Il dramma fumo sta quasi tutta in Asia.
Nell’Estremo Oriente, infatti, si concentra l’80 percentuale dei fumatori mondiali. Ed oltre la metà delle morti fumo correlate si ha proprio in questo angolo di mondo.
E’ chiaro, quindi, come, se è vero che quella connessa alla sigaretta sia una emergenza sanitaria generale, si abbiano aree che sono a criticità nettamente maggiore rispetto ad altre.
“Sono dati assolutamente allarmanti quelli relativi all’Asia nella sua complessità ed all’Estremo Oriente – ha sottolineato Nancy Loucas, Coordinatrice esecutiva della “Coalition of Asia Pacific Tobacco Harm Reduction Advocates” – In questa area del Pianeta il problema legato alla dipendenza dal tabacco è una vera e propria piaga sanitaria.
Tra Asia ed Estremo Oriente contiamo oltre 750 milioni di fumatori. Si comprende come, in tale contesto, la riduzione del danno da fumo, l’accesso ad alternative più sicure come la sigaretta elettronica rappresenterebbero un’arma fondamentale.
Eppure, in quest’area contiamo appena 19 milioni di vapers. Uno svapatore ogni 40 fumatori”.
Resistenze anti-svapo, interessi da difendere.
La Loucas ha ben chiaro dove sia la matrice del problema.
Le maggiori sfide che deve affrontare la riduzione del danno da tabacco in Asia – sottolinea la stessa – non vivono solo negli interessi dei Governi nella produzione di tabacco, ma anche nel ruolo di stranieri che vengono qui con Fondazioni private o Ong e finanziano gli Stati nello sviluppo delle loro politiche”.
Questi soggetti non vogliono – rimarca ancora la Loucas – quindi, che vi sia una diffusione di prodotti alla nicotina più sicuri, non vogliono che sia celebrato il concetto di riduzione del danno da tabacco”.
Da Samsul Kamal Arrifin, Presidente della Malaysian Organization of Vape Entity (MOVE), l'auspicio che dalle Autorità sanitarie giunga il riconoscimento del ruolo delle “alternative”. “La nostra speranza – ha sottolineato – è che le Istituzioni le possano vedere, quanto prima, per quelle che sono. Ovvero un’iniziativa salvavita”.