Esageratamente Stati Uniti d'America. Quando anche l'applicazione della legge rischia di diventare un clamoroso spot. Succede nella Grande Mela, nel cuore di New York City, dove la locale polizia ha fatto irruzione in un negozio, insieme a personale della Us Drug Enforcement Administration degli Stati Uniti d'America, traendo in arresto i due titolari. Chi pensava che quella attività fosse una copertura per uno spaccio di droga o per un covo di terroristi, è rimasto deluso: in realtà, i due imprenditori sono stati ammanettati e condotti in cella perché gravemente sospettati di avere venduto un liquido per sigarette elettroniche ad un ragazzino quindicenne che, secondo l'accusa, in uscita da una vicina scuola superiore - distante non più di cinque minuti -aveva fatto una siesta nel negozio di e-cig acquistando prodotti che, secondo la normativa vigente, non potevano essergli venduti. Sia chiaro, la legge è legge e non ammette ignoranza: i liquidi per sigarette elettroniche non possono essere venduti a ragazzini perché si presuppone che a quell'età non si debba avere confidenza né con il fumo né con lo svapo. Tutto vero, tutto giusto. Ma è la modalità con la quale è stata condotta l'operazione a destare qualche perplessità. La norma, infatti, prevede, negli Stati Uniti d'America, anche l'arresto nel caso in cui un negoziante non si assicuri dell'età dell'acquirente e finisca per vendere prodotti proibiti ad adolescenti. Ma la legge stessa considera anche forme di repressione e di sanzione molto più blande, come per esempio la multa. Come risulta da fonti "stars and stripes", i negozianti non avevano precedenti né specifici né generali. La modalità dell'arresto appare quindi decisamente sproporzionata e viene quasi legittimo il sospetto che si sia trattata di una azione volutamente eclatante per colpire l'opinione pubblica e per lanciare pesanti ombre sullo svapo. Accostandolo, appunto, a misure repressive estreme come quella del carcere. Perché si sa: a pensar male si fa peccato ma, molto spesso, ci si azzecca.