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Una ragione in più per dire addio alle sigarette.
Tanto più se si sta compiendo il viaggio dei nove mesi.
Un nuovo studio della Conferenza internazionale ATS 2021, infatti, che ha preso in esame 476 coppie madre-figlio, evidenzia come il feto che venga esposto, durante la gravidanza o appena venuto alla luce, al fumo altrui, potrà patire una minore funzionalità respiratoria.
L’esposizione cumulativa al fumo di tabacco durante la gestazione e nell’infanzia, riflessa dall’aumento dei livelli di cotinina nel sangue durante la gravidanza e la prima infanzia – espongono fonti della ricerca – era associata a una riduzione della funzione polmonare all’età di sei anni, ma gli effetti più forti sono stati osservati con l’esposizione cumulativa al fumo dalla gravidanza all’infanzia.
Lo studio è unico perché, con un campione relativamente ampio, disponiamo di dati di follow-up completi, in cinque diversi momenti, dalla gravidanza all’età di sei anni.
Siamo stati in grado di dimostrare come l’effetto dell’esposizione al fumo di tabacco sulla funzione polmonare sembri dipendere dalla dose e dalla durata dell’esposizione dalla gravidanza all’infanzia”.
“Speriamo che il nostro studio – la chiusura – serva come dati oggettivi per gli operatori sanitari e le famiglie per sostenere la riduzione al minimo dell’esposizione al fumo di tabacco dalla gravidanza all’infanzia per migliorare la salute dei polmoni tra i bambini”.

La conclusione ribadisce le conclusioni che già erano venute in occasione di pregressi studi ma da vigore, soprattutto, ad un aspetto particolare.
Se le attività di ricerca passate, infatti, avevano – con particolare riguardo ai danni subiti dal feto – basato l’attenzione sulla fattispecie della mamma fumatrice, la ricerca in questione, invece, si rivolge con particolare attenzione al tema del fumo passivo.
Ovvero si è chiarito come una conseguenza sul nascituro si potesse venire a porre in essere non solo quando era la mamma ad essere fumatrice ma anche se la mamma non fumatrice si trovava alla mercè del fumo altrui.
Anche se siffatta esposizione sia stata contenuta e non prolungata.
Ovvero: il fumo causa comunque effetti deleteri, anche se il contatto è stato di “seconda mano”, come si usa affermare in gergo tecnico, e di bassa intensità.
Questi elementi come emersi dovrebbero rafforzare, pertanto, nella coscienza delle future e neo mamme che ancora si ostinano a fare uso delle classiche” la consapevolezza della necessità di sottrarsi con sollecitudine al vizio.
Alle professionalità mediche si dovrebbe rivolgere l’imput di suggerire caldamente ad una gravida modalità che le possano consentire di smettere, anche se i protocolli governativi ancora non prendono in considerazione la sigaretta elettronica.
Più volte abbiamo fatto riferimento alla necessità di aversi, in tema di smoking cessation, ad una rivoluzione che fiorisca dal basso, dalla quotidianità dei pazienti e di chi li segue nella quotidiana interfaccia.
Solo dalla base potrà venire un impulso, stante la situazione di assoluta immobilità e cecità delle sfere planetarie ed europee.
Intanto, nel Regno Unito, Public Health England e National Health Service hanno emanato una guida destinata ai professionisti dell’ambito medico al fine di motivare le donne fumatrici e gravide a dire addio alle “bionde” e a passare al vaping.
“Se l’uso di una sigaretta elettronica – espongono le due Istituzioni – può dare supporto nello smettere di fumare, si transiti ad essa in quanto sarà molto più sicura per la donna incinta e per il nascituro che non continuare a fumare”

Le sigarette elettroniche sono il metodo più valido per sottrarsi al vizio del fumo.
Certamente più efficace rispetto ad altre soluzioni quali quelle date dalle terapie sostitutive della nicotina – vale a dirsi cerotti e gomme vari.
A giungere a questa conclusione uno studio posto in essere dall’Università del Queensland e, nel dettaglio, da una squadra capitanata dal dottore Gary Chan.
Il nostro studio – ha evidenziato quest’ultimo – ha rilevato come le sigarette elettroniche siano nella misura del 50 percentuale più efficaci, in ottica di smoking cessation, della terapia sostitutiva della nicotina.
Una quantità di successi decisamente più importante rispetto a quelli che possono cogliere altre soluzioni che sono, tuttavia, maggiormente “reclamizzati” e diffusi presso la popolazione”.
L'accademico ha esposto anche quali sarebbero i punti di forza della e-cig in ottica di smoking cessation
“Le sigarette elettroniche contenenti nicotina, in particolar modo, possono rivelarsi decisamente più efficaci dei prodotti sostitutivi della nicotina perché forniscono una piccola quantità di nicotina, appunto, che sarà buona ed utile, soprattutto in una primissima fase di distacco dalle classiche, per alleviare i sintomi di astinenza e fornire un’esperienza comportamentale e sensoriale simile a quella che può essere resa dai prodotti del tabacco da fumo”.

