Il Giappone vola sulle ali delle alternative.
E mette al tappeto i consumi di tabacco.
Sono dati netti, incontestabili quelli che arrivano dal Sol Levante e che, ancora una volta, certificano le ragioni del minor danno da fumo.
Ebbene, come attestato in un documento del 2021 di Frost & Sullivan redatto in collaborazione con l'azienda produttrice di tabacco Philip Morris International ed intitolato "Tobacco Harm Reduction and Novel Nicotine and Tobacco Products: Evidence from the Japanese Market", si è rilevato che l'ingresso nel mercato nipponico dei dispositivi di cosiddetta riduzione del danno abbia portato ad un calo del 34 percentuale nelle vendite di sigarette.
La disponibilità commerciale di tali dispositivi in Giappone - ha affermato Mark Dougan, Consulting Director ed Healthcare di Frost & Sullivan - si è associata a un evidente calo nelle vendite di sigarette convenzionali, ben al di sopra del tasso di declino del fumo che già si registrava prima ma che era certamente meno netto".
I dati dell'indagine sanitaria nazionale del 2019, inoltre, hanno indicato, con particolare riferimento al discorso del tabacco riscaldato, come il 76% dei consumatori ne faccia uso in via esclusiva ed un residuo 24% degli utenti mantenga, invece, il doppio uso.
Rispetto al 2016, nello specifico, roba di appena sei anni addietro, la flessione nel consumo delle bionde è stata del 42 percentuale.
Un altro anno, in definitiva, e si stima che, in proiezione, i fumatori come all'anno 2016 saranno dimezzati.
Modelli simili sono stati osservati, del resto, nel Regno Unito e in Svezia.
Laddove la riduzione del danno, in luogo del riscaldato giapponese, ha avuto le sembianze, rispettivamente, della sigaretta elettronica e dello snus.
Il Regno Unito, per la precisione, ha raggiunto i tassi di fumo più bassi mai registrati grazie all'approvazione dell'uso di prodotti da svapo quale strumento di smoking cessation.
Mentre la Svezia, invece, ha raggiunto uno status senza fumo legalizzando la nicotina per uso orale.
Solo un caso?