Colors: Orange Color

“Lo sapevi che, negli Stati Uniti d’America, l’80% dei medici crede erroneamente che la nicotina causi il cancro. Perchè si è sviluppata questa percezione, così lontana dalla realtà?”
Inizia così la riflessione di Micheal Landl, vertice della World Vaper Alliance.
Credo fermamente – prosegue lo stesso – che il motivo principale di queste idee sbagliate sullo svapo viva nel modo in cui i media trattano il problema.
La gente comune è costantemente esposta ad affermazioni secondo cui la e-cig provochi disfunzione erettile, renda ciechi o sia la causa di Evali. Mentre, allo stesso tempo, quasi nessuno sottolinea il fatto che quasi 70 milioni di fumatori siano stati in grado di smettere grazie alla sigaretta elettronica.
Probabilmente, quella che è una delle più grandi vittorie nel campo della salute pubblica negli ultimi decenni passa inosservata agli occhi di gran parte del pubblico e di quanti assumono decisioni pubbliche. Invece, ogni studio o sondaggio fasullo ottiene un’enorme copertura mediatica.
Se i governi seguissero la scienza, 200 milioni di vite potrebbero essere salvate in tutto il mondo seguendo l’esempio del Regno Unito nell’incoraggiare i fumatori a passare ad alternative più sicure. Invece, negli Stati Uniti, i tassi di fumo stanno aumentando di nuovo per la prima volta da decenni. L’allarmismo e la mancanza di informazioni stanno letteralmente uccidendo milioni di persone che hanno paura, a causa della disinformazione, di abbandonare il fumo di sigaretta.
Questa ostilità allo svapo danneggia anche centinaia di migliaia di attivisti in tutto il mondo e rende la loro missione, ovvero quella di consentire a quante più persone possibile di smettere di fumare, ancora più ardua”.
“La realtà – incalza il numero uno della World Vaper Alliance – è che alcune parti dei media non vogliono deliberatamente parlare del problema in sé, perché sanno che lo svapo ha dalla sua parte la scienza e l’esperienza di vita reale di milioni di persone”.
Landl, quindi, tocca un altro aspetto molto delicato.
Ovvero quello degli attacchi che l’attivismo pro vaping riceve, verosimilmente quale dazio da pagare per il fatto di rompere le uova nel paniere di grandi interessi.
“Perché attivisti e organizzazioni come la WVA vengono costantemente attaccati? – si chiede l’esponente – Penso perché la e-cig stia vincendo la sua battaglia.
La scienza è chiara, i consumatori lo vogliono e sempre più politici (ma ancora troppo pochi) si stanno rendendo conto del potenziale che la sigaretta elettronica ha nel ridurre i danni del fumo di tabacco.
Abbiamo fatto una campagna per l’inclusione del principio di riduzione del danno nel Piano e contro un potenziale divieto di aroma. Ciò ha portato un’istituzione dell’UE ad ammettere per la prima volta nella storia che lo svapo possa aiutare i fumatori a cambiare e ad impegnarsi per la riduzione del danno.
Inoltre, non era più incluso un divieto di aroma completo. Ovviamente, queste vittorie sono state il risultato degli sforzi di molte organizzazioni ed esperti, ma è innegabile che la WVA abbia svolto un ruolo importante nel processo. Questo ci ha reso un bersaglio. Gli anti-vapers – la chiusura – non vogliono che vinciamo, ed è questo che non dobbiamo dimenticare”.

Molto male. Poco piacevole inversione di tendenza negli Stati Uniti d’America.
Negli States, infatti, per la prima volta dopo circa venti anni, si sta assistendo ad una risalita nei numeri dei fumatori.
Questo quanto emerge nel raffronto tra i dati dei consumi di sigarette relativi all’anno 2020 e quelli dell’anno precedente.
Il numero complessivo di bionde vendute nel territorio Usa, ovvero 203,7 miliardi di pezzi nel 2020, è cresciuto di 0,8 miliardi di unità (corrispondente allo 0,4%) rispetto al 2019.

