le piccole imprese locali, facendo per portare più ad un danno che ad un beneficio".
Così ha sottolineato Kurt Yeo, co-fondatore dell'associazione in questione.

TABAGISTI STAZIONARI AL 20%

Il provvedimento, come prima detto, è entrato in vigore il 1 Giugno ma solo nei prossimi mesi esso diventerà realmente operativo potendosi così saggiare la reale risposta del mercato.
Le aspettative, ovviamente, non sono delle più rosee.
Così come non sono dei più rosei i numeri dei tabagisti sudafricani, da diverso tempo attestati su una percentuale del 20.
Riflessione finale: la legge appena varata nasce come legge anti-fumo.
Paradossalmente, però, si continua a fissare questo scopo facendo la guerra alle e-cig.

Sigaretta elettronica usa e getta ed ambiente, un incrocio ad altissimo rischio.
Ma qualcuno pare aver trovato una interessante risposta.
Tanti e robusti sono i j'accuse che piovono quotidianamente sulle cosiddette monouso.
Sia perchè vengono usate ed abusate dai giovanissimi sia perchè rappresentano un eco-problema davvero rivelante.
Il nodo, con riguardo a quest'ultimo aspetto, vive nel fatto che tali dispositivi, come agli addetti ai lavoro noto, sono un tutt'uno e non possono vedere separato il "corpo" del sistema dalla parte delle batterie.

SONO RAEE MA VENGONO GETTATE NEI COMUNI RIFIUTI

La norma dice che tali e-cig andrebbero smaltite come Raee ma la realtà è che, nella stragrande maggioranza dei casi, le stesse finiscono per essere gettate come comuni rifiuti finendo in discarica e creando grossi, grossissimi grattacapi nella loro gestione post mortem.
Nonchè un pericolo atteso come tali batterie siano la causa principale - statistiche alla mano - dei sempre più frequenti incendi che si verificano in discarica.
Ma, come detto, qualcuno potrebbe aver trovato la risposta al problema "ecologico" dato dalle "usa e getta".
Un'azienda con quartier generale negli Emirati Arabi afferma di aver creato una "usa e getta" riciclabile nella misura del 99,29 percentuale.
Si tratta, nello specifico, di un dispositivo - denominato Slix - principalmente composto da silicone biodegradabile.

LE PAROLE DEI MANAGER

"Sebbene l'analisi condotta da Waste Experts suggerisca che il nostro vaporizzatore monouso sia già altamente riciclabile, continueremo a lavorare nell'ottica di zero rifiuti".
Così Marina Murphy, Direttore senior degli Affari scientifici e medici di Ands.
Miriamo a raggiungere l'obiettivo di un alto tasso di riciclabilità in tutti i nostri prodotti - ha proseguito la stessa - utilizzando materiali riciclabili di alta qualità e un assemblamento semplice che possa consentire uno smantellamento altamente efficiente.
Ciò contribuisce a un processo di riciclaggio complessivo rapido ed efficiente, capace di ridurre i costi di gestione dei rifiuti.
Questo aspetto, a sua volta, aiuta a mantenere competitivi i prezzi dei prodotti, creando un vantaggio indubbio per l'ambiente".

"Entro la fine di quest'anno - ha affermato invece Fadi Maayta, Presidente di Ands - Speriamo di lanciare una versione riciclabile e recuperabile al 100% di Slix, che in tal modo potrà andare ad abbattere ulteriormente il tonnellaggio dei rifiuti destinati alle discariche".
"Se questi vaporizzatori monouso - conclude il manager - dovessero essere limitati se non vietati per motivazioni ambientali, come si vocifera da più parti, i fumatori finirebbero per perdere quella che molti credono essere un'alternativa conveniente ed accessibile alle sigarette convenzionali".

