Quante persone, nel mondo, dal momento dell’ingresso sul mercato della sigaretta elettronica, sono transitate dalla "bionda" alla sigaretta elettronica riuscendo, in tal modo, a sottrarsi al vizio del tabacco?
Sarebbero circa 98 milioni.
Tanti sarebbero quanti hanno compiuto il grande passo conquistando il ticket per una “destinazione” di salute sicuramente migliore.
A metter sul tavolo le cifre è stato Gerry Stimson, docente dell’Imperial College di Londra, nella cornice dell’ottava edizione del Global Forum on Nicotine
Si stima che 98 milioni di fumatori adulti in tutto il mondo siano già passati a prodotti a base di nicotina ma con meno sostanze dannose – ha fatto presente il medesimo, come rilancia Italpress – Nonostante l’opposizione dell’Oms alle politiche di riduzione del danno, le Autorità sanitarie del Regno Unito incoraggiano il passaggio dei fumatori che non smettono alle sigarette elettroniche, che oggi sono l’aiuto più diffuso per abbandonare le sigarette”.
Menzionato anche il caso Giappone dove il commercio di sigarette è calato di un terzo “grazie all’introduzione dei prodotti a tabacco riscaldato”.
La sfida, ora, ha anche chiarito Stimson, “è rendere accessibili questi prodotti anche a chi vive in Paesi a basso reddito”.
Come l’India, ad esempio, crocevia di uno scandalo indicibile.

LO SCANDALO INDIA
Uno scandalo che si consuma in modo sfacciato nella totale indifferenza di un sistema mondiale evidentemente complice.
Sempre nell'ambito del momento inglese sono venute anche le parole di denuncia di Agannath Sarangapani di Association of Vapers India.
Il rappresentante asiatico ha denunciato al mondo lo scempio che si sta registrando e tollerando nel Paesone asiatico
“Il problema del fumo in India è gigantesco – batte sempre Italpress – e causa ogni anno un milione di decessi ma il mercato delle sigarette è fiorente e protetto: la legislazione sulle sigarette non subisce interventi da tempo, la tassazione non viene toccata da tre anni”.
Un business “protetto”, come sottolinea il medesimo, dentro e fuori l’India se è vero che “l’Organizzazione mondiale della Sanità – come già espose la nostra testata – ha premiato il Ministero della Salute indiano per aver vietato le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato”.
Che, ci si figuri, rappresentano appena lo 0.02% del mercato.
Vale a dire un ago in un pagliaio di problemi.
La verità è che in India – ha ulteriormente esposto Sarangapani – non è stato fatto nulla di efficace per risolvere il problema del fumo e focalizzarsi soltanto su quello 0.02% di mercato rappresentato dai prodotti innovativi, che sono strumenti di riduzione del danno, non ha alcun senso”.
Dulcis in fundo, ha concluso il membro dei vapers indiani “La regolamentazione indiana proibisce agli Enti governativi di effettuare studi sugli strumenti di riduzione del danno”.
Una vera e propria censura. 
Intanto il tabacco è libero di ammazzare un milione di indiani all'anno.