DATI IN RISALITA DOPO VENTI ANNI
Ed è, come detto, la prima volta che ciò si verifica da vent’anni a questa parte.
“Gli americani – fa presente Yaël Ossowski, numero due del Consumer Choice Center –
potrebbero aver fatto uso di un maggior numero sigarette per una moltitudine di motivi che potrebbero coincidere con lo stress causato dalla pandemia, con le risposte del Governo alla pandemia o, ancora, con la perdita di posti di lavoro.
O, forse, tutto questo si spiega perché è stato detto loro ripetutamente, da prestigiosi fonti di salute pubblica e organi di stampa, che lo svapo, un’alternativa che milioni di consumatori adulti stanno ora utilizzando per smettere di fumare, è altrettanto pericoloso del fumo.
Qualunque sia la motivazione, è certo che la tendenza di calo si sia arrestata.
E questo è un problema che non può che riguardare tutti noi”.

LE RIFLESSIONI DI OSSOWSKI
Come fa presente Ossowski, alle ragioni della lotta al fumo non beneficia certo la campagna denigratoria che si sta portando avanti, non ultimo negli Stati Uniti d’America, con Istituzioni e media schierati spesso e volentieri tra i detrattori del vaping.
“Le persistenti campagne di salute pubblica, riprese dai media che si accaparrano i titoli dei giornali, per demonizzare e limitare l’accesso allo svapo, hanno portato a un prevedibile aumento dei tassi di fumo, sia tra gli adulti che tra gli adolescenti”.
Un dato, quello del tabagismo negli Stati Uniti d'America, che pretende senz’altro approfondimento: è inammissibile, infatti, che dopo decenni di lotte anti-fumo, a terzo Millennio addentrato, si debba avere, in quella che è la prima potenza mondiale, un passo indietro nella lotta al fumo.

Un passetto avanti e due indietro.
Mentra l’Italia fa il granchio (anche) sulla sigaretta elettronica, in altri contesti – che manco ti aspettavi – si iniziano a fare progressi sorprendenti.
E’ il caso della Thailandia, Stato asiatico tradizionalmente non amico della sigaretta elettronica.
Meglio dirsi quello più di tutti “chiuso” rispetto al vapore.
Eppure, udite udite, dal Ministro dell’Economia Chaiwut Thanakamanusorn è venuta un’apertura alquanto importante sul futuro del vaping nazionale.

ORA COME ORA IL VAPING E’ ILLEGALE
Come noto, ad oggi, nel Paese asiatico la e-cig è totalmente bandita: ne è vietata, infatti, la produzione, la commercializzazione, l’importazione e l’utilizzo.
Le trasgressioni possono essere anche punite con il carcere, tant’è che tra se v’è un luogo al mondo che viene sconsigliato agli svapatori, ebbene, quello è proprio la Thailandia.
Eppure, anche li si potrebbe assistere ad una qualche evoluzione.
“Proseguiamo negli sforzi per legalizzare le sigarette elettroniche – ha fatto presente il Ministro – che sono certamente una soluzione più sicura del tabacco e che potrebbe portare entrate fiscali aggiuntive. Con la legalizzazione delle sigarette elettroniche – ha proseguito lo stesso – si potrebbe consentire al Paese di procedere alla tassazione delle vendite e si potrebbe, allo stesso tempo, fornire alle persone che non riescono a smettere di fumare un’opzione più sicura”.

LE APERTURE DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA
L’intenzione del rappresentante è quella di promuovere un gruppo di lavoro che possa studiare le modalità per procedere alla “riabilitazione” giuridica del settore; Allo stesso si avvierà una raccolta di firme al fine di porre all’attenzione della Corte costituzionale un quesito che chieda al massimo grado della Giustizia nazionale di pronunciarsi sul divieto di importazione di sigarette elettroniche e sulla eventuale violazione di esso dei diritti delle persone.
Un percorso che si pone ancora come decisamente lungo ma, rispetto ad un passato di totale “ban”, è evidente come si stiano gettando le basi per una nuova fase.