La bomba la sgancia direttamente il Presidente degli Stati Uniti d'America.
Joe Biden, in un recente intervento alla stampa, è stato chiaro e perentorio rispetto alla sigaretta elettronica.
"Se la scienza ha dimostrato che lo svapo è pericoloso, lo eliminerò".
Ed ancora "Se lo svapo effettivamente danneggia i polmoni e se non sono disponibili studi conclusivi, lo eliminerò".
La domanda, a questo punto, nasce spontanea.
Perchè tanto zelo il Presidente Usa non lo mostra o non lo ha mostrato anche rispetto alle sigarette tradizionali?
Parliamo - ci riferiamo alle classiche "bionde" - di qualcosa che "effettivamente danneggia" e, in questo caso, gli "studi conclusivi" ci sono (eccome) e sono anche chiari ed univoci.
Ovvero: le sigarette fanno male, le sigarette fanno morire.
Quindi, dicevamo, è lecito chiedersi: perchè Biden non le ha già eliminate?
Perchè tanta belligeranza solo nei confronti delle e-cig?

LA BELLIGERANZA DI BIDEN CONTRO LO SVAPO

In attesa che qualcuno risponda a questa domanda, nella quale sono contenute molte delle contraddizioni in fatto di tabagismo, contrasto al fumo e alternative, val la pena soffermarsi su una frase di Biden che, con riguardo alle ricadute occupazionali che si avrebbero nel momento in cui venisse cancellato il settore svapo, ha chiosato.
Senza pietà.
"Non mi interessa cosa succede alle persone che si guadagnano da vivere con questa attività".
Come se parlasse di mercanti di droga, come se parlasse di trafficanti d'armi o di narcos.
Frasi destinate inevitabilmente a gettare benzina sul fuoco di un dibattito quanto mai già acceso ed aspro.
Ma che, fondamentalmente, riflettono l'umore americano che è fortemente ostico alla e-cig.
Tra Stati che hanno vietato gli aromi ad altri che equiparano fumo-svapo compattandoli in una stessa normativa, il contesto non è dei più sereni per i vapore.
E nelle valutazioni federali vi è anche quella di bannare totalmente i cosiddetti sapori.
Per questo, alla luce di questo, le uscite di Biden destano sorpresa, si.
Ma fino ad un certo punto.

Sigarette elettroniche usa e getta?
No, grazie.
Il Festival di Glastonbury dice no alle e-cig, ma solo a quelle monouso "ammettendo", invece, il formato classico.
Il motivo? Squisitamente di tutela ambientale.
Ufficialmente noto come "Glastonbury Festival of Contemporary Performing Arts", la kermesse è una delle più risalenti sul territorio europeo - i primordi affondano all'anno 1914 - ed offre musica e spettacoli artistici vari nella consueta location di Pilton, in Inghilterra, a circa dieci chilometri da Glastonbury, nel Somerset.
Il motivo del divieto?
Presto detto.
"La scelta degli organizzatori - spiegano - è stata presa in considerazione a causa del livello di inquinamento dei dispositivi elettronici per il fumo, che funzionano con il litio e non sono ricaricabili".
Le usa e getta dilagano anche nel Regno Unito e, in particolare, tra i giovani.
Ed il Festival di Glastonbury, con i suoi 200.000 visitatori, può rappresentare una pericolosissima occasione per trasformare il sito in una mega discarica di usa e getta, atteso come molto difficilmente e solo in una misura minima i frequentatori smaltirebbero i dispositivi nei modi conformi.
Secondo stime, ancora, in tutto il Regno Unito, ogni settimana, 1,3 milioni di pezzi finiscono gettati indiscriminatamente nell'immondizia con il già menzionato litio a rappresentare sempre più una mina vagante per gli equilibri ambientali.
Senza omettere di menzionare il risvolto di pubblica salute: come denuncia Rachel de Souza, Commissario per l'Infanzia per il Governo inglese, "tali prodotti sono intenzionalmente commercializzati e promossi per i bambini".
Ecco, quindi, che la misura estrema a male estremo è bella servita: niente monouso.
I ragazzi che arriveranno sul posto - un momento che vede alternarsi sul palco artisti di grido della musica, della danza, del cabaret - saranno attentamente perquisiti e ripuliti.
Curiosità: ad oggi era vietato introdurre, oltre a quelle sostanze che sono comunque bannate per legge, solo i coltelli.
Le monouso riescono ad entrare nella triste elite.