“HANNO LE POTENZIALITA’ PER FERMARE L’EPIDEMIA DA FUMO”
La ricerca dell’Università del Queensland ha, a sua volta, dal punto di vista strettamente del metodo, rielaborato sedici precedenti ricerche già condotte sul fumo e sullo svapo, cui avevano preso parte un totale di 12.754 partecipanti.
“In questi studi erano stati presi in considerazione svariate possibilità per supportare le persone nell’abbandonare le bionde.
Dai cerotti alla nicotina alle gomme da masticare passando per pastiglie, spray per la bocca, inalatori e spray intranasali.
Abbiamo esaminato tutti gli elementi esistenti e tentato di comprendere quale potesse essere il miglior sostituto per aiutare i fumatori a smettere e, soprattutto, a farlo in modo che non fosse estemporaneo ma duraturo”.
“La questione della salute pubblica – insiste Chan – rimane una priorità sanitaria globale: le sigarette di tabacco causano più morti di qualsiasi altro prodotto di consumo nella storia umana, con oltre otto milioni di decessi ogni anno.
Ci auguriamo – la chiusura – che i risultati di questo studio possano essere utilizzati per informare meglio le politiche sulle sigarette elettroniche e sul fumo: le sigarette elettroniche hanno il potenziale per porre fine all’epidemia del fumo”.

I fumatori dovrebbero transitare alla sigaretta elettronica?
E’ questo il quesito che si stanno ponendo e di cui dovranno dibattere, ad un tavolo virtuale, John Dunne, Ceo della Uk Vaping Industry Association, Joe Dunne, portavoce di Respect Vapers in Irlanda, e Daniel Pryor, Responsabile dei programmi presso l’Adam Smith Institute.
Il webinair arriva in coincidenza della settimana di chiusura di V-April, consueto momento che, nel Regno Unito, viene annualmente promosso da Ukvia con l'appoggio istituzionale di Public Health England, equivalente del nostro Ministero della Salute.
Le sigarette elettroniche – fanno presente i promotori dell’incontro virtuale – sono state un prodotto di consumo “mainstream” nell’ultimo decennio e lo svapo è fattore che ha portato ed incoraggiato milioni di fumatori a passare a quello che le evidenze suggeriscono essere un prodotto a rischio significativamente ridotto”.
Svapo, quindi, quale efficace arma in prospettiva di smoking cessation anche e soprattutto grazie all'appoggio che giunge, Oltremanica, dalla sedi governative che, praticamente, sin dalla nascita del mercato, hanno appoggiato, nel Regno Unito, le politiche del settore.

CALO DEI VAPERS, PERCHE’?
Nonostante ciò – rimarcano ancora gli organizzatori del webinair – altri milioni di persone paiono essere ancora resistenti a tale passaggio con gli ultimi dati che suggeriscono come il numero di vapers nel Regno Unito sia sceso da un picco di 3,6 milioni a 3 milioni. 
La domanda, a fronte di questo calo, è: perché?”
I fumatori – incalzano ulteriormente – sono spesso esclusi dai dibattiti pubblici sullo svapo e sulla cessazione del fumo.
Tutto questo risulta essere assolutamente fuorviante ed ingiusto dal momento che le loro opinioni sarebbero essenziali da acquisire per capire per quale motivazione essi non vogliano smettere o cambiare.
Crediamo che gli adulti dovrebbero avere la libertà di fare scelte informate – la chiusura – Quindi, questa è un’opportunità per i fumatori che desiderino saperne di più sui prodotti a rischio ridotto e per i sostenitori dello svapo nell’ottica di comprendere per quale ragione molti fumatori siano portati a preferire ancora il tabacco combustibile”.