“La sigaretta elettronica può fare la differenza nelle politiche anti-fumo”.
Lo sostiene, udite-udite, il Primo Ministro della Nuova Zelanda.
Ebbene si, il Capo del Governo della Nuova Zelanda, al secolo Jacinda Kate Laurell Ardern.
Appena 42 anni, anche leader del Partito Laburista nazionale, la giovane premier è, con il suo Governo, assestata in una posizione chiaramente pro-svapo.
Una posizione che si inquadra, ovviamente, nel più ampio discorso del problema tabagismo.
A differenza, però, dei cugini australiani, l’idea dei neozelandesi – nell’approcciare la tematica fumo – non è mai stata quella di procedere ad aumenti di prezzi ad oltranza.
La questione del tabagismo non la si può risolvere o affrontare con un rialzo del costo dei pacchetti – ha commentato il Capo dell’Esecutivo neozelandese – ma attraverso diverse strategie che puntino alla ricerche di alternative che siano più sicure”.
L’Australia, appunto, poc’anzi citato.
L’approccio nella terra dei canguri, prima menzionata, è nettamente differente: li, come detto, la sigaretta si combatte attraverso una guerra sui prezzi che è arrivata a far schizzare il costo ad una media di circa 20 euro.
Venti euro.
In parole povere un fumatore “normale”, che brucia un pacchetto al giorno, deve preventivare in bilancio una uscita annua per 7.300 euro.
Quasi quasi il costo di una utilitaria.
Ma torniamo alle cose neozelandesi.
“Esiste un’alternativa che funziona molto bene per le persone al fine di smettere di fumare e questa alternativa è lo svapo – ha sottolineato ancora la Aedern – Sappiamo che la sigaretta elettronica sta facendo la differenza per coloro che ora smettono di fumare e quindi è uno strumento importante”.
Parole che sono ancestralmente lontane dalla nostra realtà.
Altra dimensione, altro contesto.
Ultimo aspetto: la nuova normativa sulle e-cig, prossima a divenire ufficiale, consentirà la vendita dei prodotti del vaping in una rosa ancora più ampia di esercizi commerciali.
Un prodotto sempre più a portata di mano per sanare, con un approccio quanto più intensivo, la piaga del fumo.

La legge pro svapo trova ampi consensi nelle Filippine.
Secondo un sondaggio portato su un campione di cittadini-fumatori dello Stato in questione, infatti, è emerso grande apprezzamento rispetto al disegno di legge che è allo studio del Governo Duterte e che, in questi giorni, dovrebbe riprendere il suo percorso verso la definitiva approvazione.
Duemila persone sono state “sondate”, tutte maggiorenni, nel contesto di un approfondimento condotto da Acorn Marketing and Research Consultants e commissionato dal gruppo di difesa dei consumatori “Vapers PH” nell’Agosto 2021.
Il progetto legislativo, intitolato “Non-Combustible Nicotine Delivery Systems Regulation Act”, ha quale suo scopo ultimo quello di regolamentare il settore delle sigarette elettroniche e del tabacco riscaldato, spronando i fumatori a passare a tali forme di alternative che sono meno dannose.
Vigilando, al contempo – con modalità che vengono definite essere estremamente “rigide” – sulla circostanza che i minorenni non abbiano accesso ad alcuno di questi prodotti.
Una svolta importante che viene salutata, come detto, dalla convinta approvazione dei fumatori filippini dettisi ampiamente favorevoli, in oltre il 90 percentuale di quanti interpellati, al nuovo assetto normativo.
Felici i consumatori ma felice, allo stesso tempo, anche il Governo guidato dal Presidente Duterte.
La nuova disciplina del settore porterà anche a maggiori entrate nelle casse statali grazie ad un aumentato gettito fiscale.
Un beneficio per la salute delle finanze nazionali ma, ancor prima, un beneficio per la salute pubblica: nelle Filippine, infatti, si registra una media persona/anno di 1291 sigarette consumate.
Dato già di per se notevole ma che diviene gravissimo se abbinato ad un assetto sanitario che non è in grado di fornire una assistenza che sia adeguata a tutta la popolazione.
Tanto più urgente, quindi, in questi contesti a maggiore depressione pianificare soluzioni in termini di minor danno che possano aiutare ad una quanto migliore gestione del problema-fumo.