"L'obiettivo di vivere in un mondo senza sigarette è possibile, ma non tanto senza nicotina o senza altri tipi di prodotti del tabacco quali sigarette elettroniche, cerotti alla nicotina, gomme, tabacco riscaldato e snus".
Lo fa presente in un intervento Carl Fagerström, psicologo svedese tra i principali esperti in chiave internazionale in quanto a strategie anti-fumo.
"Penso che sia effettivamente fattibile e possibile liberare il mondo dalle sigarette.
Liberare il mondo dalla nicotina, invece, è altra questione.

La nicotina, sotto forma di tabacco, è stata una droga culturalmente presente nel corso della nostra storia e sbarazzarsene sarebbe come pensare di eliminare la caffeina o l'alcool.
Non sarà affatto facile”.
Così ha esposto l'importante teorico nel contesto di una intervista rilasciata a Europa Press in occasione della sua presenza al 25esimo Congresso nazionale organizzato lo scorso fine settimana a Siviglia dalla Società spagnola di "Doppia Patologia".
"Lo scenario più ragionevole - ha ancora sottolineato Fagerström - è che un numero sempre più significativo di persone continuerà a usare la nicotina" aggiungendosi come una delle mission, una delle sfide in termini di tutela della salute pubblica sarà quello di fare si che nicotina venga consumata attraverso “metodologie più sicure” e “meno nocive per la salute di chi le utilizza”.
"La riduzione del livello dei fumatori non sta avvenendo abbastanza velocemente - ha proseguito il professionista scandinavo - La realtà è che ci sono più fumatori oggi rispetto a dieci anni fa.
Personalmente - ha insistito - ritengo che se l'Organizzazione mondiale della Sanità e i Paesi avessero fatto di più contro le sigarette, il tasso dei tabisti sarebbe potuto diminuire in maniera molto più rapida.
Le sigarette, oggi come oggi - ha concluso - sono vendute quasi apertamente come lo erano 50 o 75 anni fa, mentre i prodotti che potrebbero effettivamente essere alternativi alle sigarette sono stati vietati, come ad esempio è successo con lo snus nell'Unione europea".

No alle sigarette elettroniche usa e getta.
La richiesta sale di tono nel Regno Unito.
Dopo associazioni, categorie, è ora la volta dei pediatri di levare l'istanza.
La richiesta arriva dal Royal College of Paediatrics and Child Health - Organismo professionale per gli specialisti in questione e che ne è anche responsabile della formazione post-laurea.
I dati snocciolati da "Action on Smoking and Health" hanno evidenziato come nell'ultimo anno vi sia stato un aumento nella misura del 50 percentuale, nel Regno Unito, per quel che riguarda la fascia anagrafica 11-17 anni, di coloro i quali hanno approcciato la sigaretta elettronica.
La risposta, secondo i pediatri, è di facile lettura.
"Senza dubbio, le sigarette elettroniche usa e getta dovrebbero essere vietate - ha affermato Mike McKean - Non c'è assolutamente alcun motivo per i quali questa tipologia di prodotti, che sono prontamente fruibili e che sono dotati di colori vivaci, debbano essere disponibili in una modalità monouso".
Dal medesimo anche citato l'esempio di Paesi limitrofi
"L'approccio di Westminster (la sede del Governo inglese, n.d.r.) a questo problema non è al passo nemmeno con le soluzioni adottate dagli Stati a noi più vicini, come Scozia, Francia, Germania e Irlanda che stanno seriamente prendendo in considerazione un divieto".
Vi è tuttavia chi non è esattamente "allineato" con l'idea dei medici.
La UK Vaping Industry Association ha sottolineato, in merito, che se è vero che la questione dello svapo giovanile debba essere affrontata, vietare i prodotti usa e getta non rappresnterebbe la risposta.
"Non c'è dubbio che un'azione forte e mirata diretta a coloro che vendono illegalmente prodotti di svapo ai bambini sia la via da seguire", ha dichiarato John Dunne, Direttore generale di Ukvia.
Che poi ha proseguito "È fondamentale che qualsiasi misura di prevenzione per i giovani non possa andare a scapito dei fumatori adulti che cercano di smettere attraverso lo svapo e dei vapers che vogliono evitare il ritorno al fumo".