La salute della “bocca” trae importante giovamento nel passaggio dalla sigaretta classica allo svapo.
Gengive e denti, quindi, riceverebbero immediato beneficio una volta archiviate le “bionde”.
A farlo presente il dottor Ingo Schröder, uno dei maggiori rappresentanti in Germania per quel che riguarda la medicina maxillofacciale.
Schroder, in primo luogo, ha sottolineato come la pratica tabagista determini chiare e sempre più marcate alterazioni a carico del complesso gengivale nonché l’insorgenza di malattia parodontale. 
E, a conforto di queste teorie, anche una controprova.

Abbiamo molti pazienti – spiega, in merito, il medico – che sono passati ai dispositivi per il riscaldamento del tabacco.
Ebbene, siamo in grado di osservare una differenza: la situazione del tessuto gengivale migliora, lo scolorimento dei denti si mostra diminuito.
Per questo sarebbe importante che ogni dentista possa avere la giusta competenza, la giusta informazione per delucidare il proprio paziente sui vantaggi che si hanno nel passaggio dal fumo allo svapo anche rispetto a questa prospettiva”.

Dalle Filippine e dalla Calabria, ancora, vengono nuovi "spunti" a sostegno delle teorie del vaping quale strategia atta a recare beneficio alla bocca ed alla sua salute.

In tal senso Fernando Fernandez, Presidente del Philippine College of Oral and Maxillofacial Surgeons
“Il fumo è la principale causa di cancro orale – ha precisato il professionista – e, pertanto, consigliamo vivamente loro di smettere di fumare. 
A coloro i quali non riescono a smettere di fumare da soli o con metodi attualmente approvati, li convinciamo a passare a alternative non combustibili “
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Ed anche la Calabria ha, come detto, dato il suo contributo alla causa con uno studio del 2017, sempre in tema di condizione orale dei vapers e di benefici che questi hanno tratto dal passaggio ad alternative più sicure.
Protagonista l’Unità di Parodontologia e Igiene orale della Clinica Calabrodental di Crotone che aveva incentrato il proprio approfondimento sulla “storia” e sulla evoluzione di 110 ex tabagisti transitati allo svapo .
Ridotto sanguinamento gengivale e meno placca ad essersi palesati, gradualmente, nel passaggio dalla sigaretta classica alla versione elettronica.

Un importante limite, però, al cospetto di questa serie di comprovati e potenziali benefici vive nel fattore-disinformazione.
Più della metà dei medici dentisti interpellati, infatti, ha ammesso di non sentirsi bene "edotta" rispetto all’argomento-sigaretta elettronica con, addirittura, il 69 percentuale di professionisti, sempre afferenti lo stesso campione, che, a differente domanda, ha affermato di non essere nemmeno a conoscenza del concetto di riduzione del danno.
E, su questi basi, come può apparire evidente, risulta alquanto complicato veleggiare lontano.
Oltre al riconoscimento istituzionale delle alternative al fumo, infatti, un grandissimo limite sembra vivere in uno scarso aggiornamento del personale preposto.
Perchè sono i medici di prossimità quelli che dovrebbero principalmente indirizzare il paziente in percorsi di smoking cessation.
E non solo, ovviamente, con riferimento alle patologie della bocca.

Il fumo era e resta la principale causa di decessi prematuri in Europa.
Questo il dato che è emerso, nella giornata di ieri, a Parigi, ove è stato presentato alla platea il nuovo rapporto Ocse “Health at a Glancè”.
Tossicodipendenza, incidenti, alcol: nulla regge i nefasti numeri delle bionde che nel vecchio Continente continuano a macinare, anche entro la fascia giovanile della popolazione, un corposo e preoccupante numero di morti.
Stando al menzionato report annuale, nel dettaglio, il fenomeno tabagismo resta la principale causa di morti premature nell’area Unione europea, con circa 700.000 decessi nei dodici mesi.
Un decimo di tutte le morti fumo-correlate, quindi, che si hanno annualmente su scala planetaria, riguardano persone relativamente giovani e residenti nel Vecchio Continente.
Cancro a carico dei polmoni, in primo luogo, e malanni a carico dell’apparato cardiocircolatorio ma anche patologie di tipo respiratorio cronico (vedi Bpco): sono queste le morbilità principalmente innescate da anni e anni di pratica con il fumo.
Nonostante le attività di sensibilizzazione che si sono poste in essere negli ultimi anni e che hanno portato ad una obiettiva riduzione dei tassi di fumo, resiste la condotta di circa un quinto degli adulti che è fumatore quotidiano.