Operazione restyling immagine per Philip Morris.
Che prosegue in un percorso di “redenzione” che passa attraverso la conclusione di un'ultima, importante operazione di finanza.
Il gruppo capitanato dal Ceo Jacek Olczak, infatti, ha fatto sua Vectura, azienda farmaceutica inglese, sulla base di un accordo economico per 1,05 miliardi di sterline, somma corrispondente a 1,44 miliardi di dollari.
L’operazione, di cui già si vociferava da svariato tempo, si è materialmente conclusa solo nei giorni scorsi.
Un’operazione che non ha un senso solo meramente finanziario ma che riflette anche i tratti somatici del nuovo volto, della nuova mission che PM ha voluto darsi.
Vectura, infatti, ha quale suo primario filone produttivo quello relativo allo sviluppo di nuove soluzioni nel settore delle terapie inalatorie per il trattamento delle malattie respiratorie.
Un ambito, quello della tutela della salute, che dista anni luce dai primordi del gruppo statunitense.
Ma che, ormai, non è più assoluta novità.
Philip Morris, infatti, già da anni punta sulle alternative al fumo, si pensi al tabacco riscaldato di Iqos, divenuto perno della produzione.
I prodotti senza fumo, infatti, rappresentano, ormai, il 28% dei ricavi netti totali nell'ultimo trimestre: una somma che equivale a 7,5 miliardi di dollari, un trend che è del 6% maggiore rispetto allo stesso periodo di un anno fa.
Aumentata anche la spedizione globale di unità di tabacco riscaldato nella misura del 29,9%, alias 21,7 miliardi di unità.
I piani alti della compagnia statunitense, a più riprese, stanno rendendo nota la volontà di dire addio alla sigaretta.
“Con il giusto incoraggiamento normativo – aveva recentemente annotato il Presidente esecutivo André Calantzopoulos – e con il dovuto sostegno della società civile, riteniamo che le vendite di sigarette possano avere termine, entro un periodo di 10-15 anni, in molti Paesi”.
Contestuale anche l’annuncio di un presto ritiro dal mercato del tabacco giapponese, pure ri-sottolineandosi l’intento di “accelerare la trasformazione di Philip Morris verso un futuro senza fumo” concentrandosi “sullo sviluppo, la valutazione scientifica e la commercializzazione responsabile di prodotti senza combustione, migliori alternative rispetto alle sigarette, con l’obiettivo di sostituire queste ultime il prima possibile”.
Nuova era per Philip Morris, il cui futuro è sempre più lontano dal tabacco.

