L’accelerata si è avuta nelle ultime settimane allorquando è giunto parere positivo alla nuova disciplina da parte dell’ “Alleanza Democratica per il Miglioramento e il Progresso di Hong Kong”, principale rappresentanza partitica in seno al Governo statale.

SAREBBE IL TRENTUNESIMO STATO AL MONDO AD APPROVARE TALE DISCIPLINA
La via, quindi, sembra essere abbastanza chiara con Hong Kong che sarà il trentunesimo Stato al mondo, ivi incluse le vicine Macao e Singapore, a far divieto di commercializzazione delle nuove alternative al fumo.
Stato di cose che, con tutta evidenza, manco a dirlo, andrà a rappresentare un prezioso assist a favore degli interessi del tabacco.
Ma tant’è.
A conclusione della legislatura, che giungerà a conclusione, appunto, il prossimo mese, la specifica virata che rappresenta un colpo letale per il settore.
Resta, tuttavia, un dubbio interpretativo rispetto ai contenuti della norma da approvare.
Assodato come nessun negozio “fisico” potrà vendere e-cig e riscaldato, è da capire se per divieto di “importazione” dall’Estero si intenda anche l’acquisto on line da siti con sede fuori Nazione.

NON PUNITO IL CONSUMO
La sensazione è che il “ban” si rivolga anche a questa fattispecie, cosa che, come chiaro, complicherebbe di netto la vita degli svapatori.
Il nuovo regolamento, però, permette di svapare e di fare uso di tabacco riscaldato anche in luoghi pubblici (non come in altri Pesi dove, se ti pizzicano a svapare, ti rinchiudono in cella).
V’è un quesito che, però, sorge spontaneo: dove e come ci si può procurare tali prodotti se gli stessi non sono reperibili in negozio?
Semplice (per modo di dire): l’unica chance è chiudere integralmente la transazione all’Estero (ovvero comprare all’Estero il materiale) e, poi, oltrepassare i confini.
Ovvero: sarà necessario recarsi a fare la spesa oltreconfine per poi poter consumare in “patria”.
Non esattamente la più agevole delle cose.