MORTE MEDIAMENTE QUATTORDICI ANNI PRIMA

E che rischia di pagare in termini di anni di vita.
Circa la metà di quanti vengono meno a causa delle sigarette classiche, infatti, lo fa – come detto – prematuramente.
E lo fa mediamente 14 anni prima rispetto all’età di aspettativa.
Capitolo geografia: nei Paesi della Scandinavia (Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia) si fuma di meno; Di più in Grecia, in Bulgaria ed in Ungheria.
E sempre le Nazioni nordiche, unitamente ai Paesi Bassi, all’Irlanda ed all’Estonia hanno conseguito i risultati maggiormente significativi, in termini si smoking cessation, tra gli adulti.
Il consumo risulta essere maggiore tra gli uomini – sempre come da ultimi dati Ocse – sebbene in alcuni Stati, quali Regno Unito, Norvegia e Islanda, vi sia un livellamento sostanziale tra i due sessi.
Divario, invece, decisamente più ampio – in termini di maggior fumo maschile – in Lituania, Cipro e Romania.

Sigarette elettroniche ed adolescenti, non vi è alcun nesso di causalità.
Queste le conclusioni cui è approdato lo studio Path “Population Assessment of Tobacco and Health”.
Uno studio che ha preso in esame dati relativi ad oltre 7000 giovani e che ha voluto confutare una eventuale relazione tra gli adolescenti utilizzatori di sigarette elettroniche ed il cosiddetto “respiro sibilante”.
Che, più che essere una patologia in se, è piuttosto la spia, il sintomo di disturbi all'apparato respiratorio connessi prevalentemente – senza prendere in considerazione situazioni patologiche ben più serie, quali quelle oncologiche – ad una restrizione dei bronchi.
Circostanza, quest'ultima, che può essere, a sua volta, determinata da fenomeni di allergie o di infiammazioni.
Qualche studio, in particolare, aveva puntato il dito sui liquidi usati per lo svapo, ritenendoli “rei” di poter determinare una irritazione all'albero bronchiale con conseguente restringimento delle vie – in una condizione molto prossima a quella asmatica - e, quindi, la manifestazione del caratteristico “sibilo”.
Ebbene, lo studio condotto ha smentito tale connessione in modo alquanto perentorio.
"Siamo rimasti sorpresi – ammettono gli stessi ricercatori - di scoprire che l'uso delle sigarette elettroniche, da solo, non rappresenti un problema rispetto ad eventuali, maggiori probabilità di patire quello che definiamo essere disturbo da respiro sibilante”.
In effetti, come lasciato intendere da quanti hanno condotto l'approfondimento, precedenti studi avevano evidenziato tale riscontro fisico tra i ragazzini svapatori.
Ma, come si è poi compreso a posteriori, si trattava di indagini “sporcate” e compromesse dal fatto che quegli stessi soggetti erano, allo stesso tempo, anche fumatori o, comunque, esposti da conviventi al fumo passivo.
Le conclusioni tranquillizzanti emerse, tuttavia, sottolineano gli autori della ricerca, sono solo un dato da considerare rispetto ad un profilo strettamente scientifico e non devono, in alcun modo, essere intese come un “invito” a svapare rivolto agli adolescenti.
Questi ultimi, in particolare, devono rigorosamente non respirare alcunchè di “artificiale” - fumo classico o elettronico che sia.
Un invito che, aggiungiamo noi, deve essere esteso anche a coloro i quali non sono fumatori.
Lo svapo è una opzione che deve considerarsi come consigliabile, in ossequio ad un discorso di minor danno, a quanti sono fumatori e, volendo smettere, possono appoggiarsi alla e-cig.
Che è dimostrato avere, oltre ad una nocività molto più bassa rispetto al fumo – fino al 95 percentuale – anche una certa efficacia per quel che riguarda i percorsi di smoking cessation

 

Quello che da sempre sostengono i teorici della sigaretta elettronica e del minor danno.
Ovvero, a maggiori restrizioni che si impongono al settore dello svapo, corrisponde – puntuale, scientifica – una ripresa nei consumi delle “classiche”.
Emblematico e, allo stesso tempo, confermativo di questo “trend” è quanto si sta verificando in Nuova Scozia, uno degli Stati del Canada.
Ebbene, nella regione del Nord America, in particolare, è entrato in vigore da sette mesi – esattamente dal 1 Aprile del corrente anno – il divieto di commercializzare prodotti di svapo aromatizzati.
Ovvero quei liquidi – esempio classico quelli fruttati - che hanno un sapore diverso da quello base.
Ebbene, se da diversi anni, in Nuova Scozia, si osservava un trend in costante discesa per quel che riguarda il mercato delle bionde, da un momento ben preciso si è iniziato ad assistere ad una ripresa dei consumi. E tale momento – guarda caso – è coinciso con lo stop imposto dalla norma ai liquidi svapo,
Questo quanto evidenziato da Mike Hammoud, presidente dell' “Atlantic Convenience Stores Association”.