Centottantadue voti a favore, 70 contrati e 88 astenuti.
Questo è il "bilancio" della votazione con la quale il Parlamento spagnolo ha approvato il disegno di legge che introduce il divieto di fumare sigarette in ogni tratto di spiaggia del territorio nazionale.
E' il primo Paese europeo - la Spagna - ad introdurre una prescrizione in tal senso.
L'iniziativa nasce dalla iniziativa di sottoscrizione di firme che era stata promossa dall'associazione ambientalista "No fumadores".
Il sodalizio, in particolare, aveva provveduto a raccogliere oltre 280.000 consensi per poi depositare la petizione, con annessa proposta, presso le sedi parlamentari.
Ad oggetto della medesima, appunto, la richiesta di introdurre il divieto di "bionde" sulle spiagge.
Quindi l'iter instauratosi presso l'Assemblea e, poche ore or sono, l'approvazione con l'annessa entrata in vigore della legge.
Quanto alla ratio della norma, la stessa non vive tanto nella volontà di mettere al riparo dal fumo passivo, in riva al mare, coloro i quali non sono fumatori quanto in quella di frenare il conferimento di mozziconi sulla ghiaia.
Una "pratica" che, purtroppo, è dura a morire tra i tabagisti in costume da bagno con "punte" di criticità che si fanno importanti, per ovvie ragioni "stagionali", durante il periodo estivo.
Benzene, ammoniaca e acido cianidrico tra le decine e decine di sostanze nocive, molte delle quali cancerogene, che vengono liberate dai mozziconi, una volta gettati al suolo.
Sostanze che vanno ad inquinare la flora e la fauna impiegando, per di più, moltissimo tempo per degradarsi - circa dodici anni.
Per non dire della quantità dei residui che vengono prodotti: si pensi che solo in Italia vengono fumate ben 68 miliardi di sigarette ogni anno, con un altissimo tasso di esse che non viene smaltito in modo corretto finendo per andare a contaminare l'ambiente.
Spagna pionieristica, come detto.
E così i 4964 chilometri della linea costiera diverranno "smoking free": in realtà, ben 475 località avevano già adottato provvedimenti in tal senso su scala locale.
Ora, però, ad intervenire è la legge dello Stato, con un impatto ed un peso che sono assolutamente differenti.
La misura, ovviamente, non riguarda la sigaretta elettronica che, tra i suoi pregi, ha anche quello di non produrre rifiuti.

In Cina è ancora terremoto vaping.
Dopo aver monopolizzato il settore, infatti, la Potenza asiatica sta lavorando ad un disegno di legge che potrebbe dare un ulteriore scossone al cosmo della sigaretta elettronica.
Secondo la bozza normativa, infatti, sparirebbero dal mercato cinese tutti gli aromi per sigarette elettroniche che, pertanto, verrebbero vietati nella relativa produzione e nella relativa commercializzazione su tutto il territorio statale.
La bozza è già stata licenziata dal Governo cinese con la stessa che, ora, è stata pubblicizzata in attesa di osservazioni da parte di soggetti portatori di interessi.

Successivamente, sulla base delle eventuali osservazioni ricevute, che potranno essere depositate entro il termine del 29 Gennaio, si procederà alla ratifica definitiva della norma.

Inutile dire quanto impattante potrà essere sul mercato nazionale una norma che, di fatto, lascerà in circolazione esclusivamente liquidi dal sapore base.
Questo “step” è effetto della citata operazione che sta portando lo svapo sotto il diretto controllo dello Stato, in un tutt’uno con la regolamentazione già vigente sul tabacco.
Lo Stato, quindi, che andrà a giocare un ruolo centrale nelle dinamiche del vaping nazionale: non a caso, come si apprende, tutti gli imprenditori, produttori, rivenditori operanti nello svapo dovranno iscriversi ad una piattaforma centralizzata – una sorta di Centrale di committenza nostrana – con gli Organi governativi che, ovviamente, avranno un ruolo di controllo e di supervisione.

Il vantaggio per lo Stato è quello di avere il polso real time del mercato della e-cig, una posizione privilegiata rispetto al sistema di incasso delle tasse.
Questa evoluzione viene accolta con pareri e umori contrastanti.
Si va da quelli entusiasti di Filter che ritiene come “la Cina sta per rivoluzionare la riduzione globale del danno da tabacco” a quelli ben più scettici di John Dunne, Direttore generale della UK Vaping Industry Association, che ha evidenziato come, “nella sua forma attuale, la legislazione avrà un’enorme influenza sul settore sia a livello di Cina sia a livello internazionale, ma non certo in senso positivo”.