“Era un decennio che si stava constatando un calo nel numero dei fumatori – ha sottolineato il medesimo – A partire dal mese di Aprile, invece, si è registrato un notevole passaggio dalla sigaretta elettronica a quella classica”.
In linea con queste osservazioni, i risultati del sondaggio siglato da Abacus Data che ipotizza come, addirittura, una percentuale del 29% di svapatori abbia fatto ritorno alle “classiche”.
A proposito di “ritorno”, si tratta, nella quasi totalità dei casi, di ex fumatori che avevano optato per le e-cig e che, probabilmente, avevano trovato proprio negli “aromi” un valido argomento per sganciarsi dalle classiche e per approdare, quindi, ai nuovi dispositivi a minor danno.
Ora, quindi, in Nuova Scozia, come già avvenuto altrove, le “strette” sui liquidi non fanno altro che fornire un assist meraviglioso al mercato delle sigarette tradizionali.
Con buona pace dell'interesse alla tutela della salute pubblica atteso come – mai ci stancheremo di rimarcarlo – la scienza converge in modo praticamente unanime sul fatto che le elettroniche provochino sicuramente un danno largamente minore rispetto alle tradizionali.

Chi soffre di broncopneumatia cronica ostruttiva sembrerebbe vedere “migliorare” il proprio quadro clinico nel passaggio dalla sigaretta tradizionale allo svapo.
E' questo il risultato cui è approdato approfondimento condotto su un campione significativo di “pazienti”, affetti dalla particolare patologia respiratoria, che, transitati dal fumo alla svapo, hanno tratto effettivamente conseguenze benefiche.
La broncopneumatia cronica ostruttiva, in sintesi Bpco, è una affezione estremamente subdola che colpisce l'apparato respiratorio con sintomi inizialmente molto sfumati.
Con il progredire della condizione, poi, si sviluppa dispnea, ovvero fiato corto, anche dopo un minimo sforzo, accompagnato da gonfiore alle caviglie, catarro ed un complessivo stato di spossatezza.
E questo quadro, purtroppo, è irreversibile con un progressivo incedere della patologia che porterà fino ad una compromissione complessiva di bronchi e polmoni.
Cure risolutive, come detto, non ve ne sono e gli interventi medici, fondamentalmente, si rivolgono esclusivamente all'alleviamento delle manifestazioni sintomatiche.
Il fattore scatenante? Secondo i ricercatori, il fumo giocherebbe un ruolo di primissimo piano, addirittura sarebbe il principale fattore scatenante.
Ebbene, l'ultimo approfondimento ha preso in considerazione 1190 partecipanti con il 75,7% dei quali che ha dichiarato di avere avuto benefici nei sintomi respiratori dopo il passaggio alla e-cig.
Solo una percentuale inferiore all'1% ha, invece, lamentato una sintomatologia più severa.
Il miglioramento dei sintomi e, in generale, del quadro clinico generale, per quanto li abbiano avuti, sono risultati permanere anche al terzo anno di monitoraggio.
Lo svapo, quindi, potrebbe rappresentare una soluzione per colui il quale, affetto da Bpco, deve necessariamente intraprendere un percorso di smoking cessation al fine di non aggravare, ulteriormente, la personale situazione di salute.
E se è vero che, per soggetti quali questi, l'ideale sarebbe rappresentato dal non respirare alcunchè di “artificiale”, è vero anche come, se proprio non si riesce a smettere senza supporti, la sigaretta elettronica, in un'ottica di ragionamento di minor danno, può porsi come una vantaggiosissima soluzione-tampone.
“Negli ultimi anni, la comunità medica ha affermato che i rischi dello svapo erano in gran parte sconosciuti - ha affermato Darryl Tempest, Direttore esecutivo della Canadian Vaping Association - Fortunatamente, non è più così. Ora esiste un corpo di ricerca che può sostenere le ragioni dello svapo quale metodo meno dannoso del fumo e più efficace dei prodotti per la terapia sostitutiva della nicotina”