In Inghilterra la sigaretta elettronica è più di una scommessa.
E' una certezza.
E' una certezza tanto che le e-cig, ormai, vengono regalate all'utenza, sicuri di come essa possa aiutare a smettere di fumare.
Qualche giorno addietro vi abbiamo parlato dell'iniziativa, sempre made in England, che aveva messo al centro di un progetto i senzatetto.
Ad un robusto numero di loro, infatti, il Public Health England, per il tramite di appositi Centri territoriali, sta distribuendo kit di sigarette elettroniche per aiutarli a dire addio alla dipendenza del tabacco.
Ciò sulla base di un dato molto semplice: se nella popolazione generale inglese il tasso di fumatori si ferma al 14 percentuale, nella Comunità degli homeless schizza al 70.
Dai senzatetto ad una intera città.
A Kirkless, borgo metropolitano di quasi 400.000 abitanti sito nel West Yorkshire, le sigarette elettroniche vengono fornite gratuitamente nei Centri antifumo cittadini agli utenti maggiorenni.
Perchè proprio a Kirkless?
Perchè secondo le stime degli esperti di salute pubblica, in quel Comprensorio si riscontra una significativa incidenza di patologie oncologiche fumo-correlate e, in generale, di patologie cardiocircolatorie parimenti legate al tabagismo.
“Lo Yorkshire ha il più alto tasso di fumatori in Inghilterra – hanno commentato i promotori dell’iniziativa – e questo provoca migliaia di tumori, su scala locale, legati al fumo nonchè morti inutili nell’intero Distretto.
I prodotti per lo svapo rappresentano un supporto fondamentale per aiutare le persone a smettere di fumare.
La nostra Comunità da il suo contributo per supportare il raggiungimento di un obiettivo di una Nazione senza fumo entro l’anno 2030″.
Sarebbero circa 500 le persone che, ogni anno, nella sola cittadina di Kirkless, muoiono a causa del fumo.
Sul lungo termine si potrà capire se l'imponente investimento che viene posto in essere potrà ripagare in termini di vite umane risparmiate nonchè di spesa sanitaria.

“I nostri risultati suggeriscono che una proposta di imposta nazionale sulle e-cig di 1,65 dollari per millilitro di liquido da svapo aumenterebbe la percentuale di adulti che fumano sigarette di circa 1 punto percentuale. Questo si andrebbe a tradurre in 2,5 milioni di fumatori giornalieri adulti in più”.
L'sos viene dalle conclusioni dello studio “Abstract”, lavoro pubblicato sul Journal of Risk and Uncertainty.
Secondo quanto fanno presente gli esperti, nel dettaglio, la normativa fiscale che è al vaglio dei legislatori statunitensi, che ha ad oggetto un aumento delle tasse in capo allo svapo, finirebbe per causare, con aritmetica certezza, un aumento nel numero di fumatori.
"Aumentare le accise sui liquidi per sigarette elettroniche non potrà far altro che far tornare indietro molti svapatori verso il fumo", sottolineano gli esperti di "Abstract".
Come anticipato, presso le aule del Senato degli Stati Uniti d'America staziona un disegno di legge che ha ad oggetto, appunto, un notevole aumento delle tasse da applicarsi alla nicotina presente negli e-liquid per sigarette elettroniche e nei sacchetti di nicotina.
L’iter normativo è abbastanza avanzato con il percorso che, ora come ora, staziona in Senato.
A sostenerlo il voto dei Democratici, forza di maggioranza governativa, con la concreta possibilità, quindi, che il progetto possa divenire effettivamente legge.
Se questo si verificasse, si avrebbe un contraccolpo tremendo sui costi con la sigaretta elettronica che finirebbe per divenire non più “appetibile”.
L’aspetto più problematico è quello che risiede nella disparità di trattamento: a tasse più care sugli e-liquid non corrispondono uguali rincari sul tabacco.
Di conseguenza, abbandonare le “bionde”, quindi, oltre a rappresentare un sacrificio per il fumatore – considerando come quella del fumo sia una vera e propria dipendenza – rischia di trasformarsi anche in qualcosa di estremamente non conveniente per le tasche. Ancora una volta un chiaro esempio di come scelte politiche non avvedute possano determinare contraccolpi sulla salute pubblica